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"Bíblos" in greco indica la corteccia, interna e fibrosa, del papiro,
che cresceva in abbondanza in Egitto, soprattutto tra le paludi del
delta del Nilo, e costituiva l'antico materiale scrittorio. Il derivato
"to biblíon" significa pertanto "il libro, lo scritto". Per designare i
libri che componevano le Scritture Sacre, nella Chiesa greca, dall'epoca
di Giovanni Crisostomo (+ 407), s'impose sempre più la forma plurale “ta
biblía” (i libri). Questa forma, poi, nel medioevo, fu trasformata in
femminile singolare «la Bibbia» e così è arrivata fino a noi, oggi. In
realtà, più che di un libro, si tratta di una raccolta di libri, alcuni
dei quali molto brevi (la Lettera a Filemone si compone di soli 25
versetti), altri più estesi (il libro di Isaia contiene 66 capitoli).
Una grande biblioteca "assemblata" da diversi scrittori in diverse
epoche della nostra storia. |
La Bibbia
Il termine Bibbia - che indica
quelle che solitamente sono anche chiamate Sacre Scritture - deriva dal
greco e significa letteralmente "i libri". Questo termine indica appunto un
insieme di libri che sono sacri sia per gli ebrei sia per i cristiani. Per i
cristiani, la Bibbia consiste in una raccolta di scritti suddivisi in due
sezioni: l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento; si tratta di testi che
sorso ritenuti ispirati da Dio e testimonianza della rivelazione divina che
è stata manifestata in un primo momento al popolo di Israele e poi
successivamente a tutta l'umanità: sono dunque considerati sacri. Per questa
ragione, come già abbiamo ricordato, la Bibbia viene anche indicata come
Sacra Scrittura oppure Sacre Scritture, a seconda che ci si riferisca a essa
considerandola un unico testo o un insieme di libri.
Origine della Bibbia
La
Bibbia nasce da una varietà di tradizioni orali che, progressivamente, sono
state raggruppate e messe per iscritto. Questa lenta formazione spiega la
ragione per cui nella Bibbia sono presenti generi letterari e stili così
diversi tra loro e perché di alcuni libri si possano identificare gli autori
mentre di altri essi rimangano sconosciuti.
Ci sono voluti circa dieci secoli mille anni! per comporre la Bibbia
nella sua globalità cosi come la conosciamo oggi: si è trattato dunque di
una nascita assai lenta, che ha visto il testo sacro prendere forma
attraverso ambienti, civiltà e culture assai diversi tra loro. Si può dire
che la Bibbia sia stata scritta da un intero popolo, poiché essa è andata
formandosi con il progredire della storia e della cultura di Israele stesso.
Nei numerosi racconti dell'Antico Testamento non è difficile trovare
immagini che hanno un'origine più antica, facendo parte dei miti e delle
tradizioni orali dei popoli che vivevano nella zona vicino alla Palestina:
gli autori dei testi sacri si sono serviti di questo materiale preesistente
rielaborandolo però in modo assolutamente originale e inserendo ogni vicenda
e racconto nell'orizzonte della fede in un dio unico, vero e propria novità
rispetto alle culture e fedi religiose dell'epoca.
Diversa e invece la situazione per il Nuovo Testamento: gli scritti
che lo compongono sono stati redatti in un lasso di tempo assai più breve
tra il 50 d.C. e il 100 d.C. circa - per essere poi raccolti insieme
all'inizio del II secolo d.C.
La rivelazione
Il contenuto della Bibbia è essenzialmente la rivelazione di Dio, cioè
quanto Dio ha voluto far conoscere agli uomini parlando e manifestando a
essi la sua volontà. Tale rivelazione è avvenuta nel tempo, cercando di
adattarsi di volta in volta alle specifiche capacità di comprensione e
caratteristiche culturali dell'uomo. La prima forma di rivelazione la
troviamo nell'Antico Testarnento: si tratta della Creazione, nella quale Dio
manifesta tutta la sua potenza e il suo amore; successivamente, Dio si
rivela attraversando la storia del popolo ebreo che si vede come
"accompagnato" dal Signore in ogni sua vicenda, sia in pace sia in guerra.
Infine, Dio si rivela parlando tramite i profeti che si è scelto.
