(FRAMMENTI DI LIBRI)


le battute iniziali

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Charles Dickens
Canto di Natale
Marley era morto, tanto per cominciare. Non c'era dubbio su ciò: il suo atto di morte era firmato dal pastore, dal coadiutore, dall'uomo delle pompe funebri e dal capo dei piagnoni. L'aveva firmato anche Scrooge, ed il nome di Scrooge alla Borsa degli Scambi valeva per qualunque cosa a cui egli decidesse di metter mano.

Charles Dickens - Canto di Natale - BUR, trad. Maria Luisa Fehr



Le due città
Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità; il periodo della luce, e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte - a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni che li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo.

Charles Dickens - Le due città - Newton & Compton, trad. Silvio Spaventa Filippi



Il grillo del focolare

Fu il Ramino a incominciare. Non state a raccontarmi ciò che dice la signora Peerybingle, perché io sono meglio informato di lei. La signora Peerybingle può benissimo affermare fino alla fine dei tempi di non essere in grado di dire quale fu di loro a incominciare, ma io dico che fu il Ramino, e credo che dovrei saperlo. Fu il Ramino a cominciare, cinque minuti buoni prima che il Grillo facesse sentire uno solo dei suoi trilli, stando al piccolo orologio olandese, dal colorito cereo, collocato nell'angolo.

Charles Dickens - Il grillo del focolare - Newton & Compton, trad. Emanuele Grazi
Daniel Defoe
Robinson Crusoe
Sono nato a York nel 1632. Mio padre, nativo di Brema, da giovane si era trasferito a Hull e di lì, fatti buoni affari col commercio e cessata l'attività, venne a York dove sposò quella che sarebbe divenuta mia madre, anche lei appartenente a un'ottima famiglia, quella dei Robinson. Fu per questo che mi chiamarono Robinson. Il cognome di mio padre era Kreutznaer, ma siccome gli Inglesi hanno l'abitudine di trasformar le parole secondo la loro pronuncia, ci chiamano Crusoe e noi stessi ci siamo rassegnati a scrivere così.

Daniel Defoe - Robinson Crusoe - Vallecchi, trad. Antonio Lugli
Fedor Michajlovic Dostoevskij
Delitto e castigo
In una giornata straordinariamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane, uscito dalla stanzetta che aveva in subaffitto nel vicolo di S., scese in istrada e lentamente, con l'aspetto di una persona indecisa, s'avviò verso il ponte di K.

Fedor Dostoevskij - Delitto e castigo - Newton & Compton, trad. Vittoria Carafa de Gavardo

Il giocatore
Dopo un'assenza di due settimane, avevo finalmente fatto ritorno. I nostri, già da tre giorni, si trovavano a Roulettenburg, ed ero persuaso, Dio sa quanto, che essi mi attendessero, ma mi sbagliavo. Il generale mi accolse con una disinvoltura eccessiva, parlò con me, squadrandomi dall'alto in basso, e mi mandò da sua sorella; era evidente che, in qualche modo, erano riusciti a procurarsi del denaro.

Fedor Dostoevskij - Il giocatore

L'idiota
Sulla fine di novembre, con un tempo umido e freddo, verso le nove del mattino, il treno di Varsavia arrivava a tutto vapore a Pietroburgo. Così fitta era la nebbia, che a stento albeggiava: a destra e a sinistra, dai finestrini del vagone, era difficile distinguere qualche cosa. Fra i passeggeri ce n'erano di quelli che rimpatriavano; ma soprattutto erano piene le carrozze di terza classe, e la gente minuta che le occupava non veniva di molto lontano. Tutti, come suole, erano stanchi, gli occhi pesanti, le membra intirizzite, le facce giallognole.

Fedor Dostoevskij - L'idiota - Newton Compton, trad. Federigo Verdinois

Le notti bianche

Era una notte incantevole, una di quelle notti, come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose? Questa pure è una domanda giovane, caro lettore, molto giovane, ma che il Signore la mandi più spesso alla vostra anima!...

Fëdor Michajlovic Dostoevskij - Le notti bianche - Newton & Compton, trad. Luisa De
Sir Arthur Conan Doyle
La mummia
Forse non si potrà mai formulare un giudizio assoluto e definitivo sui rapporti di Edward Bellingham con William Monkhouse Lee, e sulle cause del grande terrore provato da Abercrombie Smith. E' vero che siamo in possesso dell'ampia e chiara relazione dello stesso Smith, e delle conferme che potè ottenere dall'inserviente Thomas Styles, dal Reverendo Plumptree Peterson, membro dell'Old College, e da quanti si trovarono a gettare una pur rapida occhiata a questo o a quello di tutta una singolare serie di eventi.

