La nascita dell'Impero d'Oriente si deve, di fatto, far risalire alla
partizione dell'Impero tra due imperatori, voluta da Diocleziano, il
maggiore statista, anzi l'unico veramente grande, che l'Impero Romano
abbia avuto dopo Augusto, il quale salì al trono nel 284. Anche se, in
realtà, l'illirico Diocleziano non aveva certo inteso, almeno secondo
diritto, smembrare l'unico impero di Roma, esso tuttavia, nel fatto,
cominciava a vivere una duplice esistenza dal momento stesso in cui
Diocleziano stabilì, - associandosi al trono Massimiano, cui assegnava
l'Occidente -, che ognuno dei due imperatori avesse il governo assoluto di
una delle due parti dell'impero stesso. Secondo diritto, dunque, l'Impero
Romano restava uno; e quando, nel 476, con Ia deposizione ingloriosa di
Remolo Augustolo, l'ultima provincia di Occidente conservatasi libera,
l'Italia, divenne come le altre un regno germanico, l'Impero d'Oriente fu
l'unico a potersi chiamare - e tale si chiamerà, infatti, sino alla sua
caduta per opera dei Turchi Osmanli nel 1453 - legalmente Romano.
Significativo è il fatto che lo sciro Odoacre non volle, nell'assumere il
potere regio sull'Italia, attribuirsi anche le insegne imperiali, ma le
inviò all'imperatore d'Oriente Zenone, il quale le accettò, riconoscendo
il fatto compiuto e concedendo a Odoacre il titolo di patrizio
dell'Impero: e tali insegne restarono possesso geloso di Bisanzio nei
secoli. Quanto al titolo di patrizio, dato a Odoacre, esso era onorifico,
certo, ma costituiva pur anche il segno di un vassallaggio, sebbene
soltanto simbolico.
Si ricordi, al riguardo, ancora, che lo stesso Costantino aveva assegnato
alla città da lui scelta come capitale e da lui ricostruita sull'antica
Bisanzio, allorché l'aveva inaugurata nel 330 consacrandola alla Tyche e a
Dio (con accostamento significativo al massimo), il nome di Nuova Roma
(Néa Rome): e tale nome restò quello ufficiale di Bisanzio, così come
Romaioi si considerarono, e chiamarono sempre se stessi, gli stessi
Bizantini.
Come è chiaro, tutti codesti elementi - e di fatto e di diritto —
confluiscono poi a determinare il primo grosso problema che incontra già
all'inizio lo studioso di cose bizantine: il problema della
Periodisierung, cioè dell'asse-data di nascita all'Impero Romano d'Oriente
e la divisione in periodi della sua storia. Ma è problema, questo, che per
la sua complessità merita una trattazione particolare.
La Periodiesierung
II problema della datazione dell'inizio della storia bizantina non è
soltanto un problema di mera accettazione di una data piuttosto che di
un'altra, ma, come tutti i problemi siffatti che s'impongono agli storici,
vuole esprimere mediante la data il riconoscimento di uno stato di fatto e
di diritto, per cui si chiude un dato periodo storico, con determinate
caratteristiche di civiltà, di cultura, di vita sociale nell'ambito di
precisi confini geografici, e se ne apre un altro con ben differenziati
caratteri rispetto al dato geografico, al dato di cultura, politico, di
civiltà, e così via. Ognuno vede che nella realtà storica, per
l'evoluzione e la lenta trasformazione dei caratteri soprattutto
spirituali, le date sono pur sempre una convenzione. Più che mai appaiono
tali, allorché si tratti di sceglierne una che indichi l'inizio della
storia e civiltà bizantina. Anche per essa, come assai spesso accade, il
dato di fatto e la data (o le date) non bene coincidono. Se si scelga
infatti il 330, data della fondazione, da parte di Costantino, di Bisanzio
come nuova capitale dell'impero, facilmente si può suscitare l'obiezione
che non solo regnante Teodosio, ma fino alla morte di Teodosio nel 395, la
storia dell'impero d'Oriente non può distinguersi da quella dell'impero
d'Occidente, che anzi vi resta strettamente connessa ed
implicata. Inoltre, lo stesso Teodosio riuscì ancora, sia pure per
l'ultima volta, a riunificare l'impero. E' però anche vero che Costantino
può ben considerarsi, d'altra parte, il primo degli imperatori d'Oriente:
non soltanto perché la sua capitale fu Bisanzio, e perché, pur essendo
divenuto signore e dell'Oriente e dello Occidente, dopo aver travolto
l'ordinamento di Diocleziano, egli mostrò di preferire sempre
all'Occidente l'Oriente ed in Italia ed a Roma non volle più tornare
nell'ultimo decennio della sua vita e del suo impero, ma perché fu egli il
primo che cercò di accordare i concetti giuridici romani con le norme del
Cristianesimo e con la sua etica; perché i suoi rapporti coi Cristiani
furono la chiave della sua politica; perché con lui ha inizio uno dei
caratteri più distintivi dell'impero d'Oriente, almeno di fatto, il
cosiddetto cesaropapismo. Come faranno poi indistintamente tutti gli
imperatori d'Oriente, Costantino «tendeva di contìnuo ad ingerirsi di
questioni interne non solo di organizzazione, ma dogmatiche e teologiche
del Cristianesimo... Il suo zelo per l'unità e fortuna del Cristianesimo,
di cui egli si considerava episcopos (sia pure esterno), lo portava
non solo ad intervenire contro gli eretici ed i miscredenti ma a
perseguitare i filosofi neoplatonici o Porfiriani». Egli fu il
primo, inoltre, che considerò il Cristianesimo, in pari tempo, come
strumento di dominio e di unificazione spirituale dei sudditi. Di
fatto poi, tale prassi «cesaropapista» fu, invece, deleteria per la
auspicata unità, perché favorì - pur contro le intenzioni sue e dei suoi
successori, - che anche essi tesero, come lui, all'unità religiosa,
proprio mentre prendevano parte più o meno attiva, ai dissidi religiosi ed
a lotte antieresiarche - non solo la supremazia delle zone orientali su
quelle occidentali dell'Impero, ma anche la scissione dei Cristiani in due
gruppi diversi d'indole e di tendenze; uno orientale, seguace di Ario,
fedele ai vescovi, a loro volta devoti alla volontà dei signori di
Bisanzio ; ed uno occidentale, retto dai Pontefici cattolici. Questi
ultimi non rinunciarono mai non solo al primato religioso — già affermato
nella lettera di Clemente Romano ai Corinzi, ammesso da Aureliano nella
controversia con Paolo di Samosata e proclamato solennemente nel Concilio
di Nicea del 525 —, ma neppure alla loro indipendenza
dall'imperatore, nelle questioni dogmatiche. Come si vede la storia già
prendeva due strade diverse.
