Il primo interrogatorio a Galilei

 

Quando Galilei fu convocato a Roma presso il tribunale dell'Inquisizione e si apri il processo a suo carico, le domande che l'inquisitore gli rivolse riguardavano tutte il libro pubblicato successivamente (il Dialogo sui massimi sistemi, 1632) e le dottrine copernicane che in esso venivano discusse e (secondo l'accusatore) approvate. Nel febbraio del 1616 i teologi che lavoravano presso il Sant'Uffizio avevano esaminato queste due proposizioni: "Che il sole sii il centro del mondo, et per conseguenza immobile di moto locale. Che la terra non è centro del mondo né immobile, ma si muove secondo sé tutta, etiam di moto diurno".
Il mese successivo la sentenza della congregazione dell'Indice dei libri proibiti "sospendeva" fino a che non fosse stato "corretto" il libro di Copernico De Revolutionibus Orbium Caelestium (la cui pubblicazione risaliva al 1543 e che era preceduto da una prefazione volta a presentare le tesi eliocentriche come una pura ipotesi matematica), mentre ad altri libri che variamente sostenevano tesi copernicane veniva inflitta una netta proibizione. Nel testo che segue riportiamo alcune parti del primo interrogatorio cui Galilei fu sottoposto, il 12 aprile 1633.

 

D. Come e da quanto tempo si trova a Roma.
R. Io arrivai a Roma la prima domenica di Quaresima, e son venuto in lettica.
D. Se sia venuto di per sé, o se sia stato chiamato, o se gli sia stato ingiunto da alcuno divenire a Roma, e da chi.
R. In Fiorenza il P. Inquisitore mi ordinò ch'io dovessi venir a Roma e presentarmi al S. Officio, sendo questo il comandamento de' ministri di esso S. Officio.
D. Se sappia o immagini la causa per la quale gli fu ingiunto di venir a Roma.
R. Io m'imagino, la causa per la quale mi è stato ordinato ch'io mi presenti al S. Officio in Roma, esser stata per render conto del mio libro ultimamente stampato. [...]
D. Spieghi quale sia il libro a ragion di cui s'imagina che gli è stato intimato di venire a Roma.
R. Questo è un libro scritto in dialogo, e tratta della costituzione del mondo, cioè i due sistemi massimi, cioè della disposizione de' cieli e delli elementi.
[Gli viene mostrata una copia del suo libro.]
D. Se pure riconosca tutte e ogni cosa in quel libro come sue.
R. Io conosco questo libro mostratomi ch'è uno di quelli stampati in Fiorenza, e tutto quello che in esso si contiene, lo riconosco come composto da me. [...]
D. Se sia stato altrimenti a Roma, e in particolare nell'anno 1616 e in quale occasione.
R. [...] L'occasione per la quale fui a Roma l'anno 1616 fu che sentendo muoversi dubbio sopra la opinione di Niccolò Copernico circa il moto della terra e stabilità del sole e l'ordine delle sfere celesti, per rendermi in stato sicuro di non tenere se non l'opinioni sante e cattoliche, venni per sentire quello che convenisse tenere intorno a questa materia. [Specifica di essere venuto a Roma su sua iniziativa, e non convocato, e di essersi incontrato con il cardinale Roberto Bellarmino e altri cardinali per informarli meglio sul libro di Copernico.]
D. Dica, per quanto sa, che cosa fu deciso in quella vertenza.
R. Circa la controversia che vertebat circa la sopradetta opinione della stabilità del sole e moto della terra, fu determinato dalla Santa Congregazione dell'indice, tale opinione assolutamente presa, esser ripugnante alle Scritture Sacre, e solo ammettersi ex suppotione, nel modo che la piglia il Copernico. [...] Il S.r Card.le Bellarmino mi significò, la detta opinione del Copernico potersi tener ex suppotione, sì come esso Copernico l'haveva tenuta: et sua Emin.za sapeva ch'io la tenevo ex suppotione. [...]
D. Se allora [...] gli sia stato fatto qualche precetto sulla stessa materia e quale.
R. [Bellarmino] mi disse che l'opinione del Copernico non si poteva tener né difender, come contrariante alle Sacre Scritture. [...] E può esser che mi fusse fatto qualche precetto ch'io non tenessi né difendessi detta opinione, ma non ne ho memoria, perché questa è una cosa di parecchi anni. [...]
D. Ed essendogli detto che in detto precetto, a lui fatto allora in presenza di testimoni, si contiene che non possa in alcun modo tener, difendere o insegnare detta opinione, dica o si ricordi come e da chi gli fu intimato.
R. Io non mi raccordo che mi fusse intimato questo precetto da altri che dalla viva voce del S.r Card.le Bellarmino; et mi raccordo che il precetto fu ch'io non potessi tenere né difendere, et può esser che ci fusse ancora "né insegnare". Io non mi raccordo né anco che vi fusse quella particola quovis modo. [...]
D. Se quando richiese dal Maestro del Sacro Palazzo [addetto alla censura preventiva] la facoltà di stampare detto libro, abbia esposto il precetto fattogli altrove. [...]
R. Io non dissi cosa alcuna al P. Maestro di Palazzo, quando gli domandai licenza di stampar il libro, del sodetto precetto, perché non stimavo necessario il dirglielo, [...] non havend'io con detto libro né tenuta né diffesa l'opinione della mobilità della terra e della stabilità del sole; anzi nel detto libro io mostro il contrario di detta opinione del Copernico, et che le ragioni di esso Copernico sono invalide e non concludenti.