Sir Arthur Conan Doyle - La mummia - Newton & Compton, trad. Gianni Pilo
George Eliot
Il velo dissolto
Il momento della mia morte si avvicina. Negli ultimi tempi sono andato soggetto ad attacchi di angina pectoris, e da come vanno queste cose, stando a quel che dice il mio medico, posso sperare che la mia vita non si prolunghi ormai più di qualche mese. A meno che, dunque, io non sia afflitto, oltre che da facoltà mentali fuori del comune, anche da una costituzione fisica molto forte, non dovrò sopportare ancora per molto il gravoso fardello di questa esistenza terrena.

George Eliot - Il velo dissolto - Newton & Compton, trad. Pietro Meneghelli
Eschilo
I sette di Tebe
Discendenti di Cadmo, chi siede al timone della città e ne dirige le sorti, senza abbandonare al sonno gli occhi, deve trovare al momento opportuno le giuste parole.

Eschilo - I sette di Tebe

Prometeo incatenato
Questa è la regione estrema della terra, la Scizia deserta e inaccessibile. Ora a te spetta, Efesto, compiere quel che il Fato impone: con catene più dure del diamante, a queste rocce sul baratro elevate, il reo tu legherai; egli ha rubato il fuoco, la luce d'ogni cosa forma, e l'ha dato ai mortali...

Eschilo - Prometeo incatenato
Francis Scott Fitzgerald
Il grande Gatsby
Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
"Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu."


Francis Scott Fitzgerald - Il grande Gatsby - Mondadori, trad. Fernanda Pivano

Tenera è la notte

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l'Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, cinque miglia più in là.

Francis Scott Fitzgerald - Tanera è la notte - Einaudi, trad. Fernanda Pivano
Gustave Flaubert
Madame Bovary
Stavamo nell'aula di studio quando entrò il preside seguito da un nuovo vestito in borghese, e da un bidello che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e tutti si alzarono in piedi, come colti in pieno lavoro.

Gustave Flaubert - Madame Bovary - Fabbri Editori, trad. Giuseppe Achilli
Théophile Gautier
Jettatura
Il Léopold, superbo battello a vapore toscano in servizio sul tragitto da Marsiglia a Napoli, aveva appena doppiato la punta di Procida. I passeggeri erano tutti sul ponte, guariti dal mal di mare grazie all'aspetto della terra, più efficace dei confetti di Malta e di altri rimedi impiegati in casi simili.

Théophile Gautier - Jettatura - Newton & Compton, trad. Maurizio Grassoi
Nikolaj Gogol'
Il cappotto
Nel dipartimento di... ma è meglio non specificare in quale dipartimento. Non c'è niente di più irritabile di ogni sorta di dipartimenti, reggimenti, cancellerie e, in una parola, di ogni sorta di ordine burocratico. Ora, ormai, ogni privato cittadino ritiene che nella sua persona venga offesa tutta la società. Dicono che non da molto sia pervenuta la supplica di un capitano ispravnik, non ricordo di quale città, nella quale egli espone chiaramente che le istituzioni statali vanno in rovina e che il loro sacro nome viene pronunciato decisamente a vanvera.

Gogol' - Il cappotto e il naso - Newton & Compton, trad. Luisa De Nardis

Il naso
Il 25 marzo avvenne a Pietroburgo un fatto insolitamente strano. Il barbiere Ivan Jakovlevic, domiciliato sul Voznesenskij prospekt (il suo cognome è andato perso, e perfino sulla sua insegna dove è raffigurato un tale con una guancia insaponata e la scritta: "Si fanno anche salassi" - non è esposto niente di più), il barbiere Ivan Jakovlevic si svegliò abbastanza presto e sentì odore di pane caldo. Sollevatosi leggermente sul letto, vide che la sua consorte, dama assai rispettabile, molto amante del caffè, sfornava dei pani appena cotti.

Gogol' - Il cappotto e il naso - Newton & Compton, trad. Luisa De Nardis
Noah Gordon
Il medico di Saragozza
Il brutto periodo iniziò per Bernardo Espina un giorno in cui l'aria se ne stava immota, pesante come il piombo, e il sole feroce era una maledizione. Quella mattina il suo affollato dispensario si era quasi svuotato, quando a una donna incinta si ruppero le acque ed egli mandò via in fretta e furia i due pazienti rimasti. La donna era la figlia di un vecchio che ella aveva accompagnato dal dottore a causa di una tosse che non se ne voleva andare. Il bambino era il suo quinto figlio e venne al mondo senza difficoltà. Espina afferrò saldamente il corpicino scivoloso e roseo e gli batté sulle minuscole natiche. L'esile pianto del gagliardo piccolo péon provocò tra quanti attendevano fuori uno scoppio di evviva e di risate.

Noah Gordon - Il medico di Saragozza - Rizzoli, trad. Giorgio Bizzi
Nathaniel Hawthorne
La lettera scarlatta
Un gruppo di uomini barbuti, vestiti di scuro sotto gli alti cappelli grigi, e di donne - alcune incappucciate, altre a testa nuda - era raccolto davanti ad un edificio di legno, dalla massiccia porta di quercia tempestata di grossi chiodi di ferro.

