(FRAMMENTI DI LIBRI)


le battute iniziali

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Cesare Pavese
La luna e i falò
C'è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c'è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch'io possa dire " Ecco cos'ero prima di nascere ".

Cesare Pavese - La luna e i falò - Einaudi
Edgar Allan Poe
Storia di Gordon Pym
Mi chiamo Arthur Gordon Pym. Mio padre era un rispettabile commerciante in generi marittimi di Nantucket, città dove io sono nato. Il mio nonno materno era un noto avvocato, cui la fortuna arrise in tutto e che aveva trafficato con molto successo comprando e vendendo titoli della Edgarton New Bank, come allora si chiamava. Con questo mezzo e altri ancora era riuscito a metter da parte una discreta sostanza. Credo che mi fosse affezionato più che a chiunque altro, tanto che alla sua morte ero convinto che avrei ereditato il grosso del suo patrimonio. Non appena ebbi compiuto i sei anni mi mandò a scuola dal signor Ricketts, un vecchio insegnante mutilato d'un braccio e di modi assai stravaganti (non vi è nessuno o quasi che sia stato a New Bedford che non lo conosca). Rimasi in quel collegio sino all'età di sedici anni, passando quindi all'accademia del signor E. Ronald che si trovava in cima alla collina. Qui divenni Intimo amico del figlio del signor Barnard, un capitano di mare, il quale navigava di solito alle dipendenze della Lloyd Vredenburgh (anche Barnard era assai noto a New Bedford e sono certo che pure ad Edgarton avesse molte conoscenze).

Edgar Allan Poe - Storia di Gordon Pym -BUR, trad. Maria Gallone
Philip Roth
Giobbe
Molti anni fa viveva a Zuchnow un uomo che si chiamava Mendel Singer. Era devoto, timorato di Dio e simile agli altri, un comunissimo ebreo. Esercitava la semplice professione del maestro... Insegnava con onesto zelo e senza vistoso successo... Insignificante come la sua esistenza era il suo viso pallido.

Joseph Roth - Giobbe
 
Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe
Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute della natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede."

Antoine de Saint-Exupéry - Il piccolo principe - RCS, trad. Nini Bompiani Bregoli
Emilio Salgari
Jolanda, la figlia del corsaro nero
Quella sera la taverna El Toro, contrariamente al solito, brulicava di persone, come se qualche importante avvenimento fosse avvenuto o stesse per succedere.
Quantunque non fosse una delle migliori di Maracaybo, frammiste a marinai, a facchini del porto, a meticci e ad indiani caraibi, si vedevano - cosa piuttosto insolita - delle persone appartenenti alla migliore società di quella ricca ed importante colonia spagnola: grossi piantatori, proprietari di raffinerie di zuccheri, armatori di navi, ufficiali della guarnigione e perfino qualche membro del governo.


Emilio Salgari - Jolanda, la figlia del corsaro nero
Jerome D. Salinger
Il giovane Holden
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

J. D. Salinger - Il giovane Holden - Einaudi, trad. Adriana Motti
Leonardo Sciascia
Gli zii di Sicilia
Filippo fischiò dalla strada alle tre del pomeriggio. Mi affacciai alla finestra. Gridò - arrivano -. Di corsa infilai le scale, mia madre mi gridò dietro qualcosa.
Nella strada che abbagliava di sole non c’era un cane. Filippo stava mezzo nascosto nel portone della casa di fronte. Mi raccontò che in piazza stavano il podestà l’arciprete e il maresciallo, aspettavano gli americani, un contadino aveva portato la notizia che arrivavano, erano al ponte del Canalotto.


Leonardo Sciascia - Gli zii di Sicilia - Einaudi

Il giorno della civetta
Filippo fischiò dalla strada alle tre del pomeriggio. Mi affacciai alla finestra. Gridò - arrivano -. Di corsa infilai le scale, mia madre mi gridò dietro qualcosa.
Nella strada che abbagliava di sole non c’era un cane. Filippo stava mezzo nascosto nel portone della casa di fronte. Mi raccontò che in piazza stavano il podestà l’arciprete e il maresciallo, aspettavano gli americani, un contadino aveva portato la notizia che arrivavano, erano al ponte del Canalotto.


Leonardo Sciascia - Il giorno della civetta - Adelphi
Luis Sepulveda
Incontro d'amore in un paese in guerra
Ero contento. Quella sera avevo un appuntamento. Qualcuno da toccare, da guardare, con cui parlare. Con cui dimenticare la morte pane.

Luis Sepulveda - Incontro d'amore in un paese in guerra

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
"Banco di aringhe a sinistra!" annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo.


Luis Sepulveda - Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Salani, trad. Ilide Carmignani

Il vecchio che leggeva romanzi d'amore

Il cielo, che gravava minaccioso a pochi palmi dalle teste, sembrava una pancia d’asino rigonfia. Il vento tiepido e appiccicoso, pazzava via alcune foglie morte e scuoteva con violenza i banani rachitici che decoravano la facciata del municipio. I pochi abitanti di El Idilio, e un pugno di avventurieri arrivati dai dintorni, si erano riuniti sul molo e aspettavano il loro turno per sedersi sulla poltrona portatile del dottor Ubicondo Loachamin, il dentista, che leniva i dolori dei suoi pazienti con una curiosa anestesia orale.