Nel Nuovo testamento la rivelazione di Dio assume i caratteri della
pienezza e della delinitività in Gesù Cristo: è Lui infatti che fa conoscere
all'umanità il Padre, manifestando il suo progetto di amore e di salvezza
per ogni uomo.
La rivelazione ha una origine divina: per questa sua caratteristica,
supera per definizione l'umana capacità di comprensione: all'uomo è dunque
chiesto di avere fede, poiché il mistero della salvezza è talmente grande da
non poter essere racchiuso negli angusti confini della razionalità umana e
non va tanto capito, quanto piuttosto accolto e vissuto.
Il Canone della
Bibbia
Se il contenuto della Bibbia e la rivelazione divina, e chiaro che la
Sacra Scrittura non può essere semplicemente opera dell'uomo ma occorre
guardare anche a Dio come autore. Si tratta della ispirazione divina del
testo sacro: Dio ha influito direttamente sugli autori dei libri dell'Antico
e del Nuovo Testamento.
Tutta la Sacra Scrittura ha dunque Dio stesso come autore, secondo
quanto scriveva San Paolo: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio" (Seconda
Lettera a Timoteo 3, 16). Questo non significa che i singoli autori dei
diversi libri sacri siano stati dei semplici strumenti di cui Dio si sarebbe
servito, dettando loro quanto intendeva fare conoscere all'umanità:
l'ispirazione è infatti avvenuta nel pieno rispetto delle personalità dei
diversi autori, i quali - secondo la propria preparazione e sensibilità
culturale -hanno attinto a diversi materiali preesistenti, hanno scelto un
determinato genere letterario, hanno utilizzato le parole e le immagini che
ritenevano più efficaci. In questo modo, si può dire che la Bibbia sia opera
di una varietà di redattori, per quanto Dio ne rimanga l'unico sommo autore.
Poiché ispirata divinamente, la Bibbia è detta anche Parola di Dio.
Non tutti i libri che parlano di Dio sono però considerati per ciò
stesso Parola di Dio: occorre infatti che siano riconosciuti anche come
ispirati. I libri che sono riconosciuti come divinamente ispirati sono
inseriti nel Canone. Questa parola che deriva dal greco e significa "norma",
"regola" indica la lista ufficiale dei libri che compongono I' Antico e il
Nuovo Testamento.
L'esigenza di definire ufficialmente i libri che compongono la Bibbia
nacque in risposta alle numerose eresie cioè dottrine non conliirmi alla
fede della Chiesa che tentavano di togliere o aggiungere a proprio
piacimento libri dall'insieme di quelli riconosciuti come Sacri. Si giunse
in tal modo al Concilio di Trento in cui, nel 1546, fu definito il Canone
delle Sacre Scritture, riconoscendo l'ispirazione divina dei 46 libri che
ancora oggi compongono l'Antico Testamento e dei 27 che fanno parte del
Nuovo Testamento. In questo modo, si stabilì in maniera definitiva quali
fossero le Sacre Scritture, permettendo a ogni credente di accostarsi a esse
in piena sicurezza e senza il rischio di incorrere in testi contenenti
eresie e falsità.
Bibbia ebraica e Bibbia cristiana
Se i cristiani riconoscono 73 libri all'interno del Canone delle Sacre
Scritture, diversa è la situazione per quanto riguarda gli ebrei. Questi
dividono la Bibbia in tre parti: la Torah, cioè la Legge, chiamata anche
Pentateuco, che comprende i primi cinque libri dell'Antico Telmento (Genesi,
Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), quindi, i Profeti; infine, gli
Scritti. I testi che sono riconosciuti dagli ebrei come ufficialmente
facenti parte della Bibbia sono tutti dell'Antico Testamento, e non
comprendono alcuni libri (Tobia, Giuditta, Maccabei, Sapienza, Siracide,
Baruc) che invece la Chiesa cattolica considera autenticamente ispirati da
Dio.