Nathaniel Hawthorne - La lettera scarlatta
Thomas Harris
Black Sunday
Le tenebre calarono mentre il malconcio taxi dell'aeroporto percorreva i dieci chilometri della strada costiera che conduceva a Beirut. Dal sedile posteriore, Dahlia Iyad contemplò la risacca del Mediterraneo mutare dal bianco al grigio nella luce morente. Stava pensando all'americano. Avrebbe dovuto rispondere a molte domande sul suo conto.

Thomas Harris - Black Sunday - Mondadori, trad. Bruno Oddera

Il silenzio degli innocenti
Scienza del Comportamento, la sezione dell'FBI che si occupa degli omicidi in serie, è al piano più basso della sede dell'Accademia a Quantico, ed è semisepolta nel terreno. Clarice Starling vi arrivò un po' affannata dopo una veloce camminata da Hogan's Alley, il poligono di tiro. Aveva qualche filo d'erba tra i capelli e macchie d'erba sulla giacca a vento dell'Accademia perché aveva dovuto buttarsi al suolo sotto il fuoco, in un'esercitazione di arresto al poligono.

Thomas Harris - Il silenzio degli innocenti - Mondadori, trad. Roberta Rambelli
Ernest Hemingway
Addio alle armi

Sul finire dell'estate di quell'anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c'erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l'acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell'anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.

Ernest Hemingway - Addio alle armi - Mondadori, trad. Fernanda Pivano

Festa mobile
Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo. Di notte dovevamo chiudere la finestre perché non entrasse la pioggia e il vento freddo strappava le foglie dagli alberi di Place de la Contrescarpe.

Ernest Hemingway - Festa mobile
Hermann Hesse
Klein e Wagner
Nel direttissimo, dopo il vorticoso susseguirsi degli eventi, la fuga, il passaggio del confine, dopo un turbinio di tensioni e avvenimenti, di emozioni e pericoli, ancora profondamente sorpreso che tutto fosse andato bene, Friedrich Klein sprofondò completamente in se stesso. Il treno correva verso sud, con sollecitudine strana, adesso che non c'era più nessuna fretta, trascinando i suoi pochi passeggeri lungo laghi, cascate e altre meraviglie della natura, dentro rumorose gallerie e su ponti traballanti, tutte cose sconosciute, belle e anche un po' insensate, come nei libri di scuola e in certe cartoline, che si ricorda vagamente di aver visto ma che non hanno nessuna importanza. Era in paese straniero, e questo era il suo posto ormai, non poteva più tornare a casa. Per i soldi non c'erano problemi, li aveva con sé, aveva riposto tutti i biglietti da mille nel taschino.

Hermann Hesse - Klein e Wagner - Newton & Compton, trad. Viviana Finzi Vita

Siddharta

Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all'amico suo, Govinda, anch'egli figlio di Brahmino. Sulla riva del fiume, nei bagni, nelle sacre abluzioni, nei sacrifici votivi il sole bruniva le sue spalle lucenti. Ombre attraversavano i suoi occhi neri nel boschetto di mango, durante i giochi infantili, al canto di sua madre, durante i santi sacrifici, alle lezioni di suo padre, così dotto, durante le conversazioni dei saggi.


Hermann Hesse - Siddharta - Adelphi, trad. Massimo Mila
James Joyce
Gente di Dublino
Questa volta non c'era più speranza per lui: era il terzo attacco. Ogni sera passavo davanti alla sua casa (eravamo in tempo di vacanze) e scrutavo il quadrato di luce della finestra: ed ogni sera lo trovavo sempre illuminato allo stesso modo, debolmente ed ugualmente. Se fosse morto - pensavo - vedrei il riflesso delle candele sulle imposte scure, poiché sapevo che ai morti si soleva mettere due candele, ai lati della testa.

James Joyce - Gente di Dublino - dall'Oglio, trad. Adriano Lami

Ritratto dell'artista da giovane

Nel tempo dei tempi, ed erano bei tempi davvero, c'era una muuucca che veniva giù per la strada e questa muuucca che veniva giù per la strada incontrò un ragazzino carino detto grembialino...

James Joyce - Ritratto dell'artista da giovane - Adelphi, trad. Cesare Pavese
 
Ernst Jünger
Un incontro pericoloso
Era la prima domenica di settembre, una giornata azzurra. Spesso in quest'epoca lo splendore dell'estate concentra le sue forze in un'ultima festa prima che avvampino i colori autunnali. Le notti sono più fresche; così l'alba si bagna di rugiada e la mattina è tiepida e gradevole. Il fogliame degli alberi si è scurito; si staglia contro il cielo come metallo a sbalzo. Anche nelle città si attenua la calura; e vi penetra un'aura di lusso e di gaiezza.

Ernst Jünger - Un incontro pericoloso - Bompiani, trad. Anna Bianco

CONTINUA....

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