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Si
racconta che Zeus stesso, desideroso di conoscere l'esatto punto centrale
del mondo - allora immaginato piatto, -avesse fatto spiccare il volo, dagli
antipodi della terra, a due aquile; il luogo in cui si incrociarono
corrispondente al Parnaso, indicò per la divinità il centro del mondo,
l'ònfalos su cui sorse il santuario. La frequentazione della zona è
archeologicamente documentata in epoca assai antica, al pari dell'esistenza
di un complesso religioso che in età micenea era consacrato alla dea Ghè
(Terra), simbolo dell'abbondanza di acque nel luogo; a lei erano associati
la figlia Themis e, a guardia della fonte oracolare, il figlio Pitone, che
aveva forma di serpente. Un inno omerico così spiega la presenza a Delfi di
una divinità insulare, adorata sotto le sembianze di un delfino: Apollo,
pochi giorni dopo la nascita sull'isola di Delo, giunse a Delfi per
impadronirsi dell'oracolo, ma, ucciso Pitone, dovette scappare per volere
dello stesso Zeus. Per ritornarvi, il dio apparve sotto forma di delfino (da
qui l'appellativo delfino) a marinai di Cnosso, con i quali sbarcò nella
Focide; preso possesso del santuario, nominò i Cretesi sacerdoti, assunse
l'appellativo di Pitico in ricordo del precedente culto e si fece dedicare
gli omonimi Giochi, da celebrarsi ogni otto anni. Per liberare l'oracolo dal
controllo della città di Krissa (oggi Itéa) si formò attorno al 600 a.C.
un'alleanza di stati ellenici, che alla fine della prima guerra sacra
(600-590 a.C.) portò alla nascita dell'Anfizionia, confederazione di popoli
deputata ad amministrare il santuario, alla celebrazione dei Giochi ogni
quattro anni. Il prestigio politico dell'oracolo, confermato dall'imponente
sottoscrizione che seguì la distruzione del tempio di Apollo (548 a.C.), si
incrinò durante le guerre persiane (490-480 a.C.), quando i sacerdoti non si
schierarono apertamente con i Greci. Nel 448-447 a.C. Delfi fu al centro
della seconda guerra sacra, nel IVsec. a.C. della terza e della quarta,
conclusasi nel 338 a.C. con la discesa di Filippo II e la sottomissione
della Grecia alla Macedonia. Al dominio macedone successero (279 a.C.)
quelli degli Etoli e (191 a.C.) dei Romani, sotto i quali l'oracolo andò
perdendo anche l'importanza religiosa.Silla (86 a.C.) e Nerone lo
spogliarono di parte dei tesori; Adriano, Frode Attico e gli imperatori
Antonini ne favorirono la rinascita, finché Teodosio I non ne sancì la
definitiva chiusura nel 381.
Sacerdoti e profetesse
Le pizie erano prescelte tra le famiglie di poveri contadini, nate a Delfi;
il compito della sacerdotessa era rischioso e le si imponeva, una volta
entrata nel santuario, di non lasciarne mai più il servizio, oltre ad un
assoluto nubilato. Nei tempi antichi le pizie erano prescelte ancora
fanciulle ma dopo un increscioso caso di seduzione si ricorse all'espediente
di scegliere solo donne oltre i cinquanta, che però per tradizione
indossavano abiti da giovinetta. Nel periodo aureo di Delfi erano presenti
nel santuario fino a tre pizie (due che davano responsi alternandosi, una
tenuta, per così dire, di riserva in caso di incidenti collegati alla
intossicazione). Ugualmente era possibile consultare l'oracolo non più solo
un giorno all'anno, come nei tempi arcaici, ma alcuni giorni ogni mese. I
membri dell'aristocrazia di Delfi esercitavano le cariche sacerdotali che
controllavano l'oracolo. In particolare i cosiddetti Oóéïé, cinque sacerdoti
che erano praticamente i veri responsabili delle profezie, erano sempre
scelti all'interno di cinque famiglie che si ritenevano discendenti diretti
di Deucalione (Euripide, Ion.411 - Plutarco Quaestiones Grecae 9) Si ritiene
generamente che i delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle
interpretazioni dell'oracolo, dovessero essere in possesso di una notevole
mole di conoscenze a cui ricorrere, dato che spesso i consigli dati
all'oracolo si rivelavano sensati. Seppure molti oracoli fossero oscuri e
talvolta (volutamente?) ambigui, molti sono estremamente diretti e chiari,
rispecchiando evidentemente la volontà dei sacerdoti.
Non sempre e non tutti (le donne, ad esempio, erano escluse) potevano
consultare l'oracolo. All'inizio i responsi venivano dati una sola volta
all'anno, il 7 di Bisio, ottavo mese del calendario delfico corrispondente a
febbraio-marzo; poi più di frequente, ma mai in inverno, quando si diceva
che il dio abbandonasse il santuario. Coloro che vi si recavano portavano
un'offerta: di solito un animale, che, se tremava quando veniva spruzzato
d'acqua dai sacerdoti, confermava che la divinità era propensa al responso.
Apollo parlava attraverso la Pizia, sacerdotessa scelta tra le vergini del
luogo, che, dopo essersi purificata con l'acqua della fonte Castalía e aver
bruciato nel tempio foglie di lauro (pianta sacra ad Apollo) e farina
d'orzo, scendeva nella cella sotterranea (àdyton;) sedutasi su un tripode,
cadeva in una sorta di trance, nel corso della quale la divinità la
ispirava. Le risposte agli interrogativi, che le venivano rivolti al di qua
di una tenda potevano essere affermative, negative o incerte (famosa fu
quella data agli Ateniesi nei 480 a.C. durante le guerre persiane), ma mai
sotto forma di suoni o rumori incomprensibili. Alla Pizia non si potevano
fare domande circa il futuro, ma solo sull'opportunità o meno di
intraprendere qualche cosa.
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