Thomas Mann (Lubecca 1875 - Kilchberg, Zurigo 1955)

  Biografie degli autori





Insignito nel 1929 del premio Nobel per la letteratura, Thomas Mann è una figura importante nel panorama letterario del XX secolo. Ironia e analisi psicologica stanno alla base dei suoi romanzi, i cui protagonisti spesso vivono violenti conflitti interiori. La sua opera più nota, La montagna incantata, del 1924, è forse il miglior esempio di Bildungsroman ("romanzo di formazione") del XX secolo.; in essa Mann analizzò impietosamente la civiltà europea contemporanea.

"Le avversità possono essere delle formidabili occasioni".



Fratello minore dello scrittore Heinrich Mann, nacque in una famiglia altoborghese di Lubecca. Dopo la morte del padre, i Mann si trasferirono a Monaco, dove Thomas compì gli studi e iniziò a scrivere collaborando con la rivista satirica “Simplicissimus” Sposatosi nel 1905, si schierò su posizioni nazionaliste in occasione della prima guerra mondiale, fatto, questo, che determinò la rottura dei rapporti con il fratello Heinrich, esponente del fronte democratico. Nel dopoguerra, tuttavia, mutò atteggiamento, impegnandosi in prima persona a difesa della democrazia.

Dopo aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1929, scelse l’esilio volontario nel 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Privato della cittadinanza tedesca nel 1936, trascorse un primo periodo in Svizzera, per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1938, acquisendo la cittadinanza americana nel 1944. Nel 1953 si stabilì nei pressi di Zurigo, dove lo colse la morte due anni più tardi. Il figlio Klaus e la figlia Erika seguirono le orme paterne dedicandosi alla letteratura.

La sua narrativa, che registra con precisione sia il mondo a lui contemporaneo sia le età passate, offre una raffinata analisi delle idee e dei personaggi, scrutati con un atteggiamento distaccato e talvolta ironico che, tuttavia, non manca di cogliere il senso del tragico. I protagonisti sono sovente figure di borghesi che attraversano un conflitto spirituale, oppure artisti finemente ritratti nella loro psicologia e nella perenne lacerazione fra vita contemplativa e vita d’azione.

Dopo l’esordio letterario con la raccolta di racconti Il piccolo signor Friedemann (1898), Mann riscosse fama internazionale con il romanzo I Buddenbrook (1901), ponderosa cronaca dell’ascesa e del declino di una famiglia borghese dell’Ottocento. Il tema del conflitto fra vocazione artistica ed esigenze della società borghese, oltre che in questo capolavoro, è affrontato anche nei racconti Tonio Kröger (1903), Tristano (1903) e La morte a Venezia (1912), quest’ultimo immortalato per il cinema da Luchino Visconti e trasformato in opera dal compositore Benjamin Britten.

In La montagna incantata (1924), vasto Bildungsroman ambientato in un sanatorio svizzero, Mann sottopose a minuziosa analisi la civiltà europea, creando uno dei romanzi più significativi del XX secolo. Fra le opere posteriori meritano una segnalazione i racconti Disordine e dolore precoce (1926) e Mario e il mago (1930), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (1933-1943), basata sul racconto biblico, e i romanzi Doktor Faustus (1947), L’eletto (1951) e Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull (1954).

T. Mann: I Buddenbrook

Nel romanzo I Buddenbrook (1901) lo scrittore tedesco Thomas Mann descrive l'ascesa e il declino di una ricca famiglia di commercianti di Lubecca nel giro di quattro generazioni. Thomas è nipote del capostipite della famiglia, Johann, colui al quale sono affidate le sorti della famiglia dopo la morte del padre Jean: "L'esistenza di Thomas Buddenbrook non era molto diversa da quella di un attore, ma di un attore la cui vita, fino alle inezie più futili e quotidiane, sia diventata una continua rappresentazione, tale da richiedere e logorare senza tregua tutte le sue energie, salvo in alcuni brevi momenti di solitudine e abbandono".



Doctor Faustus         La morte a Venezia

 




Il realismo



Casa Mann a Lubecca,
 indicata anche come
 la casa dei Buddenbrook.