| FEMMINISMO
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Il femminismo è
un movimento composto prevalentemente da donne, che rivendicano la parità
sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano sempre state
discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate. Quasi tutte le società
del mondo, secondo le femministe, si sono basate sul patriarcato, a cominciare
dalla prima donna, Eva, che fu posta da Dio sotto l’autorità di Abramo.
La moglie è sempre stata un possesso: prima del padre e poi del marito, senza
alcun diritto giuridico sulla sua persona, sui figli, sui beni, che venivano
tramandati per discendenza maschile. Alla base dell'ideale femminista vi è
invece la convinzione che i diritti sociali e politici del cittadino prescindano
totalmente dal genere sessuale cui si appartiene; le femministe hanno per questo
lottato: per essere considerate alla pari con gli altri esseri umani, ovvero gli
uomini.
Spesso si pensa che la lotta per la conquista della parità dei sessi sia
iniziata e si sia conclusa nel secolo scorso. In verità le cose non stanno
affatto così, dal momento che lotta femminista è figlia della rivoluzione
francese e dunque risale almeno a tre secoli fa. Inoltre, una vera parità dei
sessi non è stata ancora del tutto raggiunta, come è facile constatare, in molti
Paesi del mondo e dunque è errato ritenere che la lotta di emancipazione
femminista sia una cosa superata, di altri tempi. ( Basti pensare che in alcuni
Paesi le donne sono ancora prive dei più elementari diritti e vengono tutt'ora
utilizzate solo per i servizi più umili, oltre che per assicurare la discendenza
al proprio marito-padrone).
Il termine "femminismo" sembra sia stato coniato dal socialista Charles Fourie
nel 1837, ma fu spesso usato in senso spregiativo, per mettere in ridicolo le
donne che rivendicavano la parità dei diritti. Un'antesignana del movimento
femminista fu Olympe de Gouges con
la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) la quale però
finì ghigliottinata. L'anno successivo, in Inghilterra,
Mary
Wollstonecraft scrisse Vindication of the Rights of Woman con analogo
contenuto, ma uguale insuccesso. Nel 1843 fu redatto in America il primo vero e
proprio manifesto femminista, da parte di Margaret Fuller. Il manifesto fu
pubblicato dapprima come saggio dal titolo "L'uomo contro gli uomini - La donna
contro le donne", all'interno della rivista The dial (nel 1845 esso fu
rielaborato ed apparve nuovamente col nuovo titolo La donna nel XIX secolo). La
nascita del movimento femminista vero e proprio si fa risalire in genere alla
prima Women's Rights Convention a Seneca Falls, New York, nel 1848.
Pioniere del movimento per i diritti della donna in Italia furono, tra le altre,
Cristina Trivulzio principessa di Belgiojoso, Matilde Calandrini, Emilia Peruzzi,
Alessandrina Ravizza, Laura Mantegazza, Clara Maffei, Anna Maria Mozzoni,
Sibilla Aleramo ed Anna Kuliscioff. Le femministe italiane di fine secolo erano
perlopiù donne senza figli, animate da ideali romantici e populisti, vicine agli
ambienti socialisti e anarchici.
Il primo diritto rivendicato dalle donne fu quello dell'istruzione. Non sarebbe
mai stato possibile infatti uscire dalle mura domestiche, trovare un lavoro
esterno, accedere ai diritti politici e di cittadinanza, se le donne non
avessero avuto accesso alla scuola pubblica. In Italia, tra le donne che più si
batterono per la conquista di questo diritto ricordiamo Bianca Milesi la quale,
dopo aver studiato in Austria e in Svizzera, provò a diffondere anche in Italia
la creazione di scuole popolari di mutuo insegnamento, dando vita anche ad una
sezione femminile della carboneria per la diffusione delle idee mazziniane.
Il secondo diritto per cui si sono battute le donne è quello di voto, di
partecipazione alla vita pubblica. La lotta fu portata avanti soprattutto dalle
suffragette britanniche, che scesero in strada per rivendicare questo diritto.
Esso fu concesso per la prima volta in Nuova Zelanda, nel 1893. In Europa a
votare per prime furono le donne finlandesi, grazie ad una Legge del 1906 esse
divennero ufficialmente eleggibili ed elettrici. Nelle altre parti d'Europa il
diritto di voto per le donne fu ottenuto solo dopo la prima guerra mondiale, fra
il 1918 ed il 1919, anche come riconoscimento del loro valore, per essere
rimaste a presidiare i luoghi di lavoro e le loro famiglie, mentre i mariti
erano in guerra e per essersi prestate come crocerossine nei campi di battaglia.
