|
|
Epitteto |
|
EPITTETO di Gerapoli in Frigia. Nato verso il 50 d. C. era schiavo di Epafrodito, liberto di Nerone. Liberato, visse in Roma fino al 92-93 d. C. quando l'editto di Domiziano bandì da Roma tutti i filosofi. Fondò allora a Nicopoli in Epiro una scuola alla quale, tra gli altri, appartenne Flavio Arriano che raccolse le sue lezioni. Degli otto libri di Diatribe o Dissertazioni in cui Ardano raccolse tali lezioni, ne restano quattro. Ci resta inoltre un Manuale, che è una specie di breve catechismo morale. L'intenzione di Epitteto è quella di ritornare alla dottrina originale dello stoicismo e specialmente a Crisippo. Ma la sua dottrina conserva lo stesso carattere di quella di Seneca, il predominio della religiosità. Dio è il padre degli uomini (Diss., l, 3, 1). Egli è dentro di noi e dell'anima nostra; perciò l'uomo non è mai solo (Ib., I, 14, 13). La vita è un dono di Dio ed è un dovere ubbidire al precetto divino. Queste e simili espressioni che, anche se nella lettera non si distaccano molto da espressioni analoghe di altri Stoici, accentuano la dipendenza dell'uomo da Dio, hanno fatto nascere anche per Epitteto l'opinione che egli fosse cristiano. Nell'età bizantina si è parafrasato e commentare il Manuale ad uso cristiano. In realtà la differenza fondamentale tra il moralismo religioso di Epitteto e di Seneca e il Cristianesimo sta nel fatto che per il primo l'uomo può giungere alla virtù soltanto attraverso l'esercizio della ragione e la ricerca puramente autonoma, mentre per il Cristianesimo la via del bene è additata all'uomo da Dio stesso. Secondo Epitteto, la virtù è libertà; ma l'uomo può esser libero solo svincolando il proprio atteggiamento interiore da ogni dipendenza dalle cose esterne. Tutto ciò che non è in suo potere, il corpo, gli averi, la reputazione e in generale tutte le cose che non sono atti del suo spirito, non devono avere il potere di commuoverlo e di dominarlo. Le cose su cui deve fondare la sua libertà sono quelle in suo potere, cioè gli atti spirituali: l'opinione, il sentimento, il desiderio, l'avversione. Su queste egli può agire, modificandole e dominandole in modo da farsi libero. Epitteto riassume l'etica stoica nel motto Sopporta e astieniti (GELLIO, Noct. att., XVII, 19, 6). Bisogna astenersi dall'avversare ciò che non è in nostro potere di evitare, mentre hisogna avversare le cose che sono in nostro potere, cioè opinioni, sentimenti e desideri contro natura o irrazionali. ARRIANO di Nicomedia in Bitinia è stato detto il «secondo Senofonte» in quanto ci ha conservato le dottrine di Epitteto. Anch'egli, come Senofonte, fu ufficiale e uomo d'azione. Egli raccolse di Epitteto le Dissertazioni e i Colloqui che sono andati perduti; ed è pure l'autore di quel riassunto delle Dissertazioni che è il manuale. |