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La fama del suo capolavoro superò presto i confini della Spagna: a pochi
anni dalla sua apparizione, era già stato tradotto in inglese (1612), in
francese (1613) e in italiano (1622).
Narratore,
commediografo e poeta spagnolo. Quarto dei 7 figli d'un chirurgo,
professione a quel tempo molto meno remunerativa di quella di medico, visse
i primi anni nella città natale. Un'importante fonte di notizie sulla sua
vita è rappresentata dalle introduzioni premesse alle sue opere letterarie.
Da Alcal´ de Henares, la famiglia si trasferì a Salamanca, dove Cervantes
studiò presso i Gesuiti fino al 1565. Nel 1566 fu a Madrid. Nel 1568 compose
alcune poesie dedicandole alla morta regina Isabella di Valois, moglie del
re Filippo II. Nel 1569 entrò al servizio del cardinale Acquaviva e partì
per l'Italia. Nel 1570 si arruolò nell'esercito. Combatté nella battaglia di
Lepanto (1571), dove fu gravemente ferito alla mano sinistra, che dovette
essergli amputata, a Navarino, a Biserta e a Tunisi (1572). Fu sempre
orgoglioso della sua invalidità, che testimoniava il suo sincero amore di
patria. Nel 1575, durante il ritorno in Spagna per mare, venne catturato dai
pirati insieme a tutto l'equipaggio della nave su cui viaggiava e ridotto in
schiavitù ad Algeri, dove rimase per cinque anni, essendo falliti ben
quattro tentativi di fuga. Nel 1584 si sposò e fino al 1587 si stabilì a
Esquivias nella Mancia, regione che avrebbe poi immortalato nel Don
Chisciotte. Risalgono a questo periodo le prime commedie, vagamente
autobiografiche: I costumi di Algeri, La distruzione di Numanzia, La
battaglia navale. Nel 1585 pubblicò il romanzo pastorale La Galatea, senza
grande successo. Nel 1587 si trasferì in Andalusia. Iniziarono per lui anni
di difficoltà economiche, caratterizzati da continui spostamenti. Per
mantenere la famiglia, s'impiegò come esattore. In realtà l'attività non gli
era congeniale. Truffato, fu chiamato dalle autorità a discolparsi, senza
riuscirci. Venne imprigionato. Solo molti anni dopo, la pubblicazione e il
successo delle sue opere gli consentì una maggiore tranquillità economica.
Nel 1604 si stabilì a Valladolid, sede della corte. Riunì a sé le sorelle,
la figlia Isabella e la nipote Costanza. In questo periodo venne
ingiustamente accusato della morte del cavaliere Don Gaspar de Ezpeleta.
Venne ancora incarcerato, questa volta insieme ai familiari. Riuscì a
provare la sua innocenza. Nello stesso anno, ottenne l'autorizzazione a
stampare il primo volume del Don Chisciotte della Mancia (1605-1615), storia
tragicomica di un hidalgo spagnolo, che, perduto il senno, diviene cavaliere
errante. Il romanzo interpreta la crisi degli ideali rinascimentali in età
barocca, e il contrasto è messo ancor più in risalto dalla contrapposizione
di amore, giustizia, onore da una parte e il borghese buon senso del
servitore e scudiero Sancio Panza, dall'altra. La prima parte fu pubblicata
a Madrid all'inizio del 1605 e fu subito un successo, ristampato in sei
edizioni nello stesso anno. Il linguaggio scorrevole e di grande efficacia,
la presenza di situazioni comiche, la narrazione realistica, la ricchezza di
personaggi di ogni condizione sociale resi con verità psicologica furono
alla base del successo dell'opera. Il significato universale del
protagonista è una conquista dell'analisi critica successiva. Il successo
dell'opera portò con sé la comparsa di numerose edizioni clandestine del Don
Chisciotte. I protagonisti del libro, Don Chisciotte e Sancio Panza
assunsero le caratteristiche di tipi umani esemplari. Il successo del suo
