I TANTI VOLTI DELLA MASCHERA DI FERRO

Chi era l'uomo condannato a vivere recluso, per oltre trent'anni, con il volto coperto da una maschera? Si son fatte almeno cinquanta ipotesi diverse nei tre secoli che ci separano da una delle vicende più oscure della Francia di Luigi XIV, il Re sole. Un sovrano che quasi sicuramente era coinvolto nell'enigma e nella terribile vendetta che colpì il prigioniero meno conosciuto e più famoso e studiato di tutti i tempi. Nelle cui vene, forse, scorreva lo stesso sangue del signore assoluto di Versailles...



La Maschera di Ferro è solo il frutto di una leggenda fiorita tra il XVII e il XVIII secolo in ambienti colti francesi, oppure una figura realmente esistita, ben assestata nella storia, anche se rimasta anonima?

Questa è forse la domanda principale tra quelle che hanno incuriosito gli storici, già dal Settecento, quando Voltaire cercò di collocare il misterioso prigioniero della Bastiglia tra i parametri della realtà. Riuscì comunque nel suo intento, determinando un'eco che ancora oggi non si è spenta. La triste storia della Maschera di Ferro (seguendo la diffusa consuetudine continueremo a chiamarla così, anche se è possibile che questo infelice portasse una maschera di altro materiale, velluto o cuoio), si colloca tra il 1668 e il 1698: trent'anni del regno di Luigi XIV il Re Sole, che oggi è possibile ripercorrere attraverso poche e frammentarie notizie. Gli elementi via via acquisiti, provengono dal mito o delle indagini di ricercatori, ma non mancano illazioni che hanno trovato vasta eco nella letteratura, nel teatro e nel cinema.

Durante la Rivoluzione Francese, la vicenda fu sfruttata con intenzioni antimonarchiche ma in seguito, con l'accesso agli Archivio del regno, gli studiosi ebbero modo di farsi un'idea un po' meno fantasiosa di tutta la questione, pur senza ottenere prove definitive. Malgrado la difficoltà oggettiva di raggiungere una precisa definizione del problema, la bibliografia sul tema non manca, in particolare quella francese, e intorno al misterioso personaggio e ai fatti ad esso correlati - storici e immaginari — sono stati anche organizzati degli importanti convegni. La vicenda della Maschera di Ferro è soprattutto un fatto francese, che appassiona da secoli i cugini d'Oltralpe; però i punti chiave della storia sono in Piemonte. Infatti l'anonimo prigioniero trascorse lunghi periodi a Pinerolo e ad Exilles, in Val di Susa, che furono occupate dai francesi tra 1631 e 1696: luoghi in cui la sua eco vibra ancora. Di quale segreto era depositario quel prigioniero guardato a vista e allontanato per sempre dal mondo a cui doveva risultare irriconoscibile? Forse qualcosa di molto importante per le sorti di un paese

Per avvicinarci gradatamente al problema, analizziamo la cronologia della Maschera di Ferro, così come ci perviene dalle fonti più accreditate e ricorrenti tra gli studiosi:

1642: la Maschera di Ferro raggiunge clandestinamente l'Inghilterra;
1669: il 24 agosto è trasferita a Pinerolo; (II forte di Pinerolo fatto costruire dai francesi su progetto dell'architetto militare Vauban e abbattuto prima del ritorno della cittadina sotto il dominio sabaudo, nel 1696)
1681: in ottobre da Pinerolo è trasferita al forte di Exilles; 1687: il 17 aprile da Exilles a Brianzone;
1687: il 30 aprile da Brian-zone all'isola di Santa Margherita;
1698: in agosto dall'isola di Santa Margherita a Cannes;
1698: il 18 settembre da Cannes alla Bastiglia, a Parigi;
1703: il 19 novembre l'uomo dalla «Maschera di Ferro» muore alla Bastiglia.

Gli storici fanno osservare che pare non fosse un fatto straordinario all'epoca celare il volto di un prigioniero con maschere e altri accorgimenti: da Stefano de Junca, luogotenente del re presente all'arrivo della Maschera di Ferro alla Bastiglia, sappiamo che nelle carceri parigine vi erano altri due prigionieri nelle stesse condizioni. Le molte tesi suggerite fino ai nostri giorni sull'identità e la natura del prigioniero provengono da valutazioni che, sulla base delle fonti storiche conosciute, è impossibile confutare o accreditare tout court.

