Francis Bacon
(1561-1626)
Novum Organum
Scientiarum
Trattato del filosofo inglese.
L'opera venne concepita da Bacon come la seconda delle nove
parti in cui si sarebbe dovuta strutturare la Grande
instaurazione del sapere, da lui progettata ma non recata a
compimento. Fu pubblicata nel 1620, quando il filosofo, gran
cancelliere del regno, era al culmine del successo e del
prestigio, sia come studioso che come uomo politico: pochi
mesi più tardi sarebbe venuta la sua clamorosa caduta,
provocata dallo scandalo del processo per corruzione al
quale venne sottoposto, e in cui egli stesso si riconobbe
colpevole. Il Nuovo organo, che fin nel titolo proclama
l'intenzione dell'autore di riformare il tradizionale metodo
della scienza, rappresentato dall'
Organo aristotelico, si
divide in due libri, il primo dei quali ha una funzione
prevalentemente introduttiva, mentre il secondo sviluppa in
concreto le articolazioni del nuovo metodo. L'intera opera
si compone di aforismi, talvolta brevi, talvolta molto
estesi. I primi aforismi del primo libro caratterizzano
molto bene la concezione baconiana del sapere, in cui
è impossibile scindere il momento pratico da quello teorico:
"La scienza e la potenza umana coincidono, perchè l'ignoranza
della causa preclude l'effetto, e alla natura si comanda
solo ubbidendole: quello che nella teoria fa da causa,
nell'operazione pratica diviene regola". A ciò fa riscontro
la precisa consapevolezza della fondamentale differenza
della tecnica dalla magia e da ogni forma di occultismo:
"L'uomo non può operare altrimenti che avvicinando o
allontanando i corpi naturali: il resto è mosso solo dalla
potenza della natura stessa, dall'interno delle cose". Bacon
è poco soddisfatto del modo in cui i filosofi hanno portato
avanti fino ad allora la conoscenza della natura: in genere
la via seguita dai ricercatori è consistita nel generalizzare
senza mediazioni alcuni dati sensibili acquisiti
sporadicamente, trasformandoli in principi primi necessari,
da cui dedurre poi tutte le altre proposizioni scientifiche
attraverso il sillogismo. Questo modo frettoloso di
procedere dà luogo, secondo Bacon, a semplici "anticipazioni
della natura" destituite di fondamento, benchè riescano a
ottenere l'assenso degli uomini, in quanto fanno leva
sull'immaginazione. Egli propone invece un metodo che
consenta di giungere a vere e proprie "interpretazioni della
natura": il procedimento che vi conduce parte anch'esso dal
senso, ma ne trae i principi "risalendo per gradi e
ininterrottamente la scala della generalizzazione, fino a
pervenire agli assiomi generalissimi"; in altre parole,
siamo di fronte alla codificazione del metodo induttivo,
proprio delle moderne scienze sperimentali. Prima di passare
alla specificazione di tale metodo, Bacon mette in guardia
il lettore contro gli impedimenti naturali e acquisiti che
ostacolano il retto uso della conoscenza da parte dell'uomo:
si tratta della famosa teoria baconiana degli "idoli", sorta
di ombre e pregiudizi che deformano appunto il rapporto tra
la mente umana e i suoi oggetti. Bacon ne distingue quattro
specie, che definisce immaginosamente idoli della tribù,
della spelonca, del foro e del teatro. Gli idoli della tribù
"sono fondati sulla natura umana stessa, e sulla stessa
famiglia umana, o tribù", in quanto l'intelletto umano "è uno
specchio ineguale rispetto ai raggi delle cose": si tratta
quindi di un condizionamento che investe in generale tutti
gli appartenenti alla specie umana. Gli idoli della spelonca
"derivano dall'individuo singolo. Ciascuno di noi, oltre le
aberrazioni comuni al genere umano, ha una spelonca o grotta
particolare in cui la luce della natura si disperde e si
corrompe": le cause di tali corruzioni del giudizio possono
essere svariate, e risiedere sia nell'indole particolare
dell'individuo, sia nell'educazione, nell'ambiente, nelle
letture, o anche nel particolare momento in cui l'individuo
considera una questione. Gli idoli del foro "dipendono per
così dire da un contratto e dai reciproci contatti del genere
umano", vale a dire dal linguaggio, che spesso confonde e
travisa le idee: "Perchè le parole fanno gran violenza
all'intelletto e turbano i ragionamenti, trascinando gli
uomini a innumerevoli controversie e considerazioni vane".
