Luis Cernuda (1902-1963)

  Biografie degli autori





Uno dei poeti spagnoli più straordinari ed inquietanti del XX secolo.
«All’amore si devono chiedere solo alcuni istanti, che davvero equivalgono a un’eternità».




Figlio d' un generale del Reggimento degli ingegneri (originario di Portorico), Luis Cernuda nasce a Siviglia, città natale della madre. A nove anni comincia a leggere Gustavo Adolfo Béquer; a 14 anni, scrive i primi versi; a 16, i poemi di Perfil del aire. Studente universitario in Legge, frequenta i corsi di letteratura di Pedro Salinas che lo stimolerà a seguire la sua vocazione letteraria e lo inizierà alla lettura di Baudelaire, Mallarmé, Rimbaud, Lautréamont, Reverdy. E di Gide, che gli farà scoprire la propria omosessualità latente («Immagino che Salinas non poteva supporre che Gide mi avrebbe aperto la strada per risolvere, o per conciliarmi, con un mio problema vitale», annoterà il poeta spagnolo). Dopo la laurea (ma non farà mai l' avvocato), Cernuda viene presentato da Salinas a Juan Ramón Jiménez. Pubblicazione dei primi lavori sulla Revista de Occidente. Nel ' 27 esce Perfil del aire, che, a parte una recensione di José Bergamín (tipo: non c' è malaccio, ma vediamo che cosa farà da grande), viene stroncato. Abbandonata, l' anno dopo, Siviglia, Cernuda va a Malaga dove entra a far parte del gruppo della rivista Litoral di Emilio Prados e Manuel Altolaguirre. Quindi va a vivere a Madrid, dove frequenta García Lorca e Vicente Aleixandre. Lavora come commesso in una libreria. Vita da dandy, relazioni omosessuali. In soli tre mesi (aprile-giugno ' 31), scrive Los placeres prohibidos. Cernuda è sempre insoddisfatto. Carattere ribelle, antiborghese, nel ' 33 aderisce al comunismo, collabora a Octubre, la rivista diretta da Rafael Alberti. Quindi traduce Hölderlin: il grande romantico tedesco funziona come un antidoto contro ogni compiacenza surrealista. Cernuda, ormai, è alla ricerca di una voce più personale, più intima, affidata all' espressione diretta delle esperienze di vita (un tratto caratteristico che non lo abbandonerà mai) e, anche, a una certa riscoperta della mitologia classica. Questa, con le sue antiche storie di amori omosessuali, non solo gli offre uno schermo nostalgico, ma gli si presenta come una vera occasione di rinnovamento. Sarà infatti proprio la lettura di Eliot (che, nel ' 900, introduce, a suo modo, la mitologia), a suggerirgli un nuovo sviluppo poetico, rafforzato anche dai viaggi in Inghilterra e in Francia, dove «emigra» dopo esser stato volontario, per alcuni mesi a Valencia, nelle milizie popolari. E dove sosterà a lungo, grazie soprattutto a Salinas che lo aveva aiutato ad entrare nel giro dei lettori di spagnolo all' estero. In Scozia, all' inizio; a Glasgow, Cambridge, Londra dopo, sino al ' 47. Intanto escono altri libri di poesia (Desolazione della Chimera), prosa (Ocnos, Ficción, Tres narraciones, Variaciones sobre tema mexicano), saggistica. Storia del poeta; non solo, ma anche del critico, del drammaturgo; delle sue relazioni con i letterati e i pittori dell' epoca. E, anche, dei suoi ozi, della sua passione per il mare e delle sue relazioni amorose. Infine, lasciata l' Inghilterra per l' America, nel ' 52 Cernuda si trasferisce definitivamente in Messico, presso l' amico Manuel Altolaguirre e la moglie Concha Méndez, nella cui casa finirà i suoi giorni nel ' 63. Era il 5 di novembre. Secondo una testimonianza, il poeta si accasciò, mentre «in piedi, in pigiama, appena uscito dal bagno, si accendeva la pipa». Una vita piuttosto solitaria, la sua, strettamente connessa alla produzione poetica. Indissolubilmente legata alla condizione tragica dell' amore, come ha precisato l' amico Octavio Paz. Un amore che da una parte aspirava «a consumarsi mediante la distruzione dell' oggetto desiderato»; dall' altra, scopriva che l' oggetto era «indistruttibile e insostituibile».

Sombra de mí

Bien sé yo que esta imagen
Fija siempre en la mente
No eres tú, sino sombra
Del amor que en mí existe
Antes que el tiempo acabe.
Mi amor así visible me pareces,
Por mí dotado de esa gracia misma
Que me hace sufrir, llorar, desesperarme
De todo a veces, mientras otras
Me levanta hasta el cielo en nuestra vida,
Sintiendo las dulzuras que se guardan
Sólo a los elegidos tras el mundo.
y aunque conozco eso, luego pienso
Que sin ti, sin el raro
Pretexto que me diste,
Mi amor, que afuera está con su ternura,
Allá dentro de mí hoy seguiría
Dormido todavía y a la espera
De alguien que, a su llamada,
Le hiciera al fin latir gozosamente.
Entonces te doy gracias y te digo:
Para esto vine al mundo, y a esperarte;
Para vivir por ti, como tú vives
Por mí, aunque no lo sepas,
Por este amor tan hondo que te tengo.

Vivir sin estar viviendo (1949)



LA REALTÀ E IL DESIDERIO

 


Il "gruppo 27"



Durante gli anni '20 si trasferisce a Madrid, dove entra in contatto con gli ambienti letterari della città che più tardi saranno conosciuti come la "Generazione del '27".


«Un altro fantasma, carnale, troppo carnale questo sì, ma dissolto in fondo nello spettro sensuale delle sue parole, era Luis Cernuda, un poeta elegante, ricercato, omosessuale, che di tanto in tanto compariva in Messico, dove era sempre accolto dal collega Octavio Paz; i due litigavano perché l’arroganza di Cernuda era sfacciata e quella di Paz ingannevole, ma finivano sempre con il riconciliarsi, grazie al fervore poetico condiviso. Pian piano nasceva il consenso: Luis Cernuda era il più grande poeta spagnolo della sua generazione».

Carlos Fuentes




Generazione
del '27