RELIGIONE - LIBRI CONSIGLIATI

    

Aurelio sant'Agostino - Le Confessioni


Aurelio sant'Agostino  (Tagaste 354 - Ippona 430)

Il più noto dei grandi dottori della Chiesa, vescovo di Ippona e monaco, filosofo, polemista e scrittore. I suoi scritti ne fanno un riferimento della filosofia oltre che della teologia.


Le Confessioni

Opera autobiografica, in 13 libri, dello scrittore latino cristiano Aurelio Agostino (sant'Agostino, 354-430)

Composto verso il 400 d.C., primo periodo del suo episcopato, è considerato il capolavoro di tutte le autobiografie spirituali delle letterature antiche e moderne. Nel I libro, dopo una lunga invocazione a Dio, sant'Agostino narra e commenta la propria vita fino al quindicesimo anno, le colpe commesse, lo scarso amore allo studio; nel II conferma le sue dissipazioni, particolarmente quelle del sedicesimo anno, narrando perfino un furto di pere compiuto con alcuni suoi compagni nella vigna di un vicino: "V'era un albero di pere vicino alla nostra vigna, carico di frutti non attraenti nè per bellezza, nè per sapore. Nel cuore della notte, avevamo prolungato il gioco nelle piazze fino a quell'ora, io e altri cattivissimi ragazzi ce ne andammo a spogliare quell'albero e a portarci via le pere; ne portammo via un numero notevole non per farne una scorpacciata, bensì per gettarle ai maiali, dopo averne addentata qualcuna, perchè compissimo un'azione, che ci piacesse di più, appunto perchè proibita"; nel III narra la vita tra i 17 e i 19 anni, i suoi studi di eloquenza e il nuovo indirizzo impresso al suo spirito dalla lettura dell'Ortensio di Cicerone e della Bibbia. Accenna quindi ai suoi amori e ricorda le molte preghiere di sua madre rivolte a Dio e il sogno da lei avuto: "Sognò infatti di stare in piedi sopra una sbarra di legno e di vedersi venir incontro un giovane risplendente che, ilare, le sorrideva, mentre lei era triste, anzi oppressa dalla tristezza.
"Questi le domandò il motivo di quella mestizia e delle sue lacrime quotidiane non per curiosità di sapere come spesso capita, ma per darle qualche sollievo. Ella rispose che piangeva la mia perdizione; il giovane allora per assicurarla la invitò a guardare con attenzione e ad osservare che dove stava lei, ivi ero anch'io. Com'essa guardò attentamente, vide che io stavo vicino a lei sopra la stessa barra". Nel libro IV sono narrati i nove anni dal 190 al 280 durante i quali Agostino fu seguace della dottrina del manicheismo, dedicandosi a studi di astrologia; ma si cita anche il suo dolore per la morte d'un amico, l'amore per le gioie terrene, un suo lavoro sul bello e sull'utile, l'attività didattica a Cartagine; nel V libro Agostino racconta il proprio disgusto per le dottrine manichee, il trasferimento a Roma da Cartagine, il viaggio a Milano con la visita "al vescovo Ambrogio", mirabile per sapienza e dottrina, il suo abbandono della setta manichea e il suo ingresso come catecumeno nella chiesa cattolica. Nel VI libro tratta del suo trentesimo anno, della venuta a Milano della madre Monica, del figlio Adeodato, natogli da una donna africana, dei suoi propositi di vita ritirata e del suo ardente bisogno di conoscere sempre più Dio, argomento questo anche del VII libro. Nell'VIII tratta del "grande anno trentaduesimo", del suo incontro con il prete Simpliciano, inviato da papa Damaso presso sant'Ambrogio come suo coadiutore, della conversione del retore Mario Vittorino, della sua totale conversione, dopo aver udito dalla casa vicina una voce, che ripeteva le parole tolle et lege ("Prendi e leggi"). Nel libro IX Agostino narra come lasciò la cattedra di retorica per ritirarsi in villa e come ricevette il battesimo; racconta poi la morte della madre, di cui tesse un magnifico elogio; nel libro X mette in evidenza i mutamenti operati dalla conversione e celebra Dio come Verità e Beatitudine; infine negli ultimi tre libri sono trattati problemi di natura filosofica, cioè il Tempo misurabile solo nella memoria, la Sacra Scrittura nei suoi sensi e nella sua profondità, la Trinità divina e il senso mistico della creazione. Più che una vera esposizione di fatti, le Confessioni sono una confessione a Dio del travaglio spirituale sofferto; gli eventi narrati sono soltanto il mezzo adottato per elevare una continua e appassionata serie quasi di Salmi, di celebrazioni di Dio come sola luce e solo bene, per effondersi in una lirica, eppure ragionata, contemplazione di Dio. E' anche ardito affermare che le Confessioni siano state scritte con intento di autodifesa. Semmai esse costituiscono una schietta biografia interiore, una franca, sincera e serena discussione del problema umano nello svolgimento di un dramma intimo fra l'ansia non di toccare, ma di possedere il Puro, un ritrovarsi dallo smarrimento per essere posseduto dal Cristo. E infatti anche l'etimo non va preso nel significato abituale di confessio peccati ma in quello biblico di lodare: confessio laudis, un inno di lode a Dio giacchè Agostino si confessa innanzi a Dio e confessa Dio innanzi agli uomini.



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