LIRICI GRECI
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ANACREONTE


EROS

Il tenero amore io canto
di fiorite corone ornato,
degli Dei e dei mortali
signore possente.


CERBIATTA

Mite sei, qual tenera cerbiatta
che, smarrita nel bosco,
lungi dalla madre,
timorosa s'aggira.



VINO CANORO

Una piccola focaccia
ebbi solo a desinare,
ma di vino colmo un orcio
tutto quanto tracannai.
Or la cetra con passione dolcemente fo vibrare
e d'amore una canzone
alla bella vo' cantare.


PALLA DI PORPORA

Con una fanciulla
dai variopinti sandali
Eros dalla chioma d'oro
m'invita a giocare,
e una palla mi lancia
color della porpora.
Ma la fanciulla
nativa di Lesbo
che per ognuno matta andrebbe,
la mia chioma bianca dispregia.



TIMOR DI MORTE

La canizie
già le tempie m'imbianca
e calvo è il capo
malfermi i denti.
Da me fuggita
è giovinezza amabile.
Della vita sì dolce
poco a viver mi resta
e forte gemo
al timor della morte.
Terribile è l'abisso dell'Ade,
senza speranza ne è la discesa.
Quassù più non ritorna
chi vi discende.


ARCHILOCO



DESIDERIO D'AMORE


Dal desiderio, ahi misero
esanime mi struggo
e, fin nelle ossa, sento mille trafitte, o Numi!


LIETA S'ALLEGRA

Col ramoscello di mirto
e un tenero boccio di rosa lieta s'allegra.
La morbida chioma
il collo e le spalle le inonda.


BRAMA STRUGGENTE

Tale brama d'amore al cor m'è giunta,
che densa nebbia gli occhi mi vela
e l'anima dal petto, ahimé, mi fugge.


SOSPIRO D'AMORE

Oh sfiorarla la mano di Neòbule!




MIMNERMO


PENOSA VECCHIAIA

Qual vita mai, quale dolcezza senza l'aurea Afrodite?
Ben venga la morte, quando non avrò più in pregio
l'amore, segreto e i doni soavi del letto,
fiori di giovinezza agli uomini grati e alle donne.
Quando dolorosa giunge vecchiaia
l'uomo brutto diventa e fastidioso.
Sempre tristi pensieri gli consuman la mente
né più lo allegrano i raggi del sole,
e uggioso ai fanciulli e negletto è dalle donne...
tanto penosa i Numi vollero la vecchiaia.



IMPLACABILE VECCHIAIA

Copioso sudore mi bagna improvviso
e ardo, sol vedendo di giovinezza il fiore bello e soave,
che men breve esser dovrebbe. La preziosa gioventù come sogno
svanisce, e penosa e deforme la vecchiaia
implacabile sovrasta, odiosa e spregiata,
che l'uomo avvolge e inconoscibile rende,
lo spirito e la mente guastandogli.



MORTE TEMPESTIVA

Deh, che sessantenne
senza malanni
né tormentosi affanni,
mi colga destino di morte!




ALCEO


OBLIVIOSO VINO


Beviamo. A che attendere le tenebre?
Fugace è il giorno.
Prendi, caro, le grandi coppe variopinte.
Di Zeus e Sèmele il figlio, ai mortali
il vino largì, oblio agli affanni.
Mesci! Fino all'orlo sian colme le coppe
e l'una cacci l'altra.




SALVE, PRIMAVERA

Primavera fiorita venir sento.
Su presto, di vin dolce
le coppe sian ricolme.




SAFFO


AD AFRODITE


Immortale Afrodite, figlia di Zeus,
delle trame d'amore signora possente,
non spezzare, ti prego, con pene e tormenti
il mio cuore, e qui vieni.
Anche altra volta,
di lontano la mia voce udendo,
l'aurea casa del padre lasciasti
e sul carro aggiogato a me giungesti.
Leggiadri agili passeri,
giù dal cielo,
su la fertile terra ti condussero,
le fitte ali agitando
per l'etere infinito.
Presto giunsero, e tu, Beata,
dal viso immortale sorridendo,
quale ansia turbavami chiedesti,
perché invocata t'avevo,
che cosa l'anima stanca
con ardore chiedeva: « Chi brami
che Pèito al tuo amor riconduca?
Chi tanto ti fa soffrire, o Saffo?
Se ora ti sfugge, presto ti cercherà;
se doni non accetta, presto ne offrirà;
se non t'ama, presto ti amerà
anche malgrado. »
A me vieni anche ora,
dalle pene mi libera,
il cuore ardente appaga,
sollecita m'assisti.


