Nicolaj Vasil’evic Gogol

  Biografie degli autori





La stupidaggine costituisce in una bella moglie un particolare incanto. Per lo meno, io ho conosciuto molti mariti che vanno pazzi per la stupidaggine della propria moglie, e scorgono i segni dell'innocenza infantile.




NicolaJ Vasil’evic Gogol, (1809-1852) fu un uomo costantemente lacerato tra reale e ideale che non smise mai di fuggire da se stesso. Studente mediocre lascio’ la scuola con risultati scadenti abbandono’ l’Ucraina, sua terra natale, per San Pietroburgo e pubblico’ a sue spese un poema romantico (Hans Kuchelgarten, 1829) che fu accolto con la piu’ totale indifferenza.

Dopo questo insuccesso viaggio’ per l’Europa, grazie ai sussidi inviatigli dalla madre.
Tornato in seguito a Pietroburgo, riuscì finalmente ad acquistare una certa stima negli ambienti letterari e nel 1834 amici influenti del circolo di Puschkin gli procurarono perfino una cattedra in storia all'Università, incarico che, a causa del suo temperamento disordinato e passionale, si risolse in un pieno insuccesso.

Nel 1831 aveva ormai pubblicato due volumi di racconti, dal titolo "Le veglie alla fattoria di Dikanka", a cui era seguito nel 1835 la nuova raccolta "I racconti di Mirgorod". Sempre nel 1835 pubblica "Arabeschi", raccolta di saggi e novelle lunghe e, nel 1836 i racconti "Il naso" e "Il calesse", nonche’ la commedia "Il revisore". Il successo è grande e Gogol può dedicarsi ormai con tutte le forze alla creazione letteraria.

Nel 1836 fa rappresentare "l'Ispettore", satira grottesca e sarcastica del mondo burocratico del tempo di Nicola I, che suscita l'inevitabile, aspra reazione degli ambienti colpiti. Sono le prime, vere amarezze di Gogol in ambito letterario, quelle nelle quali l'artista può concretamente toccare con mano la forza e la potenza emotiva delle sue descrizioni.

Ottenuta una pensione imperiale e il permesso di soggiornare all'estero, Gogol va in Italia, a Roma, dove cerca di allagare la sua conoscenza delle opere d'arte più importanti e dove ha modo di frequentare i circoli culturali più alla moda, sospendendo quasi del tutto i contatti con la patria.

Ma già dal 1835 lo scrittore, elaborando alcuni spunti suggeritegli da Puschkin, andava elaborando un grandioso affresco della Russia del tempo, le "Anime morte" che lo assorbe non poco e che teme possa procurargli altri guai. Per questo motivo, protrae il soggiorno romano fino a miglior data, lavorando alacremente sui manoscritti, senza contare che nel '42 aveva pubblicato un altro celebre racconto, "Il cappotto".

Nel 1842 riappare a Pietroburgo e finalmente pubblica il 9 maggio le "Anime morte". A quella data risale anche la commedia minore "Il matrimonio", mentre qualche anno dopo, nel '46, è la volta delle "Lettere scelte", definite addirittura dai detrattori un'apologia della schiavitù, giudizi che contribuirono a deteriorare definitivamente i rapporti con i suoi connazionali, Gogol, in cerca di pace, sempre più ossessionato da una visione mistica della vita, gira tra Roma, Wiesbaden e Parigi, fino ad approdare a Gerusalemme.

Di ritorno in Russia, continua senza tregua il tormentoso lavoro che lo ha accompagnato in tutti i viaggi - il lavoro di prosecuzione e rifacimento della seconda parte delle "Anime morte" - fino alla notte dei primi del 1852, in cui svegliato il servitore e fattosi accendere il caminetto, piangendo getta il manoscritto nel fuoco. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine in Mosca il 21 febbraio 1852.



I RACCONTI DI PIETROBURGO      LE ANIME MORTE      L'ISPETTORE GENERALE

 


Maestro del realimo
Gogol è al di fuori di ogni corrente letteraria
per la sua capacità di trasformare in aspetti comico mostruosi gli esempi della mediocrità dell'uomo.




Lo scrittore russo Nikolaj Vasil'evič Gogol', tra i principali esponenti del realismo ottocentesco.