I navajo e gli apache - Geronimo
I navajo e gli apache sono i più conosciuti fra i nativi americani del
Sud-Ovest, soprattutto per la resistenza accanita che opposero all'esercito
statunitense nell'Ottocento. I due popoli sono ora in gran parte concentrati
in Arizona, anche se occupano pure parti del New Mexico, e la nazione dei
Navajo si estende anche allo Utah del sud. Entrambi i popoli sono
relativamente nuovi nella regione, perché sono arrivati negli attuali
territori più o meno nello stesso periodo dei primi spagnoli, e il loro
impatto fu distruttivo quanto quello dei colonizzatori europei.
I navajo e gli apache sono popoli distinti, ma le loro lingue hanno molto in
comune, e le loro strade si sono divise solo negli ultimi 500 anni.
Discendono entrambi dalle popolazioni athabascan, i cui antenati asiatici
passarono in Alaska circa 7500 anni fa, molto dopo le prime migrazioni nel
Nuovo Mondo.
Altri athabascan rimasero nel nord, e divennero i popoli dene dell'Alaska e
del Canada nord-occidentale, e i na, che abitavano in quello che oggi è il
Nord-Ovest degli Stati 'Uniti, di cui facevano parte gli haid e i tlingit. A
un certo punto, tuttavia, gli antichi navajo e apache migrarono verso sud,
seguendo i bisonti lungo i pendii orientali delle Montagne Rocciose e
trasportando i loro averi con slitte tirate da cani.
Le stime intorno al periodo in cui raggiunsero la loro prima base nel Sud-
Ovest, che probabilmente fu al limitare delle Grandi Pianure a est del Rio
Grande, vanno dal 575 al 1525; la datazione più probabile è dal 1250 al
1300. Come tutti i nomadi del mondo, scambiavano i frutti della caccia e
della racccolta, e nel loro caso soprattutto le pelli di bisonte, con i
prodotti agricoli di popolazioni più sedentarie, come i pueblo del Rio
Grande. I cronisti che accompagnarono la prima avventura spagnola nel
Sud-Ovest, cioè la spedizione di Coronado del 1540, non fecero distinzioni
fra i navajo e gli apache, e chiamarono entrambi querecho. Alla fine di quel
secolo tuttavia, quando gli spagnoli tornarono, i navajo, che chiamavano se
stessi diné, si erano separati dagli apache, o ndee.
I navajo
Si pensava che fosse stato l'arrivo dei bellicosi navajo nella regione di
Four Corners a costringere i suoi abitanti precedenti, gli antichi pueblo,
ad andarsene alla fine del XIII secolo. In realtà quando i navajo si
spostarono a ovest, il San Juan Basin era già disabitato, e gli antichi
pueblo se ne erano andati da tempo. Si è perfino ipotizzato che furono gli
antichi pueblo a scacciare i navajo quando le comunità di Chaco Canyon e di
Mesa Verde si frammentarono e i loro abitanti si diressero a est per fondare
i pueblo lungo il Rio Grande.
Nel tardo XVI secolo una regione di Largo Canyon a est dell'odierna
Farmington, che ancora oggi è il cuore del territorio navajo, divenne
conosciuta come Dinétah, che significa "fra la gente". I diné definirono il
loro territorio compreso fra quattro montagne sacre: Blanca Peak o Sis
Naajini, a est, in Colorado; Hesperus Peak (Dibé Nitsaa), anch'essa in
Colorado ma nel nord, vicino all'odierna Durango; Mount Taylor (Tsoodzil) a
sud, in New Mexico; e i San Francisco Peaks (Dook'o'ooslítd), vicino a
all'attuale Flagstaff, in Arizona. Cominciarono a crearsi le leggende sul
primo uomo e la prima donna che vivevano presso Huerfano Mountain; i due
trovarono una bambina sul Gobernador Knob, e la chiamarono Donna Cangiante;
lei a sua volta mise al mondo i gemelli navajo, Distruttore di mostri e Nato
dall'Acqua.
