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Adagio, umilmente, esprimere, tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione dell'anima, un'immagine di bellezza che siamo giunti a comprendere: questa è l'arte. Esordì con racconti brevi raccolti in Gente di Dublino (1915), ritratti realistici di ambienti e situazioni della Dublino contemporanea, e con il romanzo autobiografico Ritratto dell'artista giovane (1916). Sviluppò quindi il suo stile personale e la sua originale tecnica di narrazione che caratterizzano la sua produzione maggiore, improntata a un esasperato sperimentalismo attraverso il quale egli ha rivoluzionato la prosa moderna. Nell'Ulisse (1922) la puntuale descrizione della vita e dei pensieri del protagonista lungo l'arco di una giornata, suddivisa in capitoli che rimandano a precise sezioni del poema omerico, è caratterizzata da repentini cambiamenti del registro stilistico e linguistico, e costellata dai più disparati riferimenti letterari e culturali. In La veglia di Finnegan (1939) lo sperimentalismo strutturale e soprattutto verbale si fa ancora più accentuato: le innumerevoli allusioni al mito e alla storia mondiale e personale dell'autore accompagnate dalla mescolanza di più lingue e dalla creazione, per combinazione o incastro, di vocaboli del tutto nuovi, determinano un intricato sovrapporsi di significati e possibili interpretazioni, metafora della complessità dell'esistenza di ogni uomo. Ulisse Mentre stava completando Gente di Dublino Joyce considerò l’ipotesi di aggiungere un altro racconto dal titolo Ulisse su un agente pubblicitario ebreo di nome Leopold Bloom. Inizialmente l’idea venne abbandonata, ma nel 1914 Joyce comincia un romanzo che terminerà nell’ottobre 1921 la cui idea di base rimane la medesima. Dopo tre mesi dedicati alla revisione, il romanzo viene pubblicato il 2 febbraio 1922, giorno del quarantesimo compleanno di Joyce. Joyce trovò delle difficoltà nella pubblicazione. Il romanzo si compone di diciotto capitoli, ognuno dei quali si svolge nell’arco temporale di un’ora, dalle otto di mattina alle due di notte. Ogni capitolo è scritto con uno stile diverso (Joyce utilizzerà anche la tecnica del flusso di coscienza e molte allusioni letterarie) ed è un parallelo con un episodio dell’Odissea (come i personaggi del romanzo sono dei paralleli, parodiati, dei personaggi dell’Odissea), è associato ad uno specifico colore, ad un’arte o una scienza e ad una parte del corpo. Si svolge a Dublino, della quale Joyce riesce a dare un’ affezionata e precisa descrizione toponomastica e topografica, soffermandosi però sullo squallore e sulla monotonia della vita nella capitale irlandese. Questa combinazione tra una scrittura caleidoscopica (molte delle azioni più importanti accadono nella mente dei personaggi) ed un’estrema formalità nella trama rendono il romanzo uno dei maggiori contributi allo sviluppo del modernismo letterario nel ventesimo secolo. Aneddoti e curiosità Un giorno, andandolo a trovare [Joyce], un amico lo avrebbe trovato riverso sullo scrittoio in un atteggiamento di profonda disperazione. «James, cos’è che non va?» avrebbe chiesto l’amico. «È il lavoro?». Joyce avrebbe assentito senza nemmeno sollevare la testa e guardare l’amico. Era naturalmente il lavoro; non lo era sempre? «Quante parole hai scritto oggi?» avrebbe domandato l’amico. E Joyce (sempre in preda alla disperazione, sempre con la faccia posata sulla scrivania): «Sette». «Sette? Ma, James, è ottimo per te!» «Sì» avrebbe risposto Joyce alzando finalmente la testa «Suppongo di sì, ma non so in che ordine vanno!» . ![]() J. JOYCE. Berenice Abbott, Foto di Joyce, 1926. Ulisse Ritratto di un Artista da giovane |
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