libro migliorò poco le condizioni dell'autore, che continuò a trovarsi in
ristrettezze economiche, ma proseguì instancabilmente un'intensa attività
letteraria. Nel 1609 entrò a far parte di un ordine francescano. Nel 1613
dette alle stampe le Novelle esemplari. Contemporaneamente pubblicò alcuni
lavori teatrali. Nel 1614 apparve il più famoso dei suoi poemi, Il viaggio
al Parnaso. Nel 1615, pubblicò la seconda parte del Don Chisciotte, accolta
con un successo simile alla prima. Ebbe tre edizioni in tre anni
(1615-1617). Nelle edizioni successive al 1617, le due parti del Don
Chisciotte vennero riunite. L'ultimo lavoro, Le peregrinazioni (I travagli)
di Persile e Sigismonda (1616), fu pubblicato postumo. Cervantes morì il 23
aprile 1616 a Madrid. Fu sepolto nel convento delle Suore Trinitarie. La
fama del suo capolavoro superò presto i confini della Spagna: a pochi anni
dalla sua apparizione, era già stato tradotto in inglese (1612), in francese
(1613) e in italiano (1622). Quando Cervantes aveva già quasi completato la
seconda parte dell'opera, apparve un Secondo volume del Don Chisciotte
scritto da un certo Alonso Fern´ndez de Avellaneda. Quest'opera è oggi nota
come Il falso Chisciotte o Il Chisciotte di Avellaneda. Le indagini intese a
individuarne meglio l'autore e i particolari della pubblicazione non sono
approdate a nulla. Cervantes ne fu molto amareggiato. Il Don Chisciotte può
essere letto in numerosi modi, tra i quali quello della satira del romanzo
di cavalleria. Qualche studioso considera il libro al pari di numerose altre
opere rinascimentali (tra le quali si cita
Gargantua e Pantagruel, di François
Rabelais, pubblicato nel 1532-1552) espressione del desiderio di libertà e
della tolleranza religiosa e politica, che gli autori erano costretti a
mascherare da opere comiche e ironiche apparentemente di tutt'altro
contenuto, per evitare di incorrere nei rigori delle autorità civili e
religiose (come la tristemente famosa Inquisizione). Le avventure di Don
Chisciotte costituiscono il veicolo socialmente accettabile della critica
sottile dell'autore ai privilegi legati alla nascita e l'elogio della
libertà di coscienza. In ultima analisi, il libro può essere inteso come la
narrazione della vicenda di un borghese di un piccolo villaggio della Mancia
che, esaltato dalle molte letture di libri di cavalleria con i grandi esempi
di coraggio e di nobiltà, a cinquant'anni lascia il suo villaggio e percorre
la Spagna in cerca, come il suo eroe Amadigi, di grandiose avventure, che,
in realtà sono esistite soltanto nei libri. Il suo stesso linguaggio si
modella sulla presunta magniloquenza degli eroi cavallereschi descritti nei
libri. Dopo aver subito ripetute sconfitte, il protagonista recupererà in
punto di morte la coscienza della realtà. Viceversa, Sancio Panza, il
contadino-scudiero che troviamo a fianco di Don Chisciotte, sempre con i
piedi saldamente radicati a terra, scuote la testa alle pazze imprese del
suo padrone, le quali tuttavia spesso riescono a far sognare anche lui. In
lui, è stato visto il pícaro che lascia correre le stravaganze di Don
Chisciotte, nella speranza di diventare governatore di una fantastica isola.
Nei due personaggi principali, molti commentatori hanno voluto vedere due
eterni tipi umani o le due eterne facce della vicenda di ogni uomo. L'opera
si presta ad essere interpretata come lo specchio di una crisi sociale,
economica e di ideali. Le imprese cavalleresche sono cosa del passato;
l'uomo del Seicento non ha la preoccupazione di cercare la gloria
cavalleresca, ma semplicemente quella di sbarcare il lunario. L'uomo
rinascimentale era convinto delle capacità umane di modificare la realtà.