PASSIONE

Squassa amore il mio cuore,
come vento che al monte
sulle querce s'abbatte.


SOLITUDINE

Tramontata è Selène,
tramontate son le Pleiadi.
t mezzanotte. Il tempo fugge...
e io giaccio, sola.




PLATONE


FOSSI IL CIELO


Le stelle tu guardi, o mia stella.
Fossi il cielo, e te
con occhi infiniti potessi guardare!




ASCLEPIADE


RUIT HORA


Bevi Asclepiade; perché tante lacrime?
Non tu solo vittima sei di Venere tiranna,
né contro te solo, i dardi vibrando l'arco tese
Eros crudele. Perché, vivo, nella cenere giaci?
Beviamo di Bacco la limpida bevanda!
Fugace è il giorno;
la sonnolenta lampada attenderemo?
Beviamo. Non ami? Poco tempo ancora,
misero, e la lunga notte dormiremo.


DIVINA BRUNA

Vinto m'ha Didima di me beffandosi.
Ahimé, come cera al fuoco mi struggo
solo a vederla, tanto è bella!
È bruna? Che conta?
Anche i carboni
come corolle di rose brillano,
se li accendi.


CARPE DIEM

La tua verginità risparmi. Perché?
Nell'Ade, fanciulla, non vi sono amanti...
Ai vivi, Cipride largisce le gioie d'amore,
morti, cenere ed ossa siamo.



IRENIO VOLUTTUOSA

Dagli aurei talami di Cipride uscendo,
Irenio voluttuosa vider gli Amori.
Schietto virgulto parea, dal capo alle piante;
marmo scolpito,
in sua virginea bellezza soave.
Pronti allor gli Amori,
dalle purpuree corde
dardi infiniti di pene amorose
lanciarono sui giovinetti.




POSIDIPPO


FALSE LACRIME


Alle tue lacrime non credo,' o Filenio,
non ci casco.
Lo so: nessuno più di me ami,
quando insieme soli siamo,
ma, se un altro le tue grazie ottiene,
che più di me l'ami subito gli sussurri.



EROS, SOLO DIO

Versa, cecropio boccale,
di Bacco il limpido umore,
la simbolica libagione irrorata sia.
Taccia Zenone, il cigno sapiente;
taccia di Cleante la Musa:
la dolce amarezza di Eros
solo a cuore mi sta.




NOSSIDE


TUTTO VINCE AMORE


« Di quante al mondo dolcezze sono,
nessuna più dolce è dell'amore
e anche il miele io sputo. »
Questo dice Nosside. E chi di Cipride
il bacio non sa, quegli ignora
quali sian d'Afrodite le rose.





MELEAGRO



ALLA CICALA


Canora cicala, ebbra di rugiadose stille,
l'agreste canzone solitaria canti.
Su gli alti rami, tra le foglie nascosta,
con le seghettate tenui zampine
dal biondo corpo suon di lira spandi.
Oh tu, cara, nuova canzone scherzosa
alle ninfe dei boschi intona,
che risponda di Pane al risonante canto,
sì ch'io, fuggendo amore,
il sonnellino meridiano mi goda
all'ombra del platano frondoso.


OFFERTA

Questa lampada, fedele compagna
alle amorose veglie,
a te, Cipride cara,
Meleagro devoto consacra.



INVIDIA

Gioì la dolce coppa, perché di Zenofila,
ad Eros cara,
toccò la garrula bocca.
Oh fortunata!
Le sue su le mie labbra aver vorrei,
tal che, d'un fiato,
l'anima tutta mi bevesse.


A ZENOFILA

Dormi, Zenofila, tenera creatura.
Oh, come il sonno, potessi
su le tue ciglia senz'ali posarmi!


TIRO BIRBONE

In grembo alla madre
sull'alba scherzando,
il giovinetto amore
ai dadi sì giocò l'anima mia.



FASCINO

Vischio è il tuo bacio, Timario,
fuoco gli occhi tuoi.
Brucia il tuo sguardo,
la tua carezza strugge.



SEMPRE VERDE

Intorno al suo capo
la corona appassisce;
ma splende Eliodora,
corona alla corona sua.


ELIODORA

Eliodora dalla dolce voce,
anima dell'anima,
nel cuore mi plasmò
lo stesso amore.



