Anabasi (Kiru anàbasis - Anabasi di Ciro)
Opera dello scrittore greco Senofonte (430-354 a.C.).


 
Opera storica e autobiografica pubblicata sotto il nome di Temistogene siracusano, con l'uso che sarà poi di Giulio Cesare della terza persona. Consta di sette libri ed è il resoconto di un fatto di carattere episodico: l'impresa dei diecimila mercenari greci al soldo di Ciro il Giovane, il quale tentò nel 401 di togliere il trono al fratello Artaserse, re dei Persiani. Ma Ciro fu vinto e mori nella battaglia di Cunassa, mentre i comandanti delle truppe greche furono uccisi a tradimento: Senofonte. che aveva partecipato all'impresa a titolo personale o, per dirla con termine moderno, come corrispondente di guerra, si trovò eletto tra i nuovi comandanti e guidò così la ritirata dei diecimila dall'interno dell'Asia Minore fino alle coste del mar Nero. L'opera comprende gli appunti di viaggio da Sardi a Cunassa (libro I) con elementi paesistici e ritratti di alcuni personaggi, come Clearco (il comandante del contingente greco, al quale era stato nascosto il vero scopo dell'impresa): le cause del conflitto tra Ciro e Artaserse sono appena accennate, mentre la battaglia è descritta con chiarezza sia nel modo di schierarsi degli eserciti in guerra sia nelle fasi dell'azione. Drammatiche sono le pagine in cui è descritto il tragico agguato teso da Tissaferne, che fa uccidere i capi del corpo di spedizione greco (libro II); nel libro III campeggia la figura di Senofonte, che sottolinea in forma alquanto vistosa i propri meriti: incoraggiato da un sogno riunisce gli ufficiali superstiti, li rinfranca con un'abile e forte orazione, li esorta a resistere, spiega loro la via e i modi per salvarsi. I libri IV-VII descrivono la marcia di ritorno attraverso numerose vicende e infiniti pericoli, regioni ignote e impervie e popolazioni ostili, fino a quando, il 18 maggio del 400, Senofonte entra con i superstiti a Pergamo e li consegna allo spartano Tibrone. Ci sono bellissime descrizioni, come quella del freddo dei monti e delle intemperie stagionali, o del crollare degli uomini affamati, o della vista del mare dalla cima del monteTeche. L'autore non mostra eccessive doti di storico, tuttavia il libro è molto popolare per l'abilità letteraria, per la semplicità del racconto, l'interesse dell'avventura, la vivacità e la precisione della descrizione di operazioni militari, oltre che per la forza emotiva di vari episodi.

La Ciropedia (Kìru paidèia - Educazione di Ciro)
Opera in otto libri dello scrittore.

In quest'opera, la più nota fra le numerose di Senofonte, si parla di Ciro il vecchio, fondatore della monarchia persiana. Di lui Senofonte non racconta solo l'educazione ma l'intera vita, inventandone talvolta il carattere e alterandone liberamente i dati biografici. dall'infanzia sino alla morte; infatti la Ciropedia non è una biografia ma un romanzo storico, con il quale l'autore prende a pretesto la figura leggendaria del re persiano per tratteggiare il tipo del sovrano ideale, secondo le sue convinzioni politiche. Basti pensare che il Ciro della storia muore in una spedizione contro i Massageti, mentre il Ciro di Senofonte muore tranquillamente nel suo letto, dopo aver preso congedo dai figli e dagli amici con un lungo, saggio discorso. Ideale aristocratico. quello di Senofonte, fondato su un'educazione dei giovani ispirata a motivi socratici, ma effettivamente modellata sui costumi spartani. e realizzata da una monarchia assoluta e universale, illuminata da principi filosofici. E' notevole, secondo il Perrotta, "che appaia per la prima volta superato il concetto profondamente greco delle città Stato, a cui ancora Platone ed Aristotele restano fedeli: la monarchia assoluta ed illuminata di Senofonte precorre lo Stato ellenistico". Intelligente e amabile nella fanciullezza, Ciro è presentato morigerato e coraggioso nell'adolescenza, e sulle soglie della virilità consapevole del compito di regnare: ecco l'optimus princeps, abile e pronto nel concepire piani tattici e nel dominare le situazioni, generoso con i suoi, mite con il nemico, capace di perdonare le intemperanze di Araspa, temperante a sua volta. Nobilissima è la figura di Pantea, che si uccide sul cadavere del marito Abradata (libro VII). Opera di carattere essenzialmente etico.

Le Elleniche  (Ellenliché)
Opera storica.

E' forse la più importante fra le due opere di Senofonte: prende lo spunto dall'anno 410, cioè là dove si interrompe la storia di Tucidide. e giunge sino al 362 a.C. In sette libri è narrata la fine della guerra del Peloponneso con la sconfitta di Atene e la sua caduta in mano degli Spartani (404). il governo dei trentaTiranni e la restaurazione democratica, fatta da Trasibulo (404-03), l'egemonia spartana con le lotte tra città e città che la distinsero (404-371) e l'egemonia di Tebe che non durò nemmeno un decennio e fini con la battaglia di Mantinea (362). Di intonazione filospartana, le Elleniche sono una fonte importante per questo periodo intricato della storia greca, anche se Senofonte dimostra di non avere doti di storico: ottima invece la conoscenza tattica e militare in genere, evidenti la religio e il moralismo, che servono a spiegare in forma semplice fatti notevoli e complessi. Di qui la credenza nei sogni. nei prodigi, nell'intervento degli dei nelle cose umane, e in questo senso Senofonte è più vicino a Erodoto: in complesso l'autore manca di vero senso storico.

 

www.parodos.it