Dal 1711 ad oggi sull'identità della Maschera di Ferro sono state proposte molte ipotesi: una cinquantina. Oggi gli storici sono concordi nell'affermare che forse in passato sia stata sopravvalutata l'importanza della vicenda. Tutti ritengono che si tratti di un fatto storico, però le valutazioni si suddividono: c'è chi sostiene che la Maschera di Ferro di fatto celi un segreto dinastico e chi invece sostiene che probabilmente il prigioniero fosse un «individu de basse extraction», ma depositario di un segreto fondamentale per la politica della Francia del XVII secolo. Questa ipotesi, per quanto storica e credibilissima, abbassa un po' l'aura romantica intorno alla Maschera di Ferro, che nell'immaginario popolare continua ad essere un personaggio depositario di un segreto più «umano», legato a intrighi di corte, scambi di persona, oscuri maneggi di corte.

Le identificazioni della Maschera di Ferro fino ad oggi proposte, come si è detto, sono numerose. C'è, per cominciare, un gruppo di personaggi storici, cioè realmente esistiti e di cui si hanno notizie certe anche se la loro identificazione con il famoso prigioniero si basa su ipotesi non verificabili. E' il caso del duca di Beaufort; di Henry Cromwell e del conte di Vermandois; del duca di Monmouth; del patriarca Avedick; di don Giovanni Gonzaga e del cardinale di Retz; del cavaliere Luis de Rohan e del cavaliere di Kiffenbach; del conte di Kéroualze o di Moliére, il celebre drammaturgo; dell'abate Prégnany, di Jacques Bretel de Grèmonville, dell'abate de la Pommerie; si son fatti poi i nomi, oltre che del generale de Bulonde, di un certo Daugers e di tal Cavoye, figlio di Luigi XIII e di Maria de Sérignan.

Ci sono poi altre ipotesi che riguardano personaggi anonimi di cui conosciamo solo il possibile ruolo, incarico o grado militare o uno dei genitori, in genere la madre: un ufficiale francese; un politico francese; un ufficiale inglese al servizio del duca di Berwick; un anonimo prigioniero reo di aver scritto contro i gesuiti; una spia arrestata dal Catinat; un uomo con il volto devastato da una malattia; una donna; un negro amante della regina.

Quest'ultimo introduce la serie dei possibili figli, adulterini e non e comunque non riconosciuti, di donne dal sangue blu: un figlio di Anna d'Austria (moglie di Luigi XIII e madre di Luigi XIV); un figlio di Anna d'Austria e il duca di Buckingham (il favorito di re Giacomo d'Inghilterra); un figlio di Anna d'Austria e del cardinale Mazzarino; una figlia di Luigi XIII e Anna d'Austria; una figlia di Maria Teresa (moglie trascurata del Re Sole) e di un servitore negro; un figlio della regina Cristina di Svezia e del cardinale Monaldeschi; un figlio di Maria Anna di Neubourg (arciduchessa d'Austria e regina consorte del Re di Spagna); un figlio di Enrichetta d'Inghilterra (una principessa della dinastia Stuart andata in sposa al fratello minore di Luigi XIV Filippo d'Orleans) e di Luigi XIV; un figlio di Enrichetta d'Inghilterra e del conte di Guisa; un figlio naturale di Maria Luisa d'Orlèans (cugina di primo grado di Luigi XIV). Altri hanno ipotizzato la presenza di un fratello gemello di Luigi XIV o di un altro fratello cadetto del Re Sole.

Invece, uscendo dal giro di Versailles, sono stati fatti i nomi dell'italiano Conte Ercole Antonio Mattioli, un avventuriero sospettato di spionaggio; del sovrintendente — una sorta di ministro delle finanze di Luigi XIV - Nicolas Fouquet; di Eustachio Dauger, un nobile implicato in alcuni scandali e forse imparentato con i Borbone. Infine, un monaco giacobita.

