Arte bizantina

Il complesso di manifestazioni artistiche della civiltà nata dalla fusione tra Stato romano e cristianesimo nell'Impero d'Oriente (secc. IV-XV), in seguito alla divisione dell'Impero romano imposta dalla necessità di difendere le frontiere e dalla decadenza economica e culturale della penisola italica. I suoi caratteri fondamentali furono determinati dalle regioni in cui sorse e fiorì, ma soprattutto dal fatto che fu sempre legata all'ispirazione cristiana della Chiesa da un lato e al controllo della corte imperiale dall'altro.

L'architettura delle origini
A partire dal 330 (anno in cui Costantino elevò Bisanzio al grado di capitale) la città, ribattezzata Costantinopoli , si arricchì di edifici pubblici di proporzioni colossali, opera di artigiani convocati da ogni parte dell'impero. Al principio del sec. V, sotto Teodosio II, furono costruite le mura, insieme col palazzo imperiale, e si delinearono due tipi principali di chiesa.

La basilica e il martyrion
La basilica, ampiamente diffusa, come a Costantinopoli, in Asia Minore e in Grecia, è a struttura ipostila , normalmente a tre navate (splendido esempio a Costantinopoli è S. Giovanni in Studio, ca 463), raramente a cinque (S. Demetrio a Salonicco, sec. V, rimaneggiato nel VII). Il martyrion (nato dal culto dei martiri di cui si venerava il sepolcro) è invece a pianta centrale, cruciforme o a raggiera: del primo tipo è il martyrion di S. Babila ad Antiochia; del secondo tipo (esemplificato dalla Panaghia nello Stoà di Adriano ad Atene) si ha un esempio anche in Italia, nella chiesa di S. Lorenzo a Milano.

L'età di Giustiniano
Col regno di Giustiniano (527-65) cominciò la prima età d'oro dell'architettura bizantina, con lo sviluppo nell'architettura ecclesiastica della struttura a volta, che venne progressivamente sostituendo la primitiva struttura ipostila. Monumento estremamente significativo di questo periodo è S. Sofia di Costantinopoli (532-37). Nel sec. VI anche in edifici italiani si rispecchiano i tipi bizantini: a Ravenna, S. Apollinare in Classe è una basilica a tre navate, mentre S. Vitale ha struttura accentrata ottagonale con nicchie semicircolari. In epoca giustinianea comparve anche l'iconostasi (così chiamato in seguito perché adorno di icone), muro divisorio che separava il luogo in cui si svolgeva il culto dalla navata , elemento tipico della successiva architettura bizantina.

La prima scultura
Nelle prime opere scultoree bizantine, specialmente sarcofagi , la tradizione romana è ancora evidente. Si allontana dallo stile classico la base dell'obelisco di Teodosio, nell'ippodromo di Costantinopoli (sec. IV). Di qualità eccezionale sono le sculture dell'arco rinvenuto nella chiesa di S. Maria Panachrantos, a Costantinopoli. La scultura ornamentale è ben conosciuta nelle sue caratteristiche attraverso i bei capitelli del sec. VI, con decorazioni figurate (Museo archeologico di Istanbul), i pulvini delle chiese di S. Vitale a Ravenna, dei SS. Sergio e Bacco e di S. Sofia a Costantinopoli, e le transenne a traforo, per esempio quella di S. Vitale (sec. VI, Museo di S. Vitale), opere in cui vediamo usati con maestria il bassorilievo, l'intaglio e il traforo.

Pittura e mosaico fino al sec. VII
Il particolare carattere dell'arte bizantina è meglio afferrabile, più che in ogni altra manifestazione artistica, nella pittura, e soprattutto nel mosaico . Nel periodo che va dal sec. V al VII i principali cicli musivi si trovano a Salonicco e a Ravenna. Di opere costantinopolitane è giunto a noi solo il frammento di mosaico proveniente dal peristilio del grande palazzo imperiale (probabilmente del tempo di Giustiniano). A Salonicco , nei mosaici della chiesa di S. Giorgio (fine sec. IV) le figure austere e statiche indicano il nuovo gusto astrattizzante. I mosaici di Ravenna sono da considerarsi di una scuola indipendente, legata alla tradizione paleocristiana italica (per esempio i mosaici del mausoleo di Galla Placidia), benché parte dei mosaici di S. Apollinare Nuovo e soprattutto i mosaici di S. Vitale rivelino l'influsso della scuola di Costantinopoli con rielaborazioni locali. Gli affreschi della chiesetta di Castelseprio (secc. VII-VIII), invece, furono verosimilmente opera di artisti greci di passaggio. Tra le miniature di codici sono notevolissime quelle del Dioscoride di Iuliana Anicia (sec. VI, Vienna, Österreichische Nationalbibliothek), vivaci e sciolte, certamente eseguite in una bottega della capitale.

