POSITIVISMO

SOCIOLOGIA



Caratteristiche generali del positivismo
 

Il positivismo si basa sull'esigenza di attenersi ai fatti e sull'esaltazione della scienza, l'unico sapere in grado di comprenderli, misurarli e controllarli. Secondo il positivismo la realtà sottostà a leggi precise, che le danno omogeneità e regolarità e vengono studiate dalle singole discipline scientifiche. La scienza è ritenuta l'unico metodo di conoscenza valido. Le conoscenze che ricorrono a spiegazioni non controllabili dalla scienza, come la metafisica, sono considerate prive di valore e sottoposte a critica. La scienza impiega un metodo descrittivo, che pone al centro la descrizione dei fatti e l'individuazione delle leggi che spiegano le relazioni costanti tra i fatti stessi. Il metodo della scienza deve essere esteso a tutti gli ambiti del sapere. È tipico del positivismo sia un atteggiamento laico nei confronti della realtà, che può essere spiegata senza il bisogno di ricorrere a Dio o a principi metafisici, sia una grande fiducia nel progresso del sapere scientifico, ritenuto in grado di riformare la società e migliorare in generale la vita dell'umanità.
 

Introduzione
 

Il positivismo è quel movimento filosofico, scientifico e culturale del XIX secolo che privilegia lo studio della realtà concreta, sperimentabile, in tal senso "positiva", dichiarando priva di valore ogni conoscenza astratta e metafisica. Si sviluppa parallelamente all'affermazione della prima rivoluzione industriale, di cui appoggia la convinzione ottimistica in un progresso sociale frutto della riorganizzazione tecnica e industriale della società.
Il positivismo si diffonde particolarmente in Francia (Comte), Inghilterra (John Stuart Mill, Spencer), Germania (Haeckel) e Italia (Ardigò). A seconda degli interessi principali, si possono distinguere un positivismo sociale (Comte), che pone la scienza a base di un nuovo ordine sociale; un positivismo evoluzionistico , influenzato dalle teorie di Darwin , che assume come scienza-base la biologia ed estende la nozione di progresso e di evoluzione a tutto l'universo; un positivismo logico (Mill), che tenta di elaborare una nuova logica sulla base dell'induzione.

 

Auguste Comte
 

Il francese Auguste Comte (Montpellier 1798 - Parigi 1857) è considerato il fondatore del positivismo. Si forma all'Ecole Polytecnique di Parigi, nella quale riceve una solida preparazione scientifica, secondo una prospettiva decisamente avversa allo spiritualismo francese. Diviene famoso in Francia con la Politica positiva (1824) e poi in tutta Europa con la pubblicazione, nel 1830, del primo dei sei volumi della sua opera principale, il Corso di filosofia positiva, a cui lavora fino al 1842. Il nucleo della sua concezione della storia è la "legge dei tre stadi". L'umanità dallo "stadio teologico", nel quale ricorre al mito e al soprannaturale per spiegare i fenomeni, passa allo "stadio metafisico", che ricerca la causa dei fenomeni in entità astratte, per culminare infine nello "stadio positivo", in cui la scienza ricerca i rapporti costanti, ossia le leggi che connettono i fenomeni dell'esperienza. In questo stadio, alla filosofia spetta la classificazione delle scienze, di cui le principali sono sei: matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia. Nel Discorso sullo spirito positivo (1844) Comte propone di limitarsi alla ricerca del "positivo", ossia alle affermazioni controllabili sulla base dei "fatti", mettendosi in una diversa prospettiva rispetto alla religione e alla filosofia. Né Dio né le cause filosofiche sono sperimentabili; per spiegare i fatti, bisogna andare invece alla ricerca di qualcosa di verificabile, e queste sono le leggi, che colgono le relazioni costanti e i comportamenti dei fenomeni, comprensibili esclusivamente con strumenti scientifici. Il sapere scientifico non è però fine a se stesso, ma è funzionale a rispondere ai bisogni dell'umanità. La sociologia, o fisica sociale, elaborata nel Sistema di politica positiva (1852-54), si articola in statica, studio delle condizioni dell'ordine sociale, e in dinamica, volta a delineare il progresso della società attraverso i suoi tre stadi. Mentre nello stadio teologico il dominio è esercitato dai militari e nel secondo stadio, metafisico, dai giuristi, nel terzo stadio, quello positivo, il potere deve passare agli scienziati. Per giungere al terzo stadio Comte ritiene necessario fondare una nuova religione positiva, incentrata con toni mistici sul valore dell'umanità, il "Grande Essere".
 