Molte delle ipotesi non reggono però l'analisi rigorosa delle fonti, naturalmente tutto ciò se si intende restare saldamente ancorati al metodo storico, senza intrufolarsi completamente nella leggenda. Valutando questi dati possiamo tentare di formulare alcune considerazioni:

a) la volontà di nascondere il condannato celandone il volto, lascerebbe intendere che si trattasse di qualcuno di riconoscibile (un personaggio noto?); oppure un parente molto somigliante di un personaggio famoso (figlio, fratellastro, padre?);

b) l'occultamento del prigioniero, ma non la sua uccisione, farebbe pensare a qualcuno per il quale chi lo fece incarcerare nutriva degli scrupoli (un figlio illegittimo?);

c) anche se la presenza del prigioniero mascherato non sembrerebbe una leggenda, poiché è confermata da numerose fonti storiche, non va esclusa la possibilità che tutta la vicenda sia stata enfatizzata dalla tradizione leggendaria.

In genere, gli studiosi collocano la nascita della tradizione storico - leggendaria di un uomo con la maschera di velluto (che Voltaire però disse essere di ferro) nella Provenza del 1687: anno in cui de Bénigne de Saint Mars, governatore delle carceri di Exilles, fu nominato governatore delle prigioni dell'isola di Santa Margherita (di fronte alla Costa Azzurra in Francia) e di trasferì in quel luogo portando con sé la Maschera di Ferro. Proprio in quell'anno, il consigliere del Parlamento di Aix-en-Provence, de Thomassin Mazaugues, insieme alla moglie, alla cognata e all'abate di Mauvans, si recò all'isola di Santa Margherita dove venne ricevuto da Pierre de Bussy, signore di Dampierre, il quale comunicò ai suoi ospiti il prossimo arrivo in quel luogo di un misterioso prigioniero, la cui identità doveva essere celata a tutti.

Valutando con maggiore attenzione il materiale, storico e non, a disposizione degli studiosi, si evince che l'eco leggendaria creatasi intorno alla Maschera di Ferro ha avuto due possibili origini: una nel XVIII secolo e l'altra in quello successivo. Incipit della prima è da ricercare le voci che circolavano intorno al misterioso prigioniero quando si trovava rinchiuso nelle varie carceri: sicuramente in quella di Pinerolo il mito trovò la sua più ampia cassa di risonanza. La seconda trovò la sua espressione più vivida nella ricostruzione effettuata da Voltaire, che ebbe modo di conoscere la vicenda nel 1717, quando, mentre era incarcerato alla Bastiglia, due secondini gli raccontarono che, alcuni anni prima, erano stati incaricati di sorvegliare un prigioniero mascherato.


Voltaire (1694-1778),
il philosophe francese che per primo scrisse - romanzandola alquanto - della vicenda della Maschera di Ferro

Il filosofo descrisse la Maschera di Ferro nella sua «Storia del Secolo dei Lumi» (1751), sfruttandone in parte la vicenda come arma contro la monarchia assoluta, ma ciò fu anche utilizzato per mettere così in discussione la legittimità di Luigi XIV. Voltaire descrisse alcuni particolari che di fatto reggono il controllo incrociato sulle fonti. Nel «Dizionario filosofico» (1771) ritornò sull'argomento lasciando intendere, tra le righe, la possibile identificazione della Maschera di Ferro nel fratello gemello di Luigi XIV.


Dumas, Alexandre (padre)
(Villers-Cotterets, Aisne 1802 - Puys, Dieppe 1870),
Romanziere e drammaturgo francese, famoso soprattutto per i romanzi storici, tra i quali la trilogia I tre moschettieri (1844), Vent'anni dopo (1845), Il visconte di Bragelonne (1848-1850), e La maschera di ferro (1850), che evocano l'epoca di Luigi XIII; Il conte di Montecristo (1844-45), oggetto di innumerevoli traduzioni e adattamenti teatrali e La regina Margot (1845), ambientato durante le guerre di religione.

Nel secolo successivo il grande scrittore francese Alexandre Dumas fece il resto, trasformando un mito-storico in romanzo, polverizzando così le poche e frammentarie fonti storiche di una vicenda già di per sé problematica.

La prima fonte scritta sulla Maschera di Ferro risale al 10 ottobre 1711 ed è costituita da due lettere scritte dalla cognata di Luigi XIV Carlotta Elisabetta d'Orléans, a sua sorella, Sofia di Hannover (madre del futuro Giorgio I d'Inghilterra). Nella prima il riferimento alla Maschera di Ferro è molto chiaro: «Un uomo è vissuto per lunghi anni alla Bastiglia e vi è morto mascherato. Aveva al suo fianco due moschettieri pronti ad ucciderlo se si fosse tolta la maschera. Ha mangiato e dormito mascherato. Senza dubbio, questa misura era necessaria, poiché per il resto è stato ben trattato e ben alloggiato e gli hanno dato quando desiderava».

