|
Il titolo è già un trinomio di difficile
integrazione: come si può coniugare l'insegnamento delle lingue
straniere con le nuove tecnologie, rivolte poi a studenti così
giovani?
L'insegnamento/apprendimento della lingua straniera infatti dovrebbe
conciliare la competenza d'uso con la conoscenza del sistema: lo
studente cioè non solo dovrebbe conoscere la fitta rete di regole
sintattico-formali del nuovo codice ma dovrebbe anche saperlo usare
in un contesto d'uso autentico; dovrebbe saper realizzare le diverse
"mosse comunicative" tenendo conto del feedback dell'ascoltatore in
situazioni reali di conversazione. Occorre cioè una pratica costante
e ripetuta di comunicazione vis à vis, in cui gesti e parole
concorrano alla trasmissione di un messaggio efficace e
significativo. Pratica questa che la telematica non può garantire.
L'utente che si pone davanti allo schermo del PC può avere infatti
solo uno scambio interattivo virtuale (chat, bacheche, forum ecc.),
che è solo un "surrogato" dell'interazione reale che avviene tra due
parlanti.
Inoltre i materiali prodotti per l'insegnamento delle lingue
straniere attraverso il computer realizzano per lo più approcci di
tipo strutturalista/comportamentista; sono prevalentemente basati su
esercizi di completamento/comprensione di testi, spesso volti al
rinforzo di regole morfo-sintattiche. Il canale privilegiato è
dunque quello scritto (traduzioni, esercizi grammaticali,
questionari di comprensione) e solo in un numero minore di casi la
componente audio orale assume un ruolo che va oltre il mero
abbellimento di corsi spesso considerati alla stregua di prodotti da
lanciare sul mercato. Tutto questo non si adatta affatto ad un
pubblico di fruitori in età precoce: i nostri alunni della scuola
dell'infanzia sono abituati ad interazioni reali, hanno da poco
consolidato l'utilizzo della lingua madre tramite la rielaborazione
di stimoli concreti ed autentici che giungono dal mondo adulto che
li circonda. Sono abituati ad imitare il linguaggio percepito
nell'ambiente e a creare delle ipotesi linguistiche originali,
immediatamente verificabili nel contesto comunicativo.
La questione di fondo, come in parte ho già scritto (1),
è quindi quella di conciliare un ambiente d'apprendimento solitario
con l'abilità umana che più di ogni altra necessita di cooperazione:
l'uso del linguaggio verbale. Inoltre occorre adattare contenuti e
strategie d'erogazione ad esigenze legate all'età dei discenti e
alle loro competenze in lingua madre.
Come combinare quindi la triade: lingua, telematica, scuola
dell'infanzia?
La risposta potrebbe essere rappresentata da un corso, in formato
telematico, che costituisca un completamento, un approfondimento e
un rinforzo di materiali già in parte presentati in classe. L'alunno
dovrebbe ritrovare personaggi noti alle prese con nuove avventure,
in cui le stesse funzioni comunicative si combinino in co-testi
linguistici diversi. Un sistema misto quindi (blended learning)
che garantisca, accanto ad interazioni autentiche in presenza e
cooperazione tra alunni e tra alunno e insegnante, un input
linguistico arricchito da adventure games e schede
interattive (tutorials) da eseguire individualmente al
computer. |
|

Fig. 1 |
|
E' il caso del progetto Puck & Co. (2)
(Fig.1) sviluppato nell'ambito della ricerca condotta per il
gruppo LIReMar (3),
che combina un programma di studio in presenza - in cui si
introducono funzioni, strutture e lessemi attraverso mini
drammatizzazioni condotte in classe - con giochi di ruolo e
simulazioni in ambienti virtuali tridimensionali. All'alunno viene
chiesto di comprendere e riprodurre oralmente scambi conversazionali
già drammatizzati durante le lezioni e di applicare la lingua
appresa a nuovi contesti, rinsaldando in questo modo la propria
competenza d'uso. Il bambino deve cliccare su immagini raffiguranti
ambienti ed eventi già noti riconoscendo le frasi ascoltate, deve
rispondere oralmente o solo trasportare icone seguendo le regole del
gioco. Giochi di incastro, di trascinamento, conferme o correzioni
orali serviranno a guidare i giovani studenti nel loro percorso di
edutainment (4).
Questo modello sperimentale è in stretto connubio con l'approccio
comunicativo di tipo olodinamico (5):
all'alunno viene presentata una lingua autentica, quella utilizzata
ogni giorno dai suoi coetanei anglofoni, e delle situazioni
familiari, reali o fantastiche, già vissute in lingua madre. In
particolare per ampliare l'input linguistico si alternano situazioni
di vissuto reale: i rapporti con la propria famiglia, il vestirsi,
il lavarsi, i pasti, l'incontro con il medico, il postino, con gli
amici dei genitori, e con gli insegnanti ; ad avventure fantastiche
in cui il protagonista, calandosi nella storia narrata, diventa un
terribile pirata, un fantasma dispettoso o un impavido pilota
d'aereo.
Sia le storie reali che quelle fantastiche vengono drammatizzate dai
bambini che assumono i vari ruoli in modo attivo, combinando parole
a gesti e colorando le frasi con intonazioni che completano ed
arricchiscono i significati trasmessi.
Lo stesso principio del "learning by doing" è applicato alle
attività che l'alunno svolge con il computer. Anche in questa fase
del processo di apprendimento infatti si dovrebbe prevedere una
interazione attiva che consenta di "fare" nuove esperienze con la
lingua straniera sfruttando la telematica.