PIANGE LA ROSA

Mesci e ripeti ancora: « Per Eliodora! »
Ripeti, e il dolce nome col vino schietto confondi,
e la ghirlanda ancora di odorose essenze stillante,
anche appassita, ricordo di lei, sul capo mi poni.
Vedi, piange la rosa, agli amanti amica,
perché, lungi da me, in braccio d'altri la vede.



DEGNA CORONA

Pallide viole intreccerò; mirto unirò
al tenero narciso, al sorridente giglio
il dolce croco, al giacinto porporino
sposerò la rosa agli amanti cara,
perché una ghirlanda cinga
le tempie odorose della ricciuta Eliodora.


CARPE DIEM

Cinque braccia di terra
te morto accoglieranno,
ne più i piaceri della vita godrai
e i raggi del sole.
Bevi dunque di vin schietto la coppa ricolma
e godi, o Cincio, in dolcissimo amplesso,
la bella tua sposa.
Se pensi che immortale sia la sapienza,
sappi che Cleante e Zenone
già l'Ade profondo accolse.






FILODEMO


CHIUDI LA SALDA PORTA

Nella silente lucerna,
complice ai misteri d'amore,
olio versa, Filenia, ed esci:
testimoni muti ad Eros graditi sono;
chiudi la salda porta, Filenia.
E tu baciami Xanthò; tu amante diletta,
che di Afrodite il dono supremo conosci.



PROPIZIA RISPLENDI

Alle veglie propizia tu sovrasti, notturna bicorne Selene.
Per le dischiuse finestre entrando, risplendi,
l'aurea Callistio illumina. Invidia tu non hai,
l'opre degli amanti spiando,
ma entrambi felici li vuoi, lo so;
anche a te arse l'anima un giorno Endimione.




MARCO ARGENTARIO


COME L'APE


A l'ape dei fiori amante
in tutto simile tu sei;
lo so, in cuore lo sento.
Miele distillan le tue labbra, o Melissa,
quando soavemente baci;
ma poi col pungiglione ferisci:
chiedi danaro.


PIÙ DELLE STELLE

Per Lisìdice dieci coppe mesci, o fanciullo,
una sola per l'amabile Eufranta.
Che Lisìdice sia la prediletta tu pensi?
No davvero, pel dolce Bacco
che da questo calice avidamente bevo!
Dieci Lisìdice vale Eufranta:
della luna un sol raggio,
più delle stelle infinite risplende.





ANTIFANE DI MACEDONIA


SU ME SOLO...

Dal seno disciolta l'amabile benda, a te
la stessa Citerea in dono la porse, o Ino,
perché gli uomini con gli amorosi filtri stregassi.
Ma tu su me solo tutti li adoprasti, crudele.




RUFINO


BEN VENGA VECCHIAIA


Orgogliosa in sua bellezza è Rodope.
Se la saluto con altero sguardo a pena risponde.
Se mai corone alla sua porta appendo,
con piedi superbi le calpesta sdegnosa.
O rughe, o vecchiaia, il corso vostro affrettate,
di Rodope la superbia piegate.



ROSE NON SPINE

Salve mi dici, briccona,
ora che il viso,
un dì più del marmo liscio,
splendore ha perduto.
Celiare vuoi, ora
che perduta hai la chioma fluente
che il collo, superba, inondava.
Non t'accostare, stolta,
incontro non venirmi.
Rose voglio, non spine.



BUGIARDA RITROSIA

Nega amore Melissiade, ma grida
il suo corpo da mille dardi trafitto;
il vacillante passo
e l'ineguale respiro l'accusano;
le cupide pupille, nelle incavate occhiaie,
la provano bugiarda.
Voi supplico, Amori,
per Citerea dalla bella corona,
la ritrosa ardete,
finché non gridi: « Io brucio! »





GIULIANO


AMORE CONTRO AMORE


Chi spense il fuoco col fuoco?
Chi la fiamma con la fiamma?
Chi tese contro la corda del mio arco
una corda?
Con tutta sua forza
un nuovo amore l'amor mio combatte.




ANACREONTICA

Intrecciando una ghirlanda
tra le rose Amor trovai,
per le ali allor lo presi
e nel vino lo tuffai;
poi quel vino tracannai.
Or nel seno Amor mi sta,
e con l'ali, quando vuole,
il solletico mi fa.




