|
ARCHITETTURA BIZANTINA
L’impero b. (romano d’Oriente), costituitosi
dopo la ripartizione dell’impero nel 395, vide la sua
massima espansione sotto Giustiniano I (527-65) che conquistò
l’Africa del nord, l’Italia e parte della Spagna. Nel VII s, la Siria, la Palestina, l’Egitto e l’Africa del nord
vennero perduti a vantaggio dell’Islam. La lotta iconoclastica
(726-80 e 813-42) spezzò in parte la continuità
dell’evoluzione artistica, ma non di quella arch. Un nuovo
momento di espansione dopo il s VII, a spese degli Arabi,
e degli Slavi e Bulgari nei Balcani, condusse ad un nuovo
apogeo sotto Basilio II (976-1025), cui successe però un
rapido declino, arrestato solo dalla salita al trono della dinastia
dei Commeni nel 1081. L’esaurirsi delle risorse, i
dissensi interni, il coinvolgimento nella politica crociata
dell’Occidente, condussero alla frantumazione dell’impero
all’epoca della IV crociata nel 1204 (fondazione dell’impero
latino di Costantinopoli e degli stati franchi in Grecia).
Ricostituito a partire dall’impero di Nicea nel 1261, Bisanzio
sperimentò un rifiorire di potenza sotto Michele
VIII, ma crollò poi fino all’insignificanza, continuamente
mutilato dalle conquiste serbe, bulgare e turche, divenendo
uno stato tributario dei Turchi prima di essere definitivamente
eliminato dalla conquista turca di Costantinopoli
nel 1453.
L’architettura bizantina deriva direttamente da quella paleocristiana
nella parte orientale dell’impero romano.
Non è possibile delineare una divisione netta fra le due.
Di solito si assume il regno di Giustiniano come culmine
dell’arch. paleocristiana e culla di quella b. Il vigoroso appoggio
imperiale (cfr. «Sugli edifici» di Procopio di Cesarea)
determinò una notevole fioritura arch.; i progetti imperiali
andavano dalle mura cittadine e dagli ed. amministrativi
ai monasteri e alle chiese, con una serie di realizzazioni
che i successivi imperatori dovevano cercare di
emulare.
Gli ed. giustinianei significativi comprendevano quattro
chiese a Costantinopoli:
1. Santi Sergio e Bacco (in.526) a pianta approssimativamente quadrata con nicchie
angolari, entro la quale è inserito un ottagono sostenuto
da pilastri, che regge la cupola ad ombrello, con arcate parallele
alle pareti di collegamento fra i pilastri, esedre al
di sopra delle arcate sulle diagonali, gallerie, un santuario
racchiuso con abside curva all’interno e poligonale
all’esterno, ed un nartece un poco piú stretto;
2. Santa
Irene (in. 532), basilica cupolata con gallerie superiori,
ripetutamente alterata in epoca successiva;
3. Santa Sofia(in. 532), con una cupola compartita poggiante su quattro
pilastri, radicalmente ricostruita d 557, ripresa da due semicupole
ad est e ad ovest, che a loro volta incanalano
diagonalmente la spinta verso due semicupole minori. Ad
est vi si aggiunge un santuario con abside, esteriormente
poligonale, ad ovest un nartece a doppio piano; si oppongono
alla spinta laterale i vasti pilastri, tra i quali e accanto
ai quali zone voltate a crociera, a due livelli, determinano
navate a gallerie che corrono attraverso penetrazioni
tra i pilastri. Un atrio precede il nartece. Variante specialissima
della basilica a volta, Santa Sofia fu la chiesa maggiore
realizzata prima del Rinascimento. Non fu mai emulata
in epoca b., benché gli arch. turchi, e particolarmente
sinan, dovessero riprenderla in numerose variazioni;
4. la
chiesa degli Apostoli (536-46, distr.) cruciforme a cinque
cupole, che probabilmente serví di modello per San Marco
a Venezia; inoltre, ad Efeso,
5. la chiesa di San Giovanni:
cruciforme con gallerie, dotata di un atrio e di un braccio
ovest allungato, voltato mediante due cupole ovali trasverse,
e cupole circolari sulle altre zone; e
6. la chiesa del monastero
di Santa Caterina sul monte Sinai: basilica a tre
navate con arcate, dotata di ampi pastophoria, di un nartece
e di cappelle fiancheggianti le navatelle.
Sono noti
soltanto i nomi degli arch. di Santa Sofia: anthemios di
tralles e isidoros di mileto; Isidoros il giovane sovrintese
al rinnovamento della cupola dopo il 557.
L’epoca giustinianea impiegò dettagli arch. caratteristici:
gli architravi e simili sono adorni di un’ornamentazione
fitomorfica profondamente cesellata, che produce
ombre profonde ed effetti di merletto, ed i capitelli recano
un’ornamentazione simile, verticalmente distaccata dal
fusto interno del capitello stesso, dipinto scuro, dando
l’impressione di uno strato diafano galleggiante sull’oscurità;
questo tipo di capitello venne esportato, già scolpito,
in tutto l’impero: ad es. a Ravenna e nell’Africa del
Nord. I tipi ed. predominanti furono: la semplice basilica,
che incontrò piú tardi minor favore, la basilica coperta a
cupola, la chiesa a croce e cupola, la chiesa ottagonale,
il cubo coperto a cupola, il triconco e il tetraconco, la
sala a cupola, e la combinazione tra basilica e chiesa con
cupola sulla crociera (il cd tipo Mistra).