Ecco quindi che il mezzo informatico viene trasformato da ostacolo
in strumento indispensabile: la sua multimedialità diventa infatti
preziosissima per poter comunicare con un mondo, quello dei discenti
in età precoce, che non è ancora alfabetizzato completamente, che
non sa ancora utilizzare il canale scritto. L'unica
condizione è quella di trasformare i contenuti dei corsi di lingua
rendendoli davvero comunicativi ed interattivi, accentuandone la
componente di improvvisazione ed imprevedibilità che è propria del
linguaggio umano.
La telematica non sostituisce dunque il rapporto in presenza, specie
a questa età, ma può completarlo ed arricchirlo. Non c'è ragione
quindi di riaccendere il dibattito tra 'apocalittici' ed 'integrati'
che ha caratterizzato, nel secolo scorso, il rapporto tra mass media
ed educazione.
Dal successo del fumetto, all'apparizione della radio, del cinema
sonoro, fino all'avvento, molto più invasivo, della televisione, gli
educatori (pedagogisti, insegnanti, genitori) hanno guardato, di
volta in volta, con sospetto o ammirazione all'utilizzo delle nuove
tecnologie in ambito educativo. Anche con il computer gli
atteggiamenti sono stati di due tipi: da un lato chi rifiutava l'uso
di immagini ipnotiche a fini didattici con la motivazione che
potessero intorpidire le coscienze, ottundere le capacità
intellettive e, a fronte di un grande dispendio di energie, dare
scarsi risultati; dall'altro gli integrati che vedevano nel
nuovo mezzo uno strumento semanticamente e socialmente diverso ma
non per questo meno importante del libro.
In realtà stiamo ormai assistendo ad una trasformazione del sistema
educativo che vede il passaggio dalla linearità del libro alla
simultaneità dell'ipertesto, dal glottocentrismo della lezione
frontale alla necessità di integrare i diversi codici espressivi
(parola, immagine, gesto, musica). Non sembra a questo punto
possibile ignorare, anche in età precoce, uno strumento come il PC
ormai entrato in ogni casa, non sembra saggio escludere i nostri
bambini dal suo utilizzo e soprattutto non serve adottare un
atteggiamento censorio a priori ma occorre, secondo un parere ormai
piuttosto diffuso, studiarne le potenzialità e renderlo oltre che
strumento di studio, esso stesso oggetto di ricerca. In questo
ambito si collocano le indagini scientifiche sul rapporto tra mente
umana e media che hanno recentemente portato alla definizione di
nuovi concetti come quello di "intelligenza connettiva" di Derrick
De Kerckhove (6).
E' questa nuova forma di intelligenza che i nostri piccoli alunni
svilupperanno in futuro, un nuovo modo di avvicinarsi alla
conoscenza che possa integrare molteplici codici espressivi in un
quadro cognitivo generale altrettanto valido e forse migliore di
quello presente. Ancora una volta, come avvenne per le altre
tecnologie, gli strumenti potranno modificare i contenuti ma non
stravolgerli completamente. Il computer, applicato alla conoscenza
di una lingua straniera, potrà offrire nuove fonti di conoscenza,
arricchire e completare l'input naturale (lo scambio interazionale
in presenza) ma dovrà 'rispondere' alle esigenze del contenuto
trattato: il linguaggio umano. |
|
Note
(1)
Sisti F., "L'inglese di base con Puck: e-learning e autoformazione",
in P. Frignani, L. Galliani, M. Giacomantonio e G. Poletti (a cura
di), E-learning: protagonista dello sviluppo della società della
conoscenza, Atti del Convegno Expo e-learning 2005, Università
di Ferrara, 6-8 ottobre 2005.
(2)
Sisti F.(a cura di), Puck & Co. An English project for young
students, CD realizzato con il contributo dell'IRRE Marche,
2002;
(3)
LIReMar (Lingua Inglese: sperimentazione online nelle scuole della
regione Marche): un consorzio di 16 soggetti (tra circoli didattici,
direzioni e istituti comprensivi marchigiani) collegati da un
accordo di rete (art.7, DPR 275- 8/3/99); (4)
Per edutainment si intende il filone di materiali didattici
che coniuga Education e Entertainment;
(5)
L' approccio comunicativo inteso nella sua 'applicazione forte',
riassumibile nel motto: "Using the language to learn it", sottopone
lo studente ad un massiccio input in lingua straniera autentica al
fine di sviluppare la sua competenza d'uso. L'aggettivo olodinamico,
utilizzato da Renzo Titone in ambito glottodidattico, si riferisce
al coinvolgimento di entrambi gli emisferi cerebrali chiamati
contemporaneamente a sviluppare la competenza nel nuovo idioma
appreso. Si tratta di produrre un input linguistico che agisca a
livello multisensoriale e solleciti sia le funzioni logico-verbali
dell'emisfero sinistro sia quelle visivo-spaziali dell'emisfero
destro; che stimoli cioè sia l'analisi delle unità discrete e delle
relazioni formali sia l'interpretazione globale, connotativa e
integrata;
(6)
De Kerckhove D., Connected intelligence: the Arrival of the WEB
Society, Toronto, Somerville House, 1997;
* Docente di Didattica delle Lingue Moderne
e Lingua Inglese presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
dell'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo".
Formatrice Teamfad.
|
|