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CARATTERI DELLA CULTURA ELLENISTICA
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
Il museo di Alessandria rappresenta il trionfo della cultura
specializzata: la cosiddetta cultura ellenistica. Il campo del sapere
viene suddiviso in reparti ben circoscritti. Non si creano più sistemi
filosofici generali né vaste sintesi, ma si svolgono rigorose ricerche
su problemi particolari, affrontandoli uno per volta.
L'antica figura del filosofo è sostituita da quella del dotto; e tutto
il tipo di insegnamento tende proprio a formare degli studiosi sempre
più ricchi di seria e sicura dottrina. Questa tendenza verso il
particolare spiega l'interesse per l'indagine scientifica e, ancor più,
il metodo della specializzazione adottato dalla scienza ellenistica.
Mentre i grandi filosofi trattavano, con pari disinvoltura e competenza,
di fisica e di matematica, come faceva, per esempio, Platone, o di
logica e scienze naturali, come Aristotele e Teofrasto, gli scienziati
dell'età ellenistica non si intendono di filosofia, e, a loro volta, i
filosofi trascurano l'indagine scientifica, per restringersi alle
proprie competenze specifiche.
Nel campo del pensiero speculativo non vennero ideati, in questo periodo,
nuovi sistemi di eccezionale rilievo teoretico, come erano stati il
sistema platonico o quello aristotelico; fu più che altro un'età di
raccoglimento e di assestamento durante la quale parecchi studiosi si
dedicarono soprattutto al riordinamento e all'interpretazione delle
opere dei grandi predecessori: fu essenzialmente, per lo meno
nell'ambito della filosofia, un lavoro di filologia.
Uno dei meriti maggiori di questa età è proprio l'impulso dato alle
ricerche storico-filologiche, ed agli studi sulla lingua, che, superando
le particolarità dialettali, si veniva proprio in quegli anni evolvendo
in koiné, lingua comune.
Opera di Zenodoto di Efeso, bibliotecario verso il 285, è la prima
edizione critica di Omero, con un attento confronto dei manoscritti e
l'indicazione dei versi spuri. Ma il fiorire maggiore della grammatica e
della filologia alessandrina è fra la fine del III secolo e l'inizio del
II. In questo periodo vissero infatti Aristofane di Bisanzio,
bibliotecario del museo, primo assertore della teoria della analogia in
grammatica, editore di testi e scrittore degli argomenti dei drammi (a
lui sono anche dovuti i « canoni » che hanno regolato la trasmissione a
noi delle opere dei classici); Aristarco di Samotracia, direttore della
biblioteca dopo Aristofane di Bisanzio, passato alla storia come
prototipo del critico perfetto: egli ci ha lasciato un testo di Omero
che è alla base della nostra tradizione manoscritta e delle nostre
edizioni; Cratete di Mallo, assertore dell'anomalia in grammatica, e
fautore di un'interpretazione allegorica di Omero, contraria alle teorie
di Aristarco: egli esercitò un profondo influsso sul sorgere della
filologia in Roma, dove rimase per lungo tempo.
Uno scolaro di Aristarco, Dionisio Trace, compose la prima grammatica.
che fu modello a tutti gli autori successivi, e la cui terminologia
grammaticale è rimasta ancora in vigore.
Di particolare importanza fu il contributo dei dotti ellenistici alle
scienze che oggi si chiamano esatte. Essi recarono in questi studi una
multiforme ampiezza di interessi, che si spiega in base alle condizioni
d'ambiente poco sopra tratteggiate. Né va trascurata la convergenza,
entro l'ellenismo, di varie culture diverse dalla greca (incontreremo
alcuni scienziati provenienti dall'Asia: per esempio Ipparco dalla
Bitinia). Tali influenze rappresentano il frutto diretto di
quell'impetuosa presa di contatto con l'oriente, che fu attuata dalla
grande marcia degli eserciti di Alessandro Magno. Segnaliamo fra l'altro
la diffusione di varie opere di astronomia babilonese, in traduzione
greca, e le prime notizie intorno alla scienza indiana. In questo largo
campo delle importazioni culturali dall'oriente, rientra pure il
rinnovato interesse per la magia e per l'astrologia e l'inizio
dell'alchimia.
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