Della Bibbia ebraica - che spesso è indicata nella sua globalità con
il solo nome di Torah - non fa parte invece alcuno dei libri del
NuovoTestamento: questo perché esso non è considerato dagli ebrei, che
ancora attendono il Messia, come Parola di Dio. Per i cristiani invece è
proprio il NuovoTestamento la piena rivelazione di Dio in Gesù Cristo: in
Lui si compiono le attese del popolo di Israele, in Lui si realizza la
speranza di salvezza dell'umanità intera. Per queste ragioni, l'incarnazione
di Dio in Gesù è per i cristiani l'evento cardine della storia della
salvezza - preparato e atteso alla luce di quanto profetizzato nell'Antico
Testamento - e occupa il posto centrale di tutta la narrazione
neotestamentaria
Le lingue della
Bibbia
La Bibbia è stata originariamente scritta in tre lingue: ebraico,
aramaico e greco. L'ebraico è una lingua semitica in uso presso gli ebrei
fino al V secolo d.C. e oggi adottata come lingua ufficiale dallo Stato di
Israele. All'epoca della conquista persiana, l'ebraico fu sostituito
dall'aramaico come lingua d'uso corrente: nei Vangeli possiamo infatti
trovare alcune parole aramaiche. Il greco, infine, si diffuse in Oriente con
le conquiste a opera di Alessandro Magno, diventando presto la lingua comune
della cultura e del commercio.
L'Antico Testamento è stato redatto in ebraico, fatta eccezione per
alcuni testi che furono invece scritti in aramaico. La più antica traduzione
dell'Antico Testamento risale al periodo a cavallo tra il III e il Il secolo
a. C.: eseguita ad Alessandria d'Egitto, venne attribuita a settanta
traduttori e fu perciò detta "dei Settanta".
II Nuovo Testamento è stato invece composto in greco e le prime
traduzioni latine risalgono al Il secolo d.C.; fu san Girolamo, nel IV
secolo d.C., a farne una accurata revisione, tenendo presenti sia i testi
ebraici sia quelli greci. A motivo della sua elevata divulgazione, questa
traduzione venne detta "la Vulgata".
L'interpretazione
della Bibbia
La Bibbia - l'abbiamo (già detto - contiene la rivelazione di Dio e
testimonia l'intervento di Dio stesso nella storia. Poiché Dio ha ispirato
la Sacra Scrittura rispettando gli autori dei singoli libri, occorre leggere
oggi la Bibbia tenendo ben conto delle condizioni storico-culturali
dell'epoca ìn cui furono redatti ì diversi testi sacri. E' dunque importante
conoscere la lingua originale in cui furono scritti i testi, studiare il
testo originale, collocandolo all'interno di una corretta prospettiva
culturale e storica. Una volta compreso e analizzato il testo, sarà
possibile coglierne il significato più specificamente religioso: I'esegesi e
proprio questo studio del testo finalizzato alla sua comprensione.
Accanto a questo approccio al testo biblico ne esiste un altro che
mira a un significato ancora più profondo: esso si basa sulla
interpretazione allegorica della Bibbia, nella convinzione che il testo
sacro celì un messaggio e un significato reconditi che non possono essere
colti a un primo esame e dunque sfuggirebbero alla semplice esegesi.
Comunque si voglia leggere la Bibbia, occorre sempre tenere presente
che, trattandosi di un testo ispirato da Dio, solo lo Spirito Santo può
guidare alla piena comprensione e alla corretta interpretazione di quanto
contenuto nella Bibbia, senza mai dimenticarsi che la Sacra Scrittura
contiene anzitutto un messaggio divino che è pienamente comprensibile solo
in un'ottica di fede.
L'Antico Testamento
La prima parte della Bibbia, denominata Antico 'testamento, comprende
46 libri. Questi testi sono accomunati dallo stesso atteggiamento di fondo:
parlano infatti dell'unico Dio che stringe un patto, un'alleanza
("Testamento" significa proprio "alleanza") con il popolo eletto, Israele, e
tramite esso con l'umanità, per donare a ciascuno la salvezza.
I libri dell'Antico Testamento sono raggruppabili in tre tipologie
diverse. Il primo gruppo - che comprende il Pentateuco e i Libri Storici -
dopo una breve introduzione sulle origini del mondo e dell'uomo, passa a
esaminare le vicende relative alla storia del popolo ebraico, dalle sue
origini fino alle soglie dei fatti narrati poi nel Nuovo Testamento.
Il secondo gruppo comprende tutti quei libri che sono scritti, per la
loro quasi totalità, in poesia e vengono dunque chiamati Libri Poetici.
Poiché affrontano in prevalenza temi di taglio dottrinale o sapienziale,
sono anche detti Libri Didattici o, appunto, Sapienziali.
