Charles Baudelaire  (Parigi 1821-67)    Home page



Se il suo nome riporta subito alla mente le poesie delle Fleurs du mal, esso è pure strettamente legato alla storia dell’arte. In tutta la vita del poeta, infatti, l’arte e gli artisti occuparono un posto di cui egli stesso precisò il senso in un nota famosa, ove si dice che le immagini, sin dall’infanzia, erano state per lui una grande passione. Dopo i primi esordi letterari, B pubblicò il suo primo saggio di critica d’arte nel 1845, in occasione del salon: testo nel quale si conformava alla legge dei generi, analizzando piú o meno lungamente le opere. Nondimeno, una viva ammirazione per Delacroix, considerato «il pittore piú originale dei tempi antichi e dei tempi moderni», e il sorprendente elogio della Fontana della giovinezza di W. Haussoullier fanno già presentire l’originalità del suo pensiero. Nel 1846, dando il resoconto della mostra del bazar Bonne-Nouvelle e del salon, B adottava uno stile nuovo, precisando il senso che d’ora innanzi intendeva conferire alla propria critica: «Per essere giusta, cioè per avere la propria ragion d’essere, la critica deve essere parziale, appassionata, politica». E i suoi giudizi, di un’altezza di vedute eccezionale malgrado alcuni «errori», ne fanno uno dei massimi critici d’arte di tutti i tempi.
Al di là dell’analisi pura e semplice di un’opera, egli andò elaborando un’intera dottrina, insistendo sul ruolo primordiale, a suo avviso, dell’«immaginazione sovrana», e sostenendo che il «disegno astrae» mentre il «colore [è] epico».
Esprimendosi sia nei resoconti sui salons ufficiali (Exposition universelle de 1855, Salon de 1859), che negli scritti, piú o meno noti, relativi alla caricatura (De l’essence du rire; quelques caricaturistes français et étrangers), all’acquaforte (Peintres et aquafortistes), all’arte d’intento filosofico, a Constantin Guys (il Pittore della vita moderna), a Delacroix, al realismo, l’estetica di B si distingue soprattutto per lo studio degli effetti di colore. Criticò duramente il realismo di Courbet e il naturalismo di J. Breton, i quadri di contadini di Millet. Amò invece, oltre a Delacroix, alcuni incisori (Bresdin, Méryon) e il pittore Guys, esemplare, per B, della concezione pittorica della vita moderna. Piú difficile è capire il motivo dell’ostinato, silenzio su Manet, peraltro suo amico, di cui B loderà le acqueforti e Lola di Valenza, mentre nulla dirà del Déjeuner sur l’herbe, né dell’Olympia. Per l’intelligenza penetrante del gusto e la vastità delle idee, B come critico d’arte – attività che rimane sempre legata a quella di poeta – appare davvero la prima grande voce dell’estetica moderna, per cui «l’arte pura significa creare una magia suggestiva, contenente insieme l’oggetto ed il soggetto, il mondo esterno all’artista e l’artista stesso».