La basilica 3 si presenta in forme svariate. Si trovano
basiliche a tre navate, con soffitto in legno, ad es. a Resafa
(Sergiupolis, Mesopotamia; Basilica A, prima del 520;
sostegni alternati, lesene addossate ai pilastri, archi
di scarico), Caricin Grad (Justiniana Prima, cattedrale
della metà del s VI), Grado (Sant’Eufemia, 571-586; Santa
Maria, rielaborata nel medesimo periodo, ambedue con lesene
nel cleristory ogni seconda colonna, con una embrionale
suddivisione in campate; Parenzo (Porec´) c 540,
Belovo (fine VI s; sostenuta da pilastri), Sybritos a Creta,
dopo il 674, Sant’Achilleios (sul lago di Prespa, IX, X o XI
s; sostenuta da pilastri), Verria (Metropolis Antica, XI-XII
s), Arta (Santa Theodora, metà xiii s), Mistra (Metropolis,
situazione p 1291), Medzena (Achaia, XIII-XIV s; sostegni
alternati). Piú rara è la basilica con matroneo, ad es. a
Mesembria (Nessebar, Metropolis Antica, VI s; sostegni a
pilastro in ambedue i piani), Aboba (Pliska, residenza
degli imperatori bulgari, d 864; sostegni alternati) e Serres
(Metropolis, xi-xii s). I transetti si riscontrano soltanto
in epoca paleo-b., ad es. a Nikopolis (basilica A; VI s; tripartita, con
nartece ed atrio), a Tropaeum (Romania; VI
s) e Salonicco (San Demetrio, ricostruzione del 629-34
con lievi alterazioni alla pianta del V s; sostegni alternati,
matroneo). Piú comune è la volta a botte, che compare
per la prima volta a Binbir Chilise, osservabile in tutte le
basiliche (dal VI s: Basilica 1 con facciata a doppia torretta,
nel VII s introduzione di pilastri per assumere i carichi,
con conseguenti archi di scarico; Basilica 32 con transetto
ripartito, matroneo e torrette che fiancheggiano il portico);
Sant’Anna a Trapezunte (884-85), Santo Stefano a
Mesembria (Nuova Metropolis, X-XI s), Santi Anargyroi
(X-XI s), Santi Taxiarchoi (XI s) e Santo Stefano (XI-XII s) a
Kastoria, chiesa della Koimesis a Zaraphona (XI-XII s) e
chiesa omonima a Kalambaka (Stagi) nella situazione primitiva,
del XIV s; cosí pure San Nicola a Monastir (1095)
ove soltanto la navata centrale è voltata. Alcune di queste
basiliche voltate si accostano alla forma di un’aula a tre
navate, di cui la centrale leggermente rialzata (ad es. la
chiesa della Koimesis a Zaraphona).
L’associazione fra cupola e basilica, che si ritrova in
epoca paleocristiana, permane in epoca b. Le cupole in
questione poggiavano sempre su pennacchi, un metodo
per effettuare la transizione dai sostegni in quadrato che
si incontra per la prima volta nelle terme ovest di Gerasa(Giordania), del s
II, ripreso all’inizio del V s in alcune
torri delle mura di Costantinopoli. Deriva dall’arch. laica
romana, ed è errato considerarlo un elemento orientale.
Santa Sofia non ebbe successori, e Sant’Irene, nella
forma originale, ne trovò alcuni soltanto nei s VIII o IX. Le
basiliche a cupola del periodo giustinianeo o immediatamente
post-giustinianeo ponevano la cupola su un transetto:
Basilica B a Philippi, poco p 540, con gallerie ed un
transetto contenuto entro le pareti delle navatelle; Santa
Sofia a Sofia, dello scorcio del s VI, con matroneo e un
transetto emergente; probabilmente anche la Basilica 32 a
Binbir Chilise. Una soluzione piú complessa si ritrova in
Nostra Signora delle Cento Porte a Paros, d 550: pilastri
configurati a T all’incrocio oblungo di una basilica a transetto
con navatelle continue sostengono una cupola ovale(inoltre VI sono matronei ed un coro inserito tra la crociera
e l’abside). Lo schema venne modificato in San Titos a
Gortina (Gortyn, Creta, fine VI o VII s): le navatelle non
sono piú continue, i matronei terminano ai transetti, conclusi
ad abside, e si ha un coro triconco. Soltanto nel Periodo
Medio la cupola recuperò il suo posto sul centro della navata
centrale: San Nicola a Myra (VIII s?; navata
centrale pressoché quadrata), Dere Ahsi (Licia, fine IX s).