Luis Sepulveda - Il vecchio che leggeva romanzi d'amore - Guanda, trad. Ilide Carmignani
Mary Shelley
Frankenstein
Sarai lieta di sapere che la mia impresa, per la quale tu hai sempre previsto tante sciagure, si è iniziata senza incidenti. Sono arrivato qui ieri, e la mia prima preoccupazione è di rassicurare la mia diletta sorella sullo stato della mia salute e del mio morale, sempre più fiducioso nel buon esito della mia spedizione.

Mary Shelley - Frankenstein. Ovvero il Prometeo moderno - Shugar Editore, trad. Bruno Tasso

Mario Soldati
L'attore
Il volo da Roma era stato chiamato.
Dopo qualche istante, provavo il fastidio di dovermi mettere in coda tra i passeggeri, sulla rampa che saliva all'uscita numero tre.
Desideravo intorno a me, il più possibile, spazio e solitudine. Appena invecchia, uno odia la calca. Che cos'è? L'impressione che manchi il respiro? Oppure, odiamo questo simbolo della vita che continua, dell'umanità che cresce, di un mondo in cui c'è sempre meno posto per noi, e da cui presto dovremo sparire?


Mario Soldati - L'attore - Mondadori
 
Danielle Steel
Un amore così raro
Il treno correva senza posa nell'oscura notte italiana e le sue ruote sobbalzavano ritmicamente sulle rotaie. Ovunque erano ammassati grassi contadini e bambini scarni, uomini d'affari dagli abiti frusti e orde di soldati americani. Tutto il treno era pervaso da uno squallido odore di stantio, simile a quello di una casa che non viene pulita da anni e anni, il quale si fondeva con l'afrore intenso dei corpi stanchi che da lungo tempo non erano lavati, pettinati, curati con amore. Eppure nessuno aveva pensato di aprire un finestrino. Nessuno ne avrebbe avuto il coraggio. A sentirsi investite da una folata di calda aria notturna le donne più vecchie si sarebbero messe a strillare, come se fossero state aggredite. Si sarebbero offese. Qualsiasi cosa le metteva in allarme. Il caldo, il freddo, la fatica, la fame. E avevano i loro motivi per essere turbate. Erano stanche. Malandate. Avevano patito la fame, il freddo, la paura, per molto molto tempo. Era stata una guerra terribilmente lunga. Adesso era finita. Da tre mesi, ormai. Era l'agosto del 1945. E il treno continuava a correre senza sosta, come aveva fatto per due giornate che sembrava non avessero mai fine.

Danielle Steel - Un amore così raro - Sperling & Kupfer, trad. Grazia Maria Griffini
Stendhal
Il rosso e il nero
La cittadina di Verrières può considerarsi una delle più graziose della Franca Contea. Le sue casette bianche dai tetti aguzzi di tegole rosse si stendono sul clivo di una collina segnata in ogni più lieve sinuosità da ciuffi vigorosi castagni; il Doubs scorre qualche centinaio di piedi sotto i bastioni, costruiti un tempo dagli Spagnoli e oggi in rovina.

Stendhal - Il rosso e il nero - BUR, trad. Ugo Dettore
Robert Louis Stevenson
Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde
Utterson, il legale, era un uomo dal volto ruvido, mai illuminato da un sorriso. Di poca e fredda, impacciata conversazione, restio ai sentimenti, era lungo, magro, grigio, accigliato; e tuttavia amabile, in qualche modo. Ai pranzi tra amici, e quando il vino era di suo gusto, qualcosa di eminentemente umano traspariva dal suo sguardo; qualcosa, certo, che non arrivava mai a tradursi in parole, ma che neppure si limitava ai muti simboli dell'appagamento conviviale, manifestandosi anzi, più spesso e apertamente negli atti della sua vita.

Robert Louis Stevenson - Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde - Einaudi, trad. Carlo Fruttero e Franco Lucentini
Voltaire
Candido
Viveva in Westfalia, nel castello del barone di Thunder tentronckh, un ragazzo a cui la natura aveva fatto dono di un dolcissimo carattere. Il suo aspetto denunciava la sua anima. Univa un notevole giudizio allo spirito più semplice, e per questo, credo, era chiamato Candido. I vecchi domestici della casa sospettavano che fosse il figlio della sorella del barone e di un buono e onesto gentiluomo dei dintorni, che la signorina non aveva mai voluto sposare perché egli aveva potuto provare solo settantun quarti, mentre il resto del suo albero genealogico era andato perduto col tempo.

Voltaire - Candido - Newton & Compton, trad. Paola Angioletti
Giovanni Verga
Storia di una capinera
Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell'azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime. Ma non osava ribellarsi, non osava tentare di rompere il fil di ferro che la teneva carcerata, la povera prigioniera.

Giovanni Verga - Storia di una capinera - Newton & Compton
Oscar Wilde
Il fantasma di Canterville
Quando il signor Hiram B. Otis, ministro degli Stati Uniti, acquistò Canterville Chase, tutti gli dissero che stava commettendo una gran sciocchezza, in quanto il luogo era senza dubbio infestato dagli spiriti. Persino lo stesso Lord Canterville, che in materia d'onore era un uomo assai scrupoloso, si era sentito in dovere di accennare al fatto, quando giunse il momento di discutere le condizioni di acquisto col signor Otis.

Oscar Wilde - Il fantasma di Canterville - Mondadori, trad. Alex R. Falzon

Il principe felice

Alta sulla città, in cima a una colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutta ricoperta di sottile foglia d'oro zecchino, e per occhi aveva due lucenti zaffiri, e un grosso rubino ardeva rosso sull'elsa della sua spada.

Oscar Wilde - Il principe felice - Mondadori, trad. Fedora Dei e Francesco Saba Sardi

 

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