L'iconoclastìa
Nelle lotte che travagliarono la Chiesa e l'Impero d'Oriente durante i secc. VIII e IX, l'imperatore Leone III Isaurico ordinò la distruzione di tutte le immagini sacre (726). Nel 787 fu convocato un concilio, a Nicea, che deliberò la liceità del culto delle immagini; tuttavia nell'815 l'imperatore Leone V Armeno riprese la lotta che durò fino all'843, quando l'imperatrice Teodora accettò finalmente i decreti conciliari. Nel periodo dell'iconoclastìa l'arte della corte escluse la rappresentazione della divinità sotto forme umane, sostituendola con simboli (soprattutto la croce) e dando grande sviluppo a motivi decorativi desunti dall'arte islamica. La figura umana era invece ammessa nell'arte profana, tesa soprattutto all'esaltazione del potere imperiale. Bisogna inoltre ricordare, come conseguenza delle persecuzioni del periodo iconoclasta, l'afflusso di monaci bizantini in Occidente, con il conseguente diffondersi dell'arte bizantina in Europa (Roma fu uno dei centri più importanti di questa diaspora artistica).

L'architettura del periodo iconoclasta
Di questo periodo non rimane molto nel campo dell'architettura: permane ancora la struttura basilicale (complesso di Binbir Kilise e chiese rupestri della Cappadocia, secc. VII-X), ma viene ora realizzandosi pienamente il nuovo tipo della chiesa "a croce iscritta" (o croce greca), che rappresenta la fusione tra i due schemi sostanziali della basilica e del martyrion, fusione avvenuta in fasi successive, testimoniate per esempio (sec. VIII) dalla cattedrale di Salonicco e dalla chiesa di S. Irene a Costantinopoli, oltre che da altre basiliche con cupole in Cilicia, a Filippi e a Efeso. La Nea Ekklesia di Basilio I a Costantinopoli presenta infine la caratteristica disposizione a croce centrale con cinque cupole: una grande nel mezzo e quattro piccole a ogni braccio della croce. Questo schema ebbe un'enorme fortuna, diffondendosi in tutto il territorio greco continentale, nelle isole dell'Egeo e a Cipro. Un esempio canonico è la Panaghia Calcéon a Salonicco (1028), mentre varianti tipiche presentano le chiese conventuali (Monte Áthos, Meteore), con terminazione absidale triloba, e quelle a due piani di Mistras .

Scultura e pittura dopo l'iconoclastìa
A cominciare dal periodo iconoclasta, la scultura a tutto tondo sembra essere stata trascurata a favore del mosaico. Sono abbastanza numerosi i rilievi della Vergine orante, tra cui raffinatissimo quello rinvenuto nel palazzo Mangana di Costantinopoli (sec. XI, Museo archeologico di Istanbul). Nella pittura l'arte della corte costantinopolitana, cui era venuta meno la tradizione iconografica, dovette rivolgersi all'arte popolare orientale, il cui influsso è visibile nelle figure statiche e severamente allineate. Si stabilirono anche i temi da rappresentare e la loro collocazione sulle pareti della chiesa: nella cupola è raffigurato di solito il Cristo Pantocratore, mentre la Vergine e il Bambino vengono rappresentati in maestà nell'abside principale, gli apostoli e i patriarchi nelle volte.

L'architettura dal sec. IX al XV
Dal sec. IX in poi gli edifici furono piuttosto modesti, né la "rinascenza macedone" (secc. X-XI) portò a veri mutamenti degli schemi architettonici. Dal sec. XI al XV l'architettura bizantina si avviò verso il declino: in edifici in genere di piccole dimensioni gli elementi ornamentali presero il sopravvento su quelli strutturali, svuotandoli di significato: si veda per esempio la cappella funeraria della Pammakaristos (ca 1300) a Costantinopoli, o la chiesa dei SS. Apostoli a Salonicco (1312-15). Zone di particolare diffusione della tarda architettura bizantina furono, nella regione balcanica, la Serbia e la Macedonia (importanti complessi conventuali di Studenica, sec. XII, e Gra¡anica, sec. XIV), mentre più tardo fu l'influsso in Romania, dove le forme tradizionali assunsero progressivamente caratteri di maggiore autonomia (vale l'esempio delle chiese moldave edificate nei secc. XV e XVI), come del resto risultati del tutto singolari produsse l'apporto bizantino nell'area russa.

