Opera di
Giordano Bruno (1548-1600), pubblicata a Parigi nel 1584.
È composta da un'epistola esplicatoria diretta a Filippo
Sidneo (Sidney), in cui l'autore lasciando l'Inghilterra
ricorda lui e il Greville, anche se la malignità di "ignobili"
interessati ha guastato i rapporti con quest'ultimo (inoltre
spiega che intende parlare della "moral filosofia"), e da
tre dialoghi, dei quali sono interlocutori Sofia, Saulino e
Mercurio. Sofia racconta a Saulino che Giove, resosi conto
che i segni delle costellazioni (la bestia trionfante) erano
segni dei vizi degli dei pagani, che si riflettevano
nell'animo umano, decide di liberarne il cielo per mettere
al loro posto i segni delle virtù, che devono guidare la
vita umana. "Sopra tutte le cose, o Saulino, situata la
verità; perchè questa è la unità che soprasiede al tutto, e
la bontà che è preminente ad ogni cosa; perchè uno è lo ente,
buono e vero; medesimo è vero ente e buono". Poi viene la
provvidenza, che è l'ordine del mondo e che si riflette in
noi come prudenza. Poi la Sofia (sapienza); di se stessa
Sofia dice: "Coloro che non mi cercano per me stessa, o per
la suprema virtude ed amor della divinitade ... ma o per
vendermi per denari o per onori o per altre specie di
guadagno ... son miseri ... vani e maligni e di un animo. Ma
color che mi cercano per edificare se stessi, sono prudenti;
gli altri, che m'osservano per edificare altrui, sono umani;
que' che mi cercano absolutamente sono curiosi; gli altri,
che m'inquireno per amor della suprema e prima verità, sono
sapienti, e per conseguenza felici". Queste virtù sono
valori oggettivi, ai quali si accompagnano poi le virtù
tradizionali dell'umanesimo, riferite soprattutto alla
convivenza: la fortezza, la filantropia, la magnanimità: "Nessuna
legge che non è ordinata alla prattica del convitto umano
deve essere accettata". Quest'opera esprime la prima fase
del pensiero morale del Bruno, che si completerà negli
Eroici furori.
De l'Infinito, Universo e Mondi