Fin dai
tempi dell'imperatore Costantino i luoghi nei quali Gesù Cristo nacque
e visse, erano diventati meta di pellegrini numerosi che, partendo da
regioni distanti, giungevano lì per sciogliere un voto o adorare il
sepolcro di Cristo. Il pellegrinaggio in Terra Santo era nel Medioevo
una pratica pia, spesso imposta dalla Chiesa come espiazione di grandi
peccati o raccomandato come impresa di grande valore. Nei secoli sia i
Bizantini e sia gli Arabi accettavano benevolmente i pellegrini perché
vedevano nel loro afflusso una fonte di guadagno e di sviluppo dei
commerci.
Ma a partire dal secolo XI le condizioni politiche cambiarono
per l'invasione dei Turchi nell'oriente arabo.
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Queste popolazioni di stirpe
mongola erano ancora culturalmente arretrate. Vivevano nel Turchestan
e stendevano le loro propaggini occidentali fino agli Urali e al
Caucaso. Venuti a contatto con gli Arabi nei pressi del lago di Aral
si erano convertiti all'Islamismo, ed essendo poveri, erano penetrati
alla spicciolata in mezzo ai paesi arabi in cerca di fortuna.
Fortissimi e coraggiosi erano molto ricercati come guardie del corpo e
truppe scelte specialmente dai califfi di Bagdad che portavano molti
di loro alla propria corte. Poi avvenne qualcosa di simile a quanto
avvenuto ai romani con i mercenari barbari: i Turchi, divennero
numerosi nell'esercito e arbitri del destino degli stati arabi nei
quali servivano. I loro parenti rimasti nei paesi d'origine, attratti
dalla fortuna dei propri consanguinei presso gli arabi, cominciarono
ad emigrare in massa verso l'ovest, guidati dalla famiglia di Selgiuk
( da cui il nome di Turchi Selgiuchidi). Attraversarono la Persia,
penetrarono nella Mesopotamia e sconvolsero l'antico califfato di
Bagdad nel 1055. Da qui procedettero verso il Mediterraneo e
conquistarono la Siria e la Palestina, regioni allora sottomesse agli
arabi dell'Egitto.
Le avanguardie turche,
procedendo poi verso nordovest, sconfisse l'impero d'oriente che
manteneva ancora l'Asia Minore e parte dell'Armenia e della Siria. Il
momento era molto difficile per i Bizantini: Bulgari e Serbi
occupavano le regioni migliori della penisola balcanica; i Normanni
facevano continue incursioni sulle coste dell'Epiro; dall'Armenia e
dalla Siria veniva un'alluvione di fuggitivi di fronte all'invasione
turca, spogliati d'ogni bene e sconvolti dal terrore. D'altra parte
non era possibile attendersi aiuti dall'Occidente perché proprio in
quegli anni imperversavano le controversie dogmatiche che si erano
risolte nello scisma definitivo della chiesa greca dalla chiesa latina.
La freddezza delle
relazioni fra il papa e l'imperatore d'Oriente aveva impedito che le
invocazioni d'aiuto, giunte a Roma da Costantinopoli, potessero
trovare una sollecita accoglienza presso ì pontefici, ì quali sì
trovavano proprio allora nel periodo più acuto della lotta delle
investiture. Contro gl'invasori marciò allora, con le sole sue forze,
l'imperatore Romano IV Diogene, ma nella battaglia di Manzikert (1071)
fu sconfitto e fatto prigioniero. Tutta l'Asia Minore, la Siria
settentrionale e l'Armenia caddero allora in mano dei Turchi :
rimasero nelle mani dei Bizantini solamente alcune zone costiere,
difese dalla flotta greca.
2. La prima Crociata
(1096-1099)
a) Pietro l'Eremita.
