LETTERATURA - GIORGIO BASSANI

    

Il giardino dei Finzi-Contini


Romanzo di Giorgio Bassani (1916), pubblicato nel 1962

E' "il ritratto di Ferrara" (G. Pampaloni) nel periodo fascista, delineato attraverso "uno straordinario romanzo d'amore" (O. Del Buono). Il prologo spiega come nel 1957, in occasione di una visita alla necropoli etrusca di Cerveteri, l'autore abbia ripensato alla tomba di famiglia dei Finzi-Contini, situata nel cimitero israelitico di Ferrara, e ai suoi rapporti con quella famiglia completamente distrutta durante la guerra. L'autore, appartenente a quella media borghesia ebraica di Ferrara che aveva aderito al fascismo, racconta, nella prima parte, del fascino esercitato su di lui adolescente (siamo nel 1929) da Micòl, la figlia minore dei ricchi Finzi-Contini che, pure ebrei, avevano rifiutato qualsiasi legame col fascismo, e che vivevano nella loro grande casa circondata da un enorme e bellissimo parco, in uno splendido isolamento. Dopo le leggi razziali del 1938 (seconda parte) i fratelli Alberto e Micòl Finzi-Contini, invitano nel loro giardino dotato di campo da tennis i giovani ebrei esclusi dal Circolo Eleonora d'Este. Il protagonista, ormai alle soglie della laurea, si lega di amicizia in particolare con Micòl, e a un certo punto si accorge di esserne innamorato. Anche lei deve laurearsi (parte terza); forse per questo motivo, ma anche per sfuggire alle sue premure, parte per Venezia dove si ferma a lungo. Lui allora stringe amicizia con Alberto e un suo amico, Giampiero Malnate, ingegnere, milanese e comunista, con cui discute di politica; entra anche nelle simpatie del padre, il professore Ermanno Finzi-Contini che lo invita a utilizzare la ricca biblioteca di famiglia per terminare la sua tesi. Quando Micòl, laureata, torna, il protagonista la bacia; ma lei lo respinge. La quarta parte è la storia di questo amore che Micòl non vuole e a cui lui non riesce a sottrarsi. Soltanto un affettuoso discorso di suo padre lo convince a troncare; dopo una suggestiva visita clandestina notturna al giardino, non cercherà più di vederla. E' la fine di agosto del 1939. Nell'epilogo si delinea rapidamente la fine della famiglia: Alberto morto nel 1942 per linfogranuloma, tutti gli altri, (Micòl, suo padre, sua madre, la nonna) presi nel settembre del 1943, portati a Fossoli, poi scomparsi in Germania. Il giardino dei Finzi-Contini è una "storia ferrarese" più ampia delle precedenti (per esempio Dentro le mura) , ma con pari "tensione narrativa". Nel romanzo ritornano marginalmente o anche solo citati personaggi delle Storie e il clima penoso di chi ha vissuto a proprie spese la crudeltà delle leggi razziali. Sembra che qui l'autore abbia raccolto tutto quel mondo ferrarese che costitui-sce il suo passato e abbia "forse concluso una fase ben individuata della propria produzione" (G. Varanini), con un "romanzo classico come studio del cuore" (G. Vigorelli), dominato dalla figura di Micòl "questa immagine delicata e imperiosa nello stesso tempo ... invenzione poetica fra le più vive che Bassani abbia finora raggiunto" (G. Gramigna).

 


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