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L'uomo si crea un Dio a
propria immagine, e ogni Dio invecchia insieme con gli uomini che lo hanno
creato.
Scrittore
inglese. Innamoratosi della moglie di un suo professore, nel 1912 lasciò con
lei l'Inghilterra e viaggiò a lungo in Europa.
Fra i suoi romanzi più noti
Figli e amanti (1913), Donne innamorate (1920) e Il serpente piumato (1926)
e L'amante di Lady Chatterley (1928), censurato per lungo tempo.
Descrisse
l'ambiente della provincia inglese, i personaggi della borghesia e delle
classi proletarie. Negli ultimi anni tornò alla poesia, ai saggi sulle
tradizioni culturali anglosassoni e ai resoconti dei viaggi all'estero.
Testimone ribelle dell'era della borghesia, delle sue ipocrisie sociali e
dei suoi falsi valori, è considerato uno dei maggiori scrittori inglesi del
Novecento.

A proposito di L'amante di Lady Chatterley
di D.H.Lawrence
Nelle cose del sesso lo spirito è attardato: e, invero, in tutto ciò che
riguarda gli atti fisici. Il nostro pensiero sessuale si trascina,
spiritualmente, in un'oscurità, in una paura abietta e segreta, che
appartiene ai nostri rozzi antenati, un po' bestiali. In questo campo,
sessuale e fisico, abbiamo consentito che il nostro spirito non si evolvesse.
Ora dobbiamo rifarci, e mettere in armonia la coscienza delle nostre
sensazioni ed esperienze corporali con le sensazioni ed esperienze stesse.
Dobbiamo mettere in armonia la coscienza dell'atto con l'atto. E metterli in
armonia significa avere il debito rispetto per il sesso, e il debito culto
della misteriosa esperienza del corpo. Significa poter usare le parole
cosiddette oscene, perché quelle parole fanno naturalmente parte della
coscienza che lo spirito ha del corpo. L'oscenità sussiste solo quando lo
spirito disprezza e teme il corpo, quando il corpo odia lo spirito e gli
resiste.
[...]
Lo spirito ha un'antica e vile paura del corpo e della potenza del corpo.
Dobbiamo liberare e civilizzare lo spirito su questo punto. Il terrore che
il corpo ispira allo spirito ha probabilmente fatto impazzire più uomini che
sia mai possibile contare. L'insania di una grande mente come quella di
Jonathan Swift va, almeno in parte, fatta risalire a questa causa. Nella
poesia alla sua donna, Celia, che ha il forsennato ritornello: «Ma Celia,
Celia, Celia, c..a » (la parola rima con «baca »), vediamo ciò che può
accadere a una grande mente quando si lascia prendere dal panico. Un uomo
del genio di Jonathan Swift non riusciva a vedere quanto si rendesse
ridicolo. Si capisce che Celia c..a! Chi non lo fa? E guai se non lo facesse.
Si rimane senza fiato. E pensare alla povera Celia, giudicata immonda dal
suo «innamorato» per via delle sue funzioni naturali. E mostruoso. E tutto
in conseguenza delle parole tabù, e del non consentire alla coscienza fisica
e sessuale uno sviluppo sufficiente.
In contrasto con il puritano « ssss! zitto! » che produce l'imbecille
sessuale, troviamo il giovane moderno, tutto jazz e pretese intellettuali,
che la sa lunga e non si lascia zittire per nessuna ragione e fa «come gli
pare ». Lungi dal temere il corpo e negarne l'esistenza, i giovani
progrediti vanno all'estremo opposto, e lo trattano come una specie di
giocattolo con cui divertirsi, un giocattolo un po' ripugnante, ma dal quale
si può cavare un certo piacere prima di perderlo. Questi giovani si fanno
beffe dell'importanza del sesso, lo trattano come un cocktail, e se ne
servono per schernire i più vecchi di loro. Questi giovani si stimano
progrediti e superiori.
Un libro come L'amante di Lady Chatterley è oggetto di disprezzo per loro.
Per loro è fin troppo semplice e comune. Le parole ardite non li interessano,
e l'atteggiamento nei confronti dell'amore appare loro fuori moda. Perché
fare tanto chiasso? Prendete l'amore come un cocktail! Questo libro, dicono,
rivela una mentalità da quattordicenne. Ma forse la mentalità d'un
quattordicenne, che conservi un po' di rispetto naturale e di condicevole
timore per le cose del sesso è più sana della mentalità del giovane tipo
cocktail, che non ha rispetto per nulla, la cui mente non ha altro da fare
se non giocare coi giocattoli della vita, dei quali il sesso è tra i più
importanti, e che perde quel po' d'intelligenza che ha nel corso del gioco.
