(Parthenòn). S'innalza solenne e maestoso nel punto centrale dell'Acropoli il più conosciuto tra i capolavori dell'architettura greca. Eretto sotto Pericle per custodire il tesoro sacro della città e il prezioso simulacro della dea Athena, il celebre tempio ancora incanta per la perfezione delle linee e l'armonia delle proporzioni.
Nel VI sec. a.C. era stato costruito in quest'area un santuario dedicato ad Athena Parthénos, detto Ekatòmpedon (lungo 100 piedi attici) e del quale si conservano grandi bassorilievi in tufo dei frontoni nel Museo dell'Acropoli. Un nuovo tempio, innalzato in sostituzione dell'originario, fu distrutto dai Persiani nel 480 a.C. prima ancora di essere ultimato. Pericle, appena ottenuto il governo di Atene, ne ordinò la ricostruzione, affidando la direzione dei lavori a Fidia, che ideò i soggetti delle decorazioni ed eseguì i modelli, tradotti in marmo dagli aiuti; si deve però a Iktínos il progetto del tempio e a Kallikràtes la sua esecuzione. La fabbrica durò dal 447 al 432 a.C., ma già nel 438 a.C., in occasione delle Grandi Panatenee, fu posta nella cella la statua di Athena Parthénos, preziosa opera di Fidia in marmo, avorio e Oro, alta circa 12 m, di cui restano soltanto piccole riproduzioni e alcune raffigurazioni su gemme. Rimasto pressoché inalterato per più di 17 secoli (i Cristiani lo trasformarono in chiesa, i Turchi in moschea e poi in deposito di polveri), il Partenone saltò in aria la sera del 26 settembre 1687 per una cannonata sparata dall'artiglieria di Francesco Morosini che, dalla collina del Filopappo, assediava la città. Di quanto rimaneva degli apparati decorativi una piccola parte fu portata in Francia (1787) e molti elementi scultorei a Londra, nel 1801-1803, da Thomas Elgin, ambasciatore inglese a Costantinopoli. Nel 1930 fu rialzato - e in parte ricostruito-il colonnato del lato nord, utilizzando anche elementi in ferro che, con la formazione della ruggine, hanno corroso il marino . Grandi lavori di restauro e di conservazione, iniziati negli anni '80 del '900, continuano tuttora.
Esterno. Interamente costruito in marmo pentelico, il Partenone è un tempio dorico periptero ottastilo cioè con otto colonne sulle fronti e 17 sui lati - che misura m 69.54x30.87. Si erge su un basamento (crepídoma; 2) di tre alti gradini in póros, leggermente convessi al centro, che trasmettono questa convessità a tutti gli elementi orizzontali. Le colonne del peristilio, 46 in tutto, sono composte da 17 rocchi; alte m 10.43, con un diametro alla base di m 1.905 e in alto di m 1.481, hanno il caratteristico rigonfiamento (éntasis) al centro e 20 scanalature ad angolo vivo; le colonne angolari sono leggermente convergenti. Le superfici, come quelle di tutti gli altri templi, si presentavano coperte di colori vivaci e ornate di sculture e rilievi. La trabeazione conteneva 92 métope a sfondo rosso che raffiguravano a est la Gigantomachia e i miti ateniesi, a ovest l'Amazzonomachia, a nord e a sud la Centauromachia. Si sono salvate 58 métope, di cui 42 in loco (delle altre, 15 sono a Londra e una a Parigi). I due frontoni avevano statue a tutto tondo in marmo pario, attribuibili a Fidia e alla sua scuola: rappresentavano a est la nascita di Athena dalla testa di Zeus, a ovest la disputa di Athena e Poseidone per il dominio dell'Attica. Sul frontone est restano a sinistra due teste dei cavalli di Hélios (dio del sole), a destra la testa di un cavallo di Selene (dea della luna). Sul frontone ovest sono due figure a sinistra e una a destra, di incerta interpretazione. L'entrata alla cella era sul lato orientale.
Interno. Uno stretto ambulacro divide il colonnato dalla cella, preceduta sulle fronti est e ovest da vestiboli ornati da sei colonne doriche. Un fregio di circa m 160 correva all'esterno sulla trabeazione per rappresentare con 400 personaggi e circa 200 animali la processione delle Grandi Panatenee per l'offerta del popolo alla dea. È una delle opere più alte di Fidia, cui si deve il disegno, ma non tutta l'esecuzione. A ovest erano raffigurati i reparativi della solenne processione, a sud e a nord il seguito del corteo, con cavalieri, carri, fanciulli, sacerdoti, magistrati che salgono all'Acropoli per rendere omaggi ad Athena. Solo qualche frammento è visibile al Museo dell'Acropoli, mentre la maggior parte delle lastre è stata portata a Londra e, quelle del lato est, a Parigi. Un muro divideva la cella in due parti disuguali; a est il naos, a ovest l'opistòdomos. Diviso in tre navate, il nàos - detto ekatòmpedon perché lungo 100 piedi attici (m 29.60 x 19.10) - era la cella del tempio: al centro troneggiava la celebre Athena Parthénos, cioè vergine (da essa venne, nel IVsec. a.C., il nome di Partenone), statua crisoelefantina di Fidia, alta circa m 12, portata poi a Costantinopoli nel 426 e andata distrutta. Diviso in tre navate da quattro colonne cloriche, l'opistòdomos (m 19.19 x 13.37) custodiva il tesoro sacro di Atene.
A est del Partenone è la base quadrata del tempio di Roma e Augusto, costruzione circolare in marmo pentelico del sec. I d.C., con un peristilio di nove colonne ioniche. A destra, lungo il lato sud, è il Museo dell'Acropoli: proseguendo verso est si giunge al belvedere con ampia vista sulla città. A sinistra, sul lato nord dell'Acropoli, si allunga il muro di Temistocle, nel quale furono inglobati capitelli e rocchi delle colonne del primitivo ekatòmpedon. Verso il centro della spianata, nella parte più alta, si trovano scavi di fondazioni del trànenos di Zeus Poliéus (protettore della città). A ovest, presso l'Eretteo, sono invece le fondamenta del più antico tempio dell'area sacra: il tempio di Athena Poliàs (protettrice della città), del VI sec. a.C., clorico periptero esastilo. Quanto di questo tempio avevano lasciato i Persiani fu abbattuto per far posto all'Eretteo; resti della sua ornamentazione scultorea sono al Museo dell'Acropoli.