Pittura e scultura dopo il secolo IX
A S. Sofia di Costantinopoli esistono diversi mosaici del periodo dal sec. IX al XIV, tuttavia le testimonianze più importanti si trovano in Grecia: al sec. XI appartengono i cicli di mosaici di Hosios Lucas nella Focide (principio del secolo), quelli di Nea Moni a Chio (1042-56) e quelli della chiesa di Dafni, vicino ad Atene (seconda metà del secolo). All'epoca dei Paleologhi (secc. XIII-XV) appartiene la maggior parte delle icone portatili dipinte e a mosaico. Tra i manoscritti miniati, di cui ci sono giunti magnifici esemplari dei secc. IX-XI, figura il famoso codice di S. Gregorio Nazianzeno (880-86, Parigi, Bibliotèque nationale). Durante il sec. XIII, e più ancora nel XIV, il mosaico declinò rapidamente e fu sostituito in tutto il mondo bizantino dagli affreschi . La supremazia artistica di Costantinopoli e della Grecia andò declinando e le più notevoli opere di pittura vennero eseguite soprattutto in Macedonia e Serbia. Nella scultura assistiamo al lento decadere dell'esecuzione, sempre meno accurata: nel XIV sec. il rilievo è appiattito e i disegni stilizzati appaiono privi di vitalità.

Gli avori
Il gruppo principale dei più antichi avori bizantini (secc. IV-VI) è costituito dai dittici consolari, imperiali e cristiani. Importanti sono anche le pissidi e i reliquiari. Nelle opere di questo periodo gli studiosi hanno distinto diverse scuole: le italiane (Roma e Milano), in cui prevale uno stile di gusto classicheggiante, esemplificato in modo eccellente nella lipsanoteca del Museo civico di Brescia (350-70); Alessandria, cui si attribuisce uno stile pittorico e narrativo; infine Antiochia, il cui stile sfrutta all'estremo le possibilità espressive di quello alessandrino. Dopo l'iconoclastìa l'arte dell'avorio conobbe una nuova epoca di splendore. Troviamo ritratti di imperatori, oppure soggetti religiosi, spesso riuniti in trittici, e numerosi cofanetti. Non mancano le statuette a tutto tondo (Madonna del Victoria and Albert Museum di Londra). Il grande periodo della scultura bizantina in avorio si può considerare concluso con la fine del sec. XII e l'inizio del sec. XIII.

L'oreficeria
Gli oggetti preziosi del periodo dell'arte bizantina anteriore all'iconoclastìa sono in grandissima parte scomparsi. L'argenteria superstite dei secc. VI e VII (soprattutto di uso ecclesiastico) è di stile classicheggiante, come le patene ritrovate a Kerynia (Cipro). La tecnica predominante sembra essere lo smalto, benché nello splendido calice di Antiochia (sec. VI, New York, Metropolitan Museum) venga usato con maestria il traforo. Intorno al Mille, distaccandosi dalle forme naturalistiche, la decorazione si avvalse soprattutto del colore (sontuosi calici d'oro e pietre dure del tesoro di S. Marco a Venezia). Gli argenti sbalzati bizantini vennero ampiamente imitati in Italia (pala di Cividale del Friuli, in cui i modelli bizantini sono rinvigoriti da nuove capacità creative). La massima espressione dell'oreficeria bizantina è la pala d'oro di S. Marco. Nel periodo più tardo assunse grande importanza la filigrana , in forme spesso classicheggianti: magnifico esempio ne è la cornice dell'icona di S. Atanasio al Monte Áthos (ca sec. XIII). Nel corso del sec. XIII ebbe inizio anche per l'oreficeria un lento declino.

Le stoffe
Le stoffe più antiche furono rinvenute in Egitto e quindi vennero conservate nei tesori delle chiese, utilizzate per avvolgere le reliquie. I motivi usati per la decorazione delle prime sete bizantine appartenevano ancora al repertorio romano, ma ben presto (forse al principio del sec. VII) comparvero motivi orientali e soprattutto sassanidi, come i grifoni alati. L'influsso dello stile orientale è visibile anche nelle stoffe di epoca posteriore, delle quali un magnifico esemplare di tessuto in seta decorato con elefanti (sec. X) è stato conservato nella tomba di Carlo Magno ad Aquisgrana. Per due secoli ancora (dal XIII al XV), nei conventi continuarono a essere eseguiti pregevoli ricami.