Don Chisciotte sogna di farlo, ma troverà sulla sua strada solo una serie di
delusioni: la lezione è chiara, il mondo contemporaneo non può essere
cambiato. Le avventure di Don Chisciotte sono raggruppate in tre diverse
campagne (due descritte nella parte iniziale dell'opera, la terza contenuta
nella seconda parte). L'intreccio è multiplo, in quanto nelle numerose
avventure del protagonista si innestano o si alternano alcune novelle,
talvolta completamente slegate dalla vicenda principale narrata. Nell'opera
è stata vista anche la sintesi felice di due generi letterari diffusi, la
letteratura cavalleresca (con Don Chisciotte come personaggio chiave) e il
romanzo picaresco (con Sancio Panza come figura simbolica).
Cervantes dedicò molte delle sue energie alle opere destinate al teatro, ma
riuscì a raccogliere solo limitate soddisfazioni da questi lavori. Oltre
alle commedie già citate, Cervantes raccolse la sua produzione in volume nel
1615 pubblicando Ocho comedias y ocho entremeses (Otto commedie e otto
intermezzi). Le otto commedie sono El gallardo español (Il baldo spagnolo),
La casa de los celos y selvas de Ardenia (La casa della gelosia e le selve
di Ardenia), Los baños de Argel (Le prigioni di Algeri), El rufiàn dichoso
(Il magnaccia fortunato), La gran sultana doña Catalina de Oviedo (La grande
sultana donna Caterina di Oviedo), Laberinto de amor (Labirinto d'amore), La
entretenida (La divertita), Pedro de Urdemalas (Pietro di Urdemalas). I
titoli degli intermezzi, che non sono altro che commedie in miniatura, sono
El juez de los divorcios (Il giudice dei divorzi), El rufiàn viudo (Il
magnaccia vedovo), La elección de los alcaldes de Daganzo (L'elezione dei
giudici di Daganzo), La guarda cuidadosa (La vigile sentinella), El vizcaíno
fingido (Il finto biscaglino), El retablo de las maravillas (Il teatrino
delle meraviglie), La cueva de Salamanca (La grotta di Salamanca), El viejo
celoso (Il vecchio geloso). La datazione delle commedie rimane incerta. Tra
di esse, sono state recentemente fatte oggetto di qualche attenzione Le
prigioni di Algeri e I costumi di Algeri rivalutate in quanto documenti
autobiografici di una prigionia durata cinque lunghi anni. Gli intermezzi, a
differenza delle commedie, ebbero un certo successo tra i contemporanei e
sono stati ripresi (tra gli altri, da F. García Lorca) anche in epoca
moderna, in particolare La cueva de Salamanca e El viejo celoso.

Don Chisciotte
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Miguel de Cervantes Saavedra
Fino al 1600 abitò a Siviglia, impiegato come commissario per la
fornitura di viveri all'Invincibile Armada;
L'Invincibile Armada
nel 1602 fu di nuovo in carcere, coinvolto nel fallimento di un
banchiere.
Probabilmente durante questo periodo di prigionia cominciò ad avere
l'idea di scrivere il Don Chisciotte, la sua opera più importante,
dove la società spagnola dell'età barocca e i romanzi cavallereschi
allora molto in voga sono ridicolizzati attraverso le figure dell'
allampanato cavaliere che rincorre un sogno esaltato di avventura e di
gloria, e il suo grosso e semplice scudiero incapace di elevarsi al di
sopra della realtà.

La
Galatea
Nel 1585 l'editore Juan Gracián pubblicava la prima parte della
Galatea, un romanzo pastorale in prosa e versi, iniziato probabilmente
in Italia sul modello dell'Arcadia di Sannazaro, ma che non fu mai
terminato.
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