Gli idoli del teatro vengono così definiti in quanto Bacon
considera "tutti i sistemi filosofici che sono stati accolti
o escogitati come altrettante favole preparate per essere
rappresentate sulla scena, buone a costruire mondi di
finzione e di teatro". Tra queste dottrine spiccano quelle
dei filosofi intellettualistici esemplificate in Aristotele,
"che con la sua dialettica ha corrotto la filosofia
naturale"; ma gli empiristi (esemplificati negli alchimisti)
non sono certo meglio, anche se la categoria più esiziale di
filosofi è rappresentata da coloro che mescolano filosofia e
teologia, quando non addirittura filosofia e superstizione,
a proposito dei quali Bacon fa l'esempio di Pitagora e
Platone. Il secondo libro dell'opera sviluppa come si è detto
la parte costruttiva ed esemplificativa del nuovo metodo.
Bacon distingue nei corpi naturali le "forme" e le "nature":
le nature sono le proprietà dei corpi stessi (per esempio la
malleabilità e la pesantezza dell'oro e così via); il momento
pratico della scienza consisterà nel trasferire talune nature
di certi corpi in altri (per esempio la durezza dal ferro al
vetro o le qualità dell'oro a un altro metallo meno nobile):
l'antico sogno dell'alchimia trovava così una ritraduzione
razionalizzata nella funzione assegnata da Bacon alla
scienza. Per operare sulle nature, tuttavia, occorre
conoscerne la causa interna che il filosofo inglese chiama
appunto "forma" e che consiste nello "schematismo latente" o
struttura intima e particellare del corpo: se si vogliono
provocare mutamenti nel corpo, occorre quindi conoscerne la
forma e anche il modo in cui le strutture particellari
mutano assetto, attraverso movimenti che Bacon chiama
"processi latenti". L'individuazione delle forme ha luogo
attraverso un procedimento induttivo che non lascia alcuno
spazio a una considerazione quantitativa della realtà quale
veniva esaltata proprio in quell'epoca dal Galilei, ma opera
secondo criteri di successive selezioni del materiale
offerto dall'esperienza. E' questo il momento teorico del
metodo baconiano che precede e integra quello pratico. Bacon
descrive in concreto l'articolazione di questo procedimento
attraverso l'analisi del calore: incomincia col raccogliere
tutti i fenomeni in cui è presente il calore nelle "tavole
della presenza", indi discrimina i fenomeni che hanno
attinenza con i fenomeni collegati al calore ma non lo
contengono (per esempio i raggi della luna) nelle "tavole
delle assenze in prossimità". Nella "tavola dei gradi" indica
poi il grado maggiore o minore di calore riscontrabile nei
vari fenomeni: di qui si passerà all'elaborazione di una
prima ipotesi, seppure provvisoria, circa la natura del
calore: ipotesi che Bacon chiama "prima vendemmia" e che sarà
suscettibile di ulteriori elaborazioni e raffinamenti. La
conclusione sarà che il calore è il risultato del movimento
rapido delle particelle elementari che compongono i corpi.
Sebbene superato già al suo tempo dal punto di vista
metodologico a causa dell'indifferenza baconiana per l'uso
della matematica nell'interpretazione della natura, il Novum
organum è diventato un manifesto del nuovo indirizzo volto
alla trasformazione del mondo da parte dell'uomo che
caratterizza la scienza "moderna" nel suo complesso: come
tale è stato recepito ancora dagli illuministi che hanno fatto
di Bacon il padre della scienza sperimentale.
BACONE