I padroni del mondo
Intorno al 1580, i navajo avevano cominciato a saccheggiare i pueblo di
Acoma, di Zuni e degli hopi. La loro espansione ricevette una forte spinta
quando con la presenza stabile degli spagnoli entrarono in possesso di
cavalli. Dal 1606 in poi i navajo si gettarono in una serie di razzie degli
insediamenti ispanici e dei pueblo che si trovavano lungo il Rio Grande,
impadronendosi di animali, raccolti e manufatti di metallo. Nella lingua
tewa, che è parlata in molti pueblo, apache significa "stranieri" o "nemici",
e nabajú vuol dire "grandi campi coltivati". Nel 1626 gli spagnoli
menzionarono per la prima volta gli "apaches de nabigir, e il nome fu subito
troncato in "navajo".
I navajo e i pueblo non furono però sempre in guerra fra loro, e alcuni
navajo parteciparono alla rivolta dei pueblo del 1680, che riuscì a
espellere per breve tempo gli spagnoli dal Sud-Ovest. Quando, circa dodici
anni dopo, gli spagnoli riconquistarono la regione, molti pueblo sfuggirono
alla loro vendetta ritirandosi e unendosi ai navajo. La cultura dei navajo
moderni, che gli antropologi considerano un ibrido costituito da elementi
athabascan e pueblo, si formò nelle fortificazioni remote conosciute come "pueblito
di Dinétah", nei canyon Largo e Gobernador.
L'alleanza fra pueblo e navajo naufragò subito, ma già nel Settecento i
navajo assorbirono le conoscenze dei pueblo, come l'arte di lavorare
l'argilla e di tessere, e ne furono influenzati nelle strutture sociali e
religiose. L'acquisizione dei cavalli aumentò notevolmente la loro mobilità,
mentre grandi greggi di pecore consentirono loro di vivere bene in quelle
che erano state considerate terre marginali. Essi si espansero verso ovest
per coprire un'area molto più vasta, occupando gran parte dell'Arizona
nord-orientale e circondando gli hopi.
Per gli spagnoli, i navajo erano a quei tempi los dueflos del mundo, "i
padroni del mondo", temuti cavallerizzi che possedevano una solida base
economica nelle loro terre, e che ciò nonostante continuavano a saccheggiare
i pueblo a volontà. Per gran parte del Settecento, tuttavia, i navajo e i
coloni ispanici del New Mexico furono nominalmente in pace fra loro, in
quanto alleati per resistere alle incursioni degli ute e dei comanche del
Nord. Poi i navajo cominciarono ad accorgersi che gli spagnoli stavano
tacitamente incoraggiando i razziatori ute e comanche e che compravano da
loro i prigionieri navajo come schiavi. Dal 1786, quando gli spagnoli
firmarono un trattato ufficiale con i comanche, lo stato di guerra con i
navajo fu costante.
Con il pretesto di convertirli al cristianesimo, donne e bambini navajo
furono imbarcati come schiavi per il Messico; i navajo si rifecero portando
via gente dai villaggi dei pueblo e alcuni insediamenti di missionari
dovettero essere abbandonati a causa dei loro attacchi. Nell'insieme i
territori principali dei navajo rimasero inespugnabili, anche se nel 1805 il
tenente Narbona penetrò con una squadra nel Canyon de Chelly e ne massacrò
più di cento.
La guerra contro gli Stati Uniti
L'indipendenza del Messico, raggiunta nel 1821, non attenuò il conflitto; i
navajo e i coloni ispanici erano ancora ai ferri corti quando l'esercito
spagnolo marciò e prese il controllo del Sud-Ovest, nel 1846. I navajo
rimasero stupiti quando gli invasori americani pretesero che firmassero una
pace con i loro vecchi nemici, dato che ormai gli abitanti del New Mexico
erano considerati tutti americani.