Infine, il terzo gruppo di libri e formato dagli scritti che
raccolgono le parole dei profeti e narrano parte delle loro vicende.
Il Pentateuco
Il termine Pentateuco deriva dal greco e significa "libro in cinque
rotoli": con esso i traduttori greci indicarono i primi cinque libri della
Bibbia che, come abbiamo già visto, gli ebrei indicano anche con il nome di
Torah, ovvero la Legge, poiché in essi si ritrovano numerosi precetti e
norme che Dio ha dato al suo popolo e che devono essere osservati per vivere
giustamente.
In origine i libri che costituiscono il Pentateuco - cioè Genesi,
Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio - erano considerati un testo unico
attribuito a Mosè. E' difficile stabilire con esattezza la data di
composizione delle diverse sezioni del Pentateuco, ma è ormai stabilito che
si tratta di un testo frutto della progressiva rielaborazione di differenti
versioni e traduzioni a opera di diversi autori. Nella varietà dei fatti e
dei personaggi di questo testo, si possono però individuare quattro nuclei o
filoni principali: la creazione del mondo e dell'uomo; l'alleanza proposta
agli ebrei, scelti come "popolo eletto"; la schiavitù degli ebrei e la
liberazione dall'Egitto; infine, le leggi che hanno guidato il popolo
ebraico nell'obbedienza e lo hanno punito nella disobbedienza
I Libri Storici
Nei Libri Storici dell' Antico Testamento (Giosuè, Giudici, 1 e 2
Samuele, I e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia,Tobia, Giuditta, Ester, 1 e
2 Maccabei) viene raccontata la storia del popolo di Israele dall'entrata
nella"terra promessa" fino alla perdita di questo preziosissimo dono fatto
da Dio a causa della mancata risposta al suo amore.
Si tratta di una storia drammatica, dal ritmo incalzante e
coinvolgente, che si snoda attraverso sei secoli circa e che è stata
tramandata da protagonisti che vi sono stati direttamente coinvolti e da
testimoni che hanno sperimentato le conseguenze successive agli eventi
narrati.
Dalla conquista del territorio promesso dal Signore alla costituzione
di uno stato monarchico, le vicende epiche narrate nei Libri Storici si
intrecciano alla grandezza dei loro protagonisti - da Samuele a Saul, da
Davide a Salomone -- fino a rivelare lo sfondo comune di un continuo dialogo
di Dio con il suo popolo, lungo una secolare alternanza di fedeltà e
tradimenti che, di generazione in generazione, segnano l'Alleanza tra il
Signore e Israele.
I Libri Sapienziali
e Poetici
Questo gruppo di libri (Giobbe, Salmi, Proverbi, Quelet, Cantico dei
Cantici, Sapienza, Siracide) comprende testi scritti in forma generalmente
poetica, alternati a brani in prosa.
Elementi comuni dei Libri Sapienziali e Poetici sono alcuni importanti
temi religiosi: la riflessione su Dio e la rilettura della storia
dell'Alleanza; la preghiera di lode e di supplica; la meditazione teologica
e l'insegnamento morale. Il tema che ritorna in modo più insistente è però
quello della sapienza, cioè della saggezza della vita. Ogni libro,
attraverso generi letterari diversi - poesie e canti, detti e proverbi -
trasmette insegnamenti e raccomandazioni per la generazione successiva,
illuminando in tal modo il percorso della sapienza di Israele: non si tratta
di una sapienza teorica, né di una dottrina astratta, ma si identifica con
quella verità che é frutto dell'esperienza vissuta e del confronto
quotidiano con una vita che, attraverso gioie e dolori, offre continuamente
all'uomo interrogativi e domande di senso.
I Libri Profetici
Questo gruppo di libri biblici comprende i Profeti Maggiori (Isaia,
Geremia, Ezehicle e Daniele) e i Profeti Minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia,
Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Ageo, Zaccaria, Malachia); questi
ultimi sono detti così a motivo della brevità dei loro scritti, peraltro
comunque estremamente significativi. Solitamente il termine profeta è
associato a un uomo che sa preannunciare un certo avvenimento, che cioè
parla prima che un evento si compia. La corretta etimologia del termine nel
solco dell'orizzonte biblico comprende però anche e soprattutto il
significato di colui che parla per, cioè al posto o per conto di un altro;
in questo senso, il profeta è colui che parla per conto di Dio.
