La letteratura mistica

La mistica è anzitutto una vocazione della mente avvertita con particolare intensità nell'Europa della Controriforma. Lo spirito religioso, costretto a esprimersi tra cautele dottrinali e rigide norme di comportamento, percepisce l'esigenza di evadere verso spazi liberi e vicini a Dio: nella ricerca dell'estasi si manifesta il desiderio di sentire l'onnipotenza divina sul corpo e sull'anima finalmente sciolti da ogni vincolo terreno.

Vocazioni femminili

Non a caso la mistica coinvolge soprattutto le donne, rigidamente sottomesse al regime della clausura. L'impulso trascendente viene offerto dalla figura straordinaria di santa Teresa di Avila (1515-1582), la quale si preoccupa di riformare in senso austero l'abitudine conventuale sulla base della personale esperienza ascetica. Il suo discepolo Juan de la Cruz ne diffonde l'insegnamento che dalla Spagna viene esportato nei monasteri cattolici, in Italia come in Francia. La vita quotidiana delle monache alterna ossessivamente tempi di preghiera e lavoro: silenzio, immobilità, concentrazione dominano la giornata. In tale atmosfera di depressione, qualche giovane sorella cerca uno slancio vitale: posseduta da visioni divine o diaboliche, vive esperienze di elettrizzante eccitazione fisica, quasi erotica.

La sensualità masochistica dell'illustre suora orsolina francese Jeanne des Anges rappresenta un caso esemplare.

A Loudun il convento delle Orsoline viene fondato nel 1626. Fisicamente deforme e forse malata di tubercolosi ossea, Jeanne des Anges vi giunge a soli 25 anni nelle vesti di superiora; ben presto viene a conoscenza delle torbide avventure del padre gesuita Urbain Grandier, cui ella ha offerto l'incarico di guida spirituale delle consorelle. Sembra che la vicenda del curato che rifiuta di occuparsi del convento abbia causato l'indemoniamento delle monache; comunque siano andati i fatti, questa è la versione ufficiale della genesi del "caso"Loudun. Ha inizio la serie degli esorcismi operati dalla Chiesa, che divengono spettacolo pubblico: la folla contempla le contorsioni delle donne possedute. Accusato di stregoneria, Grandier viene arrestato nel 1633 e arso sul rogo, senza ammettere la sua colpevolezza.

Le invasate continuano a offrire motivo di curiosità, mentre la loro sofferenza viene compresa solo in parte dagli esorcisti.

Tra essi il gesuita Jean-Joseph Surin si segnala per la predisposizione mistica: inquieto e appassionato, incontra Jeanne des Anges per esorcizzarla, ma viene coinvolto personalmente dalla possessione, perdendo l'uso della parola. Per sua iniziativa gli episodi delle indemoniate vengono sottratti agli occhi della folla; tra i due protagonisti del "caso" Loudun avvengono incontri a quattr'occhi e attraverso le sbarre del convento la donna confessa a padre Surin le tentazioni, le lotte contro i diavoli, l'estasi contemplativa.

Quando le condizioni di salute del padre si aggravano tanto da costringere i superiori a sollevarlo dall'incarico, prende avvio una fitta e intensa comunicazione epistolare: la donna riconosce
un fidato interlocutore, padre Surin tempera l'ossessione di essere dannato per l'eternità e vince il desiderio ripetuto di suicidarsi.

Dal 1658 al 1665 entrambi appaiono più sereni; alla morte di Jeanne des Anges, il padre afferma: "Non potrò comunicare con nessuno come con lei"; e silenziosamente dopo pochi mesi si spegne. La vicenda di Loudun permette di comprendere l'eccesso mistico di un'intera comunità femminile. La produzione teologica di padre Surin ne risulta fortemente influenzata: l'attenzione per il mondo dell'interiorità, l'esplorazione febbrile dello spazio dell'anima, la ricerca conflittuale di Dio rielaborano l'esperienza della possessione, indicando il percorso di
salvezza.

La vita e la letteratura s'intersecano come malattia e medicina dell'anima. Con minore notorietà molte altre donne europee vivono episodi analoghi, inventando tecniche di autopunizione corporea per sfidare le tentazioni terrene: l'anoressia diviene una scelta quasi obbligata; l'abbigliamento deve ferire chi lo indossa. La mistica cappuccina Veronica Giuliani e la clarissa cappuccina Maria Maddalena Martinengo di Barco riempiono il vuoto mentale "profondo abisso del niente" con implacabili e compiaciute sofferenze. Il carattere più temperato di Virginia Galilei converte la rinuncia a sé in dedizione all'illustre padre seguito dall'interno della clausura. La monaca benedettina Arcangela Tarabotti e la gerolamina Juana lnés de la Cruz rappresentano la variante ribelle e aggressiva della depressione monacale, mentre Maria d'Àgreda reagisce autoinvestendosi di responsabilità politiche.
 
Inés de la Cruz

Il Primo Sogno della colta e ardita monaca gerolaminaluana Inés de la Cruz (1648-1695) è un poema allegorico che rielabora con accenti mistici immagini neoplatoniche e barocche, provenienti in particolare dalle opere del gesuita Athanasius Kircher. E' la finzione di un viaggio all'interno di sé, senza mete definite o intenti didattici, nel silenzio assoluto della solitudine cosmica.