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POSITIVISMO |
Caratteristiche generali del positivismo
Il positivismo si basa sull'esigenza di attenersi ai fatti e
sull'esaltazione della scienza, l'unico sapere in grado di comprenderli,
misurarli e controllarli. Secondo il positivismo la realtà sottostà a
leggi precise, che le danno omogeneità e regolarità e vengono studiate
dalle singole discipline scientifiche. La scienza è ritenuta l'unico
metodo di conoscenza valido. Le conoscenze che ricorrono a spiegazioni non
controllabili dalla scienza, come la metafisica, sono considerate prive di
valore e sottoposte a critica. La scienza impiega un metodo descrittivo,
che pone al centro la descrizione dei fatti e l'individuazione delle leggi
che spiegano le relazioni costanti tra i fatti stessi. Il metodo della
scienza deve essere esteso a tutti gli ambiti del sapere. È tipico del
positivismo sia un atteggiamento laico nei confronti della realtà, che può
essere spiegata senza il bisogno di ricorrere a Dio o a principi
metafisici, sia una grande fiducia nel progresso del sapere scientifico,
ritenuto in grado di riformare la società e migliorare in generale la vita
dell'umanità.
Introduzione
Il positivismo è quel movimento filosofico, scientifico e culturale del
XIX secolo che privilegia lo studio della realtà concreta, sperimentabile,
in tal senso "positiva", dichiarando priva di valore ogni conoscenza
astratta e metafisica. Si sviluppa parallelamente all'affermazione della
prima rivoluzione industriale, di cui appoggia la convinzione ottimistica
in un progresso sociale frutto della riorganizzazione tecnica e
industriale della società. Auguste Comte
Il francese
Auguste Comte (Montpellier 1798 - Parigi 1857) è considerato il fondatore
del positivismo. Si forma all'Ecole Polytecnique di Parigi, nella quale
riceve una solida preparazione scientifica, secondo una prospettiva
decisamente avversa allo spiritualismo francese. Diviene famoso in Francia
con la Politica positiva (1824) e poi in tutta Europa con la
pubblicazione, nel 1830, del primo dei sei volumi della sua opera
principale, il Corso di filosofia positiva, a cui lavora fino al 1842. Il
nucleo della sua concezione della storia è la "legge dei tre stadi".
L'umanità dallo "stadio teologico", nel quale ricorre al mito e al
soprannaturale per spiegare i fenomeni, passa allo "stadio metafisico",
che ricerca la causa dei fenomeni in entità astratte, per culminare infine
nello "stadio positivo", in cui la scienza ricerca i rapporti costanti,
ossia le leggi che connettono i fenomeni dell'esperienza. In questo
stadio, alla filosofia spetta la classificazione delle scienze, di cui le
principali sono sei: matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia e
sociologia. Nel Discorso sullo spirito positivo (1844) Comte propone di
limitarsi alla ricerca del "positivo", ossia alle affermazioni
controllabili sulla base dei "fatti", mettendosi in una diversa
prospettiva rispetto alla religione e alla filosofia. Né Dio né le cause
filosofiche sono sperimentabili; per spiegare i fatti, bisogna andare
invece alla ricerca di qualcosa di verificabile, e queste sono le leggi,
che colgono le relazioni costanti e i comportamenti dei fenomeni,
comprensibili esclusivamente con strumenti scientifici. Il sapere
scientifico non è però fine a se stesso, ma è funzionale a rispondere ai
bisogni dell'umanità. La sociologia, o fisica sociale, elaborata nel
Sistema di politica positiva (1852-54), si articola in statica, studio
delle condizioni dell'ordine sociale, e in dinamica, volta a delineare il
progresso della società attraverso i suoi tre stadi. Mentre nello stadio
teologico il dominio è esercitato dai militari e nel secondo stadio,
metafisico, dai giuristi, nel terzo stadio, quello positivo, il potere
deve passare agli scienziati. Per giungere al terzo stadio Comte ritiene
necessario fondare una nuova religione positiva, incentrata con toni
mistici sul valore dell'umanità, il "Grande Essere".
