![]() :: Home - page :: Torna al teatro
|
Luigi Pirandello "L'uomo non conosce e non comprende neppure se stesso. Egli conosce di sè solo un lato: oltre l'io cosciente esistono infatti altri aspetti del proprio io, che l'uomo non conosce: esiste in lui un subcosciente: forze ignote, le quali sono le vere padrone della sua esistenza, istinti e impulsi che egli non sa nè guidare nè reprimere. Dal che deriva che l'uomo non possiede neppure una personalità propria ma ne ha molte, le quali anche si contraddicono."
Nasce
a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, da una famiglia borghese. Nel 1891
si laurea all'Università di Bonn. Tornato in Italia, nel 1893 si
stabilisce a Roma dove inizia a collaborare a riviste letterarie, per
l'interessamento di Luigi Capuana; dal 1897 - ed ininterrottamente fino al
1922 - insegna all'Istituto superiore di Magistero, prima stilistica, poi
letteratura italiana. Comincia a pubblicare poesie, saggi, romanzi e
novelle (che, a principiar dal 1909, apparivano sul "Corriere della
Sera"), per poi affermarsi come autore drammatico nei due lustri seguenti
al primo conflitto mondiale. Se "Liolà", "La giara", "Il berretto a
sonagli", "Pensaci, Giacomino!", "Così è (se vi pare)", "Il piacere
dell'onestà" sono i lavori più significativi del periodo 1915-20, è nel
1921 - anno della prima, sfortunata rappresentazione dei "Sei personaggi
in cerca d'autore" - che la fama del Nostro varca i confini nazionali, con
il consenso unanime di pubblico e critica. Da ricordare, ancora, i drammi
"Vestire gli ignudi" (1923) e "L'amica delle mogli" (1927), dedicati a
Marta Abba. Accademico d'Italia dal 1929, nel '34 è insignito del premio
Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel 1936, mentre sta lavorando a "I
giganti della montagna". I tratti salienti dell'arte di Pirandello si
presentano sin dalle sue prime prove narrative: se già nel romanzo breve
"Il turno" (1895) il gusto dell'autore siciliano pel grottesco corrosivo
risulta infatti evidente, ne "L'esclusa" (1901) - storia di una donna
cacciata di casa dal marito per un'ingiusta accusa di adulterio e
riammessavi proprio quando adultera è diventata - si precisa una visione
dell'uomo prigioniero delle convenzioni e smarrito nel dedalo di una
verità proteiforme. Tali concetti trovano definitiva sistemazione ne "Il fu Mattia
Pascal" (1904) - dove un
individuo ritenuto morto cerca invano di crearsi un'identità nuova,
finendo per perdere anche l'originaria - e vengono integrati dalle
riflessioni contenute nel saggio "L'umorismo" (1908), incentrato sui
problemi della creazione artistica. Se "I vecchi e i giovani" (1906) segna
un ritorno ai canoni del verismo, nel confronto tra illusioni
risorgimentali e scorciatoie cercate dalle nuove generazioni, in "Suo
marito" (1911) e "Si gira" (1915) si fa più pessimistico il suo sguardo
sull'umanità, ingabbiata nella finzione ed impossibilitata a decrittare il
reale. Uguali tematiche si riscontrano nelle sue novelle, raccolte nel
1922 sotto il titolo "Novelle per un anno", e nel suo ultimo romanzo "Uno, nessuno e centomila"(1926).
Maschere nude Dopo alcune prove giovanili rimaste senza esito, Pirandello debuttò come autore teatrale nel 1910. Si misurò agli inizi con il teatro dialettale siciliano. A partire dal 1916 passò al teatro in lingua e da allora fino alla morte dedicò gran parte delle sue energie proprio all'attività drammaturgica. La sua opera sconvolse gli schemi del dramma borghese. Al centro dell'attenzione viene posto il personaggio, scomposto nella molteplicità delle sue maschere e dei suoi ruoli, posto in bilico continuo tra la realtà e la finzione, rappresentato nel conflitto tra la vita apparente e la vita segreta. Ne risulta un teatro drammatico, grottesco, che dopo le sperimentazioni del teatro nel teatro approda al simbolismo mitico. Il titolo di Maschere nude fu attribuito dallo stesso Pirandello alla prima raccolta delle sue opere teatrali, pubblicate presso Treves tra il 1918 e il 1921. Novelle per un anno Nel 1922 Luigi Pirandello progettò di riunire
tutte le sue novelle in una raccolta complessiva intitolata Novelle per un
anno, che avrebbe dovuto includere ventiquattro volumi di quindici novelle
ciascuno (in tutto 360, quindi, all'incirca una per ogni giorno dell'anno).
Il progetto in realtà non fu portato a termine e i volumi pubblicati
furono quindici (l'ultimo, postumo, uscì nel 1937). In una nuova edizione
postuma, pubblicata nel 1937-38, venne aggiunta un'appendice di ventisei
novelle, non comprese nella precedente. L'ordinamento interno dei racconti
non segue la cronologia della composizione, né criteri rigorosamente
tematici. In un'avvertenza premessa all'intera raccolta l'autore chiede
scusa ai lettori «se dalla concezione che egli ebbe del mondo e della vita
troppa amarezza e scarsa gioja avranno». Lo schema di racconto più
abituale è infatti quello del conflitto di un personaggio con la realtà e
della sua autodifesa attuata in maniere non di rado paradossali o anche
autodistruttive. |