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La vita di
Rimbaud
fu un continuo vagabondare, un continuo fuggire per poi ritornare.
Jean-Arthur
Rimbaud nacque nel 1854 a Charleville. Il padre abbandona per sempre la
moglie e i figli. Arthur trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Charleville,
nel clima soffocante della famiglia e della provincia. Subito, dai primi
anni di scuola, rivela doti di ragazzo prodigio: un'eccezionale precocità
sostanziata da un ferreo tirocinio umanistico. La madre, guidata
dall'ambizione proiettata sul futuro dei propri figli, isolò il giovane
Arthur, che si immerse negli studi. Nel 1896 scrive la sua prima poesia "Le
strenne degli orfani". Nel 1870 assistiamo a una vera e propria esplosione
poetica: compone le ventidue poesie che sconsacrano la precocità del suo
genio. Ha un legame d'amicizia con un giovane professore di francese, che
allarga la sua cultura. Questi nel luglio muore, nel conflitto
franco-prussiano, e questo sconvolge Rimbaud. Comincia a manifestare i primi
sintomi della sua insofferenza e della sua rivolta verso le istituzioni
fondamentali: famiglia, scuola, religione e patria. Fugge tre volte di casa;
la fuga lo porta a Parigi, costringendolo ad una vita da strada. Questo è un
momento di totale ribellismo. Egli legge poeti "immorali" come Baudelaire e
si nutre di filosofia e di occultismo e si accende la sua furia
anticristiana e anticlericale.
Nel 1871 conosce Verlaine, con cui intreccia una relazione che scandalizza
la Parigi letteraria. È l'inizio di una grande, storica amicizia particolare,
intensa e burrascosa, ricca di viaggi, rotture, riconciliazioni, stravizi (alcool
e droghe), episodi violenti e drammatici.
Rimbaud assume droga e vive in maniera dissoluta; l'unico in grado di
avvicinarlo è Verlaine, che nel '72 abbandona la moglie e parte con Arthur
per Londra. Durante il sodalizio con Verlaine, Rimbaud compone le opere
maggiori: "Ultimi versi", "Una stagione all'inferno" e "Illuminiazioni".
Nel '73 Rimbaud lascia l'amante, che reagisce sparandogli e colpendolo al
polso. Verlaine finisce in galera, mentre Rimbaud completa "Una stagione
all'inferno". Ha solo diciannove anni e prima del suo ventesimo compleanno
deciderà di non scrivere più, dedicandosi allo studio delle lingue e alla
pratica dei più vari, avventurosi mestieri.
Parte poi per l'Africa dove diventa mercante e contrabbandiere d'armi.
Colpito da sifilide, gli viene amputata la gamba destra. Torna in Francia
nel 1891, assistito dalla sorella Isabelle e il 10 novembre dello stesso
anno muore.
In Rimbaud vita e poesia appaiono indissolubilmente legate come segno del
destino. Ragazzo precoce e geniale, Rimbaud non può sfuggire alla legge
comune, e inizia a scrivere versi sotto l'influsso palese di altri poeti.
Rimbaud è forse il più "maledetto" tra i poeti simbolisti e d'avanguardia.
La sua poesia si proietta sulla vita e ne fa strazio. Il giovane Arthur
aspira alla rivelazione dell'ignoto e dell'assoluto, che forse solo la
poesia può cogliere e svelare. Egli vive fino alle estreme conseguenze il
disprezzo del mondo, che colpì già Baudelaire e Verlaine, mentre ricerca
l'impossibile identificando la poesia con il caos e con la rivoluzione.
La poesia e la vita di Rimbaud si svolgono al di fuori di tutte le
convenzioni e delle normali esperienze. Negando il valore di ogni
consuetudine borghese, anzi rifiutandole e fuggendole, egli tenta di
cogliere l'autentico significato dell'esistenza. Come la sua biografia è
ricca di episodi eclatanti e scandalosi, allo stesso modo la sua poesia si
consuma in una brevissima stagione (dai 16 ai 19 anni), durante la quale
insegue la poesia e la "verità" nelle avventure più stravaganti e pericolose.
La rivolta rimbaudiana si esprime nella tematica antiborghese e
anticristiana. Nel '71 scrive le due "lettere del Veggente" nelle quali
afferma la sua nuova poetica ormai svincolata dalla tradizione. Sono due
documenti di straordinaria importanza per l'itinerario di Rimbaud e per il
divenire della poesia e dell'arte moderna fino ai giorni nostri. Rimbaud
sostiene che il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato
sregolarsi di tutti i sensi, e giunge all'ignoto di dove riporta le sue
visioni. Le invenzioni d'ignoto richiedono forme nuove e una nuova lingua.
In queste "lettere del Veggente" il poeta critica la poesia soggettiva della
tradizione in favore di una poesia oggettiva.
"Una stagione in inferno" ha le caratteristiche di una presa di coscienza,
di una confessione: presenta i tratti di un'autobiografia spirituale. Qui
l'autore vuol presentare la chiusura di una stagione della vita (e seguirà
il silenzio definitivo). Torna il tema della rivolta letteraria, il rapporto
con la civiltà e col cristianesimo, il legame con Verlaine. Alla fine, nella
logica non discorsiva, contraddittoria del testo, prevale l'accento della
rinuncia e dell'accettazione del dovere.
Sulla scia di Baudelaire, Rimbaud nelle "Illuminazioni" abbandona il verso
per la prosa, che diventa nelle sue mani uno strumento lirico d'inaudita
potenza e ricchezza. Il libro consta di 42 prose, divise in autobiografiche
e descrittive. Rimbaud distrugge le apparenze sensibili e ricrea sulla
pagina un mondo stravolto, surreale, dove vigono nuove misure, proporzioni,
rapporti. La scrittura è rapida, lucida e rigorosa. Nel loro delirio
fantastico, le "Illuminazioni" non smettono di mantenere un riferimento
costante alla realtà storica. Con le parole del poeta "la memoria e i sensi
divengono il nutrimento dell'impulso creatore".
Per la sua carica utopica e per la tensione che pervade tutta la sua opera,
Rimbaud è stato assunto tra i numi tutelari del surrealismo e di tutta
l'avanguardia storica. La singolarità della sua vicenda biografica e
letteraria ha creato intorno a lui un vero e proprio mito.

Le
illuminazioni
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Nel 1871 scrive
“Il battello ebbro” che invia a Paul Verlaine intrecciando così un
rapporto (anche un po’ equivoco) di stretta amicizia con il più
anziano collega.
I poeti
maledetti

Il
simbolismo
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