Ciarlatano



Il termine "ciarlatano", attestato già prima del 1498 dal fiorentino Vespasiano da Bisticci, è originario dell'Italia: deriva con buona probabilità dall'incrocio lessicale di "ciarla" (chiacchiera, pettegolezzo) e "cerretano"; quest'ultimo proviene dal nome di una località umbra (Cerreto) ai cui abitanti, nel Trecento, era stata data la facoltà di chiedere l'elemosina per ricostruire nella regione ospedali e attrezzature andate in rovina a causa della cosiddetta "peste nera" (1347-1351 circa). La loro funzione originaria era di essere mediatori tra i ricchi, a cui essi offrivano la possibilità di riscattare tramite elargizioni i peccati alla base della loro fortuna economica e sociale, e i poveri che affollavano gli ospedali del Basso Medioevo. Questa attività lasciava però spazio a molte deviazioni e distorsioni: i cerretani facevano la cresta sugli introiti o chiedevano l'elemosina per se stessi, truffando chi si recava da loro con l'intento di compiere una buona azione. Dall'etimologia della parola risultano dunque evidenti le caratteristiche dei ciarlatani, persone in grado di vendersi per ciò che non erano e di ottenere vantaggi e guadagni con l'inganno. In passato affollavano le piazze e con le chiacchiere attiravano la folla; la loro funzione si sovrapponeva spesso a quella del medico (e in certi casi arrivava a sostituirla), poiché principalmente estraevano i denti e vendevano rimedi (medicamenti e unguenti di vario genere) decantati come miracolosi e universali.