Opere/4. Romanzi e racconti 1960-1969
Dopo vari tentativi, alcuni iniziati in vita dell'autore e nessuno portato
a conclusione, sembra finalmente avviata quella che dovrebbe costituire la
raccolta completa di uno dei maggiori scrittori italiani del '900,
Moravia. La sua opera omnia: termine diventato desueto non tanto per la
sua eccessiva accademicità quanto perché la produzione di ben pochi autori
dell'ultimo secolo lo meriterebbe. Il fatto è che nessun altro dei nostri
altri grandi, da d'Annunzio in poi, ha scritto tanto, per un periodo così
lungo (più di sessant'anni, dal 1927 al 1990) e con tale costanza. Non
Pasolini o Calvino, che ebbero vite più brevi, e non Montale o Gadda,
longevi ma meno continui. Il piano di questa nuova edizione delle Opere
moraviane prevede 14 volumi di circa duemila pagine ciascuno, ben sei dei
quali di romanzi e racconti: giustamente Gianni Turchetta nella sua ottima
introduzione a questo quarto volume parla di un caso, rarissimo in Italia,
di "narratore naturale", instancabile fabbricatore di intrecci. Il
persistente favore del pubblico testimonia tale qualità: con la data dello
scorso anno sono in commercio dodici libri di Moravia a fronte di cinque
di Gadda, uno di Calvino e uno di Pasolini. Qui vengono proposti i due
romanzi che segnarono l'inizio della seconda stagione della sua narrativa,
La noia, del 1960, e L'attenzione, di cinque anni successivo, accompagnati
dai numerosi racconti composti allora (in gran parte confluiti ne L'automa
e in Una cosa è una cosa). Era il periodo in cui Moravia, e non solo lui,
puntò con maggiore coerenza al romanzo-saggio: da qui la preferenza per la
prima persona, che gli consentiva lunghe riflessioni argomentate e prese
di posizione; da qui la scelta di un linguaggio diretto e uniforme,
lontano da ogni letterarietà e attento invece ai gerghi dei media e della
tecnologia; da qui la metanarratività, esplicita nell'Attenzione nel
racconto che il protagonista fa del suo romanzo fallito e del progetto di
un nuovo romanzo, autentico perché consapevole della propria inautenticità
e perché rassegnato a esprimere la sola banalità del quotidiano. La
conquista della realtà esterna, accettata per quello che è, senza più
l'ambizione di intervenire su di essa attraverso l'azione ma neppure di
decifrarla, era già stato il programma della Noia, fin dal titolo una
ripresa degli Indifferenti e un superamento di quell'impasse esistenziale.
Ma non si pensi che per questo i due testi siano aridi o
intellettualistici: i critici potranno trovare in essi riferimenti a
Wittgenstein, Sartre, Auerbach, ma i lettori vi troveranno storie
avvincenti, personaggi complessi e vivi, sentimenti provati e mai
analizzati con tale acutezza. Moravia fu un intellettuale poco originale e
poco profondo, certamente non all'altezza di Pasolini o di Calvino; ma fu
uno straordinario affabulatore. Questa edizione dei Classici Bompiani è
un'occasione per riscoprirlo, e non solo attraverso i suoi libri più noti.
I volumi sono molto eleganti nella loro rilegatura bianca con
sopraccoperta blu, pagine sottili ma non trasparenti (come a volte quelle
dei Meridiani), piacevoli da tenere in mano. I testi sono sempre offerti
in prima edizione. Nel caso di questo quarto volume a quelli della Noia e
dell'Attenzione fanno seguito gli abbozzi e le prime stesure restate
manoscritte. |