Nella seconda è invece presente un errore cronologico che ne mette seriamente in discussione il contenuto: «Ho appena conosciuto l'identità dell'uomo morto alla Bastiglia. posizione della maschera non costituiva un atto di barbarie. Infatti egli era un nobile inglese coinvolto nella congiura ordita dal duca di Berwick contro re Guglielmo, e veniva così trattato affinché il re perdesse per sempre la sue tracce». L'errore è abbastanza evidente se si considera che la Maschera di Ferro fu rinchiusa a Pinerolo il 24 agosto 1669, mentre il duca di Berwick nacque solo l'anno seguente.

Nel 1705, Costantino de Renneville, un protestante autore de «I'Inguisition francaise» (1715) che fu rinchiuso alla Bastiglia, nel suo libro scrisse: «Ho veduto un prigioniero di cui non ho mai potuto sapere il nome; ma Ru, il secondino, riconducendomi nella mia stanza, mi disse che da 31 anni egli era prigioniero, e che de Saint Mars lo aveva condotto dall' isola di Santa Margherita. È un uomo di media statura, ben piantato, con dei lunghi e spessi capelli neri». Se come sappiamo dalla testimonianza del De Junca, luogotenente del re alla Bastiglia, l'uomo con la Maschera di Ferro morì alla Bastiglia il 19 novembre 1703, è evidente che la testimonianza del Renneville va considerata con cautela. Se l'uomo con la Maschera di Ferro fu dichiarato morto nel 1703, chi vide Renneville due anni dopo?

Ci sono delle ipotesi, che però non sono suffragate da alcuna fonte e pertanto risultano destinate a vagare in un mare di illazioni:

a) fu simulata la morte della Maschera di Ferro al fine di ridurre l'interesse popolare accesosi intorno alla sua figura?
b) vi erano più prigionieri mascherati;
c) la testimonianza del de Renneville aveva un ruolo politico, che possiamo immaginare (screditare Luigi XIV) ma difficilmente individuabile dall'esegesi delle poche fonti.

Tutti i punti elencati possono avanzare qualche istanza di storicità, senza però giungere mai ad una collocazione precisa dei fatti poiché manca sempre qualche tassello per completare il puzzle.

Punto a): se la morte della Maschera di Ferro fu simulata e de Renneville vide effettivamente l'uomo sul quale stiamo indagando, possiamo pensare che dall'anno della sua morte dichiarata (1703) il prigioniero fu alla Bastiglia almeno fino al 1717, quando Voltaire seppe da due guardie che in quelle carceri fu ospitato uno sfortunato prigioniero con la maschera sul volto. Voltaire lasciava intendere che nel periodo in cui fu imprigionato, l'uomo con la Maschera di Ferro non era più alla Bastiglia: morto? Trasferito in altro luogo?

Punto b): da Stefano de Junca, luogotenente del re alla Bastiglia, sappiamo che nelle carceri parigine vi erano altri due prigionieri con la maschera, quindi è possibile che il de Renneville abbia visto uno di questi due detenuti incarcerato da 31 anni. Riflettiamo sulla cronologia:
1) De Renneville vide il prigioniero mascherato nel 1705, rinchiuso da 31 anni, quindi dal 1674.
2) Sappiamo che la Maschera di Ferro giunse a Pinerolo il'24 agosto 1669, cinque anni prima della data ricostruibile sulla base della dichiarazione del de Renneville;
3) L'ultimo fatto noto, accaduto nel 1674 e relativo alla «questione Maschera di Ferro», è il trasferimento di un anonimo frate giacobita, che faceva parte della rosa dei prigionieri posti sotto il controllo di de Saint Mars e, in seguito, indicato come un dei possibili personaggi riconosciuti come la Maschera di Ferro (tesi peraltro molto difficile da sostenere);
4) Se la versione dei fatti e soprattutto la cronologia riportata dal de Renneville sono esatte, allora c'è qualcosa che non quadra perché la sovrapposizione tra la Maschera di Ferro «ufficiale» e il prigioniero mascherato visto nel 1705, non può essere effettuata senza ricorrere ad un'approssimazione cronologica che ci pare eccessiva.