Altro che Eliogabalo!
Così, tra il grigio puritano stantio, sempre sul punto di cadere
nell'indecenza sessuale a tarda età, e i giovani della nuova generazione
tutti jazz ed eleganza, che dicono: « Possiamo fare qualsiasi cosa. Se
possiamo pensare una cosa, possiamo farla », e infine l'individuo incolto e
ignobile e dallo spirito impuro che va alla ricerca dello sconcio, questo
libro ha ben poco spazio per muoversi. Ma a tutti dico la medesima cosa: «
Conservate i vostri pervertimenti, se vi piacciono... il vostro puritanesimo,
la vostra elegante licenziosità, la vostra mente impura. Io difendo il mio
libro e la mia posizione: la vita è sopportabile solo quando lo spirito e il
corpo vivano in armonia, e ci sia tra loro uno stato di naturale equilibrio,
e l'uno abbia il dovuto rispetto naturale per l'altro ».
Ed è ovvio che oggi non c'è equilibrio né armonia. Il corpo, nel migliore
dei casi, è uno strumento della mente, e nel peggiore, un giocattolo. L'uomo
d'affari si mantiene «in efficienza », cioè in buone condizioni fisiche, per
amor degli affari; e il giovane comune, che dedica tanto del suo tempo alla
cura del corpo, lo fa di regola per egotismo cosciente, per narcisismo. La
mente ha tutta una serie d'idee e « sentimenti » stereotipati, e il corpo
viene costretto a tenerle dietro come un cane ammaestrato: a chiedere lo
zucchero, ne abbia voglia o no; a dare la zampa, quando morderebbe con
entusiasmo la mano sulla quale la deve posare. Il corpo degli uomini e delle
donne è oggi né più né meno che un cane ammaestrato. E di nessuno si può dir
questo con altrettanta verità come dei giovani liberi ed emancipati.
Soprattutto i loro corpi sono corpi di cani ammaestrati. E poiché il cane è
ammaestrato a far cose che i cani d'una volta non facevano, quei giovani si
dicono liberi, pieni di vita vera, autentica.
Ma sanno perfettamente di dire una menzogna. Allo stesso modo che l'uomo
d'affari sa di essere, per un verso o per l'altro, sulla falsa strada.
Uomini e donne non sono veri e propri cani: ma ne hanno l'aspetto e si
comportano come lo fossero. In qualche recesso segreto, c e in loro una gran
pena e una scontentezza che li rode. Il corpo, nella sua naturale
spontaneità, è morto o paralizzato. Non vive che la vita secondaria d'un
cane da circo, il quale recita, si esibisce, e poi cade in collasso.
Che vita potrebbe mai avere il corpo, di per sé?
La vita del corpo è la vita delle sensazioni e delle emozioni. Il corpo
prova vera fame, vera sete, vera gioia nel sole e nella neve, vero piacere
nel profumo delle rose o alla vista d'un cespuglio di lillà; vera ira, vero
dolore, vero amore, vera tenerezza, vero calore, vera passione, vero odio,
vero sconforto. Tutte le emozioni appartengono al corpo; la mente non fa che
riconoscerle. Possiamo ricevere le notizie più tristi, e non provarne che
un'eccitazione tutta intellettuale. Poi, ore dopo, forse nel sonno, la
consapevolezza può raggiungere i centri vitali del corpo e il vero dolore
stringerci il cuore in una morsa.
Come sono diversi i sentimenti intellettuali da quelli reali! Al giorno
d'oggi, molti vivono e muoiono senza aver provato sentimenti veri - sebbene,
in apparenza, abbiano avuto una ricca vita emotiva - in quanto hanno dato
segno di forti sentimenti intellettuali. Ma non è che finzione. In magia,
una delle cosiddette immagini « occulte »rappresenta un uomo in piedi, in
apparenza, davanti a un normale specchio da tavolo, che lo riflette dalla
cintola al capo, così che si ha l'uomo dalla testa alla cintola e poi il suo
riflesso alla rovescia, dalla cintola nuovamente alla testa. E qualsiasi
cosa essa stia a significare in magia, l'immagine esprime quello che noi
siamo oggi, individui il cui io emotivo attivo non ha esistenza reale, ma è
tutto riflesso alla rovescia, dalla mente in giù. L'educazione che abbiamo
ricevuto dagl'inizi ci ha insegnato una certa gamma di emozioni, ciò che
dobbiamo sentire e ciò che non dobbiamo sentire, e come sentire i sentimenti
che ci consentiamo di sentire. Tutto il resto non esiste, semplicemente. La
critica comune di qualsiasi buon libro nuovo è: « Naturalmente nessuno ha
mai provato sentimenti di quel genere! ». La gente si concede di provare un
certo numero di sentimenti ben definiti. Così accadde il secolo scorso. Il
sentire soltanto ciò che ci si concede di sentire uccide infine ogni
capacità di sentimento, e nella gamma emotiva più alta non si sente nulla di
nulla. Questo si è verificato nel nostro secolo. Le emozioni più alte sono
assolutamente morte. Ci si trova a doverle contraffare.
