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| Patrick White :
L'albero dell'uomo |
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L'albero dell'uomo (The tree
of man) romanzo del 1955 di Patrick White (1912-1990), autore australiano
vincitore del premio Nobel nel 1973. White raggiunse la fama internazionale
con questo lungo romanzo di vita rurale in Australia. L'albero dell'uomo e
un'opera impressionante che percorre la storia di tre generazioni di una
famiglia di contadini-coloni nella zona limitrofa di Sidney, un'area che
entro la fine del romanzo verrà largamente assorbita dall'espansione della
periferia di Sidney. All'inizio della vicenda Stan Parker, un uomo inquieto
ma desideroso di stabilità, si trasferisce per coltivare un'area di terreno
disboscata. Lui e i suoi pochi vicini sono pionieri e sono i tipici esempi
dei coloni che arrivarono in passato in Australia. Tra loro,
rozzi"rifugiati-irlandesi, ma anche ricchi borghesi che desideravano
investire le loro fortune nell'opera di urbanizzazione delle campagne. Il
romanzo contiene tutta una serie di elementi allegorici: anche l'iniziale
sorgere della fattoria dalla terra selvaggia ha la statura del mito della
creazione, e tutta la narrazione da lì in poi sarà la metafora dello
sviluppo dell'occupazione europea dell'Australia. Il romanzo osserva la
famiglia Parker e la sua piccola comunità da vicino. II lungo matrimonio di
Stan e Amy è l'inizio di una famiglia di tre generazioni di gente comune,
che lotta per trovare e mantenere il proprio posto in un mondo le cui
ragioni non sempre sono chiare. Il desiderio di White di descrivere lo
straordinario che c'è nell'ordinario in questo romanzo e perseguito fino in
fondo. I Parker fanno esperienza di tante situazioni tipiche della vita dei
coloni australiani (a volte si tratta di veri e propri cliché): inondazioni,
siccità, incendi, bambini smarriti, incontri con venditori ambulanti,
isolamento, tentazioni sessuali, l'imporsi della città e della vita moderna,
del crimine. Ma nessuno di questi elementi riesce a corrompere la famiglia.
La loro è una lotta per una ricchezza spirituale e l'esperienza psicologica
insita in questa ordinarietà dà al romanzo la sua forza e il suo fascino.
Alla fine del romanzo, Stan vive il suo momento di illuminazione spirituale
che è tanto sorprendente almeno tanto quanto la sua vita è stata ordinaria,
e paradossalmente scaturisce dal più insignificante degli oggetti e proprio
nel cortile di casa.
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