Gravi
lamentele giunsero in Europa coi pellegrini sfuggiti alle angherie dei
Turchi, e suscitarono una reazione fra i popoli, ai quali pareva
indegno che i Luoghi Santi dovessero essere in possesso dei nemici
della religione cristiana. L'idea quindi di una spedizione liberatrice
cominciò a farsi strada fra i popoli dell'Occidente per la vivace
parola di un noto predicatore, Pietro d'Amiens, detto l'Eremita, che,
reduce di laggiù, dipingeva a tetri colori le violenze degl'infedeli,
eccitando bellicosi entusiasmi. I papi, i quali già da anni
vagheggiavano una simile impresa, non rimasero indifferenti di fronte
ad una propaganda, che poteva recare un vantaggio notevole alla
cristianità con l'acquisto della Terra Santa. Infatti in una grande
adunata di signori italiani a Piacenza e in un concilio a Clermont
papa Urbano II parlò così efficacemente in favore della Crociata, che
feudatari e uomini del popolo, al grido di (( Dio lo vuole! )),
giurarono di partire per, la Terra Santa, e fregiandosi il petto con
la croce si dichiararono Crociati, pronti a dare la vita per la
liberazione del sepolcro di Cristo (1095).
Un'ondata di entusiasmo
religioso pervase i popoli di Francia, Italia, Inghilterra : era un
accorrere da ogni parte di feudatari, cavalieri, artigiani, contadini,
i quali altro non chiedevano che di partire, altro non volevano che
combattere contro gl'infedeli. Divenne ben presto impossibile
arrestare i più impazienti : guerrieri, monaci, popolani, donne,
bambini, sotto la guida di Pietro l'Eremita e di un oscuro cavaliere,
Gualtieri Senzaveri, si avviarono attraverso l'Europa centrale e la
Balcania, saccheggiando ogni cosa per provvedersi di viveri, finche,
decimati dagli Ungheri e dai Bulgari, accolti con diffidenza dai
Bizantini, furono quasi del tutto massacrati dai Turchi nell'Asia
Minore. Era la follia!
b) La prima Crociata e la
conquista di Gerusalemme (1096-1099).
Ben
più seria preparazione ebbe la vera Crociata, composta in gran parte
di feudatari, valvassori e cavalieri, gente abituata alla guerra,
provvista di viveri e sussidiata dal papa e da tutta la cristianità:
vi erano Goffredo di Buglione, conte della bassa Lorena, col fratello
Baldovino; Raimondo, conte di, Tolosa, Ugo di Vermandois, fratello del
re di Francia, Roberto di Normandia, figlio del re d'Inghilterra, i
normanni Boemondo di Taranto, figlio di Roberto il Guiscardo, e il
nipote Tancredi, il vescovo Ademaro di Puy, legato pontificio, e
molti altri Francesi, Inglesi, Normanni, Italiani; pochi i Tedeschi,
poiché l'Impero si trovava allora in piena lotta col Papato. Mancando
quindi il capo naturale, l'imperatore, la spedizione non ebbe quel
coordinamento di forze e di intenti che sarebbe stato così necessario
: ciascuno dei grandi feudatari agiva da se, conduceva seco i suoi e
secondava gli altri solo quando gli pareva conveniente. I Crociati,
per vie diverse, chi per terra, chi per mare, si concentrarono a
Costantinopoli, e di là passarono in Asia Minore; quanti fossero non
si sa : probabilmente poche decine di migliaia tra fanti e cavalieri.
Per quanto l'imperatore
d'Oriente Alessio I Comneno (1081-1118) avesse invocato l'aiuto
dell'Occidente e si fosse messo in rapporti con lo stesso pontefice
Urbano II, la Crociata non ebbe affatto l'aspetto di un'impresa
militare in aiuto dei Bizantini. I Crociati, che partivano al grido di
— Dio lo vuole! —, sapevano solamente di rappresentare i diritti della
cristianità contro gl'infedeli, e se erano risoluti a conquistare la
Terra Santa, non pensavano certo di doverla poi restituire
all'imperatore d'Oriente, che, secoli addietro, non aveva saputo
difenderla dall'invasione musulmana.
Perciò i Bizantini videro
con una certa diffidenza queste turbe di Franchi (così chiamavano i
Crociati) rovesciarsi sulla Tracia per passare il Bosforo e
conquistare terre, che un tempo erano state soggette a Bisanzio e
sulle quali l'Impero intendeva di far valere i propri diritti nel caso
di una riconquista. L'imperatore Alessio Comneno, concedendo le navi
per il passaggio, pretese dai Franchi il giuramento di vassallaggio,
alla maniera d'Occidente, per tutte le conquiste future. Tra
Bizantini e Crociati nacque allora una rivalità, che per poco non
scoppiò poi in una guerra quando, presa dopo lungo assedio Nicea
(1097), i Crociati si videro dai Greci interdetta l'entrata nella
città, su cui i legati imperiali avevano fatto innalzare le insegne di
Bisanzio.
