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Giovanni di Damasco o
Damasceno (ca 690-749). |
Giovanni era stato iniziato alla
dottrina teologica dal monaco Cosma, riscattato dalle mani dei pirati
saraceni dal padre, logoteta, ossia governatore civile della popolazione
greca sotto gli Arabi (carica che sarà anche di Giovanni). Intorno al 725 si
era ritirato nel monastero di San Saba a Gerusalemme, dove aveva ricevuto
l'ordinazione sacerdotale. Durante gli anni della lotta iconoclasta difese
strenuamente la liceità delle immagini sacre e subì poi la curiosa sorte di
essere scomunicato dopo morto, nel 754 (a Hieria), e riabilitato più tardi,
al concilio di Nicea. Viene considerato l'ultimo grande Padre della Chiesa
greca, colui che compì la sintesi della patristica orientale nell'opera
intitolata Fonte della conoscenza, dove dopo aver trattato della Trinità,
della creazione e dell'incarnazione, nel quarto libro Giovanni difende il
culto delle immagini, sottolineandone il valore pedagogico e morale, e
distinguendolo dall'idolatria. Le immagini furono proibite nell'Antico
Testamento, ma dopo la venuta di Cristo hanno il ruolo di tramandare ai
posteri lo straordinario evento del Dio che assume una natura di uomo
Molto discussa è l'attribuzione al Damasceno del celebre Romanzo di Barlaam
e Joasaf, che è un adattamento greco della leggenda popolare di origine
buddhistica. L'opera è un romanzo agiografico edificante che, sul fondo
della vita di Buddha, inserisce elementi tratti dal mondo monastico e dalla
polemica religiosa cristiana.
Ví si narra di un re che, per impedire il compimento delle predizioni degli
astrologi, la conversione cioè del proprio figlio al cristianesimo, lo fa
vivere isolato in uno splendido palazzo appositamente costruito, tra gioie e
piaceri, lontano dalle miserie della vita. Ma nonostante queste misure
precauzionali, la crudele tirannide del dolore giunge agli occhi e all'anima
del giovane: l'impressione suscitatagli dalla visione di un malato, di un
cieco, di un vecchio e, poi, di un morto determina la sua intima
trasformazione che, attraverso l'incontro di un asceta cristiano, Barlaam,
diventa conversione al cristianesimo. Né il padre riesce a mutare la
decisione del figlio; alla fine anzi, si converte anche lui. Il principe,
poi, si ritira nella solitudine del deserto, dove vive una vita da pio
asceta fino alla morte. Le sue ossa seppellite in una magnifica chiesa
operano grandi miracoli.
L'opera è una nuova testimonianza preziosa della grande capacità di sintesi
e dí sincretismo, anche degli elementi più contrastanti, che il mondo
bizantino riesce a operare e che ha ereditato dall'ellenismo: capacità che
si manterrà soprattutto nella letteratura romanzesca. La leggenda
buddhistica cristianizzata si diffuse nel mondo bizantino e passò anche nel
mondo occidentale, trovando echi in opere letterarie e nelle arti figurative.
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