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LA BIOGRAFIA Sofocle nacque ad Atene nel 497 a.C. da una famiglia appartenente alla ricca borghesia mercantile. Educato brillantemente e con larghezza di mezzi, a diciassette anni fu prescelto, forse per la sua abilità nella danza e nella musica, a guidare il coro dei giovani che cantò il peana per la vittoria di Salamina nel 480. Nel 468, trionfando su Eschilo, ebbe il suo primo successo come drammaturgo, con una tetralogia di cui faceva parte il Trittolemo. In seguito, durante le rappresentazioni ufficiali di tragedie, conseguì numerose altre vittorie, tra cui quella con l'Antigone nel 442 e quella con il Filottete, nel '49, a ottantotto anni. Nella sua lunga vita, che gli procurò fama e ricchezze, ricoprì importanti cariche pubbliche, fu circondato di simpatia e godette della stima dei contemporanei, tra cui Euripide, Aristofane, Erodoto. Nel 443 - 442 amministrò il tesoro della lega attica; subito dopo ebbe la nomina a stratego, partecipando, sotto la guida di Pericle, alla spedizione contro l'isola di Samo. Fu di nuovo eletto stratego nel 428 - 427, durante la guerra del Peloponneso. Nel 417 il figlio Iofonte denunciò il padre alla Fratria per demenza senile, geloso, si dice, dell'affetto per il nipote illegittimo, suo omonimo. Sembra che al processo Sofocle si sia difeso limitandosi a leggere alcuni versi dell'Edipo a Colono. Numerosi aneddoti sono fioriti anche sulla sua morte, avvenuta nel 406: la si attribuisce alla gioia improvvisa per una vittoria drammatica, o ad uno sforzo della voce nel recitare una tirata dell'Antigone, o ad un chicco d'uva andatogli di traverso. Le tragedie superstiti di Sofocle sono sette: Aiace, Elettra, Edipo Re, Antigone, Trachinie, Filottete, Edipo a Colono, rappresentato postumo nel 401. Ci sono pervenuti frammenti di due drammi satireschi: i Segugi e l'Inaco.
Ancora sulla vita
di Sofocle Nel 496 nacque ad Atene nel demo di Colono Hippies (Poseidone Equestre) da ricca famiglia (il padre aveva una fabbrica di armi) che gli assicurò un'accurata educazione anche in musica: infatti fu discepolo di Lampros, che nel pseudoplutarcheo De musica è avvicinato a Fratina e Pindaro. Distinguendosi per la bellezza dei suoi tratti, a soli sedici anni, nel 480, fu a capo del coro allestito per la celebrazione della vittoria di Salamina, anno, lo ricordiamo, che vide la partecipazione di Eschilo al conflitto e segnò la nascita di Euri-pide. La tradizione vuole che Polignoto, attratto dalle sue fattezze, nel portico Pecile (che di lì ad un secolo e mezzo ospiterà gli stoici) volle raffigurare appunto Sofocle in atteggiamento di citarista. Al 468 risale la sua prima vittoria in un agone, e su Eschilo per giunta, con una tetralogia comprendente il Trittolemo e premiata da una giuria che comprendeva anche Cimone. Con il 443, anno in cui fu nominato membro della tesoreria della lega delio-attica, iniziò un periodo che lo vide prendere parte attiva alla vita politica, tanto da divenire, due anni dopo, stratega con Pericle durante la guerra di Samo (in quella circostanza, inviato per negoziati a Lesbo ed a Chio, in quest'ultima incontrò il poeta drammatico Ione, ma in tale periodo era buon amico anche di Erodoto a cui inviò un'elegia). Dopo una seconda strategia con Nicia nel 428, però non confermata, nel 413, dopo la disfatta in Sicilia, fu eletto probulo (uno dei dieci che formavano una costituente oligarchica nominata per fronteggiare la gravita del momento), ma, almeno a sentire l'Aristotele della Retorica, in periodo democratico Sofocle si vergognò di questa carica, pur riconoscendone la necessità. Il 406 è l'anno della sua morte, due prima della resa dell'"amatissima" Atene, mentre da pochi mesi era morto Euripide e Sofocle aveva ricordato l'evento luttuoso facendo recitare gli attori in nero e senza corona. Leggendario, forse, è da considerare il processo intentatogli negli ultimi anni di vita dal figlio legittimo lofonte con l'accusa di paranoia per aver sempre preferito il nipote Sofocle il giovane, anch'egli poeta e figlio del fratellastro di lofonte, Aristone, nato dal rapporto del Nostro con la cortigiana Teoride. Dopo la sua morte dagli Ateniesi, nella cui città aveva avuto gran parte per l'introduzione del culto di Asclepio, fu ricordato con il nome mistico di Dexione ("l'ospitale"), mentre l'oratore Licurgo gli fece innalzare una statua nel teatro di Dioniso. Gli si attribuiscono diciotto vittorie da parte della fonte epigrafica (ma già il Suda ne riporta ventiquattro e la Vita venti), centotrenta tragedie e venticinque drammi satireschi, ma la tradizione medievale ci ha conservato solo sette tragedie intere e parte del dramma 'ixveutciì (I cercatori di tracce) restituitoci dal papiro di Ossirinco. Poco credibile, tranne poche eccezioni, la cronologia delle opere che così ricostruiamo, per dati attendibili, non per anni: 409 — Fìlottete: data della rappresentazione (sicura) 401 — Edipo a Colono: postumo, data della rappresentazione (sicura) 441 — Antigone: si dice che avesse vinto con questa tragedia non tanto per le proprie capacità quanto per essere stato stratego sotto Pericle durante la guerra di Samo (441-440) prima del 425 — Edipo Re; Aristofane ne fa una parodia negli Acarnesi dopo il 438 — Trachinie: ci sono allusioni all'Alcesti di Euripide ? — Aiace: da considerare prima tra le tragedie pervenuteci ? — Ekttra: da ritenere anteriore al Filottete.
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