Leopardi: Dialogo
tra Colombo e Gutierrez
L'avvento della scienza moderna fu propiziato dal diffondersi dell'idea che
potesse esistere, allo stesso modo in cui esisteva un nuovo continente chiamato
America, un''America della conoscenza' da scoprire e conquistare valicando idee
e criteri tradizionali. Topos che con l'Ulisse dantesco si colloca alle radici
della letteratura italiana, il tema della navigazione verso l'ignoto come
crescita del sapere trova compiuta articolazione in una delle Operette morali di
Leopardi. Nel dialogo tra Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez, sospeso tra
inquietudine e dolcissima illusione, l'emergere degli elementi che
caratterizzano la logica della scoperta è scandito dal mutare degli stati
d'animo dei protagonisti. Dall'iniziale incertezza, acuita dalle prime
confutazioni di un'audace congettura ('parecchi segni che mi avevano dato
speranza, mi sono riusciti vani'), si passa all'elogio della ricerca, avventura
dell'ingegno umano capace di riassorbire in un circolo virtuoso le apparenze
contrarie. Sino all'irrompere di una serie di conferme che lasciano presagire il
successo dell'impresa: 'tutti questi segni raccolti insieme, per molto che io
voglia essere diffidente, mi tengono pure in aspettativa grande e buona'.
Colombo. Bella notte, amico.
Gutierrez. Bella in verità: e credo che a vederla da terra, sarebbe più bella.
Colombo. Benissimo: anche tu sei stanco del navigare.
Gutierrez. Non del navigare in ogni modo; ma questa navigazione mi riesce più
lunga che io non aveva creduto, e mi dà un poco di noia. Contuttociò non hai da
pensare che io mi dolga di te, come fanno gli altri. Anzi tieni per certo che
qualunque deliberazione tu sia per fare intorno a questo viaggio, sempre ti
seconderò, come per l'addietro, con ogni mio potere. Ma, così per via di
discorso, vorrei che tu mi dichiarassi precisamente, con tutta sincerità, se
ancora hai così per sicuro come a principio, di avere a trovar paese in questa
parte del mondo; o se, dopo tanto tempo e tanta esperienza in contrario, cominci
niente a dubitare.
Colombo. Parlando schiettamente, e come si può con persona amica e segreta,
confesso che sono entrato un poco in forse: tanto più che nel viaggio parecchi
segni che mi avevano dato speranza grande, mi sono riusciti vani; come fu quel
degli uccelli che ci passarono sopra, venendo da ponente, pochi dì poi che fummo
partiti da Gomera, e che io stimai fossero indizio di terra poco lontana.
Similmente, ho veduto di giorno in giorno che l'effetto non ha corrisposto a più
di una congettura e più di un pronostico fatto da me innanzi che ci ponessimo in
mare, circa a diverse cose che ci sarebbero occorse, credeva io, nel viaggio.
Però vengo discorrendo, che come questi pronostici mi hanno ingannato, con tutto
che mi paressero quasi certi; così potrebbe essere che mi riuscisse anche vana
la congettura principale, cioè dell'avere a trovar terra di là dall'Oceano. Bene
è vero che ella ha fondamenti tali, che se pure e falsa, mi parrebbe da un canto
che non si potesse aver fede a nessun giudizio umano, eccetto che esso non
consista del tutto in cose che si veggano presentemente e si tocchino. Ma da
altro canto, considero che la pratica si discorda spesso, anzi il più delle
volte, dalla speculazione: e anche dico fra me: che puoi tu sapere che ciascuna
parte del mondo si rassomigli alle altre in modo, che essendo l'emisfero
d'oriente occupato parte dalla terra e parte dall'acqua, seguiti che anche
l'occidentale debba essere diviso tra questa e quella? che puoi sapere che non
sia tutto occupato da un mare unico e immenso? o che in vece di terra, o anco di
terra e d'acqua, non contenga qualche altro elemento? Dato che abbia terre e
mari come l'altro, non potrebbe essere che fosse inabitato? anzi inabitabile?
