LETTERATURA - HERMANN BROCH

    

La morte di Virgilio


Romanzo dello scrittore austriaco Hermann Broch (1886-1951).

E' il maggiore e anche il più noto e tradotto dei quattro romanzi lasciatici dal grande narratore, un romanzo fiume, nella grandiosità del tema simile all' Uomo senza qualità di Musil, anch'egli austriaco. Quest'opera, giudicata "colloquio ininterrotto con la morte e sublime rito purificatore" (Mittner) è composta di quattro "tempi", che prendono nome dai quattro elementi essenziali, aria, acqua, terra e fuoco. Se non la più indicativa e rivelatrice delle mete e della sostanza poetica brochiana, è certamente l'opera sua più costruita ed elaborata, in un tessuto simbolico il cui tema ha valore analogico e allusivo. Ricordi e significati sono le tessere che costituiscono il grande mosaico, costruito sul canovaccio della fine, a Brindisi, del grande poeta latino autore dell' Eneide . I personaggi sono pochi: oltre Virgilio, il medico, Cesare Augusto, e soprattutto (ma sembra essere un personaggio partorito dalla fantasia del moribondo) il giovane Lisania, caro a Virgilio, che gli sta intorno e lo accontenta in ogni desiderio e gli sorride: e potrebbe essere una trasposizione fantastica del poeta stesso fanciullo, ovvero una piccola divinit inviata dagli inferi a mostrargli l'estremo cammino, o ancora un'allusione al tema dell'Amore che - come andava intuendo Virgilio morente - guida all'ineffabile comprensione dei grandi misteri della vita e della morte. Il più sapiente realismo, vivido e colorito, contrassegna il primo "tempo", in cui grandeggia la descrizione del porto di Brindisi e dell'accozzaglia di gente eterogenea e brutale che lo anima, così come di notte ne intravede la presenza il poeta moribondo. Il secondo "tempo" espone e descrive tutte le fantasie e i ricordi che si presentano alla mente assopita del poeta febbricitante. Il terzo è costruito sui conversari con gli amici, col medico e con Cesare Augusto; il quarto "tempo" è una lunga conversazione del moribondo con se stesso: nei vari stadi dell'agonia e mentre sente affievolirsi sempre più la fiamma della vita sensibile, Virgilio vede o intravede l'ineffabile e sente se stesso appressarsi alla perfetta unione col Tutto. "Grandioso monologo interno" (Mittner) , il romanzo accoppia a una rara potenza evocativa una straordinaria sapienza costruttiva di narrazione: "Broch riesce a far combaciare il realismo documentario con un più profondo simbolismo mitico o mistico" (Mittner). La componente mistica - diversamente dai suoi grandi contemporanei T. Mann e Musil - è certamente il contrassegno più evidente ed essenziale della sua arte. Come Musil, Broch s'impose assai tardi alla critica e al pubblico, e cioè dopo la Seconda guerra mondiale, certamente anche perchè ebreo (come denota la parte innodica, di derivazione salmistica, rilevante nella sua opera) . Certo è anche che, al pari di tutti i grandi scrittori ebraici contemporanei, i temi a lui più congeniali sono il sentimento di disperata solitudine dell'anima di fronte alla morte, e la tensione metafisica.

 


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