Nel X s la basilica di San Nikon a Sparta riprende forme
antiche (cupola sul santuario, navate non voltate). Esempi
successivi della basilica a cupola sono Santa Sofija ad
Ocrida (metà XI s; cupola distrutta) e la metropolitana di
Trapezunte (1204-22). Questo tipo ebbe un recupero
nelle chiese latino-bizantine di Cipro. Dalla basilica con
cupola al di sopra della navata centrale deriva un tipo speciale
nel s VIII, consistente nel fatto che gli archi portanti
della cupola sono allargati, venendosi cosí a costituire una
croce greca; poggiano su pilastri estremamente massicci, e
le arcate, che separano la navata centrale da quelle laterali,
sono arretrate agli angoli esterni dei pilastri, cosí che
compare chiaramente, nella navata centrale, lo spazio cupolato
a forma di croce (Santa Sofia a Salonicco, c 720;
chiesa della Koimesis a Nikaia, in. VIII s; San Clemente ad
Ancara, IX s, chiesa Akataleptos a Costantinopoli, metà IX
s). La chiesa di Skripu in Beozia, 873-74, costituisce un
caso speciale di basilica a transetto con cupola sull’incrocio:
il transetto interseca la chiesa, che è a tre navate,
quasi esattamente al centro, cosí che navata centrale e
transetto insieme costituiscono una croce greca (le navatelle, voltate a botte, sono connesse semplicemente mediante
porte alla navata centrale ugualmente voltata: una
«église cloisonnée»).
Tutti i tipi basilicali sono di gran lunga oscurati, per numero
e importanza, da quanto potremmo chiamare la
forma standard medio-bizantina: la chiesa a croce e cupola,
con croce greca inscritta nel quadrato (a quinconce).
Il nucleo liturgico della chiesa (naos) costituisce un
quadrato, nel quale è inserito un secondo quadrato descritto
dai quattro pilastri della cupola con tamburo su pennacchi.
Quattro volte a botte, che coprono l’intervallo tra
i pilastri, determinano una croce greca intorno allo spazio
cupolato centrale tra le mura esterne; le zone angolari,
meno alte, possono essere voltate in vario modo; un santuario(bema) tripartito, consistente di un’abside (spesso
con coro) e di pastophoria adiacenti vi si aggiunge ad est;
ad ovest si trova il nartece, talvolta a doppio piano (ad
es. Teotoco il Ramaio a Salonicco, 1028). Le diverse parti
vengono accentuate all’esterno mediante la variazione
dell’altezza della copertura, ovvero accentuandone le divisioni
spaziali mediante salienti murari. La chiesa a croce
inscritta trapassa da Bisanzio a tutti i Paesi ortodossi, e
viene ancor oggi spesso realizzata.
La derivazione di questo tipo dai templi del fuoco iraniani
è sicuramente falsa, poiché nei rarissimi esempi di
piante consimili le volte a botte che cingono il quadrato
con cupola sono parallele alle pareti esterne, mancando
cosí di descrivere una croce nello spazio. Precursori piú
probabili si possono ritrovare nell’arch. laica romana: ad
es. il pretorio, probabilmente del s II, a Musmije in Siria(il cui quadrato centrale non era probabilmente ancora coperto
a cupola) e la sala delle udienze a Resafa (Sergiupolis)
in Mesopotamia, c 560 (completamente realizzata),
pronta per essere adottata, sostanzialmente, dal nuovo
terminale est del duomo di Treviri, nella ricostruzione
sotto Graziano. Il piú antico es. chiesastico è San David a
Salonicco (s V?, assai alterato in seguito).
Questa impostazione venne impiegata per la nuova
chiesa di palazzo di Basilio I (867-86) a Costintinopoli (la
«Nea», nota solo per descrizione), e si diffuse poi fulmineamente.
I piú antichi es. rimastici a Costantinopoli
sono la chiesa del Myrelaion (Budrum Camii, c 930) e
quella, piú o meno della stessa epoca, del monastero di
Lips. Differiscono nella forma dei sostegni: il Myrelaion
possiede pilastri, la chiesa di Lips colonne, che sostengono
il tamburo e la cupola. Ambedue le possibilità vennero
parimenti sfruttate: possiedono colonne, ad es., la Cattolica
di San Meletios (XI s), la chiesa di Theotokos, San
Lukas (c 1040), e la Cattolica di San Giovanni Theologos
(sull’Imetto, c 1120); possiedono pilastri la chiesa di Kaisariani
(sull’Imetto; scorcio XI s) e quella di Canlikilisse
(presso Konya Conia in Turchia, XI s). Vi sono poi versioni
atrofizzate o semplificate, ad es.: Santi Asomatoi
(Maina, nel Peloponneso, c 900; al posto del nartece solo
piccoli vestiboli, la coppia or. di pilastri coincide con le
pareti di separazione del bema tripartito) o di Burlarioi
(Peloponneso, XI s; soluzione del lato est come nella precedente,
spazi d’angolo non piú quadrangolari ma rettangolari;
si tende a direzionare la chiesa). Il tipo dei Santi
Asomatoi si incontra spesso, ad es. nelle due residenze del
primo impero bulgaro, Pliska e Preslav, in numerose piccole
chiese.