Calmate con doni le
proteste, l'imperatore Alessio lasciò 'ormai che i Crociati
riprendessero da soli l'avanzata. Questi infatti, addentratisi nel
Sultanato d'Iconio, a Dorilea sconfissero i Turchi in battaglia
campale, traversarono il Tauro ed entrarono nella Siria, mentre
Baldovino, fratello di Goffredo, staccatosi dal grosso dell'esercito,
espugnava la lontana città di Edessa, facendone una contea per se.
Antiochia, presa dai Crociati, divenne un principato di Boemondo di
Taranto, mentre Raimondo di Tolosa, avviatosi a conquistare la zona
costiera, poneva le basi della futura contea di Tripoli di Soria. Malgrado
le opposizioni dei Bizantini, che non potevano rassegnarsi all'idea di
lasciare nelle mani dei Franchi città così importanti e specialmente
Antiochia, i Crociati, ridotti ormai di numero, proseguirono la marcia
verso Gerusalemme. La città, assediata per parecchi mesi, nel luglio
del 1099, dopo un furioso assalto, cadde nelle mani dei Crociati.
Goffredo di Buglione, a cui fu offerto il titolo di re di Gerusalemme,
volle per modestia esser chiamato solamente difensore del Santo
Sepolcro, e tale egli rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1100,
mentre i suoi successori ebbero il titolo di re.
La
processione prima dell'attacco
Dal 7 giugno 1099 le truppe cristiane della prima
crociata sono impegnate nell'assedio di Gerusalemme, per strappare
ai musulmani il controllo dei uno dei luoghi sacri più importanti
per la cristianità. Ma la lunga marcia dei crociati attraverso
territori ostili e la mancanza di rifornimenti di acqua e viveri
nella zona di Gerusalemme rendono la vita degli assalitori ancora
più penosa di quella degli assediati. Già diversi assalti erano
stati respinti dai ben organizzati difensori, e nonostante i
rinforzi di truppe genovesi sopraggiunti, la situazione del morale
comincia a diventare preoccupante. Un prete di nome Pietro
Desiderio dichiara di aver avuto una visione: se i crociati
avessero digiunato per tre giorni e poi marciato a piedi nudi
intorno alla città, questa sarebbe caduta entro nove giorni. L'8
luglio, stremati dall'ulteriore digiuno i crociati organizzano la
processione, marciando intorno alla città mentre i religiosi
intonano dei salmi, e i difensori di Gerusalemme li scherniscono.
Incredibilmente la profezia si avvera, e il 15 luglio 1099 i
crociati prendono Gerusalemme, e massacrano tutti gli abitanti.
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c) Gli Stati Crociati: i
Templari e i Cavalieri di S. Giovanni.
La
prima Crociata si concludeva così con la formazione di diversi Stati
Crociati, di cui i più importanti erano il Regno di Gerusalemme, il
Principato di Antiochia, la Contea di Tripoli, la Contea di Edessa;
essi furono subito ordinati secondo il sistema feudale, come appare
dalle « Assise di Gerusalemme », il vecchio codice delle leggi
crociate. Fu questo il maggior tentativo fatto dagli occidentali per
trapiantare in Oriente i loro metodi di vita politica e sociale; esso
però riuscì solamente a scavare un abisso sempre più profondo fra i
conquistatori, baroni e cavalieri nella maggior parte, e le
popolazioni conquistate, incapaci di comprendere e di vivere la vita
feudale dell'Occidente. Perciò i Crociati rimasero piuttosto accampati
che stabiliti nella Terra Santa.
Questi Stati ebbero
dunque una vita effimera, tanto più che per-dettero assai presto i
loro difensori, perché in gran parte i Crociati, a impresa finita, se
ne tornarono a casa. Per difendere Gerusalemme con milizie stabili, si
pensò allora alla creazione degli Ordini cavallereschi, specie di
Ordini religiosi, in cui i monaci-cavalieri, oltre ai voti monastici
di castità, povertà e ubbidienza, ne giuravano un quarto, quello cioè di difendere
i Luoghi Santi contro gl'infedeli. Sorsero così i Cavalieri di S.