Riassumendo; Costantino, fondando in Bisanzio una nuova capitale e
trasportando il centro dell'Impero da Occidente in Oriente preparò il
distacco dell'Impero dalla tradizione romana ed italica. Egli fu il primo
imperatore cristiano, riconobbe il Cristianesimo quale religione dello
Stato, fece della Chiesa una funzione dello Stato; e caratteristica
precipua della civiltà bizantina, di fronte all'antichità ed al medioevo
occidentale, è appunto il Cristianesimo ortodosso, che considerava
l'imperatore capo della Chiesa.
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La data più tarda, invece, posta dagli studiosi come inizio dell'era
bizantina, coincide con l'ascesa al trono di Giustiniano nel 527: con lui
si entra, infatti, nella pretta età bizantina; invero tutti i caratteri di
essa, chiaramente differenziati, sono riconoscibili nell'età giustinianea.
Il Pasquali ha bene osservato che è Giustiniano, il quale nel 529 chiude
le scuole ateniesi dei filosofi e stabilisce, così, non solo che la sola
scienza riconosciuta dallo Stato è quella cristiana, ma anche che
la scienza non cristiana non può essere tollerata. «Questo avvenimento —
rileva lo studioso - segna davvero un rivolgimento di tempi; è quindi
singolarmente atto a segnare e ad essere considerato un confine tra due
età. Giustiniano codifica tutto il diritto romano precedente ai suoi
tempi; ma quest'opera grandiosa chiude un periodo, e le leggi di tutti gli
imperatori seguenti sono in greco. Fino al successore di Giustiniano,
Giustino II, suo nipote, gli imperatori erano sempre stati romani o
barbari romanizzati; dopo, da Tiberio II, sono greci o orientali
grecizzati. Infine il regno di Giustiniano è l'ultimo che si estenda su
tutto il bacino del Mediterraneo: dopo di lui si restringe sempre più
all'Oriente».
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La data della morte di Teodosio (il 395) è, invece, un quid medium
tra le due sopra indicate : pure, fino a tutto il secolo scorso, era la
data universalmente accettata. Con Teodosio, infatti, scompariva l'ultimo
unificatore dell'Impero Romano e perfezionatore dell'opera di Costantino.
Egli aveva - come scrive il Pareti - definitivamente sradicato il
paganesimo ed era riuscito a creare un momentaneo equilibrio tra le
parti dell'Impero, riportandovi l'ordine e consolidandovi, rispettosa
della Chiesa, l'autorità imperiale. Alla sua morte aveva lasciato eredi
dell'impero i suoi due figli: Arcadio dell'Oriente ed Onorio
dell'Occidente; la sua morte, quindi, tornava a dividere, ma questa volta
definitivamente, l'Impero. E', questo, il fatto di diritto, per cui - per
lungo tempo — la data di inizio dell'Impero bizantino fu
incontrovertibilmente quella della morte di Teodosio: in effetti, però,
l'età precedente e susseguente a Teodosio resta un'età di transizione:
durante il secolo IV e per buona parte del V, infatti, la cultura e la
civiltà sono ancora classiche; la letteratura, accanto alla produzione
cristiana, ha ancora una rigogliosa fioritura pagana; la poesia si basa
ancora sul nodello ritmico classico, quindi è ancora quantitativa. La
lingua dello Stato è la latina e lo Stato è ancora puramente romano.
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Tale data, dunque, mentre è troppo tarda per indicare lo inizio di una
trasformazione che già Costantino aveva promossa, ponendone tutti i
presupposti, è d'altro canto troppo arretrata per coincidere con
l'avvenuta maturazione dei caratteri distintivi della civiltà bizantina,
quali li cogliamo nella loro pienezza.
E' per questi motivi che lo stesso restauratore degli studi di
Filologia Bizantina, Carlo Krumbacher, non seppe decidere tra le due date
del 330 e del 527, pur escludendo senz’altro la data teodosiana. Così,
mentre nella sua grande opera sulla Storia della Letteratura bizantina
egli si attenne alla data dell'ascesa al trono di Giustiniano, in una
posteriore e breve trattazione divulgativa cominciò invece da Costantino,
non senza avvertire che il periodo da Costantino a Giustiniano è periodo
di transizione. Tuttavia, sia che ad esso si voglia dare il nome di
«protobizantino», sia che si voglia senz'altro dirlo bizantino, è chiaro
che da esso non si può prescindere se ci si voglia render conto
storicamente dell'origine della storia e civiltà bizantina. |