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ORIGINE E SVILUPPO DEL MUSEO E DELLA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
Lo sviluppo di Alessandria, dove dopo la morte di Aristotele
si spostò il centro degli studi scientifici, è uno dei fenomeni più
caratteristici della nuova epoca, scossa dai grandi rivolgimenti
politici legati al nome di Alessandro Magno. E' noto che, alla morte di
lui, Tolomeo Soter riuscì ad impadronirsi con rapida mossa dell'Egitto e
ad instaurarvi solidamente il proprio potere, basato, oltrechè sulla
forza dell'esercito, sopra un'abile ed efficiente amministrazione.
Alessandra fu la capitale del nuovo regno egiziano dei Tolomei.
I lavori di costruzione della città, iniziati nel 332 per ordine dello
stesso Alessandro, proseguirono intensi per vari decenni. La sua
ubicazione fortunatissima, alla confluenza delle due maggiori fonti di
ricchezza dell'epoca — la produzione agricola della fertile valle del
Nilo ed il commercio sempre più intenso con il levante — vi attirò
rapidamente grandi masse di popolazione; numerosi, in particolare, gli
ebrei, che diedero alla cittadinanza un vero carattere cosmopolita (alla
fine del III secolo la popolazione di Alessandria toccherà il mezzo
milione). La corte, formata in prevalenza di elementi greci, seppe con
la ricchezza e lo sfarzo imporre il suo prestigio sulle popolazioni
indigene, e legare a sé con intelligente politica la potente classe
sacerdotale.
Era naturale che un ambiente così vivo e operoso diventasse pure il
centro di attrazione dei migliori artisti, scienziati e tecnici
dell'epoca. Tolomeo I ed i suoi successori favorirono generosamente
questo afflusso di energie intellettuali, sia per elevare il livello
culturale e le capacità produttive del nuovo stato, sia per rafforzarvi
il peso dell'elemento greco.
L'organizzazione della cultura venne affidata al ministro Demetrio di
Falero, scaltrissimo ateniese, già allievo di Teofrasto. Fu lui che
invitò ad Alessindria Stratone di Lampsaco quale educatore dell'erede al
trono, riuscendo poi a staccarlo definitivamente da Atene; anche la
biblioteca del Liceo venne in gran parte trasferita nella capitale
dell'Egitto.
Per legare stabilmente ad Alessandria i numerosi scienziati ivi affluiti,
Demetrio concepì un progetto veramente notevolissimo: concentrare in un
grane istituto — sul tipo del Liceo ma di proporzioni molto maggiori —
tutto il materiale scientifico e bibliografico reperibile nei vari
centri culturali della Grecia e dell'Asia Minore, mettendolo a
disposizione di maestri regolarmente stipendiati. L'attuazione del piano
fu possibile per le imponenti risorse finanziarie del nuovo stato.
Così ebbero origine il Museo e la Biblioteca (« musei » erano chiamati
gli antichi cenacoli filosofico-religiosi dei pitagorici). La fondazione
ufficiale del museo non ebbe luogo però — così almeno sembra accertato
da testimonianze abbastanza sicure — che sotto il regno di Tolomeo II.
Esso fu dotato di comode sale di lettura, sale anatomiche, un
osservatorio astronomico, un giardino zoologico, un orto botanico. La
biblioteca divenne presto ricchissima dei più preziosi volumi, bene
ordinati e conservati, malgrado che ciascuno occupasse un ampio spazio (si
tenga presente che erano grossi rotoli di papiri). Il loro numero superò
rapidamente il mezzo milione.
L'istituzione durò vari secoli, ma la sua vita veramente gloriosa è
limitata a un periodo assai più breve (il III secolo a.C. e la prima
metà del II). Nel 145 a.C. il museo venne fortemente danneggiato durante
un saccheggio della città eseguito come rappresaglia di guerra civile.
Nel 48 a.C., durante la campagna di Giulio Cesare in Egitto, si ebbe un
gravissimo incendio della biblioteca, che comprendeva in quegli anni
settecentomila volumi. I danni subiti furono riparati con difficoltà e
solo parzialmente. Intorno al 30 a.C., allorché si spense la dinastia
dei Tolomei e il governo dell'Egitto fu assunto definitivamente da Roma,
si ebbero frequenti e gravi disordini. Il museo venne chiuso e le
lezioni sospese. Ristabilita la normalità, gli studenti tornarono ad
affluire; ma non fu più possibile far rinascere l'attività scientifica
del passato. Col trascorrere dei secoli mutarono anche gli interessi
degli studiosi alessandrini e i caratteri delle loro indagini.
Verso il 390 d.C. la biblioteca di Alessandria subì una nuova
irreparabile sciagura: la distruzione di gran parte dei suoi volumi ad
opera del vescovo cristiano Teofilo. Infine, nel 641, i maomettani —
conquistato l'Egitto — misero a ferro e fuoco la città, incendiando quel
che era rimasto della gloriosa biblioteca.
A completare il quadro poco sopra tracciato, è opportuno aggiungere che,
all'incirca nella medesima epoca in cui sorse il museo di Alessandria,
fiorirono anche altri centri di cultura: per esempio Rodi e Pergamo.
Essi pure raggiunsero una discreta notorietà, per quanto minore di
quella del museo: ebbero però una durata meno lunga. Si racconta che gli
studiosi di Pergamo, costretti dalla penuria di papiri (l'Egitto infatti
non permetteva più di esportarne), scopersero un nuovo tipo di fogli —
le pergamene — che diventarono in breve tempo il più importante
materiale per la scritturazione dei libri e rimasero tali fino alla
scoperta e diffusione dell'uso della carta.
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