Giovanni (detti anche Ospitalieri), i Teutonici e i Templari
: essi
fondarono i loro monasteri-caserme a Gerusalemme e nei principali
centri degli Stati Crociati, ebbero un rigido ordinamento sotto le
dipendenze del Gran Maestro che li reggeva come abate e come capo
militare, possedettero molti beni, costruirono ospizi per i
pellegrini, e si prodigarono generosamente nelle lotte contro i
Turchi. Ma i nuovi difensori, per quanto valorosi, erano troppo pochi,
e non poterono impedire che gli Stati cristiani della Palestina
vivessero in ansia continua di fronte ad un nemico, che era solamente
respinto, ma non distrutto.
3. Le repubbliche marinare italiane e i mercati del Levante.
Le repubbliche marinare
italiane videro subito nelle Crociate una occasione bellissima per
sviluppare il loro commercio nel Levante, e per tentare di prendersi
il monopolio delle ricche spezierie. Mandarono adunque navi e uomini;
cercarono però di trarre dalle Crociate i più larghi vantaggi,
vendendo a caro prezzo il loro aiuto.
a) Genova.
All'appello di papa
Urbano II i Genovesi armarono dodici navi, con le quali portarono
aiuto a Boemondo di Taranto nella conquista di Antiochia, ottenendone
in compenso un trattato assai favorevole, per il quale essi
ricevettero in possesso trenta case, una chiesa e una fonte nel cuore
della città, con pieno diritto di trafficare sotto la protezione del
principe e con l'esenzione assoluta da tutte le tasse, sia in
Antiochia che nel suo territorio (1o98). Qualche anno dopo si
procurarono analoghi privilegi nel Regno di Gerusalemme, ed ebbero
colonie a Giaf fa, a San Giovanni d'Acri e nella stessa capitale.
b) Pisa.
I Pisani si mossero un po'
più tardi, quando seppero che i Crociati assediavano Gerusalemme, e
sebbene con le loro 120 navi arrivassero a impresa compiuta, poterono
largamente fruire della vittoria, ottenendo che il loro vescovo
Daiberto divenisse patriarca di Gerusalemme e avesse in feudo un
quartiere nel porto di Giaffa; più tardi cercarono di stabilirsi
anch'essi ad Antiochia, a Tripoli, a Laodicea, ottenendo privilegi ed
esenzioni.
c) Venezia.
I Veneziani erano troppo
interessati nel commercio col Levante per non seguire subito
l'esempio delle altre repubbliche marinare italiane. Nel 1100 con 200
navi vennero nelle acque della Palestina, carpirono laute concessioni,
si stanziarono ad Antiochia, Ascalona, Gerusalemme, Acri; più tardi
presero Tiro, e ottennero il privilegio di poter fondare una loro
colonia in ciascuna delle città, che i Crociati avessero eventualmente
conquistate.
d) Le colonie italiane e il
commercio col Levante.
Queste colonie veneziane,
genovesi e pisane che si vennero formando in Levante dopo le Crociate,
non avevano lo scopo di sfollare la madre-patria, né di popolare
regioni disabitate, né di difendere territori di conquista; esse erano
semplici basi per il commercio, e si componevano generalmente, non di
una intera città, ma di un solo quartiere, racchiudendo alcune case,
un fondaco per le merci, un luogo di raduno, una chiesa, un mulino,
una fonte, un bagno, qualche volta alcuni appezzamenti di terreno
coltivabile fuori della città, e, se si trattava di un centro di mare,
qualche banchina o edificio al porto. E lì, entro la breve cerchia di
questa concessione, si parlava il dialetto della madre-patria, si
viveva nelle tradizioni dello Stato di origine, si trafficava coi
metodi italiani, mentre col prosperare della colonia aumentavano le
famiglie residenti, e si sentiva il bisogno di un magistrato locale,
detto balivo, più spesso console, che, mandato dalla madrepatria,
rappresentava di fronte al governo locale i coloni e ne tutelava i
privilegi. Appena fondata e ordinata, la colonia cominciava a
funzionare, attraendo a sé i prodotti dell'Oriente, quelli stessi cioè
che avevano fatta la ricchezza dei Fenici, dei Greci, dei Bizantini e
degli Arabi. I profumi, come il muschio, la canfora, l'incenso; le
spezie, come il pepe, la noce moscata, il garofano; le sete della
Cina e del Giappone, le pietre preziose, le materie coloranti, le
pelli, gli avori dell'India si ammassavano nei fondachi italiani,
donde le navi portavano tutto in Europa.