Un’analoga tendenza all’ed. direzionato come San Strategos
a Burlarioi si mostra nella chiesa realizzata nel X o XI s di Giovanni Battista a Mesembria (spazi d’angolo ad
ovest allungati, ad est fusi col bema e pertanto oblunghi,
tutti con volta a botte). Tale tendenza ricorre nelle chiese
tardo-b., ad es. Santa Sofia a Trebisonda (p 1260; estremità
ovest allungata) e nel Peribleptos e in Santa Sofia a
Mistra (c metà del s XIV; allungamento pronunciato
dell’estremità ovest). Alternativamente, il carattere centralizzato
di questo tipo di ed. può risultare accentuato
dal circondare la chiesa, su tre lati, mediante una successione
di elementi piú bassi, puntualizzati da cupole su
tamburo agli angoli, ad es. Santa Aikatherina e Santi
Apostoloi a Salonicco (fine XIII, inizio XIV s). San Giovanni
Aleiturgetos a Mesembria rappresenta probabilmente la
chiesa piú elaborata di questo tipo (s XIV): cupole ribassate
sul centro del nartece e sulle zone angolari, pastophoria
ed un bema sorprendentemente allungato verso est; ampio
uso di nicchie, fregio doppio sull’arco a tutto sesto e policronia,
per armonizzare l’esterno.
Questa tendenza ad uno spazio direzionato aiuta a
chiarificare l’origine del cd tipo Mistra (in quanto osservato
per la prima volta in tre chiese di Mistra). Si tratta di
un ibrido singolare tra la basilica e la chiesa a croce e cupola:
il piano inferiore ha il carattere di una basilica a tre
navate, la zona del matroneo quello di una chiesa a croce.
Tale combinazione sembra sia stata impiegata per la prima
volta nel restauro di Sant’Irene a Costantinopoli, dopo il
terremoto del 740. Ricorre in San Nikolaos, chiesa sussidiaria
della cattedrale di Paros (non p x s), poi nelle chiese
di Mistra: Hodegetria del monastero Brontochion (Aphentikon,
inizio del XIV s; originariamente progettata come
pura chiesa a croce inscritta); Pantanassa (copia
dell’Aphentikon, completata v la metà del XV s); Metropolis(ricostruzione di una basilica nel
XV s), nonché nei
Santi Apostoli di Leontarion (Peloponneso, probabilmente XIV s). Questo tipo derivò dalla necessità di attrezzare una
chiesa a croce inscritta con matroneo su tre lati; la combinazione
delle due formule, per quanto eterogenea, fu pertanto
intenzionale.
È da distinguere nettamente, rispetto al tipo a croce inscritta,
quello ad otto sostegni. In esso otto pilastri sono
regolarmente disposti intorno ai lati di un quadrato,
rinforzato da sostegni agli angoli; i pilastri su ciascun lato
degli angoli si congiungono ai sostegni per sorreggere
trombe, che costituiscono la transizione alla cupola circolare.
Questo tipo si ritrova nella sua forma pura nella Cattolica
della Nea Mone a Chio (1042-56; gli aggetti dal
muro costituiscono i sostegni, il bema è tripartito, esistono
un nartece ed un esonartece). Piú comunemente, la
struttura si estende mediante l’aggiunta di alte braccia di
transetto voltate a botte, sostenute dalle coppie di pilastri
sui lati del quadrato; essi sono abbracciati dagli ambienti
laterali, determinando cosí in pianta un rettangolo. Gli
spazi sussidiari possono essere costituiti da gruppi di zone
a croce inscritta, interconnessi l’uno all’altro e con naos,
ad es. ad Hosios Lukas, c 1020 (matroneo), oppure cappelle
indipendenti, ad es. a Daphni, fine dell’XI s. Il numero
di simili chiese è piccolo e comprende, a parte quelle
citate, la Panagia Lykodemu ad Atene (malamente e pesantemente
restaurata), la cattedrale (della Trasfigurazione)
di Christianu nel Peloponneso, scorcio XI s: cupole
ovali sui bracci laterali, mentre lo sviluppo del naos è
unico; Santa Sofia a Monembassia (fine XIII s); la Paregoritissa
ad Arta (Epiro, fine XIII s), San Theodoroi a Mistra(scorcio XIII s); e San Nikolaos sul lago di Kopais (c 1300).
Sei di queste chiese appartengono a monasteri, due erano
episcopali (Christianu e Monembassia) ed una chiesa a
corte (Arta). Il motivo, alieno, di una tromba, è di origine
persiana, e la sua adozione per tale gruppo di ed. resta inspiegata, come pure la genesi stessa di questo tipo, che
compare già con caratteristiche di piena maturità.
La sala a cupola è generalmente considerata un caso
speciale, e modesto, della basilica a cupola. Consiste di
una sala allungata con un’abside ad est, sulla quale, piú o
meno verso la metà, sorge una cupola su pennacchi, fiancheggiata
da volte a botte ad est e ad ovest. La si ritrova
piú comunemente in Bulgaria (ad es. il piano superiore
della chiesa fortificata a Stanimaka, dopo il 1218; nella
chiesa degli Arcangeli nel Monastero di Ba™kovo e cosí
via) ed in Serbia (ad es. San Nikolaj a Kursumlija e
Djurdjevi Stupovi presso Novi Pasar, ambedue tra il 1168
e il 1195; æi™a, 1207-20, Mile∫evo, 1234 e cosí via). Ma
la si incontra anche di frequente nel vero e proprio territorio
di Bisanzio, ad es. nel Parekklesion della chiesa di
Chora a Costantinopoli (inizio del XIV s) chiesa degli Arcangeli
Michele e Gabriele, San Paraskeve; Mesambria si alterna fra gli imperi
bulgaro e bizantino per tutto il XIV
s; e la sua arch. è di solito considerata bulgara, ma la città
aveva una popolazione soprattutto gr., mentre strettamente
b. ne era la cultura.
