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Insignito nel 1929 del
premio Nobel per la letteratura, Thomas Mann è una figura importante nel
panorama letterario del XX secolo. Ironia e analisi psicologica stanno alla
base dei suoi romanzi, i cui protagonisti spesso vivono violenti conflitti
interiori. La sua opera più nota, La montagna incantata, del 1924, è forse
il miglior esempio di Bildungsroman ("romanzo di formazione") del XX
secolo.; in essa Mann analizzò impietosamente la civiltà europea
contemporanea.
"Le avversità possono
essere delle formidabili occasioni".
Fratello
minore dello scrittore Heinrich Mann, nacque in una famiglia altoborghese di
Lubecca. Dopo la morte del padre, i Mann si trasferirono a Monaco, dove
Thomas compì gli studi e iniziò a scrivere collaborando con la rivista
satirica “Simplicissimus” Sposatosi nel 1905, si schierò su posizioni
nazionaliste in occasione della prima guerra mondiale, fatto, questo, che
determinò la rottura dei rapporti con il fratello Heinrich, esponente del
fronte democratico. Nel dopoguerra, tuttavia, mutò atteggiamento,
impegnandosi in prima persona a difesa della democrazia.
Dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1929, scelse
l’esilio volontario nel 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler.
Privato della cittadinanza tedesca nel 1936, trascorse un primo periodo in
Svizzera, per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1938, acquisendo la
cittadinanza americana nel 1944. Nel 1953 si stabilì nei pressi di Zurigo,
dove lo colse la morte due anni più tardi. Il figlio Klaus e la figlia Erika
seguirono le orme paterne dedicandosi alla letteratura.
La sua narrativa, che registra con precisione sia il mondo a lui
contemporaneo sia le età passate, offre una raffinata analisi delle idee e
dei personaggi, scrutati con un atteggiamento distaccato e talvolta ironico
che, tuttavia, non manca di cogliere il senso del tragico. I protagonisti
sono sovente figure di borghesi che attraversano un conflitto spirituale,
oppure artisti finemente ritratti nella loro psicologia e nella perenne
lacerazione fra vita contemplativa e vita d’azione.
Dopo l’esordio letterario con la raccolta di racconti Il piccolo signor
Friedemann (1898), Mann riscosse fama internazionale con il romanzo I
Buddenbrook (1901), ponderosa cronaca dell’ascesa e del declino di una
famiglia borghese dell’Ottocento. Il tema del conflitto fra vocazione
artistica ed esigenze della società borghese, oltre che in questo
capolavoro, è affrontato anche nei racconti Tonio Kröger (1903), Tristano
(1903) e La morte a Venezia (1912), quest’ultimo immortalato per il cinema
da Luchino Visconti e trasformato in opera dal compositore Benjamin Britten.
In La montagna incantata (1924), vasto Bildungsroman ambientato in un
sanatorio svizzero, Mann sottopose a minuziosa analisi la civiltà europea,
creando uno dei romanzi più significativi del XX secolo. Fra le opere
posteriori meritano una segnalazione i racconti Disordine e dolore precoce
(1926) e Mario e il mago (1930), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli
(1933-1943), basata sul racconto biblico, e i romanzi Doktor Faustus (1947),
L’eletto (1951) e Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull (1954).
T. Mann: I Buddenbrook
Nel romanzo I Buddenbrook (1901) lo scrittore tedesco Thomas Mann
descrive l'ascesa e il declino di una ricca famiglia di commercianti
di Lubecca nel giro di quattro generazioni. Thomas è nipote del
capostipite della famiglia, Johann, colui al quale sono affidate le
sorti della famiglia dopo la morte del padre Jean: "L'esistenza di
Thomas Buddenbrook non era molto diversa da quella di un attore, ma
di un attore la cui vita, fino alle inezie più futili e quotidiane,
sia diventata una continua rappresentazione, tale da richiedere e
logorare senza tregua tutte le sue energie, salvo in alcuni brevi
momenti di solitudine e abbandono". |

Doctor Faustus
La morte a Venezia
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Il realismo

Casa Mann a Lubecca,
indicata anche come
la casa dei Buddenbrook.
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