Graham Greene

  Biografie degli autori





Ho dovuto osservare i miei personaggi attraversare la stanza, accendere una sigaretta. Ho visto tutto quello che fanno, perfino se non scrivo più. Così mi si sono stancati gli occhi.



Graham Greene (1904-1991), è autore di romanzi (ben 25 oltre a racconti, saggi, recensioni, drammi, libri per bambini) tra i più popolari della narrativa contemporanea, i cui personaggi sono di preferenza anime sradicate, deboli, adulteri, alcolizzati, assassini.

L’uscita di Una pistola in vendita destò l’interesse degli Studios americani, segnando l’inizio del legame tra la produzione dell’autore e l’industria cinematografica.

Spirito irrequieto, Greene fece frequenti viaggi all’estero, soprattutto in America latina, in Africa occidentale, come agente dei servizi segreti britannici, e in Indocina come corrispondente di guerra.

INTERVISTA
Bertinetti: Greene, attuale e incompreso

L’inglese Greene fu anche cristiano cattolico. Quanto ha pesato la conversione religiosa sulla sua scrittura?

La fede cattolica ha esercitato una forte influenza sulla scrittura di Greene, soprattutto per quanto riguarda la creazione di alcuni suoi personaggi; penso al prete ubriacone de Il potere e la gloria, al protagonista de Il nocciolo della questione. In più credo che il suo essere cattolico abbia ingenerato in lui un atteggiamento di grande comprensione nei confronti della debolezza e della fragilità di noi uomini, di noi tutti e, al tempo stesso, di maggiore fiducia – più di quanta avrebbe potuto averne un protestante – nel perdono e nella misericordia divina.

Però lui non amava l’etichetta di “scrittore cattolico”. Diceva che non esistono gli scrittori cattolici ma solo “romanzieri che sono anche cattolici”…

Greene diceva di sé: “I am a writer who happens to be a catholic”. Nella traduzione italiana si perde qualcosa; si tratta di una piccola sfumatura, ma Greene stesso lo fece notare.

A Greene capitò anche di essere un agente dello spionaggio inglese. La cosa non fu priva in conseguenze: quasi tutti i suoi romanzi sono delle spy-story.

È vero, egli fu “istituzionalmente” una spia. Prima a Londra in tempo di guerra, poi in Sierra Leone, a Freetown. Poi di sicuro deve aver mantenuto un rapporto con i servizi segreti inglesi, fino agli ultimi anni della vita. Ne parla nelle sue memorie anche Yvonne, la donna che gli fu compagna negli ultimi trent’anni della sua vita. Era un mestiere che senz’altro affascinava Greene, sin da giovane, e che gli ha fornito elementi utilissimi per la sua invenzione romanzesca, sia nella declinazione più drammatica, penso a romanzi come Il fattore umano, sia in quella tendente verso il comico e il grottesco, come nel caso de Il nostro agente all’Avana.




Graham Greene: Il terzo uomo.