FILOSOFI
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Gli studi di Greimas furono ispirati da quelli di Ferdinand de Saussure, Vladimir Propp, Claude Lévi-Strauss, Georges Dumézil, dalla glossematica di Louis Trolle Hjelmslev e dallo strutturalismo.


Julien Greimas

Linguista francese d'origine lituana
(Tula, Russia, 1917 - Parigi,1992).


Emigrato in Francia alla vigilia della guerra, Greimas si laurea in lettere alla Sorbona nel 1949, (aveva prima studiato all'università di Grenoble). Si specializza nella storia della lingua francese (pubblicherà del resto nel 1968 un dizionario del francese antico); inizia ad interessarsi alla semantica e si immerge nella lettura dei linguisti: Ferdinand de Saussure, Viggo Brøndal, Roman Jakobson... Il suo incontro con Roland Barthes ad Alessandria d’Egitto contribuirà a destare in quest'ultimo l’interesse per la linguistica. Naturalizzato francese nel 1951, Greimas insegna all'università di Alessandria nel 1958 quando vi conosce Barthes, poi è ad Ankara ed Istanbul prima di ottenere un posto all'università di Poitiers, quindi all'École pratique des hautes études (1965), dove ritrova il suo amico Roland Barthes. Ma, se tutti e due si rifanno alla semiologia, la loro concezione di questa scienza non è tuttavia la stessa, e laddove Barthes evolve lentamente verso la letteratura ed il "piacere del testo", Greimas tenderà sempre più verso il formalismo ed il rigore.

La sua tesi di dottorato riguardava la lessicologia, ma, di fronte alla difficoltà di fondare una scienza delle "unità-parola", Greimas si dedica ben presto alla semantica (scienza della linguistica che studia il significato nei processi di comunicazione). I suoi primi libri, Semantica strutturale (1966), Del senso I (1970), dimostrano una volontà di lavorare al livello dei discorsi e dei testi. Influenzato allo stesso tempo dall'analisi del racconto orale che aveva effettuato il russo Vladimir Propp (Morfologia della fiaba) e dalla linguistica strutturale, propone ciò che chiama un "modello attanziale" del racconto, ed elabora una metodologia estremamente precisa, messa ad esempio in pratica nel suo studio intitolato Maupassant, la semiotica del testo (1976).

Prendendo in prestito da Propp il concetto di "attante", (o “funzione”) darà a questo termine un senso leggermente diverso, considerando gli attanti, che riduce a sei, come funzioni sintattiche (le sujet, l'objet, le destinateur, le destinataire, l'opposant, l'adjuvant, ossia il soggetto, l'oggetto, il destinatore, il destinatario, l'oppositore, l'aiutante). Al centro delle proprie ricerche si troverà sempre un accento posto sulla struttura logica che sottende la dimensione sintagmatica del racconto: tenterà di seguire la modulazione del senso nel passaggio di questa struttura sottostante ai vari livelli del testo e del discorso. Semplificando molto, secondo Greimas qualsiasi personaggio o vicenda del racconto - di qualsiasi racconto - si riduce a queste sei funzioni semantiche o attanti: Qualcuno (il Soggetto o protagonista) è incaricato da un secondo (Destinatore) di fare qualcosa (Oggetto) e in ciò è ostacolato da un terzo (Oppositore) o aiutato da un quarto (Adiuvante) facendone beneficiare un quinto (Destinatario). La teoria sembra molto rarefatta e potrebbe far nascere il dubbio che possa adeguatamente interpretare racconti complessi quali i romanzi moderni: ma se si dà un’occhiata ai plot più correnti dei film di Hollywood, si potrà subito comprendere come Greimas non sia andato troppo distante dal vero per le narrazioni filmiche standard.

Più professorale, meno conosciuto e meno al centro dell’attenzione dei media del suo amico Roland Barthes (al quale verrà spesso accostato per via della loro vicenda intellettuale in parte condivisa), Greimas ha tuttavia esercitato un'influenza notevole nell’ambiente accademico ed ha segnato durevolmente gli studi semantici francesi. Da questo punto di vista, "ha fatto scuola", come è testimoniato dalla pubblicazione alcuni mesi subito dopo la sua morte di un libro destinato alle sue teorie (Thérèse Budniakiewicz, Fundamentals of Story Logic, introduction to Greimassian Semiotics, Amsterdam, 1992) e dalle numerose note facenti riferimento ai suoi lavori ai piedi di molti testi di semiotica.

Il suo ultimo lavoro, Semiotica delle passioni (1991), in collaborazione con Jacques Fontanille, è un'applicazione della semiologia all'universo delle passioni, con uno studio focalizzato sull’avarizia e la gelosia, e qui si può vedere – per la consonanza dei temi – quanto lo separava da Barthes, che, in Frammenti di un discorso amoroso, aveva praticato un approccio molto meno formale e frontale su un argomento così poco sistematizzabile e sfuggente.
È questa volontà di formalismo, a volte spinta all’eccesso, che caratte rizza tutta l’opera di un uomo di una cultura estrema e, nonostante le apparenze, di un'apertura estrema.
Altre sue opere importanti: Semiotica e scienze sociali (1976); Del senso II (1983); Dell'imperfezione, 1987