MACEDONIO CONSOLE


VENDEMMIA D'AMORE


Ogni anno si vendemmia
e tra i 'vendemmiatori
non v'è chi, il grappolo troncando,
in spregio abbia i viticci.
Te, braccia di rose, solo pensiero mio,
stretta in tenero amplesso, a me tengo
e d'amore faccio vendemmia
quanto è lungo l'anno,
ché di tutte grazie adorna sei.
Sempre tu sia così fiorente,
e, se increspato viticcio di rughe giunga,
gradito mi sarà perché t'amo.





PAOLO SILENZIARIO


CORONA ARDENTE


Da quando Chariclò, nel banchetto folleggiando,
la sua corona sul mio capo furtivamente pose,
son fuoco,
tal ch'io penso che in essa vi fosse
quel che Glauce arse di Creonte la figlia.



IL PIANTO DI LAIDE

Dolce è il sorriso di Laide;
più dolce la lacrima
che, dalle ciglie lentamente mosse
giù viene.
In lacrime ancora ieri, senza motivo,
il capo abbandonato sulla mia spalla,
piangeva. Io la baciai.
Come da un fonte di rugiada, le lacrime
cadevano su le nostre bocche unite.
« Perché piangi? », le chiesi.
« Temo che tu mi lasci », rispose,
« Tutti spergiuri siete ».




CALDO INVERNO

Preferisco le tue rughe, o Filinna,
al vigor giovanile d'altra qualsiasi;
più desidero stringere
i tuoi seni dagli ampi capezzoli,
che soda mammella di verginella;
più gradito è il tuo autunno
d'ogni altra primavera:
è dell'estate altrui l'inverno tuo
più caldo.





ANONIMO


DESIDERIO

Rosa purpurea esser vorrei
e, da te colta,
fra i tuoi nivei seni posare.



FOSSI  VENTO ...

Vento esser vorrei, perché tu,
sulla spiaggia vagando,
nel nudo seno i miei sospiri
accoglier potessi!



MALE INGUARIBILE


Povertà e amore i miei mali sono:
alla prima docilmente mi sobbarco,
ma di Cipride il fuoco
a domare invan m'adopro.





MAGICO BACIO

Con umide labbra
una vergine a sera m'ha baciato.
Nettare quelle labbra han stillato
ed ebbro son io per quel bacio
da cui tutto l'amore ho bevuto.

 

Rosa purpurea esser vorrei
e, da te colta,
fra i tuoi nivei seni posare.


Il termine "lirico" è da collegarsi con la parola greca λύρα (lira, lira), strumento a corde avvicinabile alla odierna chitarra. Già l'etimologia stessa della parola, dunque, ci fa capire come la Lirica greca comprenda composizioni poetiche che non venivano semplicemente lette o declamate, bensì cantate. Ad unirsi alla lira nell'accompagnamento dei poeti-cantautori, vi erano altri strumenti musicali, fra i quali la φόρμιξ (fòrmix, una specie di chitarra triangolare), e l'αὐλός (aulòs, una sorta di oboe). Mentre la λύρα e la φόρμιξ trovarono il loro impiego, nell'ambito della Letteratura Greca, solo ed esclusivamente nell'accompagnamento delle poesie liriche, l'αὐλός fu largamente usato anche nella tragedia.

Generalmente, ma non necessariamente, il poeta lirico greco componeva anche la musica con la quale accompagnare i suoi versi. Tuttavia, anche allora erano esistenti parolieri che componevano poesie, dandole poi ad altri affinché fossero musicate. La musica greca aveva una impostazione molto diversa rispetto alla nostra. Era basata sul ritmo, e non conosceva il concetto di armonia, ma solo quello di melodia, la quale rispondeva ad alcuni modi utilizzati per esprimere gioia, tristezza oppure dolore. Tecnicamente, questi erano chiamati, rispettivamente, modo frigio, modo mesolidio, e modo lidio. La distinzione era data dall'intonazione iniziale.

Sui papiri, la musica era indicata tramite segni che venivano posti sulla vocale della parole, oppure tramite piccole lettere dell'alfabeto. Il motivo per cui è giunto fino a noi un numero relativamente vasto di versi, ma una scarsissima quantità di musiche ad accompagnarli, è perché, sui papiri, il verso veniva scritto con un inchiostro più resistente al tempo, mentre la musica veniva aggiunta solo in un secondo momento, con un inchiostro più facilmente cancellabile.