Punto C): collegandosi alla conclusione n. 4 del Punto b, possiamo supporre che se ci fu l'intenzione di «riscoprire» la figura della Maschera di Ferro con fini politici, non si può escludere che:

1) De Renneville abbia indicato volutamente un'altra Maschera di Ferro, sappiamo infatti che alla Bastiglia vi erano altri prigionieri mascherati;
2) Si effettuò un'operazione non proprio corretta, facendo ritornare in vita un personaggio morto con l'intenzione di scorgere un ulteriore elemento per la denigrazione della monarchia di Luigi XIV, sostenendo inoltre la possibile esistenza di un gemello più adatto di sedere sul trono di Francia.

Si dice, spesso confondendo le fonti storiche con il mito, che la Maschera di Ferro giunse a Pinerolo già con la sua inquietante copertura, nel 1669, anno in cui fu rinchiuso nelle carceri di quella città. Anche il prigioniero Eustache Danger (in alcune fonti è indicato come Dauger) ebbe forse un ruolo fondamentale nell'alimentare i possibili collegamenti storici tra la Maschera di Ferro e il suo tempo. Da alcune fonti apprendiamo che il prigioniero mascherato era trattato con ogni riguardo, poteva disporre di vestiti e biancheria adatta al suo rango (presunto) e i pasti erano serviti personalmente dal direttore del carcere. Non sappiamo quanto vi sia di vero in tutto ciò e quasi certamente non lo sapremo mai.

Pare che il ministro della guerra francese, Louvois, visitò il prigioniero in incognito: perché? Che cosa si dissero? Perché un'autorità come Louvois andò a Pinerolo per incontrare un personaggio di cui nessuno (o quasi) sapeva nulla? Per conto di chi agiva? Sono domande senza risposta. Pare però che dopo quell'incontro la Maschera di Ferro tentò di fuggire, senza però riuscire a mettere a segno il proprio intento. Quando, nel 1681, il de Saint Mars fu trasferito ad Exilles portò con sé due prigionieri (Danger e La Rivière). Adesso riflettiamo sugli indizi in nostro possesso: se il governatore de Saint Mars portò con sé ufficialmente ad Exilles due prigionieri, possiamo supporre che:

a) Danger era la Maschera di Ferro;
b) Oppure La Rivière era la Maschera di Ferro;
c) Oppure la Maschera di Ferro era un terzo prigioniero anonimo, non indicato, ma condotto con gli altri nella fortezza di Exilles;
d) Ultima ipotesi: la Maschera di Ferro fu lasciata nelle carceri di Pinerolo.

Sapendo che La Rivière morì a Pinerolo il 15 gennaio 1687 e la Maschera di Ferro seguì invece Saint Mars da Exilles all'isola di Santa Margherita, possiamo preliminarmente supporre che i punti a) e c) siano quelli intorno ai quali dovrebbe essere condotta l'indagine. Va però osservato che per quanto riguarda Danger sarebbe necessario condurre ulteriori approfondimenti, atti a definire un po' meglio la sua personalità e forse il suo ruolo. Noi possiamo seguire con una certa chiarezza le tracce della Maschera di Ferro in particolare da quando de Saint Mars, che si era particolarmente distinto a Pinerolo ed era gradito al Re Sole, fu incaricato dal ministro della guerra e responsabile dei servizi di polizia, Louvois, di sovrintendere al carcere di Exilles. I buoni rapporti di Saint Mars con gli esponenti più influenti del potere, si evincono anche dal fatto che al neo sovrintendente di Exilles sarebbero state riconosciute seimila lire annue invece delle quattromila come prescritto. Pare che fu il re in persona a comandare quell'aumento straordinario. Nel maggio 1681, alcuni mesi prima di entrare ufficialmente nella fortezza-prigione, de Saint Mars si recò tra le robuste mura di Exilles per procedere ad un dettagliato sopralluogo, poiché avrebbe dovuto occuparsi di persona del misterioso prigioniero con il volto coperto. Il governatore stabilì che la Tour Grosse doveva subire diverse modifiche. I lavori di assestamento iniziarono nei primi giorni di giugno e nell'autunno del 1681. Appena portati a termine i lavori di adattamento della torre, una compagnia di 45 uomini al comando del luogotenente La Prade provvide al trasferimento del misterioso prigioniero da Pinerolo ad Exilles. Il viaggio avvenne per strade poco battute e in condizioni di disagio; infatti la carrozza si danneggiò gravemente, costringendo la scorta a tappe forzate e dilatando i tempi di percorso. Il piccolo convoglio avrebbe potuto transitare lungo il Colle delle Finestre: una via non scomoda, ma rischiosa poiché passante in territorio sabaudo. È quindi ragionevole pensare che Saint Mars abbia optato per un'altra strada, più impegnativa ma sicura: quella che da Usseaux, in Val Chisone, sale fino al Colle dell'Assietta e quindi scende direttamente ad Exilles.