Non potendo qui elencare completamente le altre innumeri
varianti dello schema di chiesa a pianta centrale, indicheremo
i tipi importanti, il cui significato valichi i confini
locali: la pura chiesa a croce gr. (quattro bracci voltati
a botte ed una cupola al loro incrocio) si andò rarefacendo(ne è un esempio San Pietro a Pyrgos nel Peloponneso s
X); piú comune è la chiesa quadrata con cupola e bema,
che si ritrova ad es. a Vunitsa (c 950) Patleina (907 ?),
Kumani (X s), Plataniti (dopo il 1000) e cosí via. Si tratta,
per ambedue i tipi, di piccole chiese. Ed. sacri anche di
grande dimensione rientrano invece nel tipo pluriconco (di
solito triconco), quale si era già sviluppato nell’arch. romana
per i mausolei. Tra le costruzioni bizantine triconche
sono però numerose le piccole chiese o le cappelle,
come San Panteleimon a Ochrida (in. X s), la Kubidilike a
Kastoria (in. XI s). San Nikolaos a Methana e San Nikolaos
a Platani (ambedue nel Peloponneso, tardo-bizantino).
Con la Megiste Lavra sul monte Athos però (in. XI s),
arricchita dalla proliferazione di elementi quali nartece,
cappelle e cosí via, questa varietà raggiunse il rango
dell’arch. maggiore, e pertanto venne preferibilmente
combinata in tal modo con la formula della croce e cupola,
che il quadrato cupolato centrale unificato di Megiste
Lavra fu altrove elaborato con bracci conclusi a conca (ad
es. Iberon, Vatopedi, Chilandar, Kutlumusiu e cosí via):
formula destinata a perdurare poi a lungo nelle chiese monastiche
importanti post-b. Santa Elisa a Salonicco (c
1360, originariamente la Cattolica della Nea Mone della
città) è invece un es. di puro triconco monumentale, che
incontrò parimenti notevole favore nell’arch. serba, ad es.
Krusevac´ (c 1380; sala cupolata con absidi sui lati del quadrato
coperto a cupola) e Ravanica (1375-77; chiesa a
croce gr. allungata, i cui bracci laterali si configurano a
mo’ di conche).
Piú raro è il tetraconco. Lo si ritrova nella forma piú
semplice ad es. a Veljussa (1080), mentre la piú antica
chiesa di Peristera (870-71) circonda una chiesa a croce
gr. e cupola, con bracci assai corti, di quattro quadrati triconchi
cupolati, in ciascuno dei quali le conche piú esterne
sono maggiori delle altre. Una combinazione piú semplice
di una chiesa a croce gr. con una triconca si ritrova
ad es. nei Santi Apostoli ad Atene (c 1020: tutti e quattro
i bracci si aprono in conche, gli spazi tra i bracci sono ridotti
a triangoli con piccole conche volte verso l’esterno,
mentre un nartece abbraccia l’estremità ovest).
Se l’arch. sacra di Bisanzio ci offre una cosí ricca
gamma di sperimentazioni su temi tettonici e spaziali, virtualmente
nulla è invece la nostra conoscenza della sua
arch. laica. Poco sopravvive della grande arch. di palazzi a
Costantinopoli, e le dimensioni modeste delle tarde rovine
del Tekfur Sarai ci offrono una ben scarsa idea di tutti
i quartieri del palazzo che una volta vi si trovavano. In
questo campo dipendiamo dalle registrazioni documentarie.
Il palazzo dei Despoti a Mistra, che prima della sua
distruzione ricordava nella facciata il palazzo ducale di
Venezia – grandi archi in basso, finestre progressivamente
minori in alto – non deriva dalle tradizioni della capitale,
possedendo piú il carattere di un castello. I palazzi e gli
ed. amministrativi dei governatori provinciali e simili ci
sono noti solo dagli scavi; aderivano in gran parte ai precedenti
classici, o tardo-antichi. Pochi altri ed. pubblici ci
sono noti. Le terme pubbliche sopravviventi, che proseguivano
la tradizione delle terme romane, furono quasi
senza eccezione radicalmente ricostruite dai Turchi; l’uso
di esse era stato un tempo diffuso a Bisanzio come fra i
Romani. L’arch. residenziale proto-b., anch’essa rimessa
in luce dagli scavi, seguiva in larga misura i tipi romani;
ad es. nei blocchi di appartamenti multipiani (ben scavati
ad Efeso). Un notevole numero di alloggi di epoca tardob.
sopravvive a Mistra, ma è molto poco probabile che
siano tipici, poiché la città era una fondazione franca.
