Alienazione
Estraniazione dalla propria identità, da altri individui, dal proprio lavoro o
dalla società. Il termine viene usato con un'ampia gamma di significati,
assumendo talvolta valenze contraddittorie. Gli psichiatri, ad esempio,
considerano l'alienazione un processo autoindotto di neutralizzazione o di
dissociazione dalle emozioni individuali. Alcuni filosofi e sociologi, invece,
ritengono che l'alienazione sia un prodotto tipico della società contemporanea.
Al concetto di alienazione fanno spesso riferimento gli studiosi considerandola
una delle possibili cause di fenomeni come la violenza, la diffusione di
comportamenti devianti, il ricorso all'alcol o alle droghe.
INTERPRETAZIONI DELL'ALIENAZIONE
Per Jean-Jacques Rousseau l'alienazione non rappresenta un fatto negativo o
patologico, anzi, è il fondamento stesso del contratto sociale, lo stato normale
dell'uomo divenuto 'essere sociale'.
Karl Marx elaborò la prima interpretazione sociologica dell'alienazione. Secondo
Marx, nel sistema capitalistico gli individui sono alienati dal lavoro e dalla
formazione economico-sociale che il modo di produzione capitalistico determina.
Nella teoria marxiana, il rimedio a tale degenerazione, propria del capitalismo,
è la soppressione della proprietà privata, il
socialismo.
Alla sociologia si deve un'ulteriore prospettiva di analisi: quella dell'anomia
(o mancanza di norme sociali) elaborata dal sociologo francese
Emile Durkheim.
L'anomia, in tale prospettiva, deriva dalla perdita di solidarietà sociale e dal
venir meno dell'ordine tradizionale della comunità, che danno luogo
all'alienazione.
Pensatori come Søren Kierkegaard,
Martin Heidegger e
Jean-Paul Sartre,
inquadrando l'alienazione in un'ottica filosofica, sostennero che l'autoestraniamento
e la sensazione di immodificabilità del proprio destino sono caratteristiche
tipiche della condizione umana.
Nella teoria psicoanalitica di
Sigmund Freud, l'alienazione è stata definita
come processo di estraniamento da sé causato dalla separazione tra la dimensione
conscia e quella inconscia.
Un'accezione totalmente negativa del concetto di alienazione la troviamo,
infine, nel linguaggio comune degli ultimi decenni, a partire dagli anni
Sessanta, dove l'alienazione è vista come il prodotto della disintegrazione dei
valori culturali tradizionali, provocata dallo sviluppo tecnologico e dal suo
impiego a fini distruttivi, e della manipolazione delle coscienze attraverso
l'uso strumentale della cultura e dei mezzi di comunicazione di massa. Il
rifiuto del sistema sociale capitalistico quale produttore di alienazione fu tra
le cause dello sviluppo dei movimenti di protesta nella seconda metà degli anni
Sessanta.