E per emozioni più alte noi intendiamo l'amore in tutte le sue
manifestazioni, dal desiderio genuino all'amore tenero, all'amore del
prossimo, e all'amore di Dio: intendiamo amore, gioia, godimento, speranza,
ira autentica e appassionata, intenso sentimento della giustizia e
dell'ingiustizia, verità e menzogna, e vera fede in qualsiasi cosa: poiché
la fede è un'emozione profonda nella quale la mente è connivente. Tutte
queste cose, oggi, sono morte, più o meno. In loro vece abbiamo le
contraffazioni clamorose e sentimentali di ogni emozione del genere.
Non s'è mai vista età più sentimentale, più priva di sentimenti veri, più
esagerata nell'ostentare sentimenti falsi della nostra. Il sentimentalismo e
il sentimento contraffatto sono diventati una sorta di gioco, nel quale
ciascuno cerca di superare il vicino. La radio e il cinematografo sono
unicamente emozione contraffatta da capo a fondo, e così la stampa corrente
e la letteratura. La gente diguazza nell'emozione: emozione contraffatta. Se
ne abbevera: ci vive in mezzo e ne vive. Ne trasuda.
A volte sembra se la passino magnificamente in questo modo. Poi decadono
sempre più. Vanno a rotoli. Si può ingannare se stessi per molto tempo circa
i propri sentimenti. Ma non in eterno. Il corpo stesso reagisce, e alla fine
reagisce spietatamente.
Quanto agli altri, si possono ingannare quasi tutti sempre, e tutti quasi
sempre, ma non tutti sempre, con i falsi sentimenti. Due giovani provano
l'uno per l'altro un amore contraffatto e ingannano se stessi e s'ingannano
reciprocamente nel modo più assoluto. Ma, ahimè, l'amore contraffatto è un
ottimo pasticcino, un pessimo pane. Produce una paurosa indigestione emotiva.
E si finisce con un matrimonio moderno, e un'ancor più moderna separazione.
Il male delle emozioni contraffatte è che nessuno ne trae una vera felicità,
nessuno vi trova una vera soddisfazione, nessuno ne deriva una qualsiasi
pace. Tutti continuano a correre per sfuggire all'emozione contraffatta, che
è in loro più che in qualsiasi altro luogo. Fuggono dai falsi sentimenti di
Pietro ai falsi sentimenti di Adriano, dalle emozioni contraffatte di
Margherita a quelle di Virginia, dal cinematografo alla radio, dalla
spiaggia di Eastbourne a quella di Brighton e, più la cosa cambia, più
rimane la stessa.
Soprattutto l'amore è un sentimento contraffatto, oggi. In esso, soprattutto,
vi diranno i giovani, è l'inganno maggiore. Se lo si prende seriamente,
intendo dire. L'amore va benissimo se lo si prende alla leggera, come un
passatempo. Ma se vi mettete a prenderlo sul serio, farete un capitombolo da
fiaccarvi il collo.
Le ragazze dicono che non ci sono dei veri uomini da amare. E i giovani
dicono che non ci sono vere ragazze di cui innamorarsi. Così, tanto le une
quanto gli altri continuano a innamorarsi d'individui irreali; il che
significa che se non si riesce ad avere sentimenti reali, bisogna averne di
contraffatti: perché qualche sentimento bisogna pur averlo, come quello
dell'innamorarsi. Ci sono ancora alcuni giovani ai quali piacerebbe avere
sentimenti reali, e muoiono dalla voglia di sapere perché non possono averne.
Specialmente in amore.
Ma specialmente in amore non esistono oggi che emozioni contraffatte.
Abbiamo tutti imparato la lezione di diffidare, sul piano emotivo, di tutti,
dai genitori in giù, o in su. Non affidate a nessuno le vostre emozioni
reali, se ne avete; questo è il motto del giorno. Affidate al prossimo il
vostro danaro, ma i vostri sentimenti mai. Il prossimo li pesterebbe
certamente sotto i piedi.
Credo che non ci sia mai stata un'età di maggiore diffidenza tra gli uomini
quale la nostra: sotto una fiducia sociale superficialissima, ma genuina.