Giunti alla fortezza, la Maschera di Ferro e un altro prigioniero suo compagno furono rinchiusi in una cella di cinque metri di lato, illuminata da due piccole feritoie puntate verso nord. Praticamente quasi immersa nell'oscurità. Responsabile del controllo de Saint Mars che, con il luogotenente Maggiore Rosarges, era il solo a poter comunicare con i prigionieri. La torre era guardata a vista da due sentinelle.

Sul piano storico, le notizie relative agli avvenimenti ci giungono dalla fitta corrispondenza intercorsa tra de Saint Mars e il ministro Louvois. Parte di questa corrispondenza è stata conservata, e di fatto costituisce l'unica fonte certa sulla presenza del prigioniero mascherato nella fortezza di Exilles. In una di queste lettere il governatore ordinava: «nessuno veda i prigionieri. Essi non usciranno dalla loro cella per ascoltare la messa; e per meglio sorvegliarli uno dei miei luogotenenti dormirà nella stanza superiore della torre». Certo che se la Maschera di Ferro era prigioniera di Saint Mars, anche Saint Mars era prigioniero della Maschera di Ferro. In più occasioni il governatore chiese l'autorizzazione di allontanarsi per brevi periodi da Exilles. L'autorizzazione gli fu spesso negata. Dal 1682 al 1685 il governatore ottenne solo una concessione (7 marzo 1685), quando il re di Francia gli riconobbe una licenza per motivi di salute, «il re consente di buon grado che voi andiate a rimettervi in salute nel luogo che voi giudicherete più opportuno, ma Sua Maestà vi raccomanda di dare ordini così severi per la sicurezza dei prigionieri da impedire che essi abbiano comunicazione con alcuno durante la vostra assenza». Al suo ritorno alla fortezza, Saint Mars constatò che il controllo dei prigionieri si era fatto più serrato: «i prigionieri da voi custoditi non devono potersi confessare se non in seguito a un'autorizzazione del Re od in caso di imminente pericolo di morte». Sei mesi dopo, all'inizio di gennaio 1686, il governatore scrisse una lettera a Parigi comunicando che il compagno della Maschera di Ferro era gravemente ammalato; ma il ministro, fermo sulle sue posizioni, ordinava: «è opportuno fare confessare quel vostro prigioniero che sta diventando idropico, non appena vi sarà pericolo di una catastrofe. Sino ad allora non bisogna che egli ed il suo compagno abbiano possibilità di comunicare». Una decina di giorni dopo, prima che Saint Mars ottenesse l'autorizzazione alla confessione, il compagno di prigionia dell'uomo con la maschera morì. A quel punto, la Maschera di Ferro sprofondò in una totale e devastante solitudine. Sembra che ad illuminare con uno spiraglio di luce quell'oscurità senza fine, provvedesse il parroco di Exilles, che si recava, abusivamente, a scambiare quattro chiacchiere con l'anonimo carcerato. In più occasioni Saint Mars chiese al parroco, don Giuseppe Bernard, di interrompere quelle visite, ma il prete non volle sentire ragione. E così il parroco fu costretto a dimettersi dal suo incarico, lasciando Exilles e privando il prigioniero del conforto di una serena compagnia.