Naturalmente tale
traffico con l'andar del tempo non potè limitarsi ai soli porti
cristiani, da Alessandretta a Giaffa: troppo connessi erano questi
centri con quelli importantissimi dell'Egitto e degli altri paesi
arabo-turchi, ai quali affluivano pure i prodotti dell'Oriente. I
mercanti italiani, veneziani soprattutto, iniziarono un buon giro
d'affari coi Turchi, impiantandosi ad Alessandria, che era sempre un
gran porto per il commercio d'Oriente; di lì passarono al Cairo, a
Damietta e nei centri più vitali, dove a poco a poco, tra l'alternarsi
delle vicende liete e tristi della politica, riuscirono ad ottenere
fondachi, quartieri e privilegi sul tipo di quelli che avevano avuto
in Siria e in Palestina.
4. La seconda
Crociata (1147-1149) ; la caduta di Gerusalemme (1187) ; la terza
Crociata (1189-1192).
a) Debolezza degli Stati
Crociati. Alla morte di Goffredo di Buglione (1100 era stato eletto
re di Gerusalemme suo fratello Baldovino I, già conte di Edessa, il
quale può dirsi il vero fondatore e ordinatore del regno. Tuttavia né
Baldovino I né i suoi successori poterono mai conquistare un vasto
territorio e sottomettere Damasco, che era il più grande centro della
Siria e dominava le vie per la Mesopotamia e l'Egitto: il Regno di
Gerusalemme rimase sempre piccolo, debole; lo stesso dicasi degli
altri Stati, continuamente trepidanti sotto la minaccia di un ritorno
offensivo dei Turchi. Dalla Terra Santa giungevano perciò in
Occidente continue invocazioni di aiuto. Rispose quasi sempre il
Papato, il quale però non riuscì mai a collegare tutti i principi
cristiani in uno sforzo grandioso, che assicurasse definitivamente
alla cristianità la preziosa conquista. Le altre sette Crociate, che
dopo la prima furono bandite dai papi, si risolvettero spesso in
disastri.
b) La seconda Crociata
(1147-1149).
Nel 1144 il sultano di
Mossul s'impadronì di Edessa, abbattendo così il più forte baluardo
degli Stati cristiani nella Siria. Un appello disperato giunse allora
in Europa da Gerusalemme; lo raccolse il grande monaco
Bernardo di
Chiaravalle, il quale indusse Luigi VII, re di Francia, e l'imperatore
Corrado III a prendere la croce. Partirono prima i Tedeschi nel 1147,
ma furono quasi tutti massacrati e dispersi nell'Asia Minore; né sorte
più lieta ebbero i Francesi, sconfitti alle porte della Siria; i due
sovrani tentarono con le forze superstiti di attaccare Damasco, ma non
riuscirono; onde, stanchi dei disagi e logorati dalle discordie,
abbandonarono l'impresa. Questa fu la seconda Crociata.
Intanto, di fronte al
nemico, gli Stati Crociati, lungi dal fondersi e dal rafforzarsi,
venivano indebolendosi con le contese dinastiche, cosicché il sultano
d'Egitto, Saladino, nel 1187, sconfitti i cristiani, poté
riconquistare Gerusalemme. Il re Guido di Lusignano, il Gran Maestro
dei Templari e moltissimi cavalieri del regno caddero nelle mani del
barbaro vincitore.
c) La terza Crociata
(1189-1192).
