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GLI SCACCHI E LA LETTERATURA |
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di Vladimir Nabokov Fra la Pietroburgo imperiale e la Berlino anni Trenta, Luzin grazie alla sua genialità diventa un giovane campione degli scacchi, ma rimane imbrigliato in una rete di ripetizioni ossessive. Tanto che, di fronte all'avversario più importante, il suo sistema nervoso cede. Solo l'incontro con una donna potrà salvarlo. <<E il giovedì Luzin capì tutto. <<Già alla vigilia, aveva tramato un ingegnoso stratagemma con cui avrebbe forse potuto sventare le macchinazioni del misterioso avversario. Lo stratagemma consisteva nel commettere volontariamente un’azione assurda ma inaspettata, che esulasse dall’ordinamento sistematico della vita, portando così la confusione nella sequela di mosse architettata dal suo avversario. Era una difesa sperimentale, una difesa per così dire a casaccio, ma Luzin, pazzo di terrore di fronte all’imminente, inevitabile iterazione in arrivo, non riusciva a trovare niente di meglio.>> di Dürrenmatt Friedrich Non sono molti gli scrittori del Novecento che possono vantare una conoscenza scientifica pari a quella di Friedrich Dürrenmatt. Nel 1961 scrisse I fisici. Tra i personaggi, una spia comunista che fa finta di credersi Einstein, nascosta in un manicomio. Nel 1979, sull'onda del successo internazionale di questa pièce e in occasione del centenario della nascita di Albert Einstein (quello vero), il Politecnico Federale di Zurigo, dove lo scienziato aveva studiato e insegnato, invitò Dürrenmatt a tenere una conferenza. Apparsa in edizione originale da Diogenes con l'aggiunta di una serie di osservazioni scritte dopo averla pronunciata, la conferenza è qui tradotta in italiano per la prima volta. Giocare “con un grande maestro” non lo spaventa, ”per la semplice ragione che non è me, ma il grande maestro che gli organizzatori vorrebbero vedere giocare a scacchi. Io non sarei che l’esca. E proprio la mia pochezza rivelerebbe nel modo più chiaro il suo gioco, la semplicità e l’eleganza con cui mi darebbe scacco matto” (p. 10). La regina degli
scacchidi Walter Tevis In un orfanotrofio una bambina bruttina e malaticcia scopre all'improvviso lo strumento del suo riscatto: una scacchiera. A diciassette anni si troverà in Russia ad affrontare il campione del mondo, ma... le sue paure non scomparirano. Betty è brava a ricordarsi le cose: la sequenza delle varianti, i finali. Ha una strepitosa inclinazione tattica, per la quale in Russia i vecchi la chiameranno affettuosamente e con rispetto Lizaveta. Ha la capacità di capire la forza silenziosa dei pezzi su un tavolo da gara, la loro tensione, di indovinare la trama dei rapporti umani che disegnano con spietato rigore. Gli scacchi sono il suo alfabeto. Ma prima di affrontare il mondo adulto e maschile che la circonda e che le impone delle pillole verdi per renderla più disciplinata e mansueta, “per regolarle due volte al giorno l’umore”, Betty dovrà liberarsi dall’ostilità verso sé stessa, quella che riduce l’esistenza a uno stallo rancoroso e sterile, che le impedisce di cambiare natura, di vincere il sortilegio della propria solitudine. di Reuben Fine Un libro di culto nell'ambiente scacchistico. Nno per niente l'autore, prima di dedicarsi completamente alla psicanalisi, è stato un importante Grande Maestro statunitense. "Mi piace vederli dibattersi": così confessò, a proposito dei suoi avversari, Bobby Fischer, prima di strappare a Spassky, nel 1972, il titolo di campione mondiale di scacchi. Al di là delle spiegazioni più immediate (denaro e fama), questo libro ricerca le motivazioni segrete che hanno indotto uomini dai talenti più diversi a dedicare al gioco uno smisurato spazio mentale e pratico. L'autore non offre soltanto una psicoanalisi degli scacchi, ma ripercorre la vita dei campioni del mondo e i loro conflitti: da Morphy, che si ritirò dal gioco all'età di ventidue anni per soccombere poi gradualmente a una nevrosi, a Steinitz, che in stati allucinatori giocava con Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa, da Alechin, "il sadico del mondo scacchistico", a Fiscer, un genio dalle reazioni spesso imcomprensibili. Il gioco degli scacchi, che incanala, e nello stesso tempo esaspera, un'aggressività implacabile, appare infatti destinato a sviluppare fantasie di onnipotenza. Non mancano però, nel libro di Fine, anche gli 'anti-eroi', che cercano di resistervi: né stupisce la difficoltà della loro lotta, ove si pensi che la teoria del gioco coinvolge anche l'ideologia, tanto che si è parlato di stile capitalistico e di Scuola Sovietica, di stile individualistico e di paura del deviazionismo. di Acheng Wang Yisheng è un ragazzo cinese povero, ma un geniale giocatore di scacchi. E, in clima di Rivoluzione culturale, questa è la sua colpa. Viene spedito in un campo di lavoro per essere rieducato alle masse. Nemmeno la fame potrà però sopprimere il suo bisogno profondo: giocare a scacchi. Dopo un continuo peregrinare alla ricerca di validi avversari e di antichi maestri, la sua avventura nella campagna cinese si conclude con una indimenticabile partita giocata a "mente" da lui solo contro nove campioni Acheng (pseudonimo di Zhong Acheng), è nato a Pechino nel 1949, figlio di un famoso critico cinematografico. Durante la 'rivoluzione culturale' fu sballottato dallo Shanxi alla Mongolia interna ai confini con il Vietnam per essere rieducato alla terra: da quella esperienza, che fu per lui sconvolgente, ne ha derivato una sensibilità taoista. Acheng iniziò la sua attività culturale come pittore e scultore. La sua scrittura ha una attenzione maniacale per il dettaglio, essenzialità densa di paragoni sorprendenti e rivelatori. |
AJEDREZ (SCACCHI) |