Un elemento importante nel fallimento americano nel ratificare e nel
rispettare i trattati con i navajo era il fatto che questi non costituivano
un gruppo omogeneo. Inoltre, non avevano "capi" nel senso americano, e ancor
meno un capo supremo. Nessun navajo poteva parlare in nome di un gruppo più
esteso della sua famiglia, né si sentiva legato da un patto sottoscritto da
qualcun altro se non era stato interpellato. Anche così, i navajo rimasero
in rapporti tutto sommato pacifici con gli americani fino al giorno in cui,
nel 1849, sotto una bandiera bianca, alcuni soldati americani uccisero e
tolsero lo scalpo a un anziano navajo molto rispettato, che aveva assunto un
nome che potrebbe confondere, Narbona. Per i quindici anni seguenti
Manuelito, genero di Narbona, condusse una guerra ininterrotta contro la
cavalleria statunitense, che aveva la sua base a Fort Defiance, vicino a
Window Rock. Nel frattempo i razziatori di schiavi del New Mexico
continuavano a rapire bambini navajo.
Nel 1863 il generale James Carleton decise che i navajo dovevano essere
spostati del tutto dalle loro terre, in modo che potessero "diventare un
popolo di agricoltori e cessare di essere nomadi", e anche per permettere
agli abitanti del New Mexico di espandersi oltre la valle del Rio Grande e
d'impossessarsi di tutte le ricchezze agricole e minerarie detenute dai
navajo. Aiutato dal veterano Kit Carson, il generale lanciò una campagna per
fare terra bruciata, che culminò nel 1864 con la distruzione degli hogan,
dei campi e dei frutteti di peschi del Canyon de Chelly. Ridotti alla fame,
i navajo si arresero e furono mandati a "Fair Carletonia", la riserva di
Bosque Redondo vicino a Fort Summer, nel New Mexico orientale.
Novemila navajo intrapresero la Long Walk, una lunga marcia di 590 km per
Bosque Ridondo in cui tremila di loro morirono. La riserva, assolutamente
inadatta all'agricoltura e ben lontana da una possibile autosufficienza,
divenne un peso per il governo federale. Carleton fu congedato e nel 1868,
dopo quattro anni, dodici capi navajo firmarono un trattato, noto come "Old
Paper", che consentiva loro di tornare a casa. Uno di loro, Barboncito,
aveva precedentemente dichiarato: "Nel nome di Dio, spero che non mi
chiediate di andare in nessun'altra terra se non nella mia".
La Nazione navajo
Considerando i navajo come un popolo indipendente, l'"Old Paper" costituì il
fondamento della costituzione della Riserva indiana dei navajo, che i navajo
stessi preferiscono chiamare Nazione navajo, e che esiste tutt'oggi. La
riserva originaria del 1868 era un piccolo rettangolo nel nord-est
dell'Arizona e nel nord-ovest del New Mexico, che comprendeva Canyon de
Chelly e Shiprock, ma non Window Rock. Qui i sopravvissuti a Fort Summer si
riunirono ai navajo sfuggiti alla cattura nelle regioni interne; alcuni si
erano nascosti vicino a Navajo Mountain, oggi considerata anch'essa una
vetta sacra.
I clan navajo
Alla base della vita sociale e familiare dei navajo c'è il sistema dei
clan. Ogni bambino nasce "nel" clan della madre e "per" il clan del
padre. I navajo si identificano secondo i clan dei genitori e non si
sposano con persone che appartengono a questi clan. Per tradizione, ogni
membro dei clan era considerato responsabile dei crimini o dei debiti di
ogni altro appartenente a esso.
In origine esistevano solo quattro clan, che si consideravano
discendenti delle quattro coppie create a ovest da Donna Cangiante.
