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"Io pensai: come è misero
l'uomo! Che cosa vuole?... Il cielo è puro e quaggiù c'è posto per tutti;
pure senza motivo e senza necessità solitario egli vive di odio. Perché?"
Il
3 ottobre 1814 nasce a Mosca Michail Jurevic Lermontov, grandissimo
scrittore e poeta russo, militare di carriera. Nonostante la brevità della
sua vita Lermontov ha esercitato un grande influsso sulla cultura russa ed
europea del Romanticismo.
Di famiglia nobile dalle origini scozzesi, Lermontov si appassiona alla
letteratura da giovanissimo e pubblica i suoi primi versi nel 1829. Dopo
alcuni anni all'università entra come allievo ufficiale nella scuola di
Cavalleria.
Nominato ufficiale nel 1834, trascorre la sua vita tra i salotti di
Pietroburgo e le montagne del Caucaso, dove sono ambientati molti dei suoi
lavori. In più occasioni giudicato sovversivo dalle autorità zariste per i
suoi scritti, a causa di un duello con il figlio di un diplomatico viene
inviato ancora una volta nel Caucaso.
Lermontov si batte con valore contro i ribelli ceceni, ma viene ucciso in
duello, in circostanze straordinariamente simili a quelle descritte nel suo
romanzo più celebre Un eroe del nostro tempo (1840). Ha solo 27 anni.
Le opere principali di Lermontov sono venti poemi, fra cui Mcyri
(1829-1830), Il boiaro Orsa, Chadi Abrek(entrambi del 1835), e il grandioso
poema (di cui ci restano molte redazioni) Il Demone (1829 e poi 1833, 1839).
Il compositore Rubinstein lo usò come libretto per l'opera omonima. E ancora:
la ballata Borodinò (in memoria della celebre battaglia vinta contro
Napoleone) e il dramma in rime Il ballo in maschera. Lermontov è un poeta
romantico, ribelle, tragico, metafisico e mistico; osserva attentamente il
mondo interno dei protagonisti (compresi gli spiriti, angeli o demoni che
fossero).
IL SOGNO
Nel Daghestan scosceso bruciava il mezzogiorno,
ed io giacevo inerte dal piombo trapassato:
l'orribile ferita bruciava ancora intorno;
a goccia a goccia il sangue colava inesorato.
Solo giacevo steso nella sabbiosa valle.
Si stringevano le rupi frastagliate e contorte:
il sole divampava sulle loro vette gialle
e su me, chiuso in un sonno tenace come morte.
Sognavo... Nel mio luogo natale, a tarda sera,
ferveva un gran banchetto fra ceri sfavillanti:
giovani donne, cinte da fresca primavera
di fiori, discorrevano di me gaie e festanti.
Ma sola, pensierosa, ignara del rumore
delle altre, una sedeva stretta in silenzio arcano:
in un funereo sogno pareva il giovane cuore
sperduto e trasportato chissà dove, lontano...
Essa un profondo borro del Daghestan sognava,
dove una forma nota giaceva irrigidita:
fumava, nereggiando nel petto, una ferita,
e il sangue a goccia a goccia, seccando al sole, colava. |
SOLITUDINE
Orrendo trarre solitari
di questa vita le catene.
A spartire la gioia ognuno è pronto,
ma nessuno a spartire la tristezza.
Solo qui sono come un re celeste,
costretti in cuore i miei dolori,
e vedo, docili al destino,
come visioni gli anni dileguare;
e tornano essi, con dorato,
ma con lo stesso antico sogno;
e vedo una solinga tomba
che aspetta: a che indugiare sulla terra?
Di ciò nessuno sarà afflitto:
s'allegrerà (ne sono certo)
la gente più della mia morte
che non, già, della mia nascita. |

Michail Lermontov - Il Dèmone
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Un nuovo concetto della personalità nasceva dalle nuove esigenze verso
il mondo, con sentimenti di estremo massimalismo nei confronti di una
società "vuota": i più avanzati poeti degli anni Trenta respinsero la
disciplina formale della scuola di Žukovskij, e svilupparono il lato
emozionale ed espressionista della poesia.

Lermontov, grande autore di bellissime, indimenticabili liriche (come,
per esempio, Esco solo sulla strada), fu uno di loro.
Divenne famoso
con la poesia La morte del poeta, scritta in occasione della morte di
Puskin. Nel 1840 la rivista Memorie patriottiche, pubblicata dal suo
amico Andrej Aleksandrovič Raevskij (1810-1889), rivista fondata nel
1839, riportò un'antologia delle sue poesie, e il romanzo Un eroe del
nostro tempo che divenne subito famoso.
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