Pochissimi tra i miei amici mi ruberebbero il portamonete di tasca o mi
lascerebbero sedere su una sedia dove potessi farmi male. Ma praticamente
tutti i miei amici riderebbero delle mie emozioni reali. Non potrebbero
farne a meno; è lo spirito del secolo. Tale la sorte dell'amore, e tale la
sorte dell'amicizia; perché sia l'uno sia l'altra comportano una
fondamentale simpatia emotiva. Si giunge di conseguenza, senza possibilità
di evasione, all'amore contraffatto.
E sulla base di emozioni contraffatte non ci può essere vera vita sociale.
Il sesso è una cosa nella quale non si può ingannare veramente; ed è il
centro del peggiore inganno fra tutti: dell'inganno emotivo. Una volta che
si giunga al sesso, l'inganno emotivo cade in frantumi. Ma in tutti gli
approcci al sesso, l'inganno emotivo diviene sempre più intenso. Finché si
arriva al dunque. E allora frantumi.
Il sesso batte in breccia l'emozione contraffatta, ed è spietato,
devastatore, nei confronti dell'amore insincero. L'odio tutto particolare
degli individui che non si sono amati, ma hanno fatto mostra di amarsi, e
forse hanno perfino immaginato di amarsi davvero, è tra i fenomeni del
nostro tempo. Il fenomeno, naturalmente, appartiene a tutti i tempi. Ma oggi
è quasi universale. C'è gente la quale s'è amata appassionatamente per anni,
nel più ideale dei modi, quand'ecco, improvvisamente, appare l'odio più
profondo e più intenso. Se non si manifesta negli anni relativamente
giovanili, rimane in agguato fino al momento che la coppia felice si
approssima alla cinquantina, al tempo del grande mutamento sessuale.., e
allora... cataclisma!
Non c'è nulla di più sorprendente. Nulla di più incredibile, nel nostro
tempo, dell'intensità d'odio che uomini e donne provano l'uno per l'altro
una volta che si siano « amati ». Scoppia nei modi più impensati. E quando
si conoscano le persone, si scopre che la cosa è quasi universale. Va dalla
donna di servizio alla padrona, dalla duchessa alla moglie del poliziotto.
Sarebbe intollerabile, se non ci si ricordasse che in tutti, uomini e donne
ugualmente, non si tratta che della reazione organica dell'amore
contraffatto. Ogni amore è contraffatto, oggi. E una cosa stereotipata.
Tutti i giovani sanno perfettamente che cosa dovrebbero sentire e come
dovrebbero comportarsi in amore. E sentono e si comportano senza pecca. Ed è
amore contraffatto. Così che la punizione si abbatterà su di loro
decuplicata. Il sesso, lo stesso organismo sessuale così dell'uomo che della
donna, accumula, dopo che una certa quantità di amore contraffatto gli è
stato gabellato per genuino, un furore mortale, disperato, quand'anche esso
stesso non abbia dato che amore contraffatto. L'elemento dell'amore
contraffatto rende folle, alla fine, o uccide, il sesso, il sesso più
profondo dell'individuo. Ma sarebbe forse più preciso dire che esaspera «
sempre » il sesso intimo, anche se infine lo uccide. C'è sempre un periodo
di furore. E lo strano è che i peggiori colpevoli, in materia di amore
contraffatto, sono quelli che si lasciano prendere dal furore più violento.
Coloro nei quali l'amore è stato un po' sincero sono sempre, per quanto più
ingannati, meno aspri.
Ora la vera tragedia è questa: che nessuno di noi è tutto d'un pezzo, che
nessuno di noi è «tutto» contraffazione o « tutto » amor vero. E in molti
matrimoni, si agita, nel mezzo della contraffazione, una fiammella d'amor
vero, da ambo le parti. La tragedia è che in un'età particolarmente
consapevole della contraffazione, particolarmente sospetta dei surrogati e
degl'inganni in fatto di emozioni, e in particolare dell'emozione sessuale,
il furore e la diffidenza contro l'elemento contraffatto finiscono, nella
maggior parte dei casi, per sopraffare ed estinguere la fiammella genuina
della vera comunione amorosa che avrebbe potuto rendere felici due vite. Di
qui il pericolo d'insistere soltanto sull'emozione contraffatta e
ingannevole, come fa la maggior parte degli scrittori « avanzati ». Per
quanto lo facciano, naturalmente, per controbilanciare l'inganno
infinitamente maggiore degli scrittori « romantici » sentimentali.
Forse sono riuscito a dare un'idea di quale sia la mia opinione circa il
sesso, opinione per la quale son stato così monotonamente vilipeso.
[...]
Tratto da D.H.Lawrence, John Thomas e Lady Jane La seconda stesura di
L'amante di Lady Chatterley, ES, Milano, 1991, trad. di Carlo Izzo
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