I profeti sono dunque gli uomini scelti da Dio per parlare in suo nome
al popolo eletto: e ai profeti che il Signore affida il compito di esortare
Israele nei momenti di prova, di rimproverarlo quando si sta allontanando da
Dio, di incoraggiarlo offrendo a esso parole e visioni di un avvenire
felice. I profeti sono dunque uomini che, afferrati completamente da Dio, si
dedicano totalmente alla missione che il Signore intende affidare loro,
guidando il popolo con parole e messaggi che ancora oggi si rivelarmi un
insegnamento assai valido e attuale.
Nuovo Testarnento
Dalla fine del II secolo d.C., il termine Nuovo Testamento è
utilizzato per indicare la colta degli scritti delle primitive comunità
cristiane. Si tratta in tutto di 27 testi: i 4 Vangeli (Matteo, Marco, Luca,
Giovanni), gli Atti degli Apostoli, 21 lettere (per la maggior parte scritte
da san Paolo, ma anche testi di Pietro, Giacomo, Giuda e Giovanni) e infine
l'Apocalisse. Il motivo centrale di questi 27 libri è l'azione di Dio che si
compie per mezzo di Gesù Cristo, artefice di una nuova alleanza
(letteralmente: "nuovo testamento") con tutti gli uomini, volta al
compimento di quella storia di salvezza di cui parla l'Antico Testamento.
Nel Nuovo Testamento l'intento predominante degli scrittori è di mostrare
che l'alleanza, il patto d'amore che Dio ha stretto con il suo popolo
eletto, si compie definitivamente in Gesù, il Dio fatto uomo, l'Emmanuele
("Dio con noi"). Essi descrivono anche come i primi discepoli di Cristo - i
"cristiani", appunto — diano vita alla Chiesa, una comunità impegnata a
vivere alla luce della presenza di Cristo Risorto e nel solco dei suoi
insegnamenti.
Il Nuovo Testamento si presenta sì come rivelazione di Dio, al pari
dell'Antico, ma questa volta di tratta di una rivelazione definitiva, a
opera di Gesù Cristo, nella quale sono contenute, confermate e superate
tutte le precedenti.
I Vangeli
Il termine Vangelo (o Evangelo) deriva dal greco e significa "buona
notizia", "lieto annuncio". Con questa parola si intende indicare la
predicazione di Gesù e tutto quanto viene detto su Gesù, sulla sua vita, i
suoi insegnamenti, la passione e la morte in croce e infine la resurrezione.
A partire dai primi racconti orali della comunità, incentrati sui principali
fatti della vita di Cristo e sui suoi insegnamenti più importanti, si è
giunti gradualmente — ma in un tempo abbastanza rapido, soprattutto se
confrontato con i "tempi" dell'Antico Testamento - alla redazione di diversi
brevi racconti che sono poi confluiti in quelli che oggi identifichiamo come
i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Dei quattro Vangeli, i primi
tre sono detti anche "sinottici" un termine che indica che possono essere
letti in parallelo , poiché concordano sostanzialmente nella successione e
descrizione dei principali fatti e detti della vita di Gesù. Un posto a
parte spetta invece al Vangelo di Giovanni, più autonomo rispetto agli altri
e dal carattere più marcatamente teologico.
Nel leggere i Vangeli, per quanto in essi sia narrata la storia di
Gesù, non ci si deve mai dimenticare che si tratta di testimonianze di fede
e non di relazioni storiche in senso stretto, dunque sono da leggere come
ogni altro dei libri della Bibbia anzitutto nell'ottica di fede, non
limitandosi a considerare il solo aspetto storico-letterale del testo.
Gli Atti degli
Apostoli
Il libro degli Atti degli Apostoli, attribuito all'apostolo Luca, si
presenta come una continuazione del Vangelo dello stesso autore Fu redatto
presumibilmente intorno agli anni 80-85 d.C.