Scarse le notizie fino al 1687, quando a Saint Mars giunse la nomina di governatore dell'isola di Santa Margherita: ma nella sua nuova sede non avrebbe dovuto andarci da solo, bensì con la Maschera di Ferro. L'invisibile cordone ombelicale che legava questi due sofferti personaggi pareva destinato a non interrompersi mai. L'itinerario di trasferimento, sempre effettuato nella massima segretezza, passò per Brianzone (poco oltre il confine con il Piemonte), dove oggi è allestito un piccolo museo interamente dedicato al misterioso prigioniero. Dall'isola di Santa Margherita, la Maschera di Ferro fu tradotto alla Bastiglia, dove morì nel 1703:

«oggi, lunedì 19 novembre 1703, questo prigioniero, sempre mascherato di velluto nero, che tenevamo nelle carceri e che ci venne condotto dal governatore de Saint Mars provenendo dall'isola di Santa Margherita, uscendo dalla messa è stato colto da improvviso malore ed è morto. Non era malato. Ieri il nostro confessore M. Giraut l'aveva confessato, ma non è riuscito a dargli in tempo i sacramenti».

La testimonianza è particolarmente interessante in quanto pone in evidenza che, a Parigi, la Maschera di Ferro godeva di una certa libertà: sicuramente un trattamento migliore di quello riservatogli a Pinerolo e ad Exilles. Sappiamo infatti che alla Bastiglia il prigioniero mascherato fu colto da malore «uscendo dalla messa»: segno che, sia pur in uno spazio occultato e invisibile agli altri, il condannato aveva modo di uscire dalla cella per assistere alle funzioni.

Come abbiamo già ricordato, fu poi Voltaire a portare alla luce la vicenda della Maschera di Ferro. Il filosofo, nel 1717, era incarcerato alla Bastiglia e in quell'occasione conobbe alcuni secondini che negli anni precedenti erano stati incaricati di sorvegliare la Maschera di Ferro. Voltaire si appassionò alla questione, sostenendo che quel povero sventurato in realtà fosse il fratello maggiore, o addirittura il gemello, di Luigi XIV fatto sparire per evitare complicazioni nella successone al trono. Oggi questa ipotesi è stata quasi completamente abbandonata, mentre, come abbiamo visto, ne sono state suggerite molte altre, ma non tutte coerenti sul piano storico.


Nicholas Fouquet (1615-1680)
Ministro delle Finanze di Luigi XIV, cadde in disgrazia e fu processato e incarcerato a Pinerolo, dove morì, dietro ordine del sovrano francese.
Molti - da Dumas in avanti- lo identificano con la Maschera di Ferro.

Sono due le ipotesi che oggi trovano maggiore spazio tra gli studiosi, poiché supportate da numerosi contributi storici. Una «corrente» tende ad identificare nella Maschera di Ferro l'ex ministro delle finanze Foucquet, in relazione alla presenza del suo cameriere personale all'interno della stessa cella nella Tour Grosse. La seconda, ipotizza invece che dietro la cupa maschera si nascondesse il padre naturale di Luigi XIV. Pare che la somiglianza fosse straordinaria, al punto di richiedere di occultare per sempre quell'imbarazzante fisionomia agli occhi di quanti ne avrebbero fatto un uso politico e in opposizione alla monarchia. Luigi XIV nacque nel 1638, dopo ventidue anni di matrimonio, quando però da oltre dieci Luigi XIII e la moglie Anna d'Austria vivevano separati. La mancanza di figli maschi preoccupava il cardinale Richelieu, poiché alla morte di Luigi XIII, il trono di Francia sarebbe passato a Gastone d'Orléans, che il cardinale riteneva inetto ed incapace. Si dice che Richelieu si diede da fare perché Anna d'Austria potesse trovare qualcuno che provvedesse a dare un erede maschio alla Francia. Alla fine fu trovato e subito dopo la nascita fu allontanato con una cospicua somma di denaro. Però, alla morte della regina, il padre naturale tentò di ricattare i ministri del re. I politici, resisi conto del grave pericolo, accentuato dalla sorprendente somiglianza, fecero incarcerare il ricattatore con il volto coperto in perpetuo da una maschera.

Anche questa seconda ipotesi, come peraltro tutte le altre, al momento non può però essere né completamente smentita, né affermata. Tutto è destinato a stagnare nel gorgo senza uscita del mistero. A Pinerolo e ad Exilles restano alcuni documenti d'archivio, la fotografia di un paio di ampolle in argento di un servizio d'altare donato da Saint Mars alla chiesa di Exilles (furono rubate negli anni Cinquanta del Novecento) e tante tradizioni intorno al prigioniero mascherato. Un personaggio la cui triste storia continua ad essere viva nella memoria popolare e come un fantasma si aggira tra i resti di pietra che la storia ha conservato in Valle di Susa. Ai piedi delle montagne.