John Stuart Mill
 

Figlio del filosofo inglese James, John Stuart Mill (Londra 1806 - Avignone 1873) studia in Francia e in Inghilterra, assimilando il pensiero del padre e di J. Bentham. Nel Sistema di logica (1843) indaga la validità delle proposizioni scientifiche e individua due tipi di ragionamento: il ragionamento induttivo, che va dal particolare all'universale, e il ragionamento deduttivo, che passa dal generale al particolare. Mill ritiene il metodo deduttivo utile per organizzare conoscenze già acquisite sulla base dell'esperienza, ma non per ricavare nuove conoscenze. La scienza deve essere modellata sull'esperienza e la forma tipica delle conclusioni scientifiche dev'essere quella induttiva. L'induzione viene concepita come la generalizzazione delle molteplici esperienze fatte. Che sia possibile la generalizzazione dell'esperienza è garantito a sua volta dalla fiducia nell'uniformità e nella regolarità della natura.
 

Il pensiero etico e politico
 

Mill cerca anche di fondare le scienze morali su basi scientifiche, persuaso che ciò sia possibile solo concependo l'uomo come essere naturale, di cui si può studiare l'uniformità e la regolarità dei comportamenti. Sul piano della teoria economica, sostiene che mentre le leggi della produzione non si possono modificare, si possono però cambiare le leggi della distribuzione delle ricchezze, in modo da garantire condizioni di vita più eque ai cittadini. In politica nel saggio Sulla libertà (1859) rifiuta il socialismo e sostiene la difesa dei diritti individuali, che si esplica in tre direzioni fondamentali: la libertà di coscienza, pensiero e parola; la libertà dei gusti e dei desideri; la libertà di associazione.
 

Herbert Spencer
 

L'inglese Herbert Spencer (Derby 1820 - Brighton 1903) è considerato uno dei principali esponenti del positivismo evoluzionista. Non ha una formazione universitaria, ma sotto la guida del padre e per suo conto studia matematica e scienze naturali pur lavorando come tecnico delle ferrovie fino al 1846. Poi si dedica all'attività filosofica e scrive, tra l'altro: Primi principi (1860-62); Principi di biologia (1864-67); Principi di psicologia (1870-72); Principi di sociologia (1876-96); Principi di etica (1879-93).
 

Evoluzionismo filosofico
 

Pur ispirandosi alla dottrina di Darwin, Spencer non fonda il suo pensiero su puntuali ricerche di scienze naturali, ma delinea piuttosto una visione generale della realtà che applica le concezioni scientifiche evoluzionistiche ai diversi settori dell'indagine filosofica. La legge generale dell'universo determina il passaggio da uno stadio diffuso e impercettibile a uno stadio concentrato e percettibile, attraverso un'integrazione di materia e una concomitante dispersione di movimento: si realizza così un passaggio dall'omogeneo all'eterogeneo. Questo processo si verifica anche nelle società umane che si evolvono differenziando i compiti dei loro membri e organizzandosi in forme sempre più complesse, anche di produzione. L'eterogeneo, a cui l'evoluzione tende, è anche il più definito, il più esatto e il più perfetto: ciò vuol dire che tutto spontaneamente procede verso il meglio.
 

Scienza e religione
 

Tutte le religioni ritengono che il mondo sia un mistero bisognoso di spiegazione; la scienza, d'altro lato, lascia molti problemi insoluti e insolubili e sa fondatamente che nulla può essere conosciuto nella sua intima essenza. Compito della conoscenza e della spiegazione è solo quello di classificare il nuovo entro una serie di fenomeni già noti, facendo salva la coerenza dell'insieme. La nostra conoscenza è sempre relativa, perché arriva a limiti non ulteriormente spiegabili. Al di là di quanto è comprensibile, e che appartiene al campo della scienza e della filosofia, c'è l'Inconoscibile, al quale si riferisce la religione. La filosofia deve purificare la religione dalle sue forme più grossolane di espressione e inoltre deve offrire una conoscenza più generale di quella scientifica, perché tende a fondere le varie conoscenze scientifiche. L'esperienza è un sapere non unificato; la scienza è un sapere parzialmente unificato, mentre la filosofia è sapere completamente unificato. Il criterio di verità è la salvaguardia della coerenza tra i vari elementi. Si deve perciò presupporre come fondamentale l'attestazione della coscienza, che coglie la coerenza delle affermazioni: pensare non significa, infatti, avere solo dei fatti di coscienza, ma vuol dire metterli in relazione tra loro. Ogni verità è frutto del processo di adattamento tra le relazioni interne all'individuo cosciente (l'insieme delle sue conoscenze, persuasioni, convinzioni) e quelle tipiche dell'ambiente circostante.