John Stuart Mill
Figlio del
filosofo inglese James, John Stuart Mill (Londra 1806 - Avignone 1873)
studia in Francia e in Inghilterra, assimilando il pensiero del padre e di
J. Bentham. Nel Sistema di logica (1843) indaga la validità delle
proposizioni scientifiche e individua due tipi di ragionamento: il
ragionamento induttivo, che va dal particolare all'universale, e il
ragionamento deduttivo, che passa dal generale al particolare. Mill
ritiene il metodo deduttivo utile per organizzare conoscenze già acquisite
sulla base dell'esperienza, ma non per ricavare nuove conoscenze. La
scienza deve essere modellata sull'esperienza e la forma tipica delle
conclusioni scientifiche dev'essere quella induttiva. L'induzione viene
concepita come la generalizzazione delle molteplici esperienze fatte. Che
sia possibile la generalizzazione dell'esperienza è garantito a sua volta
dalla fiducia nell'uniformità e nella regolarità della natura.
Il pensiero etico e politico
Mill cerca
anche di fondare le scienze morali su basi scientifiche, persuaso che ciò
sia possibile solo concependo l'uomo come essere naturale, di cui si può
studiare l'uniformità e la regolarità dei comportamenti. Sul piano della
teoria economica, sostiene che mentre le leggi della produzione non si
possono modificare, si possono però cambiare le leggi della distribuzione
delle ricchezze, in modo da garantire condizioni di vita più eque ai
cittadini. In politica nel saggio Sulla libertà (1859) rifiuta il
socialismo e sostiene la difesa dei diritti individuali, che si esplica in
tre direzioni fondamentali: la libertà di coscienza, pensiero e parola; la
libertà dei gusti e dei desideri; la libertà di associazione.
Herbert Spencer
L'inglese
Herbert Spencer (Derby 1820 - Brighton 1903) è considerato uno dei
principali esponenti del positivismo evoluzionista. Non ha una formazione
universitaria, ma sotto la guida del padre e per suo conto studia
matematica e scienze naturali pur lavorando come tecnico delle ferrovie
fino al 1846. Poi si dedica all'attività filosofica e scrive, tra l'altro:
Primi principi (1860-62); Principi di biologia (1864-67); Principi di
psicologia (1870-72); Principi di sociologia (1876-96); Principi di etica
(1879-93).
Evoluzionismo filosofico
Pur ispirandosi alla dottrina di Darwin, Spencer non fonda il suo pensiero
su puntuali ricerche di scienze naturali, ma delinea piuttosto una visione
generale della realtà che applica le concezioni scientifiche
evoluzionistiche ai diversi settori dell'indagine filosofica. La legge
generale dell'universo determina il passaggio da uno stadio diffuso e
impercettibile a uno stadio concentrato e percettibile, attraverso
un'integrazione di materia e una concomitante dispersione di movimento: si
realizza così un passaggio dall'omogeneo all'eterogeneo. Questo processo
si verifica anche nelle società umane che si evolvono differenziando i
compiti dei loro membri e organizzandosi in forme sempre più complesse,
anche di produzione. L'eterogeneo, a cui l'evoluzione tende, è anche il
più definito, il più esatto e il più perfetto: ciò vuol dire che tutto
spontaneamente procede verso il meglio. Scienza e religione
Tutte le religioni ritengono che il mondo sia un mistero bisognoso di
spiegazione; la scienza, d'altro lato, lascia molti problemi insoluti e
insolubili e sa fondatamente che nulla può essere conosciuto nella sua
intima essenza. Compito della conoscenza e della spiegazione è solo quello
di classificare il nuovo entro una serie di fenomeni già noti, facendo
salva la coerenza dell'insieme. La nostra conoscenza è sempre relativa,
perché arriva a limiti non ulteriormente spiegabili. Al di là di quanto è
comprensibile, e che appartiene al campo della scienza e della filosofia,
c'è l'Inconoscibile, al quale si riferisce la religione. La filosofia deve
purificare la religione dalle sue forme più grossolane di espressione e
inoltre deve offrire una conoscenza più generale di quella scientifica,
perché tende a fondere le varie conoscenze scientifiche. L'esperienza è un
sapere non unificato; la scienza è un sapere parzialmente unificato,
mentre la filosofia è sapere completamente unificato. Il criterio di
verità è la salvaguardia della coerenza tra i vari elementi. Si deve
perciò presupporre come fondamentale l'attestazione della coscienza, che
coglie la coerenza delle affermazioni: pensare non significa, infatti,
avere solo dei fatti di coscienza, ma vuol dire metterli in relazione tra
loro. Ogni verità è frutto del processo di adattamento tra le relazioni
interne all'individuo cosciente (l'insieme delle sue conoscenze,
persuasioni, convinzioni) e quelle tipiche dell'ambiente circostante. |