Facciamo che non sia meno abitato del nostro: che certezza hai tu che vi abbia
creature razionali, come in questo? e quando pure ve ne abbia, come ti assicuri
che sieno uomini, e non qualche altro genere di animali intellettivi? ed essendo
uomini; che non sieno differentissimi da quelli che tu conosci? ponghiamo caso,
molto maggiori di corpo, più gagliardi, più destri; dotati naturalmente di molto
maggiore ingegno e spirito; anche, assai meglio inciviliti, e ricchi di molta
più scienza ed arte? Queste cose vengo pensando fra me stesso. E per verità, la
natura si vede essere fornita di tanta potenza, e gli effetti di quella essere
così vari e moltiplici, che non solamente non si può fare giudizio certo di quel
che ella abbia operato ed operi in parti lontanissime e del tutto incognite al
mondo nostro, ma possiamo anche dubitare che uno s'inganni di gran lunga
argomentando da questo a quelle, e non sarebbe contrario alla verisimilitudine
l'immaginare che le cose del mondo ignoto, o tutte o in parte, fossero
maravigliose e strane a rispetto nostro. Ecco che voi veggiamo cogli occhi
propri che l'ago in questi mari declina dalla stella per non piccolo spazio
verso ponente: cosa novissima, e insino adesso inaudita a tutti i navigatori;
della quale, per molto fantasticarne, io non so pensare una ragione che mi
contenti. Non dico per tutto questo, che si abbia a prestare orecchio alle
favole degli antichi circa alle maraviglie del mondo sconosciuto, e di questo
Oceano; come, per esempio, alla favola dei paesi narrati da Annone , che la
notte erano pieni di fiamme, e dei torrenti di fuoco che di là sboccavano nel
mare: anzi veggiamo quanto sieno stati vani fin qui tutti i timori di miracoli e
di novità spaventevoli, avuti dalla nostra gente in questo viaggio; come quando,
al vedere quella quantità di alghe, che pareva facessero della marina quasi un
prato, e c'impedivano alquanto l'andare innanzi, pensarono essere in sugli
ultimi confini del mar navigabile. Ma voglio solamente inferire, rispondendo
alla tua richiesta, che quantunque la mia congettura sia fondata in argomenti
probabilissimi, non solo a giudizio mio, ma di molti geografi, astronomi e
navigatori eccellenti, coi quali ne ho conferito, come sai, nella Spagna,
nell'Italia e nel Portogallo; nondimeno potrebbe succedere che fallasse: perché,
torno a dire, veggiamo che molte conclusioni cavate da ottimi discorsi, non
reggono all'esperienza; e questo interviene più che mai, quando elle
appartengono a cose intorno alle quali si ha pochissimo lume.
Gutierrez. Di modo che tu, in sostanza, hai posto la tua vita, e quella de' tuoi
compagni, in sul fondamento di una semplice opinione speculativa.
Colombo. Così è: non posso negare. Ma, lasciando da parte che gli uomini tutto
giorno si mettono a pericolo della vita con fondamenti più deboli di gran lunga,
e per cose di piccolissimo conto, o anche senza pensarlo; considera un poco. Se
al presente tu, ed io, e tutti i nostri compagni, non fossimo in su queste navi,
in mezzo di questo mare, in questa solitudine incognita, in istato incerto e
rischioso quanto si voglia; in quale altra condizione di vita ci troveremmo
essere? in che saremmo occupati? in che modo passeremmo questi giorni? Forse più
lietamente? o non saremmo anzi in qualche maggior travaglio o sollecitudine,
ovvero pieni di noia? Che vuol dire uno stato libero da incertezza e pericolo?