Meglio noti sono gli ed. monastici, di solito a forma quadrangolare
con al centro la Cattolica; tutti gli ambienti –
celle, refettorio, appartamenti degli ospiti ecc. – si addossano
alle pareti esterne: ne costituisce un buon es. San
Meletios presso Megara. Questa formula, nella misura in
cui era praticabile, venne impiegata per i monasteri in
montagna (ad es. Meteora e Athos), sebbene spesso ci risulti
trasformata da successive aggiunte e alterazioni.
I metodi costruttivi b. differivano poco da quelli tardoromani.
A Costantinopoli e in ampie zone dell’Asia minore
si predilessero fin dall’inizio effetti policromi prodotti
dall’alternarsi dei materiali: larghi strati di conci di pietra
con strati di laterizio, lastre per solito larghe ma piuttosto
sottili inserite in larghi letti di cemento. Soltanto nell’edilizia
provinciale ai conci può sostituirsi il pietrame rozzamente
spaccato. La policromia si intensificò nel periodo
medio-b., e il ritmo di alternanza tra pietra e cotto si accelerò;
ad es., due strati di cotto succedono ad uno di
conci, ove ciascun concio è separato dall’altro mediante
un mattone collocato verticalmente (Ochrida, Santa Sofija;
Dafni ecc.), o da diversi mattoni che determinano un
disegno (Santi Anargyroi a Castoria); mentre fasce di piastrelle
policrome disposte in testa potevano aggiungersi al
livello del cleristory (ad es. San Basileios a Castoria) e
cosí via. In epoca tardo-b., questo impiego esclusivo dei
materiali ed. per produrre policromia ed ornamentazione
sulle pareti esterne si fece ancor piú elaborato (ad es.
chiesa meridionale della Fenari Isa Çami a Costantinopoli,
1282-1304; San Giovanni Aleiturgetos a Mesembria, XIV s; Paragoretissa ad Arta, 1282-89; Santi Apostoli a
Salonicco, e cosí via), ma per accrescere l’effetto vengono
anche impiegati piccoli elementi di ceramica colorata (ad
es. San Giovanni Aleiturgetos a Mesembria). Le rovine di
Tekfur Sarai mostrano che tale espediente non si limitava
alle costruzioni sacre. Una simile muratura non era, naturalmente,
intonacata, a differenza forse delle chiese costruite
in pietrame grezzo, probabilmente per motivi di
economia, come alcune a Mistra.
Per quanto riguarda le
tecniche della costruzione a volta, l’arch. b. derivò interamente
dai Romani.
Le chiese b. erano invariabilmente decorate, salvo che
durante la lotta iconoclastica, con un ampio programma di
figure, sia dipinte che musive, il cui scopo era di presentare
la chiesa come immagine del cosmo governato dalla divinità.
Pertanto il colmo della cupola era normalmente occupato
dal Cristo Pantocrator (rettore di tutte le cose) e
la volta dell’abside dalla Regina Maria; nella cupola erano
collocati angeli, nel tamburo profeti, nei pennacchi gli
evangelisti (le trombe del tipo a otto pilastri contenevano
scene del ciclo delle Dodici Feste), nel semi-cilindro
dell’abside la Comunione degli Apostoli e, sotto di essa, i
Padri della Chiesa ed altri Santi; il resto delle figurazioni
varia grandemente per numero e contenuto (talvolta il
ciclo delle Dodici Feste principali dell’anno ecclesiastico,
cui spesso si aggiungono, particolarmente nel periodo
tardo-b., cicli della vita e passione di Cristo), mentre raffigurazioni
a piena lunghezza di Santi occupano invariabilmente
la fascia piú bassa. Il giudizio universale si incontra
spesso sulla parete interna ovest o nel nartece, ove
sono pure frequenti scene tratte dalla vita dei Santi. Il
largo impiego di pitture e mosaici per rivestire le pareti significò
la rinuncia a qualsiasi tentativo di modellarle plasticamente,
e comportò il predominio indisturbato di superfici
scarsamente articolate.
Elemento essenziale dell’esposizione interna era la separazione
del presbiterio (adito) dal corpo della chiesa(naos), originariamente mediante un recinto con una
sorta di pergolato che poteva essere schermato mediante
cortine (e che cosí sopravvive, ad es. a Hosios Lukas); se
ne sviluppa poi il templon (la cui data di comparsa è ancora
controversa) e da questo la parete figurata (iconostasi)
con tre porte.
I s VII-IX segnarono una prolungata crisi della civiltà b.,
minacciata non soltanto da nemici esterni (Persiani,
Arabi, Bulgari ecc.), ma anche da prolungati ed enigmatici
scismi interni in seguito alla controversia iconoclastica,
la cui risoluzione (a favore dell’accettazione delle immagini
sacre, 843) ebbe effetti importanti non soltanto teologici,
ma anche estetici per l’arte e l’arch. dell’Oriente cristiano:
da quel momento esse sarebbero state totalmente
ed organicamente intercollegate. Il sistema decorativo
«medio-b.» (s IX-XII) – rappresentazioni di persone ed
eventi sacri, collocati, con le scene piú «celesti» nelle
parti piú alte e nella zona est dell’ed., impiegando mosaici
invetriati o vere e proprie pitture a fresco e a tempera
(icone) – qualificava opportune forme arch., sviluppate
durante questo periodo in modo caratteristico dalla chiesa
a croce greca, i cui elementi erano pittorescamente ammassati
in modo da culminare nella cupola centrale su un
alto tamburo che poggiava (mediante pennacchi talvolta a
cuffia) su quattro colonne o pilastri. Al quinconce di base
della pianta potevano adattarsi varie aggiunte o modifiche,
di solito comportanti tre absidi sul lato est ed un
nartece (portico) o piú d’uno su quello ovest; spesso,
sulle campate d’angolo, venivano situate cupole minori.