Attualmente esistono circa sessanta clan, e i nuovi si formano quando
una donna di un'altra tribù o di un altro luogo sposa un nevaio. Alcuni
nomi rivelano una provenienza dai popoli zuni, mescalero, messicani, ute
e jemez, ma di solito si riferiscono a luoghi specifici della riserva,
eventi mitici o altro. Qualche esempio: il clan della Montagna che gira,
il clan del Sale, quello della Gente che ha scoppi di collera, quello
della Roccia che arriva fino all'acqua. |
Nel Novecento la popolazione dei navajo è cresciuta a un ritmo fenomenale,
passando da 20.000 nel 1900 a circa 350.000 di oggi. Allo stesso modo, in
oltre una dozzina di differenti transazioni, le dimensioni della riserva si
sono ampliate dai 15.500 km2 iniziali ai circa 70.000 km2 di oggi. Un
governo ufficiale dei navajo fu formato solo nel 1923, quando le grandi
compagnie petrolifere ebbero bisogno di qualcuno che potesse firmare i
contratti di affitto delle terre, in modo da poter sfruttare i giacimenti
trovati nelle riserve. Subito dopo fu istituito un sistema di riunione
dell'amministrazione locale e, nel 1927, Window Rock divenne il centro
politico tribale.
L'evento più drammatico del XX secolo fu la riduzione del bestiame, nel
1933, quando le autorità federali uccisero un milione di pecore e capre e
ridussero l'insieme delle greggi dei navajo a mezzo milione di capi. Il
motivo era che il pascolo eccessivo provocava erosione e accumulo di limo
nel fiume Colorado, danneggiando la nuova diga di Hoover; molti navajo
dovettero abbandonare la pastorizia e darsi al lavoro salariato.
Dalla fine della seconda guerra mondiale la nazione navajo ha continuato a
modernizzarsi; nel 1947 fu costruita la prima strada asfaltata e nel 1969 fu
aperto il primo istituto di studi superiori mai fondato in una riserva, il
Tsaile's Navajo Community College. Mentre molte famiglie riescono ancora a
vivere secondo gli usi tradizionali, il cambiamento più radicale è stato
provocato dallo sfruttamento crescente delle risorse minerarie. In tutta la
regione sono state aperte miniere e centrali elettriche, alcune delle quali
sono appena fuori dalle riserve e dipendono comunque dal lavoro degli
indiani. Alcune imprese sono state oggetto di forti controversie. L'impianto
di Four Corners, vicino a Farmington, è stato descritto come la peggior
fonte d'inquinamento di tutti gli Stati Uniti; l'estrazione a oltranza
praticata dalla Peabody Company a Black Mesa, per alimentare la centrale
elettrica Navajo Generating Station di Page, è considerata una tragedia
ambientale. Nel 1979 Church Rock, a nord-est di Gallup, fu teatro della
peggiore contaminazione nella storia dell'industria nucleare: la rottura di
uno sbarramento nello stabilimento della United Nuclear Corporation provocò
la fuoriuscita di quasi 400 milioni di litri d'acqua radioattiva e di 100
tonnellate di fango anch'esso radioattivo. Nel 1975 il presidente tribale
Peter MacDonald contribuì in modo determinante a fondare il Council of
Energy Resources Tribes, che egli stesso definì "un OPEC domestico". Mentre
i contratti di affitto delle terre firmati negli anni Cinquanta e Sessanta
rendevano pochissimo, ora accordi più redditizi hanno rafforzato l'economia
dei navajo. E cresciuta però anche l'opposizione allo sfruttamento minerario,
da quando i suoi effetti a lungo termine sono diventati evidenti. Molti
pensano che la lunga disputa fra navajo e hopi per i territori sia stata
manipolata dai politici federali e dalle compagnie minerarie per i loro
scopi.
Peter MacDonald ha compiuto numerosi sforzi per diversificare la base
economica della Nazione, fondando fra l'altro ditte di software e fattorie
di coltivazione dei funghi shiitake, ma a un certo punto è stato sospettato
di arricchirsi con mezzi illeciti, e nel 1989 è stato condannato a 14 anni
di prigione per corruzione e cospirazione. Nonostante questo verdetto
pronunciato da un tribunale federale, nella riserva MacDonald è ancora
popolare; lo schieramento a suo favore o contro di lui è un tema dominante,
e i suoi sostenitori gli hanno concesso "perdoni" non contemplati dalla
legge federale.
