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Herbert Paul Grice

Herbert
Paul Grice, conosciuto universalmente come Paul, è nato il 13 marzo 1913 a
Birmingham, Inghilterra ed è morto il 28 agosto 1988 in Berkeley CA.
Ha insegnato ad Oxford fino al 1967 e poi
all'università di California-Berkeley.
MASSIME E IMPLICATURE CONVERSAZIONALI
1. Regole conversazionali
In ogni scambio linguistico i partecipanti non
intervengono casualmente, irrispettosi di qualsiasi connessione logica con
quanto è stato precedentemente detto, ma sembrano seguire una serie di
regole ben precise, volte a rispettare quello che
Grice chiama
principio di cooperazione : "il tuo contributo alla conversazione sia tale
quale è richiesto, allo stadio in cui avviene, dallo scopo o orientamento
accettato dallo scambio linguistico in cui sei impegnato".
Il primo problema che si pone è: per quale motivo
le persone che parlano insieme dovrebbero rispettare queste regole? Le
risposte possono essere diverse. La prima, e più banale, è che la nostra
esperienza ci insegna che, effettivamente, tutti seguono queste regole
quando conversano. Si tratta di una semplice osservazione del dato empirico
che non fa altro che spostare il problema senza risolverlo.
Un'altra possibilità è quella di vedere la
conversazione come una dei tanti fatti quasi-contrattuali, con i quali il
discorso condivide determinate caratteristiche fondamentali: i partecipanti
hanno in comune qualche scopo immediato (anche se quelli ultimi possono
essere divergenti), i loro contributi devono essere reciprocamente
dipendenti, la transazione continua in maniera appropriata fino a quando
ambedue le parti sono disposte a porvi termine. Le regole conversazionali,
dunque, dovrebbero essere le regole implicite di questo contratto.
Grice, però,
sembra preferire un'altra argomentazione: "da chiunque abbia a cuore i fini
centrali della conversazione/comunicazione (ad esempio, dare e ricevere
informazioni, influenzare gli altri ed esserne influenzati) ci si deve
aspettare un interesse, in circostanze adatte, a partecipare a scambi
linguistici; i quali però potranno essere considerati vantaggiosi soltanto
in base all’assunto che siano condotti in generale conformità al pdc e alle
sue massime".
Affrontato questo primo problema possiamo ora
vedere quali siano effettivamente queste regole conversazionali.
Grice individua quattro categorie (Quantità, Qualità,
Relazione, Modo), contenenti a loro volta
le massime o submassime indispensabili per il rispetto del pdc.
Analizziamole:
QUANTITA':
riguarda la quantità di informazione da fornire e comprende due massime:
1. Da' un contributo tanto informativo quanto
è richiesto (per gli scopi accettati dello scambio linguistico in corso)
2. Non dare un contibuto più informativo di quanto
è richiesto
(Va detto che sulla seconda massima ci sono dei
dubbi, anche perché dovrebbe essere riconducibile alla categoira della
Relazione).
QUALITA':
"tenta di dare un contributo che sia vero", cioè:
1. Non dire ciò che credi essere falso
2. Non dire ciò per cui non hai prove adeguate
RELAZIONE:
"Sii pertinente"
MODO: "Sii
perspicuo" e cioè, riguardo non a ciò che si dice, ma a come lo si dice,
1. Evita l'oscurità di espressione
2. Evita l'ambiguità
3. Sii breve (evita la prolissità non necessaria)
4. Sii ordinato nell'espressione
Esistono, ovviamente, altre regole che governano il
discorso (di cortesia, sociali, o morali), ma quelle conversazionali hanno
un ruolo speciale nell'assicurare che lo scambio di informazioni sia quanto
più possibile efficiente. Inoltre esse hanno degli equivalenti anche in
altri casi di comportamenti finalizzati, categoria all'interno della quale
facciamo rientrare, appunto, anche il discorso.
2.
Implicature conversazionali
Prima di affrontare il problema delle implicature
conversazionali, bisogna fornire dei chiarimenti terminologici. Quando Grice
usa il verbo dire fa riferimento a "ciò che qualcuno ha detto come
strettamente relato al significato convenzionale delle parole (l’enunciato)
che ha proferito"; nel caso in cui si abbiano più significati convenzionali
possibili, l'individuazione percisa di ciò che è stato detto si baserà su
fattori quali il momento del proferimento, la particolare situazione, ecc.
Implicare, invece, si riferisce a ciò che non viene direttamente detto, ma
che in qualche modo ciò che è detto contribuisce a determinare. A questo
verbo si ricollegano i termini implicatura (l'implicare, il dare a intendere
qualcosa) e implicito (ciò che si implica, ciò che si dà a intendere).
Ora, esistono diversi modi di mancare alle regole
conversazionali di cui sopra:
1. Si possono violare, senza però mostrarlo e,
quindi, in determinate situazioni, cercando di ingannare l'interlocutore.
2. Si può uscire dal pdc, mostrando chiaramente che
non si ha l'intenzione di cooperare.
3. Si può avere un conflitto fra diverse massime,
per cui per rispettarne una se ne deve infrangere un'altra.
4. Ci si può burlare di una massima, cioè ostentare
la mancata soddisfazione di questa.
In quest'ultimo caso (burlarsi di una massima)
nell'interlocutore si origina un determinato ragionamento. Se infatti si
ritiene che chi parla non abbia mancato alla massima per uno dei primi tre
motivi (cioè perché voleva ingannare, o voleva rifiutare la cooperazione o,
ancora, si trovava in una situazione di conflitto), ciò significa che ha
voluto sottintendere qualcosa che non poteva dire direttamente: ha cioè
sfruttato la massima per dare origine ad una implicatura conversazionale.
Riportiamo ciò che Grice dice in proposito:
Di un
uomo il quale dicendo (o facendo mostra di dire) p abbia implicato
che q, si può dire che ha implicato conversazionalmente che q,
nel caso in cui (1) si abbia motivo di presumere che egli stia
conformandosi alle massime conversazionali, o almeno al principio di
cooperazione; (2) per rendere coerente con questa presunzione il fatto che
egli dice o fa mostra di dire p (o che fa l'una e l'altra cosa in
quei termini) è richiesta la supposizione che egli si renda conto
che, o pensi che, q; e (3) il parlante pensa (e si aspetta che
l'ascoltatore pensi che lui pensa) che faccia parte della competenza
dell'ascoltatore inferire, o afferrare intuitivamente, che è
richiesta la supposizione indicata in (2).
L'implicatura conversazionale deve poter essere
inferita: cioè, perché un'implicatura sia conversazionale non basta che
venga semplicemente intuita, ma deve essere ricostruibile in base ad un
ragionamento che Grice schematizza in questo modo:
"Egli ha detto che p; non c'è motivo di credere che non si stia
conformando alle massime, o per lo meno al pdc; egli non potrebbe farlo se
non pensasse che q; sa (e sa che io so che lui sa) che io posso
capire che è richiesta la supposizione che lui pensa che q;
non ha fatto niente per impedirmi di pensare che q; intende farmi
pensare, o almeno è disposto a lasciarmi pensare, che q; e dunque
ha implicato che q".
Grice conclude il saggio con il riferimento ad
implicature conversazionali generali, cioè ad implicature conversazionali
che non dipendono dalla particolare occasione in cui avviene il
proferimento, ma che vengono normalmente veicolate dal dire che p.
Nonostante siano facilmente confondibili con le implicature convenzionali,
ne sono comunque individuabili alcuni esempi e determinate caratteristiche.
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