Le francesi e le italiane dovettero attendere la fine della seconda guerra
mondiale per ottenere il diritto di voto. La relativa legge italiana è infatti
del 1946.
Infine, il diritto al lavoro. Le donne lavoravano già da tempo nell'industria,
ma erano sottopagate rispetto ai loro colleghi maschi e per questo hanno lottato
per avere parità di opportunità e di salario (parità che, sotto questo aspetto,
non è ancora stata raggiunta nella maggior parte dei Paesi del mondo).
Nel 1949 uscì il libro Il secondo sesso di Simone
de Beauvoir nel quale l'autrice faceva una lucida analisi della condizione
femminile. La de Beauvoir affermava che conoscere sé stessa era, per una donna,
un percorso veramente difficile: tutte le identità che le venivano proposte
dalla cultura ufficiale infatti erano identità alienanti, che la mortificavano,
che registravano il suo stato di assenza culturale, di minorità sociale. La
donna doveva rifiutare di essere l'Altro dell'identità maschile e pagare il
prezzo che questa scelta comportava. Nella storia della specie umana, diceva
ancora la Beauvoir, la preminenza era stata accordata non al sesso capace di
generare, ma al sesso che uccide, e su questi valori si era costituita qualsiasi
civiltà. Di fronte a questa situazione, la donna non aveva mai opposto dei "valori
femminili", limitandosi a modificare la propria posizione in seno alla coppia e
alla famiglia. La donna, diceva l'intellettuale francese, doveva finalmente
cercare la strada per la sua libertà: alla donna spettava di decidere che cos'è
veramente la donna.
Nel 1968 nacque la seconda generazione del femminismo: le donne volevano
riprendersi il dominio del proprio corpo. La nuova scintilla femminista risale
al 1963 con l'uscita, negli Stati Uniti, del libro di
Betty Friedan, Mistica della femminilità, nel quale l'autrice denunciava il
ruolo coatto di "sposa" e "madre" della donna americana, e rivendicava
l'uguaglianza della donna all'uomo nel campo professionale, culturale e
politico.
Nel 1966 la Friedan, insieme ad Aileen Hernandez e Pauli Murray, fondò il
"National Organization for Women" (NOW) rivendicando i diritti civili delle
donne. Le lotte riguardavano il diritto di contraccezione e di aborto e
l'uguaglianza all'interno della coppia. Un altro libro fondamentale per le lotte
femministe fu La politica sessuale di Kate Millet (1969).
«Il privato è politico» affermavano le femministe, invitando le donne ad
affrancarsi dai rapporti di potere che il patriarcato rappresentava, attraverso
un atavico sistema di oppressione sulle donne. « Lavoratori di tutto il mondo,
chi vi lava i calzini? » scandivano per le strade di Parigi le manifestanti
negli anni settanta.
La parità fra i sessi era stata già contemplata nella Dichiarazione universale
dei diritti umani del 1948, ma fu riaffermata nel 1979 dalla Convenzione
internazionale per l'abolizione di tutte le forme di discriminazione contro le
donne. I figli dovevano venire al mondo solo quando erano desiderati, le donne
dovevano entrare nelle istituzioni e discutere insieme agli uomini le decisioni
da prendere per guidare la società, composta da uomini e donne. Nel 1975 le
Nazioni Unite dichiararono quello «l'anno della donna» ed organizzarono in
Messico la prima conferenza mondiale dedicata al problema femminile. In Italia,
grazie alle lotte femministe, negli anni Settanta venne istituito il divorzio
(1970), fu modificato il diritto di famiglia (1975), furono istituiti i
consultori familiari, promulgata la legge sulle pari opportunità, liberata la
vendita e il consumo di contraccettivi, approvata la legge che regola l'aborto
(1978), costituiti i Centri antiviolenza e le Case delle donne, per accogliere
le donne maltrattate.
Negli anni Ottanta e Novanta il femminismo, come movimento, si è praticamente
spento, ma le vittorie delle donne restano tuttavia ancora incomplete e
dall'avvenire incerto, come possiamo leggere nella cronaca degli ultimi anni e
mesi.