In essi è contenuta la descrizione della nascita della prima comunità
cristiana, cioè della Chiesa delle origini, dall'Ascensione di Gesù fino
alla prigionia di Paolo a Roma, negli anni 61-63 d.C. Dopo una rapida
descrizione della vita del primo gruppo di cristiani radunati a Gerusalemme,
gli Atti degli Apostoli raccontano di come la Chiesa nascente si sia a poco
a poco aperta ai pagani, cioè a coloro che abbracciavano la nuova fede in
Cristo Gesù senza provenire dall'ebraismo. Al centro della prima parte degli
Atti sta la figura di Pietro, primo "capo" della Chiesa e primo Pontefice,
mentre centro della seconda parte spicca la figura di Paolo, autore di
importantissimi viaggi missionari che spalancheranno le porte della Chiesa
ai pagani e gli varranno l'appellativo di "apostolo delle genti".
La tradizione indica come compagno di viaggio di Paolo proprio
l'apostolo Luca, che si sarebbe potuto cosi riferire a testimonianze e
ricordi di prima mano nel redigere gli Atti degli Apostoli.
Le Lettere
Delle lettere che sono comprese nel NuovoTestamento, tredici sono
dette lettere paoline in quanto attribuite a san Paolo e sono indirizzate
ai Tessalonicesi (due lettere), ai Corinzi (due), ai Calati, ai Romani, ai
Filippesi, a Filemone, ai Colossesi, agli Efesini, a Timoteo (due) e a Tito.
La tradizione attribuisce a san Paolo anche la lettera agli Ebrei, ma gli
studiosi sono oggi concordi nel rifiutare una tale paternità.
Scrivendo ai cristiani delle prime comunità, Paolo trova l'occasione
per esprimere i fondamenti della fede in Cristo Gesù, elaborando in tal modo
un pensiero teologico di primaria importanza, destinato a influenzare
pesantemente la storia del cristianesimo successivo. Al centro delle lettere
paoline sta la figura di Gesù, riconosciuto dall'autore come Signore e Dio:
nella sua morte in croce e nella sua resurrezione Paolo vede il vero inizio
di quel piano di Redenzione in cui ogni uomo, sorretto dalla fede e
dall'amore in Cristo, e chiamato alla salvezza. La Lettera agli Ebrei e una
sorta di trattato destinato ai cristiani provenienti dall'ebraismo: in essa
l'autore vuol mostrare la superiorità di Cristo sui sacerdoti della Antica
Alleanza. Infine, altre sette lettere sono presenti nel Nuovo Testamento:
esse sono attribuite rispettivamente a san Giacomo, san Pietro (due
lettere), san Giuda e san Giovanni (tre). Queste lettere sono spesso
raggruppate sotto il nome di lettere cattoliche, cioè "universali" in quanto
non indirizzate a una specifica comunità ma a tutti i cristiani in generale.
Gli argomenti trattati sono di ampio respiro e vanno dalla esortazione a
portare la croce con coraggio e perseveranza (Pietro), alla condanna dei
ricchi in nome del valore della morale cristiana (Giacomo) fino all'accusa a
quanti non accettano la verità della incarnazione (Giovanni).
L'Apocalisse
L'ultimo libro del Nuovo Testamento è I' Apocalisse di san Giovanni
Apostolo. La redazione del testo viene fatta risalire al 95 d.C. circa,
quando l'evangelista di trovava in esilio sull'isola di Patmos a causa della
sua fede. Il termine apocalisse significa "rivelazione": indica un genere
letterario utilizzato soprattutto in tempo di crisi e di prova, per
sostenere coloro che temono le avversità, infondendo loro coraggio e
speranza. Il testo si snoda attraverso visioni e discorsi ricchi di simboli
e immagini: tramite essi Giovanni si rivolge alle comunità cristiane
dell'Asia Minore per consolarle durante un periodo di accesa persecuzione.
Il messaggio centrale dell'Apocalisse è la certezza che per mezzo della
morte e resurrezione di Gesù si è compiuta la salvezza e il male è stato
vinto. Nel nome della vittoria di Cristo sul male e sulla morte, ogni
credente può opporsi alla malvagità del mondo.
Per quanto il cammino della Chiesa avvenga tra difficoltà e
sofferenze, l'autore è convinto che alla fine essa trionferà, poiché la
vittoria finale sarà del Regno di Dio che sconfiggerà la cattiveria degli
uomini. Per questo motivo anche in mezzo alle persecuzioni i cristiani non
devono perdersi d'animo, ma anzi affrontare ogni avversità pieni di
speranza.
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