Gli apache
Intorno al 1600, cioè quando i navajo cominciarono ad assorbire elementi
della cultura pueblo e diventarono un popolo completamente distinto, gli
apache si suddivisero in diversi gruppi. Gli apache occidentali occuparono
le montagne dell'Arizona centrale; i Jicarilla si insediarono nelle regioni
del New Mexico nord-occidentale fra Chama Valley e Four Corners, e i lipan
si spinsero a est, nelle pianure del Texas occidentale. Allo stesso tempo,
nel sud del New Mexico, i mescalero cominciarono a diffondersi a est del Rio
Grande, mentre i chiricahua si diressero verso ovest fino all'odierna
Arizona meridionale.
Anche questi raggruppamenti non erano tribù come le pensavano i bianchi. Gli
apache vivevano in comunità nomadi basate su clan, formate da un numero di
persone che andava da 30 a 200. Ognuna di esse eleggeva un proprio "capo",
il cui compito principale era assicurare che la propria gente avesse cibo a
sufficienza; se non ci riusciva, la sua autorità veniva subito messa in
discussione. La maggior parte di questi gruppi coltivava alcune piante, ma
la fonte principale di sostentamento erano le razzie, non solo contro gli
insediamenti dei pueblo ma anche contro i navajo e fra apache stessi.
Con l'arrivo degli spagnoli, gli apache ebbero per la prima volta i cavalli.
Agli inizi li rubavano per mangiarli, ma una volta che impararono a
cavalcarli si abituarono rapidamente a regolari razzie nei villaggi del Rio
Grande durante la stagione dei raccolti, lasciandoli invece sostanzialmente
tranquilli per il resto dell'anno. Un apache considerava poco dignitoso
l'allevamento dei cavalli, per non parlare di quello delle pecore, praticato
invece dai navajo; gli apache rubavano semplicemente gli animali quando ne
avevano bisogno.
I coloni del New Mexico, che per tutto il tempo del dominio spagnolo e
messicano rimasero confinati in una striscia di terra lungo il fiume,
chiamavano gli estesi territori degli apache che li circondavano Apachería.
Dato che gli apache non si univano mai per combattere in una guerra
ufficiale (nessun loro schieramento di guerra superò mai i 200 guerrieri),
era impossibile sconfiggerli in un attacco concertato. Nella prima metà del
Settecento, gli apache furono però costretti a riunirsi in zone più
ristrette e montagnose, perché gli ancora più agguerriti comanche
cominciarono a irrompere con regolarità crescente, attraversando le grandi
pianure.
Più avanti, sempre nel Settecento, gli spagnoli riuscirono a pacificare in
parte gli apache costituendo presidios che li rifornivano di cibo, alcol e
perfino di fucili adatti alla caccia ma non alla guerra. Quando però, nel
1821, il Messico divenne indipendente, la nuova amministrazione non poté più
permettersi tali sussidi. La sua soluzione fu di offrire una ricompensa di
$100 per ogni scalpo di apache portato nei presidios, non importava se di
uomo o di donna, di giovane o di anziano.
Le guerre apache
Per il governo federale degli Stati Uniti, che prese possesso del New Mexico
intorno al 1840, il genere di vita degli apache era assolutamente
intollerabile. Come un gruppo di apache mescalero spiegò a un furiere
dell'esercito USA, nel 1850, "Noi dobbiamo rubare a qualcuno... Se non ci
permettete di depredare i messicani, dobbiamo rubare a voi, o combattervi".
In totale, nel Sud-Ovest c'erano tra 6000 e 8000 apache; la resistenza più
accanita venne da un gruppo composto da poco più di 1000 persone, i
chiricahua, guidati da Cochise, la "quercia".
Il conflitto fra l'esercito degli Stati Uniti e gli apache scoppiò nel 1861,
quando Cochise accettò d'incontrare il luogotenente George Bascom nel
sud-est dell'Arizona e fu ingiustamente accusato di aver rapito un bambino.
Il capo apache riuscì a fuggire nelle montagne del Dragoon, ma un fratello e
due nipoti vennero impiccati; Cochise iniziò allora a imperversare per tutta
l'Arizona, uccidendo minatori, cercatori, passeggeri di diligenze e soldati,
ovunque li trovasse. Quando gli anglo-americani fuggirono, pensò di averli
scacciati definitivamente; non sapeva che la sua campagna coincideva con lo
scoppio della guerra civile, il che significava che tutti i cittadini
statunitensi si ritiravano verso est.
