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Il Futurismo (o
Cubofuturismo) russo ebbe due periodi di sviluppo: tra il 1910 e il 1915,
sotto l’influenza soprattutto di Chlebnikov; tra il 1918 e il 1930, sotto
quella di Majakovskij in particolar modo.
Il
maggior poeta futurista e uno dei maggiori del Novecento russo è Vladimir
Majakovskij. Nato nel 1893 a Bagdadi, in Georgia, Majakovskij si impegna
giovanissimo nei movimenti rivoluzionari. Nel 1912, entrato a contatto con i
cubofuturisti, firma il manifesto «Schiaffo al gusto corrente», mettendosi
presto in risalto. Seguono anni di laborioso apprendistato letterario,
vissuti con l’entusiasmo delle serate futuriste, delle redazioni di giornali
d’avanguardia, dell’attesa di uno scoppio rivoluzionario. L’esperienza della
guerra inorridisce il poeta. Dopo vari lavori teatrali e poetici (tra cui La
nuvola in calzoni, 1915), pubblica Il flauto di vertebre (1916).
Allo
scoppio della rivoluzione si impegna in prima linea per «consegnare tutta la
letteratura a tutto il popolo»: la creazione di un’arte nuova,
autenticamente liberata dalle convenzioni borghesi e disponibile alla nuova
società proletaria, è al centro della sua ricerca, tanto teorica e creativa
quanto organizzativa.
Accanto ai numerosi impegni ufficiali s’incarica di
realizzare le «finestre» (manifesti di propaganda), componendone oltre
tremila tra il 1919 e il 1923. Nel 1920 esce anonimo il poema 150.000.000,
dedicato alla rivoluzione socialista. Nel 1922 compone il poemetto Io amo e
mette insieme due antologie della propria opera poetica, dedicandosi quindi
a vari viaggi all’estero (tocca fra l’altro Berlino e Parigi).
Nel 1923
diviene direttore dell’importante rivista «LEF» (espressione del Fronte di
sinistra delle arti), che raduna i maggiori scrittori futuristi
rivoluzionari, battendosi per un più diretto impegno degli scrittori nei
processi politici e sociali in corso. Negli anni seguenti, Majakovskij si
dedica a una frenetica attività di scrittore, agitatore, pubblicitario,
sempre in nome del binomio poesia/rivoluzione, viaggiando in lungo e in
largo per l’Unione Sovietica e recandosi spesso all’estero (nel 1925 compie
un viaggio in America).
La morte di Lenin (1924) lo spinge a una intensa
riflessione sul processo rivoluzionario e sulla sua guida più autorevole,
affidata a un poemetto (Lenin, pubblicato nel 1925 dopo essere stato letto
in innumerevoli assemblee operaie). Una ricostruzione dei fatti
rivoluzionari è anche il poema Bene! (1927), che accoglie d’altra parte
anche significative testimonianze individuali.
L’evoluzione del regime
sovietico dopo la morte di Lenin procede verso una burocratizzazione e un
irrigidimento dogmatico che dispiacciono al poeta, accusato sempre più
spesso di oscurità e di distacco dai bisogni proletari della nazione.
Majakovskij reagisce con la satira di due opere teatrali (La cimice e Il
bagno, rappresentate nel 1929 e nel 1930), accolte freddamente dalla
critica.
Nel marzo 1930 si tiene una mostra dedicata ai Vent’anni di lavoro
del poeta, che alterna manifestazioni di combattività a momenti di
ripiegamento e di delusione. Ha realizzato l’introduzione di un nuovo poema
di temi civili allorché si uccide sparandosi al cuore il 14 aprile 1930.
L’allargamento esercitato da Majakovskij nei temi e nel lessico della poesia
rispondono nel modo più rigoroso e complesso al programma del Futurismo
russo. All’astrazione metafisica della tradizione simbolistica e al
ripiegamento folclorico dei poeti-contadini, Majakovskij contrappone una
poesia che scende nelle piazze, assume i bisogni delle masse proletarie e la
vita squallida delle periferie industriali, senza però alcun cedimento
veristico.
Il realismo majakovskiano è rivolto all’offensiva, all’azione,
alla lotta, non alla rappresentazione. La massa anonima dei nuovi sconfinati
ceti proletari assume nell’opera di Majakovskij una posizione di soggetto,
per la prima volta nella storia.
Il Futurismo
E
la stessa promozione coinvolge gli oggetti, sia quelli antichi e comuni,
sia, con più evidenza, quelli nuovi e imprevedibili. Perfino i temi
personali, come l’amore, si configurano in termini concreti e carnali, come
esperienze umane comuni. L’appoggio generoso e disinteressato alla
rivoluzione allarga la tensione sperimentale della scrittura majakovskiana,
imponendole campi inediti di azione (dalla propaganda al confronto con le
masse rivoluzionarie). Majakovskij evita in ogni caso di trasformare la
propria attività in amplificazione declamatoria della verità di partito,
ritenendosi piuttosto investito di una funzione di verifica umile ma
specifica, fondata sulla libertà di analisi e di critica.

POEMA DI LENIN
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Scrittura visiva

Rumori
Navy-Love 1920
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