La caduta della città
santa produsse in Europa enorme impressione, onde i papi riuscirono ad
organizzare la terza Crociata, a cui presero parte l'imperatore
Federico Barbarossa, il re di Francia Filippo Augusto e il sovrano
d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone. Dal tempo della prima Crociata
mai tanto entusiasmo religioso era corso per l'Europa, né così grande
esercito era passato in Oriente. Vinte le opposizioni e le insidie dei
Greci, l'imperatore passò in Asia, prese Iconio, varcò il Tauro e già
stava alle porte della Siria, quando improvvisamente annegava nel
fiume Salef in Cilicia (1190). L'esercito suo allora, parte si sbandò,
parte si con-giunse coi re di Francia e d'Inghilterra, che stavano
all'assedio di San Giovanni d'Acri : la città, bloccata dalle flotte
dei Genovesi e dei Pisani, fu presa; ma, essendo sorte tra i Crociati
insanabili discordie, i Francesi e i Tedeschi abbandonarono l'impresa,
lasciando solo Riccardo Cuor di Leone. Questi fece prodigi di valore,
ma non poté conquistare Gerusalemme e firmò una tregua coi Turchi.
Guido di Lusignano, che aveva potuto sfuggire alla prigionia di
Saladino, ebbe da Riccardo il possesso dell'isola di Cipro, da lui
sottratta ai Greci. Così Guido si disse re di Cipro e di Gerusalemme.
5. La quarta Crociata
(1202-1204) : la conquista di Costantinopoli (1204) ; le ultime
Crociate.
a) La quarta Crociata
(1202-1204): l'Impero Latino d'Oriente.
Se
i vantaggi politici e religiosi delle tre prime Crociate furono assai
scarsi, enormi invece divennero. i guadagni delle repubbliche
marinare italiane, le quali seppero trasformare quelle imprese in una
vera e propria occupazione commerciale del Levante. È naturale quindi
che all'avido sguardo dei mercanti genovesi, pisani e veneziani anche
l'Impero Bizantino si presentasse come un territorio di
sempre maggior valore
economico, poiché, posto così fra l'Occidente e l'Oriente, quello
Stato era il ponte di passaggio fra l'Italia e le regioni asiatiche. I
Veneziani da molto tempo cercavano di impadronirsi dell'Impero;
mancando però di truppe sufficienti, forse non sarebbero riusciti
nell'impresa, se l'astuto loro doge, Enrico Dandolo, non avesse saputo
sfruttare, a tutto vantaggio di Venezia, la quarta Crociata, che il
pontefice Innocenzo III aveva bandita fino dal 1198.
Nel 1202 molti cavalieri
crociati, fra i quali primeggiavano Baldovino, conte di Fiandra,
Tebaldo, conte della Champagne e Bonifacio, marchese del Monferrato,
erano venuti coi loro soldati a Venezia per passare in Oriente; ma non
avendo il danaro sufficiente per pagare il viaggio, accolsero
l'invito del doge Enrico Dandolo, il quale propose loro di aiutare
l'esercito veneziano all'assedio di Zara, che si era ribellata. Il
papa si oppose, ma i Crociati andarono ugualmente a Zara e
l'espugnarono. Mentre erano all'assedio, ecco apparire il principe
Alessio, figlio dell'imperatore di Costantinopoli Isacco l'Angelo, con
la notizia che il proprio padre era stato deposto dal trono, e con la
preghiera di cooperare alla restaurazione del regno: egli prometteva,
in caso di vittoria, navi e danari per la Crociata e s'impegnava di
promuovere anche l'unione della Chiesa greca con la latina. I Crociati
e i Veneziani, sbrigatisi di Zara, andarono a Costantinopoli e con la
forza rimisero sul trono Isacco. Ma essendo scoppiata una rivoluzione
popolare contro di essi, presero d'assalto la città, la saccheggiarono
orrendamente, rovesciarono l'Impero Greco e inaugurarono l'Impero
Latino d'Oriente, il cui primo sovrano fu Baldovino di Fiandra (1204).
Nella distribuzione delle prede territoriali, mentre i Crociati,
dimentichi ormai di Gerusalemme e dei loro voti, dividevano il paese
in tanti piccoli feudi, Venezia occupò i punti commercialmente più
importanti, raccogliendo nelle sue mani tutti i traffici dell'Impero
paralizzando l'opera dei Genovesi e dei Pisani. In quaranta anni tutte
le isole greche dell'Egeo e dello Ionio divennero veneziane, da Corfù
e da Tenedo, fino a Candia, mentre nei principali porti la repubblica
apriva fondachi e colonie, e in tutti i paesi dell'Impero otteneva
fran chigia assoluta per le merci veneziane. E allora il doge prendeva
i pomposo titolo di signore di una quarta parte dell'Impero di Romania
L'Impero Latino d'Oriente
durò meno di sessanta anni (1204 1261), ma la potenza commerciale di
Venezia toccò allora l'apogeo destando le gelosie della rivale Genova.
b) Le ultime Crociate.