Il tipo a croce greca – particolarmente adatto ad ed.
piccoli – proliferò e si raffinò per tutta la fase media e
tarda (cioè, d 1261) dell’arch. b.; in Russia sopravvisse
alla caduta di Costantinopoli (1453) per almeno due s. La
sua diffusione coincise con una maggiore attenzione non
soltanto per le superfici interne, ma anche per quelle
esterne: cotto policromo, traforo e stucchi, inserti in ceramica,
modanature cesellate, bassorilievi, «scritture» pseudo-cufiche divennero gli elementi decorativi piú comuni.
E benché tutto ciò, negli es. piú tardi, possa condurre a
forme esasperate, generalmente offre all’arch. b. una vivacità
nuova ed effetti totali gioiosamente pittoreschi (cfr.
gli es. del s XIV, quali Santi Apostoli a Salonicco o Santa
Maria Pammakaristos a Costantinopoli). Un gruppo ridotto
ma importante di chiese dei s XI-XII (Osios Lukas,
Daphni, ecc.) è realizzato su scala maggiore, con le cupole,
relativamente ampie, sostenute da un ottagono di pilastri.
Le piante basilicali (basilica 3) non scompaiono interamente:
le chiese di questo tipo sono di solito piccole,
ma un es. di grande effetto è Santa Sofia ad Ohrid, in Jugoslavia,
nella ricostruzione del s XI. Il periodo tardo-b. ci
ha lasciato pure scarsi resti di arch. residenziale: il palazzo
noto come Tekfur Saray a Costantinopoli, e vari complessi
monastici (particolartnente notevole quello del
monte Athos).
Non è facile, in nessuna fase, definire l’ambito geografico
dell’arch. b.; e il problema si fa particolarmente acuto
a partire dal periodo medio-b. Mentre le frontiere vere e
proprie dell’Impero tendono a ridursi, ne cresce invece
l’attività missionaria e il prestigio culturale nell’Europa
orientale e (piú sporadicamente) occidentale. L’arch.
«provinciale» da Aquisgrana all’Armenia, dalla Sicilia al
Mar Bianco, manifesta un’ampia gamma di forme relazionabili, sotto molti evidenti aspetti, all’eredità b., pur potendo
con pari legittimità situarsi nel contesto dei primi
sviluppi delle diverse tradizioni nazionali. La divisione religiosa
dell’Europa tra cattolici e ortodossi non si rese
profondamente evidente fino al sacco occidentale di Costantinopoli(1204), dopo il quale la comunità culturale
del mondo cristiano orientale tende ad esser sentita con
maggiore separatezza. Mentre tuttavia Costantinopoli
continua a costituire fino alla fine il fulcro principale della cultura nell’Europa orientale, custode principale (in ispecie)
delle tendenze classicheggianti nell’arte e nell’arch.,
la storia della cosiddetta arch. b. va letta sempre piú, nel
tardo Medioevo, sulla varietà di monumenti superstiti che
scaturiscono oltre la sfera della diretta influenza di Costantinopoli,
benché tale influenza restasse capace, fino
alla caduta, di riaffermarsi.
Esaminiamo dunque ciascuna
delle principali scuole nazionali dell’arch. cristiana orientale.
Gli stati transcaucasici (Armenia e Georgia), cristiani
dal s IV, preservano una fioritura arch. eccezionale, in
tutti i periodi, in bella pietra locale. Le piante sia basilicali
che centrali (assai inventive) s’incontrano ovunque; ma
particolarmente significative sono alcune chiese a cupola,
ben conservate, dell’in. del s VI (Santa Hrip’sime- a
E™miadzin in Armenia e DÄvari presso Mcheta in Georgia);
appaiono piú chiaramente in rapporto con l’arch.
sacra siriana che con esempi di Costantinopoli; mentre
assai ampiamente si dibatte se i costruttori armeni fossero
di fatto all’origine, piú che al seguito, di certi sviluppi
dell’arch. b. ed anzi europea occidentale. All’in. del s XI
compaiono grandi basiliche coperte a volta, ed elementi
decorativi che anticipano in misura sorprendente l’arch.
sacra romanica e gotica, per es. nella cattedrale di Ani, in
Armenia, e in Sveti-Choveli a Mcheta. Il trattamento
della massa nelle chiese minori (per es. Metehi a Tbilisi in
Georgia, 1278) ha carattere piú b. Ma alcuni tratti restano
caratteristici dell’arch. della zona: certi bassorilievi(talvolta figurativi, specialmente ad Ahtamar in Armenia,
s X, e modanature accentuate; cupole sfaccettate su alti
tamburi poligonali; una tendenza a far sí che la pianta
esterna celi, anziché denunciarla, l’articolazione interna.