se contento e felice, quello è da preferire a qualunque altro; se tedioso e
misero, non veggo a quale altro stato non sia da posporre. Io non voglio
ricordare la gloria e l'utilità che riporteremo, succedendo l'impresa in modo
conforme alla speranza. Quando altro frutto non ci venga da questa navigazione,
a me pare che ella ci sia profittevolissima in quanto che per un tempo essa ci
tiene liberi dalla noia, ci fa cara la vita, ci fa pregevoli molte cose che
altrimenti non avremmo in considerazione. Scrivono gli antichi, come avrai letto
o udito, che gli amanti infelici, gittandosi dal sasso di Santa Maura (che
allora si diceva di Leucade) giù nella marina, e scampandone; restavano, per
grazia di Apollo, liberi dalla passione amorosa. Io non so se egli si debba
credere che ottenessero questo effetto; ma so bene che, usciti di quel pericolo,
avranno per un poco di tempo, anco senza il favore di Apollo, avuta cara la vita
che prima avevano in odio; o pure avuta più cara e più pregiata che innanzi.
Ciascuna navigazione e, per giudizio mio, quasi un salto dalla rupe di Leucade;
producendo le medesime utilità, ma più durevoli che quello non produrrebbe; al
quale, per questo conto, ella è superiore assai. Credesi comunemente che gli
uomini di mare e di guerra, essendo a ogni poco in pericolo di morire, facciano
meno stima della vita propria, che non fanno gli altri della loro. Io per lo
stesso rispetto giudico che la vita si abbia da molto poche persone in tanto
amore e pregio come da' navigatori e soldati. Quanti beni che, avendoli, non si
curano, anzi quante cose che non hanno pur nome di beni, paiono carissime e
preziosissime ai naviganti, solo per esserne privi! Chi pose mai nel numero dei
beni umani l'avere un poco di terra che ti sostenga? Niuno, eccetto i
navigatori, e massimamente noi, che per la molta incertezza del successo di
questo viaggio, non abbiamo maggior desiderio che della vista di un cantuccio di
terra; questo è il primo pensiero che ci si fa innanzi allo svegliarci, con
questo ci addormentiamo; e se pure una volta ci verrà scoperta da lontano la
cima di un monte o di una foresta, o cosa tale, non capiremo in noi stessi dalla
contentezza; e presa terra, solamente a pensare di ritrovarci in sullo stabile,
e di potere andare qua e là camminando a nostro talento, ci parrà per più giorni
essere beati.
Gutierrez. Tutto cotesto è verissimo: tanto che se quella tua congettura
speculativa riuscirà così vera come è la giustificazione dell'averla seguita,
non potremo mancar di godere questa beatitudine un giorno o l'altro.
Colombo. Io per me, se bene non mi ardisco più di promettermelo sicuramente,
contuttociò spererei che fossimo per goderla presto. Da certi giorni in qua, lo
scandaglio, come sai, tocca fondo; e la qualità di quella materia che gli vien
dietro, mi pare indizio buono. Verso sera, le nuvole intorno al sole, mi si
dimostrano d'altra forma e di altro colore da quelle dei giorni innanzi. L'aria,
come puoi sentire, è fatta un poco più dolce e più tepida di prima. Il vento non
corre più, come per l'addietro, così pieno, né così diritto, né costante; ma
piuttosto incerto, e vario, e come fosse interrotto da qualche intoppo. Aggiungi
quella canna che andava in sul mare a galla, e mostra essere tagliata di poco; e
quel ramicello di albero con quelle coccole rosse e fresche. Anche gli stormi
degli uccelli, benché mi hanno ingannato altra volta, nondimeno ora sono tanti
che passano, e così grandi; e moltiplicano talmente di giorno in giorno; che
penso vi si possa fare qualche fondamento; massime che vi si veggono
intramischiati alcuni uccelli che, alla forma, non mi paiono dei marittimi. In
somma tutti questi segni raccolti insieme, per molto che io voglia essere
diffidente, mi tengono pure in aspettativa grande e buona.
Gutierrez. Voglia Dio questa volta, ch'ella si verifichi.
Giacomo Leopardi, Operette morali