Innocenzo III, deluso del
risultato della quarta Crociata, sùbito si adoperò a prepararne
un'altra; non riuscì però a vederla, essendo morto nel 1216. La quinta
Crociata (1218-1221) Si diresse verso l'Egitto, considerato ormai da
molti come il più facile ponte di passaggio verso la Palestina; occupò
per qualche tempo Damietta, alle foci del Nilo, ma poi si disperse,
essendo venuto meno alle sue promesse l'imperatore Federico II di
Svevia, che avrebbe dovuto dirigerla. Questa partì qualche anno dopo
(1228), mentre era in pieno disaccordo col papa, e nel 1229 ottenne
con un trattato dal sultano d'Egitto la restituzione di Gerusalemme e
di alcune altre città. Benché scomunicato, Federico II si fece
incoronare « re di Gerusalemme » nella chiesa del Santo Sepolcro (sesta
Crociata); ma ritornò subito in Italia per difendere i suoi Stati dal
papa. Il nuovo Regno di Gerusalemme, così costituito, ebbe una durata
effimera.
La settima (1248) e
l'ottava Crociata (1270) ebbero come animatore il piissimo re di
Francia, Luigi IX. Egli nel 1248 sbarcò in Egitto, conquistò Damietta,
ma, fatto prigioniero e riscattato con una forte somma, ritornò in
Francia (settima Crociata). Molti anni dopo, il pio re volle ritentare
l'impresa; per compiacere il fratello Carlo d'Angiò, re di Napoli,
sbarcò a Tunisi, ma là morì di pestilenza (1270). Gli altri Crociati
che erano andati con lui si dispersero, onde anche questa volta i
risultati furono nulli (ottava Crociata).
Intanto una dopo l'altra
cadevano le poche città che in Palestina erano ancora in possesso dei
cristiani; Cesarea, Giaffa, Antiochia, Tripoli furono prese dai
Turchi : ultima fu Tolemaide (San Giovanni d'Acri), espugnata nel
1291. Gli Ordini religiosi cavallereschi perdettero allora lo scopo
per cui erano stati istituiti; i Templari passarono in Europa e furono
soppressi nel secolo XIV; i Teutonici si trasferirono in Germania,
dove combatterono contro gli Slavi; solo i Cavalieri di S. Giovanni
restarono a Cipro, donde passarono a Rodi, la bella isola nostra, in
cui hanno lasciato tanti ricordi del loro dominio e della loro
mirabile ostinazione nella difesa della cristianità contro i Turchi. I
Cavalieri di Rodi si raccolsero più tardi a Malta e vi rimasero fino
al 1799; il loro Ordine esiste anche oggi e porta ìl nome di Sovrano
Ordine Militare di Malta: il loro Gran Maestro risiede a Roma.
6. Conseguenze sociali, economiche e culturali delle Crociate.
Come impresa militare le
Crociate furono dunque un fallimento e non lasciarono grande traccia
nella storia politica dell'Europa e dell'Oriente; ebbero invece
un'influenza vasta e duratura nella vita sociale, economica ed
intellettuale del mondo latino-germanico e specialmente d'Italia.
a) Conseguenze sociali.
Sarebbe
un errore il considerare le Crociate come un fatto esclusivamente
religioso : sotto la parvenza religiosa esse nascondono un fenomeno
sociale, la rivolta al feudalesimo. Si pensi entro quale cerchio di
ferro il feudalesimo aveva chiuso la vita: le popolazioni, asservite
alla terra, erano divenute stazionarie, vivendo per intere generazioni
sempre nello stesso paese, nello stesso fondo, nella stessa casa,
senza muoversi mai, onde avevano finito per identificare la patria col
loro castello, il mondo col loro misero feudo. I pochi che erano
riusciti a fare un viaggio fino a Roma, o avevano pellegrinato fino al
santuario di S. Giacomo di Compostella in Spagna o al Santo Sepolcro
di Gerusalemme, erano ritenuti come uomini di eccezione, consultati
come gente che venisse dal mondo dell'ignoto. E la mentalità paesana
era divenuta piccina piccina come il feudo; ogni iniziativa si
fiaccava contro difficoltà insormontabili; la vita stagnava.
