Il teatro della vita
domestica
Con queste parole il romanziere Honoré de Balzac, grande interprete della
realtà sociale ottocentesca, descrive la funzione della stanza di soggiorno
nella vita della famiglia borghese e gli autentici rituali che vi avevano
luogo.
Al pianterreno della casa, la stanza più importante era una sala il cui
ingresso si trovava sotto la volta del portone. Poche persone conoscono
l’importanza di una sala nelle cittadine dell’Anjou, della Turenna e del
Berry. La sala è insieme anticamera, salotto, studio, salottino intimo, sala
da pranzo; è il teatro della vita domestica, il focolare comune; là il
parrucchiere del quartiere andava a tagliare due volte l’anno i capelli al
signor Grandet; là entravano i fattori, il curato, il sottoprefetto, il
garzone del mugnaio. Quella stanza, le due finestre della quale davano sulla
strada, era rivestita di legno; riquadri grigi, a modanature antiche, la
foderavano dall’alto al basso; il soffitto era di travi apparenti pure
dipinte di grigio i cui spazi intermedi erano imbottiti di bianco
ingiallito. Un vecchio orologio a muro di rame incrostato di arabeschi di
tartaruga ornava la cappa del caminetto di pietra bianca, malamente
scolpito, sul quale stava uno specchio verdastro, i cui lati, tagliati a
ugnatura per mostrarne lo spessore, riflettevano una filettatura di luce
lungo una specchiera gotica d’acciaio rabescato.
H. de Balzac, Eugénie Grandet, Garzanti, Milano 1978, pp. 12-13.
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