La Vergine d'itria

La Vergine venne chiamata odigitria, che significa guida della via. Da qui il diminuitivo di Itria che l'immagine porta ancora oggi da quando gli venne dato nel 718.
Era particolarmente venerata  dagli "odeghi"cioè i condottieri dell'esercito imperiale, dai quali le venne appunto il soprannome di Odigitria, abbreviato popolarmente in Itria.

Nel 718, mentre la città era assediata dai saraceni, fu portata in processione e proprio dopo questo omaggio del popolo fece un miracolo: 1800 legioni nemiche sprofondarono in mare e Costantinopoli fu salva.

Una icona miracolosa, dunque. Alcuni siciliani, che avevano assistito esterrefatti al prodigio che era avvenuto, la rubarono portandosela in Sicilia, da dove la diffusero in tutti i luoghi di culto da loro curati.

"Odigitria" in greco (odigos) significa "Guida", "Colei che indica la Via". Questa tipologia è particolarmente venerata in Russia: la Madre di Dio si fa guida del popolo cristiano presso il Figlio, che viene indicato con la mano destra.

Secondo la tradizione la Madre di Dio Odigitria è una delle tre icone dipinte dall'evangelista Luca quando la Vergine era ancora in vita, poi portata da Eudosia, moglie dell'imperatore Teodosio il Giovane, dalla Terra Santa al monastero di Odegon (secondo alcuni invece alla chiesa delle Blacherne) a Costantinopoli (V secolo). Da questa prima icona si diffusero poi innumerevoli varianti, che si distinguevano per alcuni particolari iconografici, legati a miracoli e tradizioni locali.

L'icona qui raffigurata è detta "Smolenskaja" in riferimento all'icona miracolosa venerata nella città di Smolensk.

Il tipo iconografico dell'Odigitria  rappresenta sempre una raffigurazione frontale della Madonna, con il Bambino sul braccio sinistro. 

La Vergine indica con il gesto della mano il Figlio, raffigurato nell'atteggiamento di Giudice Misericordioso, infatti il Bambino ha nella mano sinistra un rotolo chiuso (il rotolo della legge), mentre con la destra benedice (in conformità al tipo canonico di Cristo Pantocratore). Le vesti della Madre di Dio sono quelle canoniche: la tunica blu (che si intravede sotto il manto), segno di umanità, e il mando porpora, segno della regalità, una regalità di cui tutti noi, in quanto figli di Dio, siamo rivestiti. Le tre stelle sul manto (sul capo e sulle spalle della Madre) sono un antichissimo simbolo della sua verginità: prima, durante e dopo il parto.

Il volto del Bambino esprime serietà e maturità, propri dell'adulto. Cristo Bambino è quindi raffigurato come Dio-Uomo, i simboli sono evidenti nel gesto della mano e nel nimbo, in cui si profila la croce, segno della Passione. La presenza del divino è segnalata anche dalla ragnatela dell'assist sulle vesti della Vergine e di Gesù: l'oro indica, in quanto è un colore che non esiste in natura, la gloria di Dio.

Le scritte leggibili sul fondo dorato sono le iniziali che contraddistinguono la Madre di Dio, che umilmente indica il Figlio da lei generato, come per sottolineare che è solo l'intermediaria tra il genere umano e Dio.


Acatisto

Inno della letteratura greco-bizantina (secc. IV-VII)

L'inno più importante della liturgia ortodossa. così chiamato perchè cantato in piedi durante i venerdi di quaresima e il nostro sabato di passione: incerta la data e l'attribuzione: secondo alcuni, sarebbe stato composto dal patriarca Sergio durante la liberazione di Costantinopoli dall'assedio degli Avari (agosto 626): secondo altri può essere attribuito ad Apollinare il Giovane. di Laodìcea (IV sec.) o a san Romano il Melode (VI sec.). L'inno diviso dal suo acrostico alfabetico in 24 strofe, a loro volta divisibili in due gruppi di 12. Nel proemio si ringrazia la Madonna per aver liberato la citi dall'assedio: quindi nelle successive 24 strofe, che si chiudono sempre con questo ritornello: "Alleluia! Salve, o sposa illibata". si svolgono due temi. quello dell'annunciazione e quello dell'incarnazione del Verbo. Il meraviglioso componimento poetico pervaso di amore e di gratitudine verso la Theotkos, la Madre di Dio.


 

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