Nel giro di un anno l'esercito dell'Unione era già tornato, sotto il comando
del generale James Carleton. La sua politica verso gli apache, che
all'inizio si rivolse ai mescalero piuttosto che ai chiricahua, era semplice:
"Tutti gli uomini di quella tribù devono essere uccisi, in qualsiasi momento
e luogo li troviate". Nell'inverno del 1862-63 i mescalero furono radunati
nella riserva di Bosque Redondo, presso Fort Summer, nell'est del New
Mexico, dove in seguito dovettero andare anche i navajo.
Nel 1862 un altro gruppo di chiricahua si era unito a quello di Cochise:
erano gli apache di Warm Springs, in New Mexico, guidati dall'anziano Mangas
Coloradas. L'anno successivo, l'uccisione a tradimento di Mangas Coloradas
da parte di soldati statunitensi, a Pinos Altos, dove era stato invitato a
negoziare la pace, fece diventare i chiricahua ancora più risoluti. Nei
dieci anni che seguirono, l'esercito degli Stati Uniti spese circa 38
milioni di dollari in campagne che uccisero in totale cento apache. A loro
volta, gli apache uccisero più di mille americani.
Fu in questo periodo che il nome di
Geronimo
cominciò a essere fortemente temuto; apparteneva ai bedonkohe, un
sottogruppo dei chiricahua, ed era nato intorno al 1823 vicino alle
abitazioni fra le rocce di Gila, nel New Mexico. Fu chiamato Goyahkla, che
significa "Colui che sbadiglia" e raggiunse l'età adulta senza vedere
neanche un bianco. Dopo che, nel marzo del 1851, sua madre, sua moglie e tre
figli furono uccisi da soldati messicani a Janos, nel Messico settentrionale,
egli si vendicò per anni con diverse incursioni. Il nome con cui divenne
famoso derivò in qualche modo dal grido di battaglia dei messicani, che si
rivolgevano a san Gerolamo. In seguito divenne un uomo di medicina
rispettato, ma non fu mai un "capo" per come lo intendevano i bianchi.
Nel massacro di Camp Grant, nel 1871, un'alleanza nata a Tucson fra indiani
tohono `o'odahm, ispano-americani e anglo-americani uccise 144 apache, fra
cui c'erano solo otto uomini adulti; si suppone che l'eccidio avvenne con
l'appoggio esterno dell'esercito americano, che stazionava nell'Aravaipa
Canyon, in Arizona. L'indignazione pubblica suscitata dal massacro spinse il
presidente Grant ad adottare verso gli apache una nuova politica, che nel
1872 portò all'istituzione delle riserve di White Mountain (conosciuta anche
come Fort Apache) e di San Carlos.
Tutti gli apache che non andavano nelle riserve erano però considerati "rinnegati";
il compito di scovarli fu affidato al generale George Crook, che adottò la
nuova strategia di "guerra totale" sviluppata durante la guerra civile.
Impiegò guide apache della White Mountain, secondo il principio che i più
adatti a rintracciare gli apache erano altri apache, e durante l'inverno
187273 "passò in revisione" tutto il Tonto Basin, uccidendo circa 5000
indiani.
Dopo una tregua piena d'incidenti, fu concessa ai chiricahua una loro
riserva, un piccolo quadrato di circa 80 km per lato che aveva come centro
quello che oggi è il Chiricahua National Monument. La riserva fu però chiusa
nel giro di tre anni, a seguito di una serie di incursioni al di là della
frontiera compiute dopo la morte di Cochise, avvenuta nel 1874. I chiricahua
furono trasferiti'nella Riserva di San Carlos, anche se tradizionalmente
avevano sempre considerato gli apache di quella riserva "Bi-ni-e-Dine", cioè
"gente senza cervello".