Quand'ecco giungere alle popolazioni, sotto l'aspetto di un appello
religioso, l'invito di rompere i confini feudali, di passare di feudo
in feudo, di nazione in nazione, fino al misterioso Oriente, ricco di
favolose promesse. Il fascino dell'ignoto, il desiderio di avventure,
la speranza di una improvvisa ricchezza si uniscono all'entusiasmo
religioso, e seducono molti, i giovani specialmente, che si lanciano
all'impresa con la ingenuità di fanciulli; i primi partenti vanno
senza meta, cantando inni sacri, come invasati dall'ebbrezza di una
libertà nuova, chiedendo ad ogni svolto di strada se Gerusalemme e in
vista. Il cerchio di ferro feudale si rompe sotto l'impeto dei
partenti e con esso s'infrange il mondo feudale; dei Crociati alcuno
non ritornerà più, avendo trovato altrove una vita di più largo
respiro; altri ritornerà, ma mutato interamente, con l'idea di un
mondo più vasto, con l'aspirazione ad una vita più intensa e più
libera, e ai rimasti narrerà i suoi viaggi, dirà le sue idee: quanto
mondo, quanta vita al di là del breve orizzonte che si vede dalla
torre del castello feudale!
Viste così, come
ribellione al sistema feudale, le Crociate debbono certamente
ritenersi uno dei più decisivi elementi dissolvitori di esso, e nello
stesso tempo una delle maggiori forze destinate a dar vita alla
economia dei tempi nuovi. Dalle Crociate infatti non trasse alcun
vantaggio la nobiltà feudale, che si trastullò ad impiantare laggiù
degli effimeri Stati con l'idea di perpetuare gli errori economici e
politici di un sistema, ormai non più rispondente ai tempi. Chi
profittò delle Crociate fu invece la borghesia, proprio quella che
fino a ieri era stata oppressa e tenutasottomessa dal ferreo regime
feudale, ed ora si arricchiva senza scrupoli e ostentava di fronte ai
signori e ai cavalieri la prosaica ma florida opulenza dei mercanti.
b) Conseguenze economiche.
Le Crociate ebbero una
importantissima conseguenza economica: emanciparono l'Europa dal
monopolio mercantile dei Bizantini e degli Arabi. Questa emancipazione
avvenne però solo per merito delle nostre repubbliche marinare, le
quali seppero conquistare i mercati del Levante. L'Italia divenne
allora il paese più ricco del mondo, l'arbitro fra l'Occidente e
l'Oriente, il dominatore dei più grandi traffici mondiali, che si
svolgevano ancora nel bacino del Mediterraneo.
c) Conseguenze culturali.
Intanto la frequenza dei
viaggi rendeva ai mercanti italiani molto più facili i contatti con
popoli, una volta tanto lontani. Il mare ridiveniva, come ai tempi
dell'Impero Romano, la grande via su cui s'incontravano le civiltà
delle diverse genti. E l'Europa, ancor barbara, non ebbe che a
guadagnare venendo nei luoghi, dove da secoli fiorivano due grandi
civiltà, la bizantina e l'araba, ambedue di tanto superiori a quella
del gramo Occidente. Là dove passava il mercante, andò presto
l'erudito; nelle stesse navi, che portavano in Europa le spezierie
d'Oriente, vennero a noi i codici della letteratura greca, le versioni
arabe di Tolomeo e di Aristotele; negli stessi mercati, in cui si
trattavano gli affari, si accendevano le dispute religiose, le
controversie filosofiche. La lingua greca e l'araba trovarono cultori
ín Occidente; il pensiero orientale apparve a poco a poco in una luce
nuova di seduzione; con l'allargarsi dell'orizzonte geografico e
commerciale si aperse anche un più vasto orizzonte culturale. Appunto
dalle Crociate incominciò quel generale risveglio della cultura, che
in pochi secoli portò l'Italia all'apice della civiltà mondiale. Qui,
nelle Crociate, ha le sue remote origini il nostro Rinascimento.
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