L’arch. armena indipendente si estinse con l’Armenia
stessa sullo scorcio del Medioevo; ma ancora nel s XVII si
producevano in Georgia chiese grandiose (anche se non
piú innovatrici: Ananuri). Ambedue i Paesi preservano un
certo numero di ed. laici (per es. il refettorio monastico di
Hagar™in in Armenia, s XIII; e molte fortezze in Georgia).
In Bulgaria, stato indipendente e potente dal s VII
all’in. del s XI, gli scavi hanno rivelato resti notevoli e abbondanti
dell’antico complesso palaziale di Pliska(Aboba), e della cd «Chiesa d’oro», o «rotonda» a Pleslav.
L’avamposto b. sulla costa a Mesambria (Nesebaˇr)
preserva, malgrado i danni dovuti ai terremoti, una quantità
di chiese b. di epoca media e tarda; e del secondo periodo
dell’indipendenza bulgara (s XIII-XIV) sopravvivono
nella capitale, Turnovo, ed altrove numerose piccole chiese
a croce greca e a pianta basilicale. Dopo la conquista
turca la Bulgaria è notevole per la qualità delle sue case
popolari di abitazione in legno (ad Arbanassi, Plovdiv,
Ohrid, oggi in Jugoslavia, ecc.).
La Serbia si unificò sullo scorcio del s XII; e di quell’epoca
sopravvivono numerosi ed. interessanti, finché non
fu completata, nel 1459, la dominazione turca. Caratteristica
delle grandi chiese monastiche del s XIII come Studenica,
Mile∫evo e Sopo™ani (la «scuola di Ra∫ka») è la combinazione
di elementi esterni romanici, derivati per tramite
della costa dalmata, con lo schema decorativo interno,
pieno e magnifico, della basilica cupolata ortodossa. L’ultima,
e la piú ambiziosa, di questa serie è De™ani (1327),
che passa per contenere la massima superficie al mondo di
affreschi medievali. Nel s XIV la Serbia si espande verso
sud, e diviene usuale la pianta a croce greca, spesso a piú
cupole. Una variante splendida e geniale ne è costituita
dalla chiesa a gradoni piramidali di Gra™anica (1320). Nel
ridotto territorio serbo del s XV l’attività innovativa prosegue
con una serie di ed. (la «scuola morava») di proporzioni
alte e strette, con abbondanza di decorazione esterna
ed una pianta a trifoglio sul lato est, derivato dalle
chiese del Monte Athos. L’opera piú notevole e monumentale
di questa «scuola» è probabilmente il monasterofortezza
di Manasija (1407). A Smederevo, ultima capitale,
si costruí dal 1444 in poi una vasta cittadella, con
mura che rammentano quelle di Costantinopoli.
L’arch. in Romania, nelle antiche zone chiave della Valacchia
e della Moldavia, proseguí quanto l’arch. serba
aveva lasciato interrotto. Non sopravvivono chiese in muratura anteriori al s xiv; benché esistano es. precoci a
Cozia e a Curtea de Arges (San Nicola) in Valacchia e a
Radauti in Moldavia, l’«età d’oro» dell’arch. rumena ha
inizio in epoca post-b. a cavallo dei s XV-XVI, e dura fino
al s seguente. In confronto con l’arch. morava serba, le
chiese rumene sono ancor piú ornate, simili a cofanetti,
allungate, alte, strette e fantasiosamente ornate (con la
protezione di gronde aggettanti) anche all’interno. L’ed.
di maggiore e piú bizzarro effetto è la cattedrale monastica
di Curtea de Arges (1517), che rappresenta un manierismo
post-b. le cui forme estreme sono uguagliate soltanto
da San Basilio a Mosca, quasi contemporanea (benché
non vada postulata alcuna connessione diretta).
Per l’arch. russa muratori e musaicisti
b. operarono a Kiev nel s XI, e le forme a croce
greca si fissarono fermamente già in epoca precoce; l’eredità
b. non è stata pienamente elaborata fino all’età piú
moderna, dopo Pietro il Grande.
Si deve infine notare che alcune zone greche (Trebisonda;
la «repubblica monastica» di Monte Athos) restarono
indipendenti rispetto a Costantinopoli nell’ultima fase b.,
sviluppando tradizioni arch. proprie: in particolare il tipo
della cattedrale monastica con i bracci della croce conclusi
da absidi semicircolari, che doveva offrire la pianta di
base alle chiese tarde della Serbia e della Romania.
La caduta di Costantinopoli (1453) e la conquista turca
dei Balcani portarono veramente alla fine l’arch. dell’ex
impero d’Oriente; le chiese divennero estremamente modeste,
e le cupole visibili all’esterno una rarità. Ripiegandosi
su se stessa, l’arch. ortodossa sviluppò nei successivi
quattro s originalità estetica in un’unica direzione; l’arte
vernacola di schermi lignei per le icone scolpiti in modo
estremamente elaborato (cfr. iconostasi) il cui fascino
non poteva compensare che in parte il rapido declino non
soltanto delle forme arch., ma anche degli schemi decorativi delle pitture
murali e delle icone stesse.
|