Nel 1877 Victorio, un altro capo chiricahua, radunò 500 apache di diversi
gruppi che odiavano la vita a San Carlos e diede il via a un'altra lunga
fase di guerriglia in tutto il New Mexico e nel Texas occidentale, durante
la quale furono uccisi di nuovo 1000 anglo-americani. Nell'ottobre del 1880
i chiricahua furono sospinti nel Messico e sterminati a Chihuahua, e i pochi
sopravvissuti furono venduti come schiavi.
Geronimo, che non si era unito a Victorio, divenne il riferimento per gli
apache dissidenti. Tra il 1880 e il 1890 abbandonò ripetutamente la riserva
e scese sul sentiero di guerra, ogni volta con un numero minore di seguaci.
La prima volta fu nel 1881, quando passò a pochi chilometri da Tombstone e
fu inseguito da Wyatt Earp e dai suoi fratelli. Nel 1883 il generale Crook
lo rintracciò nella Sierra Madre, nel nord del Messico, ma fu catturato
dagli apache; in seguito Geronimo decise di arrendersi.
Nel maggio del 1885 Geronimo fuggì nuovamente dalla riserva, e ancora una
volta si arrese a Crook in Messico, nel 1886, con l'intesa che sarebbe stato
esiliato nell'est degli Stati Uniti per non più di due anni. Ma prima che
Crook potesse riportarlo a San Carlos, Geronimo si ubriacò e scappò
nuovamente. Crook diede le dimissioni e fu sostituito dal generale Nelson
Miles.
Nell'ultima campagna di guerriglia dei chiricahua, che si svolse per cinque
mesi nell'estate del 1886, 37 apache, fra cui 18 guerrieri, si contrapposero
a 5000 soldati, un quarto di tutto l'esercito degli Stati Uniti. Infine il
generale Miles riuscì a mettersi in contatto con Geronimo in Messico,
raccontando che tutti i chiricahua rimasti nella riserva erano stati portati
per nave in Florida, anche se ciò era falso. Disperato, Geronimo si arrese
per la quarta e ultima volta, il 3 settembre del 1886, nello Skeleton
Canyon, in Arizona. La menzogna del generale divenne realtà, perché Geronimo
e altri 500 apache, comprese le guide che avevano combattuto dalla parte
degli Stati Uniti, furono effettivamente mandati in Florida in treno. Gli
uomini e le donne furono segregati in campi separati. Dopo qualche tempo i
chiricahua furono riuniti, prima in Alabama e poi in Oklahoma, ma Geronimo
non tornò più nel Sud-Ovest. Fra le varie apparizioni pubbliche dei suoi
ultimi anni ci fu la cavalcata alla testa del corteo inaugurale del
presidente Theodor Roosevelt, nel 1905. Geronimo morì nel 1909.
Nel 1913 fu concesso ai 261 chiricahua sopravvissuti di scegliere se
rimanere in Oklahoma o unirsi agli apache mescalero in New Mexico. Circa due
terzi si misero in cammino. C'erano inoltre i circa dieci chiricahua che non
furono mai trovati dall'esercito e che rimasero nascosti in Messico. Ancora
negli anni Trenta si parlava di apache liberi che combattevano nella Sierra
Madre.
Gli apache oggi
Oggi nel Sud-Ovest vivono circa 20.000 apache. Le loro due riserve più
estese sono in Arizona: quella di Fort Apache, terza fra tutte le riserve
dei nativi americani degli Stati Uniti per numero di abitanti, e la vicina
San Carlos. I jicarilla vivono ancora nel nord-ovest del Messico, intorno
all'insediamento di Dulce.
È più facile che i turisti entrino in contatto con gli apache mescalero, che
condividono i loro territori con i discendenti degli ultimi chiricahua,
nelle montagne del New Mexico sud-orientale. Una delle imprese azzardate che
hanno procurato loro un buon livello di sicurezza economica è la località
sciistica di Ski Apache. Rilevata dalla tribù nel 1962 per 1,5 milioni di
dollari, ha anche un lussuoso albergo con casinò, l'Inn of the Mountain
Gods. Più controversa è stata la decisione dei mescalero di consentire il
deposito di scorie altamente radioattive accanto alla riserva.
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